Il Papa durante catechesi sulle famiglie: Scandaloso che una donna guadagni meno. Uguale retribuzione per uguale lavoro

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«Bisogna sostenere con decisione il diritto all’uguale retribuzione per uguale lavoro» alza lo sguardo Francesco in piazza San Pietro: «Perché si dà per scontato che le donne devono guadagnare meno degli uomini? No! Hanno gli stessi diritti. La disparità è un puro scandalo!». Parole nette, quelle del Papa, che raccolgono pure il plauso della leader Cgil Susanna Camusso («per le donne l’Italia è ferma agli anni 50»), e tanto più importanti per il contesto: l’affermazione che la «radicale uguaglianza fra coniugi» è l’essenza del matrimonio cristiano. Ieri Bergoglio proseguiva le sue catechesi sulla famiglia: Dio che al termine della creazione «fa il suo capolavoro, l’uomo e la donna», Gesù che compie il primo miracolo alle nozze di Cana, la famiglia come «capolavoro della società». Eppure, considera Francesco, oggi il matrimonio è in crisi: «È un fatto che le persone che si sposano sono sempre di meno. I giovani non vogliono sposarsi. In molti Paesi aumenta il numero delle separazioni, mentre diminuisce il numero dei figli». E se i figli «sono le prime vittime» delle separazioni, i giovani non se la sentono di affrontare un impegno duraturo: «Se sperimenti fin da piccolo che il matrimonio è un legame a tempo determinato, inconsciamente per te sarà così». Così il Papa si chiede: perché accade tutto questo? «Le difficoltà non sono solo di carattere economico, sebbene siano davvero serie». E confuta subito una risposta «maschilista» e diffusa: «Molti ritengono che il cambiamento degli ultimi decenni sia stato messo in moto dall’emancipazione della donna. Ma nemmeno questo argomento è valido, è una falsità, non è vero!». Attenti: «È una forma di maschilismo, che sempre vuole dominare la donna. Facciamo la brutta figura che ha fatto Adamo, quando Dio gli ha detto: “Ma perché hai mangiato il frutto dell’albero?” e lui: “La donna me l’ha dato”. E la colpa è della donna. Povera donna! Dobbiamo difendere le donne!». No, spiega Francesco, «in realtà quasi tutti gli uomini e le donne vorrebbero una sicurezza affettiva stabile», anche i giovani desiderano una famiglia. Il problema è «la paura di sbagliare, di fallire». Per dissolvere la paura, occorre la testimonianza degli sposi cristiani: la «vita buona della famiglia» per «dire la bellezza del sacramento». Del resto ai fedeli non mancano argomenti: «Nei primi tempi del cristianesimo, questa grande dignità del legame tra l’uomo e la donna sconfisse un abuso ritenuto allora normale, il diritto dei mariti di ripudiare le mogli anche con i motivi più pretestuosi e umilianti. Il Vangelo della famiglia che annuncia questo sacramento ha sconfitto la cultura di ripudio». Oggi, insomma, «il seme cristiano della radicale uguaglianza tra i coniugi deve portare nuovi frutti: la testimonianza della dignità sociale del matrimonio diventerà persuasiva proprio per la via della reciprocità e della complementarietà fra loro». E come cristiani «dobbiamo diventare più esigenti » avverte il Papa: vale per le retribuzioni, ma anche quando si tratta di «riconoscere come ricchezza sempre valida la maternità delle donne e la paternità degli uomini, a beneficio soprattutto dei bambini». (Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera) 

«Bisogna sostenere con decisione il diritto all’uguale retribuzione per uguale lavoro» alza lo sguardo Francesco in piazza San Pietro: «Perché si dà per scontato che le donne devono guadagnare meno degli uomini? No! Hanno gli stessi diritti. La disparità è un puro scandalo!». Parole nette, quelle del Papa, che raccolgono pure il plauso della leader Cgil Susanna Camusso («per le donne l’Italia è ferma agli anni 50»), e tanto più importanti per il contesto: l’affermazione che la «radicale uguaglianza fra coniugi» è l’essenza del matrimonio cristiano. Ieri Bergoglio proseguiva le sue catechesi sulla famiglia: Dio che al termine della creazione «fa il suo capolavoro, l’uomo e la donna», Gesù che compie il primo miracolo alle nozze di Cana, la famiglia come «capolavoro della società». Eppure, considera Francesco, oggi il matrimonio è in crisi: «È un fatto che le persone che si sposano sono sempre di meno. I giovani non vogliono sposarsi. In molti Paesi aumenta il numero delle separazioni, mentre diminuisce il numero dei figli». E se i figli «sono le prime vittime» delle separazioni, i giovani non se la sentono di affrontare un impegno duraturo: «Se sperimenti fin da piccolo che il matrimonio è un legame a tempo determinato, inconsciamente per te sarà così». Così il Papa si chiede: perché accade tutto questo? «Le difficoltà non sono solo di carattere economico, sebbene siano davvero serie». E confuta subito una risposta «maschilista» e diffusa: «Molti ritengono che il cambiamento degli ultimi decenni sia stato messo in moto dall’emancipazione della donna. Ma nemmeno questo argomento è valido, è una falsità, non è vero!». Attenti: «È una forma di maschilismo, che sempre vuole dominare la donna. Facciamo la brutta figura che ha fatto Adamo, quando Dio gli ha detto: “Ma perché hai mangiato il frutto dell’albero?” e lui: “La donna me l’ha dato”. E la colpa è della donna. Povera donna! Dobbiamo difendere le donne!». No, spiega Francesco, «in realtà quasi tutti gli uomini e le donne vorrebbero una sicurezza affettiva stabile», anche i giovani desiderano una famiglia. Il problema è «la paura di sbagliare, di fallire». Per dissolvere la paura, occorre la testimonianza degli sposi cristiani: la «vita buona della famiglia» per «dire la bellezza del sacramento». Del resto ai fedeli non mancano argomenti: «Nei primi tempi del cristianesimo, questa grande dignità del legame tra l’uomo e la donna sconfisse un abuso ritenuto allora normale, il diritto dei mariti di ripudiare le mogli anche con i motivi più pretestuosi e umilianti. Il Vangelo della famiglia che annuncia questo sacramento ha sconfitto la cultura di ripudio». Oggi, insomma, «il seme cristiano della radicale uguaglianza tra i coniugi deve portare nuovi frutti: la testimonianza della dignità sociale del matrimonio diventerà persuasiva proprio per la via della reciprocità e della complementarietà fra loro». E come cristiani «dobbiamo diventare più esigenti » avverte il Papa: vale per le retribuzioni, ma anche quando si tratta di «riconoscere come ricchezza sempre valida la maternità delle donne e la paternità degli uomini, a beneficio soprattutto dei bambini». (Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera)