Napoli. La burocrazia ferma Edenlandia. Scontro sui permessi tra Comune e società. L’apertura slitta al 2016

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Napoli. Dunque, il cinquantesimo compleanno passerà esattamente come gli ultimi tre: nella desolazione. Perché mentre lì fuori sboccia la primavera, su Edenlandia cala il più lugubre degli inverni. A spiegare la resa del gruppo guidato dall’imprenditore delle bici Mario Schiano è Alfredo Iadanza, legale e socio della New Edenlandia Srl, che fissa la nuova scadenza addirittura all’anno prossimo. «Pensavamo ad una riapertura parziale per festeggiare il mezzo secolo, ma questo obiettivo minimo non potrà essere raggiunto, dal momento che sino ad oggi non sono stati ancora rilasciati i necessari titoli per dar corso ai lavori di ammodernamento», fa sapere Iadanza, dando da una parte atto al Comune «dell’incessante disponibilità e dello sforzo enorme messi in campo per sanare una situazione di illegittimità protrattasi per oltre un trentennio» ma sottolineando dall’altra i «problemi burocratici a tutti i livelli». Decisioni emerse al termine di una concitata riunione dei soci durante la quale, lunedì sera, si è deciso di accantonare l’ipotesi di un’apertura in tono minore, finora considerata per tener fede agli impegni e per onorare un significativo appuntamento con la storia. «Non riteniamo opportuno trasformare, sia pur temporaneamente, Edenlandia in un luna park di paese. La cittadinanza merita di più e i nostri progetti sono molto più ambiziosi», spiega l’avvocato Iadanza, aggiungendo: «Nell’interesse della cittadinanza e dei lavoratori di Edenlandia garantiamo che continueremo incessantemente a lavorare per centrare l’obiettivo dell’apertura nel corso del 2016». Non certo una promessa consolatoria, per i 55 lavoratori: la cassa integrazione scade a maggio e il rischio del licenziamento, a questo punto, si fa concreto. Ecco perché Massimo Taglialatela segretario della Uilcom in Campania, annuncia battaglia: «È saltato tutto – ripete incredulo – domani (oggi per chi legge) incontreremo i vertici dell’azienda e proclameremo lo stato di agitazione. Nei prossimi giorni andremo a manifestare sotto il Comune: il sindaco su questa vicenda ci ha messo la faccia, è giunto il momento che faccia sentire il suo peso. Se è necessario, anche rimettendo in discussione l’assegnazione alla New Edenlandia». Ma Carmine Piscopo, assessore alle Politiche urbane del Comune, rilancia la palla dall’altra parte del campo. «Il primo progetto presentato da New Edenlandia, che prevede interventi di manutenzione, è stato regolarmente approvato dal Comune e dalla Soprintendenza per le rispettive competenze. Per quanto ci riguarda, ci sono tutte le condizioni per poter aprire il primo giugno e sono sicuro che troveremo un accordo con la Soprintendenza anche sulle volumetrie da abbattere», chiarisce, senza lesinare un certo fastidio per una vicenda della quale non si vede la fine. Mariano Montiglione, dipendente di Edenlandia e sindacalista della Filcams, sa bene da che parte stare: «Non contano le volontà politiche, ma le firme dei funzionari sulle autorizzazioni. Carte alla mano, vediamo chi dice la verità. Io, personalmente, credo all’avvocato Iadanza». Anche Francesco Borrelli dei Verdi e Gianni Simioli de La Radiazza hanno le loro certezze: «La burocrazia napoletana affossa la città con incartamenti che vengono fatti rimbalzare da un ufficio all’altro senza che nessuno decida. I responsabili di questo disastro dovrebbero essere cacciati, invece continuano a fare danni. Mentre il soprintendente Cozzolino è fuggito da Napoli sapendo cosa aveva combinato», dicono. Gianluca Daniele, segretario della Cgil Napoli ricorda che «le istituzioni avevano preso impegni chiari con i lavoratori. Bisogna lavorare tutti insieme per riaprire prima possibile». Mentre lì fuori impazza il dibattito, però, il parco dei divertimenti appassisce nel silenzio. E diventa un giardino delle amarezze dove il castello resta immerso in un vuoto spettrale, i tronchi marciscono nelle volute asciutte, i cavallucci se ne stanno mestamente immobili, il laghetto diventa un acquitrino di speranze andate a male. E le montagne continuano a russare, nel sonno eterno della burocrazia. (Davide Cerbone – Il Mattino)

Napoli. Dunque, il cinquantesimo compleanno passerà esattamente come gli ultimi tre: nella desolazione. Perché mentre lì fuori sboccia la primavera, su Edenlandia cala il più lugubre degli inverni. A spiegare la resa del gruppo guidato dall’imprenditore delle bici Mario Schiano è Alfredo Iadanza, legale e socio della New Edenlandia Srl, che fissa la nuova scadenza addirittura all’anno prossimo. «Pensavamo ad una riapertura parziale per festeggiare il mezzo secolo, ma questo obiettivo minimo non potrà essere raggiunto, dal momento che sino ad oggi non sono stati ancora rilasciati i necessari titoli per dar corso ai lavori di ammodernamento», fa sapere Iadanza, dando da una parte atto al Comune «dell’incessante disponibilità e dello sforzo enorme messi in campo per sanare una situazione di illegittimità protrattasi per oltre un trentennio» ma sottolineando dall’altra i «problemi burocratici a tutti i livelli». Decisioni emerse al termine di una concitata riunione dei soci durante la quale, lunedì sera, si è deciso di accantonare l’ipotesi di un’apertura in tono minore, finora considerata per tener fede agli impegni e per onorare un significativo appuntamento con la storia. «Non riteniamo opportuno trasformare, sia pur temporaneamente, Edenlandia in un luna park di paese. La cittadinanza merita di più e i nostri progetti sono molto più ambiziosi», spiega l’avvocato Iadanza, aggiungendo: «Nell’interesse della cittadinanza e dei lavoratori di Edenlandia garantiamo che continueremo incessantemente a lavorare per centrare l’obiettivo dell’apertura nel corso del 2016». Non certo una promessa consolatoria, per i 55 lavoratori: la cassa integrazione scade a maggio e il rischio del licenziamento, a questo punto, si fa concreto. Ecco perché Massimo Taglialatela segretario della Uilcom in Campania, annuncia battaglia: «È saltato tutto – ripete incredulo – domani (oggi per chi legge) incontreremo i vertici dell’azienda e proclameremo lo stato di agitazione. Nei prossimi giorni andremo a manifestare sotto il Comune: il sindaco su questa vicenda ci ha messo la faccia, è giunto il momento che faccia sentire il suo peso. Se è necessario, anche rimettendo in discussione l’assegnazione alla New Edenlandia». Ma Carmine Piscopo, assessore alle Politiche urbane del Comune, rilancia la palla dall’altra parte del campo. «Il primo progetto presentato da New Edenlandia, che prevede interventi di manutenzione, è stato regolarmente approvato dal Comune e dalla Soprintendenza per le rispettive competenze. Per quanto ci riguarda, ci sono tutte le condizioni per poter aprire il primo giugno e sono sicuro che troveremo un accordo con la Soprintendenza anche sulle volumetrie da abbattere», chiarisce, senza lesinare un certo fastidio per una vicenda della quale non si vede la fine. Mariano Montiglione, dipendente di Edenlandia e sindacalista della Filcams, sa bene da che parte stare: «Non contano le volontà politiche, ma le firme dei funzionari sulle autorizzazioni. Carte alla mano, vediamo chi dice la verità. Io, personalmente, credo all’avvocato Iadanza». Anche Francesco Borrelli dei Verdi e Gianni Simioli de La Radiazza hanno le loro certezze: «La burocrazia napoletana affossa la città con incartamenti che vengono fatti rimbalzare da un ufficio all'altro senza che nessuno decida. I responsabili di questo disastro dovrebbero essere cacciati, invece continuano a fare danni. Mentre il soprintendente Cozzolino è fuggito da Napoli sapendo cosa aveva combinato», dicono. Gianluca Daniele, segretario della Cgil Napoli ricorda che «le istituzioni avevano preso impegni chiari con i lavoratori. Bisogna lavorare tutti insieme per riaprire prima possibile». Mentre lì fuori impazza il dibattito, però, il parco dei divertimenti appassisce nel silenzio. E diventa un giardino delle amarezze dove il castello resta immerso in un vuoto spettrale, i tronchi marciscono nelle volute asciutte, i cavallucci se ne stanno mestamente immobili, il laghetto diventa un acquitrino di speranze andate a male. E le montagne continuano a russare, nel sonno eterno della burocrazia. (Davide Cerbone – Il Mattino)