Penisola sorrentina turismo dentale all’est. D’Esposito “Attenzione alla qualità dei prodotti”

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Dentiere a metà prezzo, con pacchetti all comprensive di viaggio e pernottamenti, incentiva un vero e proprio turismo dentale verso i paesi dell’Est, Romania e Ungheria, dalla Penisola Sorrentina . Ma è tutto ora quello che luccica? Ci si può fidare di queste dentiere?  “Un fenomeno difficile da quantificare – dice Domenico d’ Esposito, medico dentista con studio a Piano di Sorrento e attività per tutta l’ Italia -, ma i rischi ci sono e pure tanti.  Il risparmio non è sempre indice di qualità. Allettati da prezzi scontati certamente, ma i problemi sorgono dopo. I problemi sono causati soprattutto da materiali di qualità non ottimale e dal breve lasso di tempo con cui importanti operazioni sono effettuate. Direi – aggiunge d’Esposito – che il vero problema sono i trattamenti provvisori venduti invece come definitivi”. Rimane un altro aspetto del turismo dentale, ovvero il mistero, o il pudore, che circonda il fenomeno. “In genere – nota d’Esposito  – i pazienti non chiedono un parere o un giudizio su un eventuale trattamento all’estero. Bisogna stare attenti perchè a volte si risparmia a discapito della propria salute, senza nessuna garanzia o certezza che in presenza di problemi il professionista che ha installato l’impianto, che poi si trova all’estero, intervenga e ponga rimedio ad eventuali guai”. 

Nel 2007 le dentiere dall’India, nel 2008 le protesi al piombo dalla Cina: e nel 2009? Non accenna a placarsi la corsa verso il basso dei prezzi al produttore che vede gli odontoiatri italiani ed europei rivolgersi all’estero per acquistare protesi dentarie a basso prezzo. E se all’inizio il fenomeno riguardava grosse società – soprattutto francesi – che subappaltavano i lavori direttamente all’estero, oggi sono addirittura alcuni laboratori odontotecnici che tentano la via low cost dei paesi extra UE.

Nel caso dell’India, con risparmi fino al 50%; e con la certezza quasi assoluta che il cliente finale – ovvero il paziente a cui l’odontoiatra installa il prodotto “incriminato” – non saprà nulla della sua provenienza.

Nelle “protesi al piombo” della Cina, caso che nel 2008 scosse il settore dentale francese, vennero rilevati tassi di piombo pari a 1.000 PPM (parti per milione): vale a dire, fino a undici volte superiori al limite stabilito dalla UE per i giocattoli. E in Italia? Se fino ad oggi non sono uscite notizie in merito, ciò non vuol dire che il rischio sia basso o addirittura assente. «Eppure questo rischio potrebbe essere escluso del tutto – afferma Walther Andreaus, direttore del CTCU – basterebbe introdurre la cosiddetta “tracciabilità delle protesi dentarie” attraverso la redazione di una dichiarazione ad hoc e l’obbligo di consegna della stessa al paziente.»

Ma cosa dice la legge in proposito? La materia è regolata dal d.lgs. 46 del 1997 (che ha recepito la direttiva comunitaria 93/42/CEE concernente i dispositivi medici) che stabilisce l’obbligo, da parte dell’odontotecnico e nella sua qualità di fabbricante di dispositivi medici su misura, di consegnare all’odontoiatra la dichiarazione di conformità del prodotto: nel caso in esame, della protesi dentaria. Purtroppo il decreto del 1997 non prevede l’obbligo, in capo all’odontoiatra, di consegnare la dichiarazione di conformità rilasciata dall’odontotecnico al proprio paziente; con il risultato che quest’ultimo esce dallo studio del dentista privo di alcuni suoi diritti, ovvero:

sapere chi sia il soggetto (specialista o impresa) che ha fabbricato il prodotto che il dentista gli ha installato in bocca e quanto è costato al dentista stesso;
avere la garanzia che il prodotto sia stato fabbricato da un soggetto (specialista o impresa) che abbia applicato le norme in vigore in Italia sui dispositivi medici;
avere la garanzia che il prodotto sia stato realizzato controllando ogni fase del ciclo di produzione in modo da eliminare i rischi connessi all’utilizzo di materiali e/o tecnologie nocive alla tutela della salute.

«Una lacuna a nostro avviso gravissima – continua Walther Andreaus – che potrebbe però essere sanata con il recepimento di un’altra direttiva europea (47/2007/CE) che modifica quella originaria del 1993: di fatto, un’occasione quasi imperdibile per introdurre anche nel nostro ordinamento una disposizione normativa a tutela del paziente che gli dia il diritto di ricevere sempre la documentazione a garanzia della qualità e sicurezza del prodotto, con le informazioni sulle sue caratteristiche e corredata di tutti i dati del fabbricante che lo ha realizzato; e, naturalmente, comprensiva del prezzo.»

E riguardo alle dichiarazioni di conformità di lavori già eseguiti, si può domandarne copia al proprio dentista? «Chiedere è sempre lecito – precisa Walther Andreaus – ma se il dentista dovesse opporre “resistenza”, gli si può ricordare che la dichiarazione di conformità rientra nella categoria dei dati personali di un paziente e come tale va trattata: quindi il paziente stesso può rivolgersi al suo dentista ai sensi del Codice della Privacy per ottenerne una copia; adattando, allo scopo, il modello generale predisposto dal CTCU per l’accesso ai dati personali.»

E per quanto riguarda la differenza tra il prezzo della protesi pagato all’odontotecnico e il costo esposto in fattura dal dentista? «L’argomento del ricarico dei costi – conclude Walther Andreaus – è talmente delicato da meritare una puntata a sé: ce ne occuperemo dopo l’audizione all’Antitrust del 9 settembre prossimo. »

Dopo i servizi “promozionali” andanti in onda su Striscia la Notizia a favore del turismo odontoiatrico in Croazia il Presidente Nazionale di ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) Gianfranco Prada spiega perché, prima di rivolgersi all’estero per le cure odontoiatriche, è meglio considerare i tanti aspetti, soprattutto negativi, che la scelta comporta. Dopo alcuni anni in cui, favorito dall’interesse mediatico che il turismo odontoiatrico aveva creato, un certo numero di cittadini (per lo più i residenti nelle zone di confine con Slovenia e Croazia) si è recato all’estero per le cure, oggi il turismo odontoiatrico sta cominciando ad essere visto con diffidenza dagli italiani. Un sondaggio del maggio scorso condotto dall’istituto di ricerca Ispo, per conto di ANDI, ha evidenziato che solo il 4% degli italiani si è rivolto all’estero per effettuare cure odontoiatriche e tra questi la metà di loro non lo rifarebbe, mentre l’81% degli italiani non è disposto a farlo e solo il 15%, pur non avendolo mai fatto, lo prenderebbe in esame.

La gente ha capito che non solo non si risparmia – considerando gli spostamenti necessari per questi viaggi della speranza, i soggiorni, il disagio – ma soprattutto non ha senso affrontare queste cure per via degli insuccessi ottenuti.
Prevalentemente ci si reca all’estero per interventi di implantologia il cui successo è legato al rispetto dei tempi clinici e ai materiali utilizzati. La necessità di curare i pazienti in tempi molto brevi e di contenere i costi ha prodotto, a distanza di anni, gravi problemi di salute odontoiatrica, tra i quali il rigetto degli impianti con la conseguente perdita di tutto il lavoro protesico, costringendo tanti pazienti alla dentiera. E inoltre in questi casi i pazienti, di fatto, non possono rivalersi sul dentista straniero in quanto dovrebbero attivare una causa per ottenere il risarcimento nel Paese dove si sono recati per le cure. Anche la “garanzia” italiana promessa da alcuni di questi tour operator che organizzano i viaggi non vale nulla. Spesso i dentisti italiani che dovrebbero risolvere i problemi creati dai colleghi esteri non lo fanno per non diventare responsabili legalmente dei danni provocati.

Poi ci sono i problemi rispetto alle norme igienico-sanitarie, evidenziate anche in una recente ricerca del Codacons. Quelle a cui i dentisti italiani devono sottostare sono tra le più garantiste per il paziente degli Stati europei. Ma il problema non riguarda solo le norme igieniche: spesso infatti per il paziente italiano è difficile capire sia il tipo di cura che il dentista straniero gli propone, sia se quello che lo cura è un vero dentista abilitato. Ci si fida sempre del tour operator che sarà probabilmente bravo a scegliere il viaggio ed il soggiorno migliore, ma difficilmente ha le competenze necessarie per indicare il dentista più competente a curare le disfunzioni del singolo.
Certo, le prestazioni in alcuni Paesi esteri costano meno che in Italia, come costa meno un soggiorno in hotel o una cena. Il motivo? La fiscalità diversa, il costo del lavoro diverso, il costo del materiale diverso. Ma si può scegliere da chi farsi curare con lo stesso sistema con cui si scegli dove fare la vacanza? La salute orale è un bene fondamentale che va tutelato.

Dentiere a metà prezzo, con pacchetti all comprensive di viaggio e pernottamenti, incentiva un vero e proprio turismo dentale verso i paesi dell'Est, Romania e Ungheria, dalla Penisola Sorrentina . Ma è tutto ora quello che luccica? Ci si può fidare di queste dentiere?  “Un fenomeno difficile da quantificare – dice Domenico d' Esposito, medico dentista con studio a Piano di Sorrento e attività per tutta l' Italia -, ma i rischi ci sono e pure tanti.  Il risparmio non è sempre indice di qualità. Allettati da prezzi scontati certamente, ma i problemi sorgono dopo. I problemi sono causati soprattutto da materiali di qualità non ottimale e dal breve lasso di tempo con cui importanti operazioni sono effettuate. Direi – aggiunge d'Esposito – che il vero problema sono i trattamenti provvisori venduti invece come definitivi”. Rimane un altro aspetto del turismo dentale, ovvero il mistero, o il pudore, che circonda il fenomeno. “In genere – nota d'Esposito  – i pazienti non chiedono un parere o un giudizio su un eventuale trattamento all’estero. Bisogna stare attenti perchè a volte si risparmia a discapito della propria salute, senza nessuna garanzia o certezza che in presenza di problemi il professionista che ha installato l'impianto, che poi si trova all'estero, intervenga e ponga rimedio ad eventuali guai". 

Nel 2007 le dentiere dall’India, nel 2008 le protesi al piombo dalla Cina: e nel 2009? Non accenna a placarsi la corsa verso il basso dei prezzi al produttore che vede gli odontoiatri italiani ed europei rivolgersi all’estero per acquistare protesi dentarie a basso prezzo. E se all’inizio il fenomeno riguardava grosse società – soprattutto francesi – che subappaltavano i lavori direttamente all’estero, oggi sono addirittura alcuni laboratori odontotecnici che tentano la via low cost dei paesi extra UE.

Nel caso dell’India, con risparmi fino al 50%; e con la certezza quasi assoluta che il cliente finale – ovvero il paziente a cui l’odontoiatra installa il prodotto “incriminato” – non saprà nulla della sua provenienza.

Nelle “protesi al piombo” della Cina, caso che nel 2008 scosse il settore dentale francese, vennero rilevati tassi di piombo pari a 1.000 PPM (parti per milione): vale a dire, fino a undici volte superiori al limite stabilito dalla UE per i giocattoli. E in Italia? Se fino ad oggi non sono uscite notizie in merito, ciò non vuol dire che il rischio sia basso o addirittura assente. «Eppure questo rischio potrebbe essere escluso del tutto – afferma Walther Andreaus, direttore del CTCU – basterebbe introdurre la cosiddetta “tracciabilità delle protesi dentarie” attraverso la redazione di una dichiarazione ad hoc e l’obbligo di consegna della stessa al paziente.»

Ma cosa dice la legge in proposito? La materia è regolata dal d.lgs. 46 del 1997 (che ha recepito la direttiva comunitaria 93/42/CEE concernente i dispositivi medici) che stabilisce l’obbligo, da parte dell’odontotecnico e nella sua qualità di fabbricante di dispositivi medici su misura, di consegnare all’odontoiatra la dichiarazione di conformità del prodotto: nel caso in esame, della protesi dentaria. Purtroppo il decreto del 1997 non prevede l’obbligo, in capo all’odontoiatra, di consegnare la dichiarazione di conformità rilasciata dall’odontotecnico al proprio paziente; con il risultato che quest’ultimo esce dallo studio del dentista privo di alcuni suoi diritti, ovvero:

  • sapere chi sia il soggetto (specialista o impresa) che ha fabbricato il prodotto che il dentista gli ha installato in bocca e quanto è costato al dentista stesso;
  • avere la garanzia che il prodotto sia stato fabbricato da un soggetto (specialista o impresa) che abbia applicato le norme in vigore in Italia sui dispositivi medici;
  • avere la garanzia che il prodotto sia stato realizzato controllando ogni fase del ciclo di produzione in modo da eliminare i rischi connessi all’utilizzo di materiali e/o tecnologie nocive alla tutela della salute.

«Una lacuna a nostro avviso gravissima – continua Walther Andreaus – che potrebbe però essere sanata con il recepimento di un’altra direttiva europea (47/2007/CE) che modifica quella originaria del 1993: di fatto, un’occasione quasi imperdibile per introdurre anche nel nostro ordinamento una disposizione normativa a tutela del paziente che gli dia il diritto di ricevere sempre la documentazione a garanzia della qualità e sicurezza del prodotto, con le informazioni sulle sue caratteristiche e corredata di tutti i dati del fabbricante che lo ha realizzato; e, naturalmente, comprensiva del prezzo.»

E riguardo alle dichiarazioni di conformità di lavori già eseguiti, si può domandarne copia al proprio dentista? «Chiedere è sempre lecito – precisa Walther Andreaus – ma se il dentista dovesse opporre “resistenza”, gli si può ricordare che la dichiarazione di conformità rientra nella categoria dei dati personali di un paziente e come tale va trattata: quindi il paziente stesso può rivolgersi al suo dentista ai sensi del Codice della Privacy per ottenerne una copia; adattando, allo scopo, il modello generale predisposto dal CTCU per l’accesso ai dati personali.»

E per quanto riguarda la differenza tra il prezzo della protesi pagato all’odontotecnico e il costo esposto in fattura dal dentista? «L’argomento del ricarico dei costi – conclude Walther Andreaus – è talmente delicato da meritare una puntata a sé: ce ne occuperemo dopo l’audizione all’Antitrust del 9 settembre prossimo. »

Dopo i servizi “promozionali” andanti in onda su Striscia la Notizia a favore del turismo odontoiatrico in Croazia il Presidente Nazionale di ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) Gianfranco Prada spiega perché, prima di rivolgersi all’estero per le cure odontoiatriche, è meglio considerare i tanti aspetti, soprattutto negativi, che la scelta comporta. Dopo alcuni anni in cui, favorito dall’interesse mediatico che il turismo odontoiatrico aveva creato, un certo numero di cittadini (per lo più i residenti nelle zone di confine con Slovenia e Croazia) si è recato all’estero per le cure, oggi il turismo odontoiatrico sta cominciando ad essere visto con diffidenza dagli italiani. Un sondaggio del maggio scorso condotto dall’istituto di ricerca Ispo, per conto di ANDI, ha evidenziato che solo il 4% degli italiani si è rivolto all’estero per effettuare cure odontoiatriche e tra questi la metà di loro non lo rifarebbe, mentre l’81% degli italiani non è disposto a farlo e solo il 15%, pur non avendolo mai fatto, lo prenderebbe in esame.

La gente ha capito che non solo non si risparmia – considerando gli spostamenti necessari per questi viaggi della speranza, i soggiorni, il disagio – ma soprattutto non ha senso affrontare queste cure per via degli insuccessi ottenuti.
Prevalentemente ci si reca all’estero per interventi di implantologia il cui successo è legato al rispetto dei tempi clinici e ai materiali utilizzati. La necessità di curare i pazienti in tempi molto brevi e di contenere i costi ha prodotto, a distanza di anni, gravi problemi di salute odontoiatrica, tra i quali il rigetto degli impianti con la conseguente perdita di tutto il lavoro protesico, costringendo tanti pazienti alla dentiera. E inoltre in questi casi i pazienti, di fatto, non possono rivalersi sul dentista straniero in quanto dovrebbero attivare una causa per ottenere il risarcimento nel Paese dove si sono recati per le cure. Anche la “garanzia” italiana promessa da alcuni di questi tour operator che organizzano i viaggi non vale nulla. Spesso i dentisti italiani che dovrebbero risolvere i problemi creati dai colleghi esteri non lo fanno per non diventare responsabili legalmente dei danni provocati.

Poi ci sono i problemi rispetto alle norme igienico-sanitarie, evidenziate anche in una recente ricerca del Codacons. Quelle a cui i dentisti italiani devono sottostare sono tra le più garantiste per il paziente degli Stati europei. Ma il problema non riguarda solo le norme igieniche: spesso infatti per il paziente italiano è difficile capire sia il tipo di cura che il dentista straniero gli propone, sia se quello che lo cura è un vero dentista abilitato. Ci si fida sempre del tour operator che sarà probabilmente bravo a scegliere il viaggio ed il soggiorno migliore, ma difficilmente ha le competenze necessarie per indicare il dentista più competente a curare le disfunzioni del singolo.
Certo, le prestazioni in alcuni Paesi esteri costano meno che in Italia, come costa meno un soggiorno in hotel o una cena. Il motivo? La fiscalità diversa, il costo del lavoro diverso, il costo del materiale diverso. Ma si può scegliere da chi farsi curare con lo stesso sistema con cui si scegli dove fare la vacanza? La salute orale è un bene fondamentale che va tutelato.