Agerola. E’ iniziato il processo sul racket della legna per le pizzerie

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Agerola. Mercoledì, presso il Tribunale di Torre Annunziata, si è aperto il processo sul racket della legna per le pizzerie, in seguito ad una denuncia presentata da un commerciante di legname di Cerignola, il quale lamentava il fatto che gli era stato impedito di vendere la legna in cima ai Monti Lattari; gli episodi risalgono al maggio 2013. Nel processo figurano come imputati (con accuse che vanno dall’estorsione aggravata dal metodo camorristico alla coltivazione di canapa indiana) Giuseppe Gentile (55 anni) ed i suoi figli Vincenzo (32 anni), Nicola (34 anni) e Giovanni (che fu indagato lo scorso anno a piede libero); Gianpiero Esposito (25 anni – finito in carcere lo scorso anno), Raffaele Chierchia (ai domiciliari lo scorso anno) e Silvestro Di Martino). In udienza è stato ascoltato come testimone il tenere Carlo Santarpia, del nucleo operativo stabiese, il quale ha dichiarato che al momento dei fatti fu subito chiaro che l’indagine doveva essere condotta dalla Dda di Napoli in quanto il metodo utilizzato era tipico della camorra e le persone denunciate erano legate da vincoli di parentela con Raffaele Afeltra del clan Afeltra-Di Martino. Infatti Giuseppe Gentile risulta essere il cognato di Raffaele ‘o borraccione in quanto marito della sorella. Raffaele Afeltra l’anno scorso è tornato ad Agerola dopo un periodo detentivo di venti anni. Il tenente Santarpia sottolinea che Afeltra risulta essere un elemento di spicco dell’organizzazione criminale sul territorio dei Lattari, in cui ricadono i comuni di Gragnano, Pimonte e Agerola. Proprio su questo territorio esiste il clan Afeltra-Di Martino, con gli Afeltra ad Agerola ed i Di Martino a Iuvani, frazione al confine tra Pimonte e Gragnano. Ma i Gentile sono noti alle forze dell’ordine anche da soli e non solo per il legame con Raffaele Afeltra. Infatti, il tenente Santarpia evidenzia il fatto che tutta la famiglia Gentile è gravata da precedenti penali (Giovanni Gentile ha una condanna definitiva a 4 anni per estorsione ai danni di un commerciante sorrentino) e risultano titolati di una ditta di legnami.  La prossima udienza il 20 maggio per i periti che dovranno sbobinare le intercettazioni 

Agerola. Mercoledì, presso il Tribunale di Torre Annunziata, si è aperto il processo sul racket della legna per le pizzerie, in seguito ad una denuncia presentata da un commerciante di legname di Cerignola, il quale lamentava il fatto che gli era stato impedito di vendere la legna in cima ai Monti Lattari; gli episodi risalgono al maggio 2013. Nel processo figurano come imputati (con accuse che vanno dall’estorsione aggravata dal metodo camorristico alla coltivazione di canapa indiana) Giuseppe Gentile (55 anni) ed i suoi figli Vincenzo (32 anni), Nicola (34 anni) e Giovanni (che fu indagato lo scorso anno a piede libero); Gianpiero Esposito (25 anni – finito in carcere lo scorso anno), Raffaele Chierchia (ai domiciliari lo scorso anno) e Silvestro Di Martino). In udienza è stato ascoltato come testimone il tenere Carlo Santarpia, del nucleo operativo stabiese, il quale ha dichiarato che al momento dei fatti fu subito chiaro che l’indagine doveva essere condotta dalla Dda di Napoli in quanto il metodo utilizzato era tipico della camorra e le persone denunciate erano legate da vincoli di parentela con Raffaele Afeltra del clan Afeltra-Di Martino. Infatti Giuseppe Gentile risulta essere il cognato di Raffaele ‘o borraccione in quanto marito della sorella. Raffaele Afeltra l’anno scorso è tornato ad Agerola dopo un periodo detentivo di venti anni. Il tenente Santarpia sottolinea che Afeltra risulta essere un elemento di spicco dell’organizzazione criminale sul territorio dei Lattari, in cui ricadono i comuni di Gragnano, Pimonte e Agerola. Proprio su questo territorio esiste il clan Afeltra-Di Martino, con gli Afeltra ad Agerola ed i Di Martino a Iuvani, frazione al confine tra Pimonte e Gragnano. Ma i Gentile sono noti alle forze dell’ordine anche da soli e non solo per il legame con Raffaele Afeltra. Infatti, il tenente Santarpia evidenzia il fatto che tutta la famiglia Gentile è gravata da precedenti penali (Giovanni Gentile ha una condanna definitiva a 4 anni per estorsione ai danni di un commerciante sorrentino) e risultano titolati di una ditta di legnami.  La prossima udienza il 20 maggio per i periti che dovranno sbobinare le intercettazioni