«Siamo tra voi». Ora arrivano le minacce dell’Isis via Twitter. Nei messaggi le foto del Duomo e del Colosseo

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«Siamo nelle vostre strade. Stiamo localizzando gli obiettivi, in attesa dell’ora X». È l’inquietante contenuto di alcuni messaggi, scritti a penna in lingua araba, italiano e francese, divulgati ieri dal sito internet Site. Le foto, riferisce la direttrice del sito, Rita Katz, circolerebbero su account Twitter di sostenitori dell’Is. Le minacciose “cartoline” vengono tenute in mano, probabilmente dalla stessa persona che scatta la foto, con dietro diversi scenari: il Colosseo, il Duomo di Milano, ma anche camionette della Polizia, stazioni ferroviarie, vetture della polizia locale e perfino il logo dell’imminente Expo. Sulla notizia, sono in corso valutazioni da parte degli apparati di sicurezza: «Al momento non ci sono elementi di allarme nuovi. Si tratta di pura propaganda mediatica, jihad della parola», asseriscono fonti di intelligence. Intanto prosegue l’inchiesta della procura di Cagliari su una presunta rete qaedista, smantellata venerdì con l’arresto di 9 cittadini pachistani e un afghano, accusati di terrorismo e di aver finanziato 7 attentati in Pakistan. Oggi il gip Giorgio Altieri terrà l’interrogatorio di garanzia di tre arrestati, fra cui il pachistano Sultan Wali Khan. Secondo i loro avvocati difensori, i tre si professano «estranei alle accuse». Gli inquirenti vagliano anche elementi probatori acquisiti di recente: in un ristorante di Olbia riconducibile a uno degli arrestati, i poliziotti della questura di Sassari hanno acquisito una «brochure» in lingua araba e in dialetto urdu. L’opuscolo, intitolato «Libretto delle preghiere», conteneva «un’esortazione a fornire sostegno ai combattenti e reduci jihadisti». Nel testo si legge: «Chi procura la roba per i reduci del jihad, anche lui ha fatto il jihad!». E ancora: «Per ogni freccia, tre persone vanno in paradiso: il primo, quello fortunato, è colui che si prepara mentalmente per fare i buchi nel petto del nemico di Dio; il secondo, quello benedetto, è colui che l’acquista e la consegna ai mujaheddin, pensando che verrà utilizzata per glorificare la religione di Dio; il terzo, combattente di Dio (mujahid), è colui che riceve tutto questo e lascia tutte le sue cose per intraprendere la strada del jihad verso Dio». Il volantino si conclude con un invito in lingua urdu («Tutte le vostre offerte datele ai Mujaheddin») che, per gli inquirenti, farebbe supporre collette per finanziare azioni violente. Inoltre, secondo alcune informative della Digos (che non compaiono nell’ordinanza di custodia cautelare e non formano oggetto di contestazione di reato) fra i potenziali obiettivi della cellula sarda poteva esserci il G8 del 2009 a La Maddalena (poi spostato a L’Aquila dopo il terremoto dell’aprile 2009). Ma gli approfondimenti più inquietanti riguardano alcuni delitti, fra cui un duplice omicidio commesso nel Bresciano, su cui la Polizia sta cercando riscontri. «Da intercettazioni tra febbraio e maggio 2011», scrive il gip nell’ordinanza di custodia, «emerge che Zulkifal» (l’imam arrestato nel Bergamasco) «condannò a morte una coppia di connazionali che aveva violato la legge coranica, reclutò gli assassini, facendoli venire dalla Francia, e sovrintese alla preparazione del delitto». A settembre, scrive ancora il gip, in un’altra conversazione intercettata l’imam si mostrava «assai compiaciuto », con «riferimenti inequivocabili all’efferata esecuzione dell’omicidio» («Facendo qualche foto potevate posizionare la gola del cadavere in questa posizione!»). E altri due indagati, parlando fra loro, facevano riferimenti a un cadavere: «Dopo averlo ucciso… lo hanno messo sotto terra… Se ci fermavano, in un controllo dei Carabinieri, e ci dicevano di aprire il cofano, trovavano la salma!». (Vincenzo R. Spagnolo – Avvenire)

«Siamo nelle vostre strade. Stiamo localizzando gli obiettivi, in attesa dell’ora X». È l’inquietante contenuto di alcuni messaggi, scritti a penna in lingua araba, italiano e francese, divulgati ieri dal sito internet Site. Le foto, riferisce la direttrice del sito, Rita Katz, circolerebbero su account Twitter di sostenitori dell’Is. Le minacciose "cartoline" vengono tenute in mano, probabilmente dalla stessa persona che scatta la foto, con dietro diversi scenari: il Colosseo, il Duomo di Milano, ma anche camionette della Polizia, stazioni ferroviarie, vetture della polizia locale e perfino il logo dell’imminente Expo. Sulla notizia, sono in corso valutazioni da parte degli apparati di sicurezza: «Al momento non ci sono elementi di allarme nuovi. Si tratta di pura propaganda mediatica, jihad della parola», asseriscono fonti di intelligence. Intanto prosegue l’inchiesta della procura di Cagliari su una presunta rete qaedista, smantellata venerdì con l’arresto di 9 cittadini pachistani e un afghano, accusati di terrorismo e di aver finanziato 7 attentati in Pakistan. Oggi il gip Giorgio Altieri terrà l’interrogatorio di garanzia di tre arrestati, fra cui il pachistano Sultan Wali Khan. Secondo i loro avvocati difensori, i tre si professano «estranei alle accuse». Gli inquirenti vagliano anche elementi probatori acquisiti di recente: in un ristorante di Olbia riconducibile a uno degli arrestati, i poliziotti della questura di Sassari hanno acquisito una «brochure» in lingua araba e in dialetto urdu. L’opuscolo, intitolato «Libretto delle preghiere», conteneva «un’esortazione a fornire sostegno ai combattenti e reduci jihadisti». Nel testo si legge: «Chi procura la roba per i reduci del jihad, anche lui ha fatto il jihad!». E ancora: «Per ogni freccia, tre persone vanno in paradiso: il primo, quello fortunato, è colui che si prepara mentalmente per fare i buchi nel petto del nemico di Dio; il secondo, quello benedetto, è colui che l’acquista e la consegna ai mujaheddin, pensando che verrà utilizzata per glorificare la religione di Dio; il terzo, combattente di Dio (mujahid), è colui che riceve tutto questo e lascia tutte le sue cose per intraprendere la strada del jihad verso Dio». Il volantino si conclude con un invito in lingua urdu («Tutte le vostre offerte datele ai Mujaheddin») che, per gli inquirenti, farebbe supporre collette per finanziare azioni violente. Inoltre, secondo alcune informative della Digos (che non compaiono nell’ordinanza di custodia cautelare e non formano oggetto di contestazione di reato) fra i potenziali obiettivi della cellula sarda poteva esserci il G8 del 2009 a La Maddalena (poi spostato a L’Aquila dopo il terremoto dell’aprile 2009). Ma gli approfondimenti più inquietanti riguardano alcuni delitti, fra cui un duplice omicidio commesso nel Bresciano, su cui la Polizia sta cercando riscontri. «Da intercettazioni tra febbraio e maggio 2011», scrive il gip nell’ordinanza di custodia, «emerge che Zulkifal» (l’imam arrestato nel Bergamasco) «condannò a morte una coppia di connazionali che aveva violato la legge coranica, reclutò gli assassini, facendoli venire dalla Francia, e sovrintese alla preparazione del delitto». A settembre, scrive ancora il gip, in un’altra conversazione intercettata l’imam si mostrava «assai compiaciuto », con «riferimenti inequivocabili all’efferata esecuzione dell’omicidio» («Facendo qualche foto potevate posizionare la gola del cadavere in questa posizione!»). E altri due indagati, parlando fra loro, facevano riferimenti a un cadavere: «Dopo averlo ucciso… lo hanno messo sotto terra… Se ci fermavano, in un controllo dei Carabinieri, e ci dicevano di aprire il cofano, trovavano la salma!». (Vincenzo R. Spagnolo – Avvenire)