Giallo di Giugliano. Interrogato Antonio Riano ha respinto le accuse senza convincere il gip: emesso ordine di custodia

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Un interrogatorio lungo più di un’ora al termine del quale il gip Alessandro Buccino Grimaldi ha deciso di lasciare in carcere Antonio Riano, il fioraio accusato di aver partecipato all’omicidio di Luigi Simeone e Immacolata Assisi, i coniugi trovati morti a Giugliano nei pressi di Cava Riconta. Ieri mattina Riano ha risposto alle domande del magistrato senza, però, riuscire a convincerlo della propria innocenza: il gip non ha convalidato il fermo perché non esisteva il pericolo di fuga, ma ha emesso ordinanza di custodia cautelare. Esce, quindi, rafforzato l’impianto accusatorio del Pm del tribunale Napoli Nord, Manuela Massimo Esposito, frutto anche delle indagini degli agenti della squadra Mobile (guidati dal primo dirigente Fausto Lamparelli) e dal commissariato di Giugliano (comandato dal primo dirigente Pasquale Trocino). Il giovane fioraio di Pianura non ha saputo spiegare la presenza della propria impronta insanguinata sul taxi della coppia di Melito. Ha detto di aver incontrato a Fuorigrotta Luigi Simeone il giorno prima del delitto e di aver ricevuto le chiavi dell’appartamento, ma di non aver visto la coppia la sera del delitto. Ha negato di essere mai transitato per via Ripuaria, la strada che conduce a Cava Riconta. Eppure gli inquirenti hanno acquisito il filmato dell’hotel il Borgo che si trova a un paio di chilometri dal luogo del delitto: nelle immagini si vede passare il taxi seguito da una Renault. E il padre di Riano ha una Renault dello stesso modello dell’auto mostrata dal filmato. Riano è stato ripreso anche dalle telecamere del Toystore situato proprio nel fabbricato dove abitava la coppia ammazzata. Nel video compare alle 22.07 mentre entra nel palazzo con Anna, la fidanzata. Ma l’uomo ha sostenuto di essere entrato due volte quella sera nell’appartamento delle vittime. La prima da solo e la seconda con la ragazza. E ha raccontato così la tragica serata di sabato scorso: «Alle 20.30, dopo aver aspettato che mio padre chiudesse il negozio di fiori che gestisce a Pianura, ho preso la sua auto e sono partito per Melito. Arrivato all’altezza di Qualiano mi sono ricordato di aver lasciato a casa un assegno che dovevo consegnare a mio cognato e sono tornato indietro. Poi mi sono rimesso in macchina e a Quarto mi sono fermato a comprare dello spumante. A Melito sono andato nella casa che avevo appena acquistato per lasciare la bottiglia: volevo fare una sorpresa alla mia fidanzata. Quando sono entrato ho visto subito i mobili e gli effetti personali dei Simeone e ho chiamato Anna. Lei ha detto di voler venire comunque a vedere l’appartamento e sono andato a prenderla, è stato allora che sono stato ripreso dalle telecamere». Secondo Riano non ci sarebbero immagini del primo ingresso perché avrebbe parcheggiato lontano dal palazzo. L’uomo ha poi raccontato di essere tornato con la ragazza a casa dei suoceri e di aver inutilmente tentato di contattare il tassista. «Allora ho chiesto a mia suocera di chiamare con il suo cellulare, Titti ha risposto, ma ha subito riattaccato». A quell’ora, però, secondo la ricostruzione degli inquirenti i Simeone erano già morti. Il fioraio ha poi sostenuto di aver versato centomila euro alla coppia per pagare la casa, ma ha anche affermato essere in possesso solo di un bonifico di 6100 euro. Per altri 5000 euro ha una ricevuta con la firma della vittima. Tutti gli altri soldi sarebbero stati pagati in contanti senza lasciare traccia. Un sistema decisamente inconsueto, giustificato dal fioraio con i buoni rapporti che si sarebbero creati con il tassista e con la moglie. Il giovane ha poi smentito di aver dato appuntamento in pizzeria alla coppia di Melito, come ha sostenuto, invece, una vicina di Titti che avrebbe visto il messaggino. Nei prossimi giorni le indagini continueranno alla ricerca di uno o due possibili complici: sull’auto sono state, per il momento, trovate solo le impronte del fioraio e delle vittime. Da martedì partiranno i rilievi biologici sulle auto e sugli abiti indossati da Riano la sera del delitto. Il legale del ragazzo, Alfonso Quarto, procederà nelle prossime ore alla nomina di periti di parte: «Ci sono indagini fondamentali da fare – spiega – sia sull’impronta che sui vestiti». (Daniela De Crescenzo – Il Mattino)

Un interrogatorio lungo più di un’ora al termine del quale il gip Alessandro Buccino Grimaldi ha deciso di lasciare in carcere Antonio Riano, il fioraio accusato di aver partecipato all’omicidio di Luigi Simeone e Immacolata Assisi, i coniugi trovati morti a Giugliano nei pressi di Cava Riconta. Ieri mattina Riano ha risposto alle domande del magistrato senza, però, riuscire a convincerlo della propria innocenza: il gip non ha convalidato il fermo perché non esisteva il pericolo di fuga, ma ha emesso ordinanza di custodia cautelare. Esce, quindi, rafforzato l’impianto accusatorio del Pm del tribunale Napoli Nord, Manuela Massimo Esposito, frutto anche delle indagini degli agenti della squadra Mobile (guidati dal primo dirigente Fausto Lamparelli) e dal commissariato di Giugliano (comandato dal primo dirigente Pasquale Trocino). Il giovane fioraio di Pianura non ha saputo spiegare la presenza della propria impronta insanguinata sul taxi della coppia di Melito. Ha detto di aver incontrato a Fuorigrotta Luigi Simeone il giorno prima del delitto e di aver ricevuto le chiavi dell’appartamento, ma di non aver visto la coppia la sera del delitto. Ha negato di essere mai transitato per via Ripuaria, la strada che conduce a Cava Riconta. Eppure gli inquirenti hanno acquisito il filmato dell’hotel il Borgo che si trova a un paio di chilometri dal luogo del delitto: nelle immagini si vede passare il taxi seguito da una Renault. E il padre di Riano ha una Renault dello stesso modello dell’auto mostrata dal filmato. Riano è stato ripreso anche dalle telecamere del Toystore situato proprio nel fabbricato dove abitava la coppia ammazzata. Nel video compare alle 22.07 mentre entra nel palazzo con Anna, la fidanzata. Ma l’uomo ha sostenuto di essere entrato due volte quella sera nell’appartamento delle vittime. La prima da solo e la seconda con la ragazza. E ha raccontato così la tragica serata di sabato scorso: «Alle 20.30, dopo aver aspettato che mio padre chiudesse il negozio di fiori che gestisce a Pianura, ho preso la sua auto e sono partito per Melito. Arrivato all’altezza di Qualiano mi sono ricordato di aver lasciato a casa un assegno che dovevo consegnare a mio cognato e sono tornato indietro. Poi mi sono rimesso in macchina e a Quarto mi sono fermato a comprare dello spumante. A Melito sono andato nella casa che avevo appena acquistato per lasciare la bottiglia: volevo fare una sorpresa alla mia fidanzata. Quando sono entrato ho visto subito i mobili e gli effetti personali dei Simeone e ho chiamato Anna. Lei ha detto di voler venire comunque a vedere l’appartamento e sono andato a prenderla, è stato allora che sono stato ripreso dalle telecamere». Secondo Riano non ci sarebbero immagini del primo ingresso perché avrebbe parcheggiato lontano dal palazzo. L’uomo ha poi raccontato di essere tornato con la ragazza a casa dei suoceri e di aver inutilmente tentato di contattare il tassista. «Allora ho chiesto a mia suocera di chiamare con il suo cellulare, Titti ha risposto, ma ha subito riattaccato». A quell’ora, però, secondo la ricostruzione degli inquirenti i Simeone erano già morti. Il fioraio ha poi sostenuto di aver versato centomila euro alla coppia per pagare la casa, ma ha anche affermato essere in possesso solo di un bonifico di 6100 euro. Per altri 5000 euro ha una ricevuta con la firma della vittima. Tutti gli altri soldi sarebbero stati pagati in contanti senza lasciare traccia. Un sistema decisamente inconsueto, giustificato dal fioraio con i buoni rapporti che si sarebbero creati con il tassista e con la moglie. Il giovane ha poi smentito di aver dato appuntamento in pizzeria alla coppia di Melito, come ha sostenuto, invece, una vicina di Titti che avrebbe visto il messaggino. Nei prossimi giorni le indagini continueranno alla ricerca di uno o due possibili complici: sull’auto sono state, per il momento, trovate solo le impronte del fioraio e delle vittime. Da martedì partiranno i rilievi biologici sulle auto e sugli abiti indossati da Riano la sera del delitto. Il legale del ragazzo, Alfonso Quarto, procederà nelle prossime ore alla nomina di periti di parte: «Ci sono indagini fondamentali da fare – spiega – sia sull’impronta che sui vestiti». (Daniela De Crescenzo – Il Mattino)