Il Napoli dice addio al ritiro: patto d’acciaio col presidente

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Un patto d’onore? Di più: «È un patto d’acciaio». Il disgelo tra la squadra e il suo presidente scatta intorno alle 20,30 di ieri, nel feudo blindato di Castelvolturno, quando tutto sembrava pronto per la sesta notte da trascorrere in ritiro anche se non proprio all’interno di una celletta monacale. E invece Christian Maggio, preso atto del malcontento del gruppo, prende il coraggio a due mani e decide, sollecitato dai compagni, di telefonare a De Laurentiis. Il vice capitano azzurro, uno dei decani dello spogliatoio azzurro, spiega che è dura stare lontano dalle famiglie e che se c’è un messaggio che il loro presidente voleva lanciare, ebbene, loro lo hanno capito. «Si fidi di noi», la sintesi dell’appello. Ecco, il patron ha apprezzato. Ha ribadito il motivo del ritiro, la sua voglia non di voler punire la squadra ma di vedere un gruppo più compatto. E, avuta l’assicurazione da Maggio «di onorare la maglia con il fine di chiudere la stagione raggiungendo i migliori risultati possibili» (recita il comunicato del club), è scattato il «tutti a casa». Sia pure solo per la nottata di ieri: perché la vigilia con il Wolfsburg, come tutte le notti prima delle prossime gare, anche quelle casalinghe, il Napoli le passerà in ritiro. Il vecchio ritiro prepartita. De Laurentiis su questo punto non ha fatto passi indietro. E la squadra ha detto di sì. Un piccolo compromesso. «Siamo pronti ad affrontare i prossimi impegni con il massimo della professionalità e della concentrazione»: e a quel punto è arrivata la svolta, imprevista ma assai distensiva sul piano dei rapporti. Il silenzio da brividi con cui il resto della squadra ha seguito da vicino la telefonata tra Maggio e De Laurentiis è un po’ il segnale dell’umore nero con cui la squadra era pronta ad affrontare l’ennesima notte lontana da moglie e figli. E con un lungo applauso è stata accolta la notizia della fine della clausura. De Laurentiis è soddisfatto così: il centro sportivo doveva essere il luogo in cui il suo Napoli doveva ritrovare certezze e compattezza. E la telefonata di Maggio, «a nome di tutti», è la prova che la missione è stata centrata. Tirare troppo la corda rischiava di compromettere l’utilità di un provvedimento che tanti tifosi hanno condiviso e apprezzato. Ora c’è bisogno di arrivare alla sfida con il Wolfsburg con i nervi distesi. È bastato tornare a parlarsi, dopo la sfuriata del dopo Napoli-Lazio in Coppa Italia, per stringere un patto ufficiale, con tanto di sigillo presidenziale: «un patto d’acciaio». Il fortino, a questo punto, smette di essere assediato. Il rompete le righe ovviamente vale per tutti. Ma non per Benitez e il suo staff: che per scelta hanno deciso di vivere a Castelvolturno. È chiaro che la fine del ritiro può suggellare una specie di armistizio tra De Laurentiis e il suo tecnico. Nel comunicato del Napoli non c’è traccia di contatti diretti tra De Laurentiis e Benitez. Ma Rafa era lì, ad ascoltare la telefonata a viva voce di Maggio. Senza intervenire. Una scelta. Si dirà: toccava alla squadra sbrogliare la matassa. Vero, ma tra le righe pare emergere una specie di impegno comune ad abbassare i toni, a un mese e mezzo dalla fine della stagione. Perché la guerra delle parole e dei sottintesi, alla lunga, non fa comodo a nessuno: per motivi d’immagine, prima di tutto. Poi di opportunità: non è elegante lanciare frecciatine e in un momento in cui tutto è ancora in ballo. Altrimenti si fa la fine dei galli di Renzo, che ignari del loro destino (la padella) continuavano a litigare tra loro. Il futuro di Benitez terrà banco ancora nei prossimi giorni, sicuro. Come anche il casting di De Laurentiis per la sua successione. (Pino Taormina – Il Mattino)

Un patto d’onore? Di più: «È un patto d’acciaio». Il disgelo tra la squadra e il suo presidente scatta intorno alle 20,30 di ieri, nel feudo blindato di Castelvolturno, quando tutto sembrava pronto per la sesta notte da trascorrere in ritiro anche se non proprio all’interno di una celletta monacale. E invece Christian Maggio, preso atto del malcontento del gruppo, prende il coraggio a due mani e decide, sollecitato dai compagni, di telefonare a De Laurentiis. Il vice capitano azzurro, uno dei decani dello spogliatoio azzurro, spiega che è dura stare lontano dalle famiglie e che se c’è un messaggio che il loro presidente voleva lanciare, ebbene, loro lo hanno capito. «Si fidi di noi», la sintesi dell’appello. Ecco, il patron ha apprezzato. Ha ribadito il motivo del ritiro, la sua voglia non di voler punire la squadra ma di vedere un gruppo più compatto. E, avuta l’assicurazione da Maggio «di onorare la maglia con il fine di chiudere la stagione raggiungendo i migliori risultati possibili» (recita il comunicato del club), è scattato il «tutti a casa». Sia pure solo per la nottata di ieri: perché la vigilia con il Wolfsburg, come tutte le notti prima delle prossime gare, anche quelle casalinghe, il Napoli le passerà in ritiro. Il vecchio ritiro prepartita. De Laurentiis su questo punto non ha fatto passi indietro. E la squadra ha detto di sì. Un piccolo compromesso. «Siamo pronti ad affrontare i prossimi impegni con il massimo della professionalità e della concentrazione»: e a quel punto è arrivata la svolta, imprevista ma assai distensiva sul piano dei rapporti. Il silenzio da brividi con cui il resto della squadra ha seguito da vicino la telefonata tra Maggio e De Laurentiis è un po’ il segnale dell’umore nero con cui la squadra era pronta ad affrontare l’ennesima notte lontana da moglie e figli. E con un lungo applauso è stata accolta la notizia della fine della clausura. De Laurentiis è soddisfatto così: il centro sportivo doveva essere il luogo in cui il suo Napoli doveva ritrovare certezze e compattezza. E la telefonata di Maggio, «a nome di tutti», è la prova che la missione è stata centrata. Tirare troppo la corda rischiava di compromettere l’utilità di un provvedimento che tanti tifosi hanno condiviso e apprezzato. Ora c’è bisogno di arrivare alla sfida con il Wolfsburg con i nervi distesi. È bastato tornare a parlarsi, dopo la sfuriata del dopo Napoli-Lazio in Coppa Italia, per stringere un patto ufficiale, con tanto di sigillo presidenziale: «un patto d’acciaio». Il fortino, a questo punto, smette di essere assediato. Il rompete le righe ovviamente vale per tutti. Ma non per Benitez e il suo staff: che per scelta hanno deciso di vivere a Castelvolturno. È chiaro che la fine del ritiro può suggellare una specie di armistizio tra De Laurentiis e il suo tecnico. Nel comunicato del Napoli non c’è traccia di contatti diretti tra De Laurentiis e Benitez. Ma Rafa era lì, ad ascoltare la telefonata a viva voce di Maggio. Senza intervenire. Una scelta. Si dirà: toccava alla squadra sbrogliare la matassa. Vero, ma tra le righe pare emergere una specie di impegno comune ad abbassare i toni, a un mese e mezzo dalla fine della stagione. Perché la guerra delle parole e dei sottintesi, alla lunga, non fa comodo a nessuno: per motivi d’immagine, prima di tutto. Poi di opportunità: non è elegante lanciare frecciatine e in un momento in cui tutto è ancora in ballo. Altrimenti si fa la fine dei galli di Renzo, che ignari del loro destino (la padella) continuavano a litigare tra loro. Il futuro di Benitez terrà banco ancora nei prossimi giorni, sicuro. Come anche il casting di De Laurentiis per la sua successione. (Pino Taormina – Il Mattino)