Furto in ospedale: «Mamma derubata mentre mi aiutava dopo l’intervento»

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PADOVA – (M.A.) Subire un furto mentre si è in un letto d’ospedale rende il paziente ancora più insicuro e angosciato. E quanto accaduto, nella giornata di sabato, a Erika B. ricoverata nel reparto di clinica Ginecologica ha dell’incredibile. Perchè se è vero che medici e infermieri si prodigano al massimo per la salute dei loro pazienti, è altrettanto vero che l’ospedale non è sorvegliato.

«Sono stata operata venerdì – ha raccontato Erika B. – e sabato mia madre è venuta a trovarmi per lavarmi. I punti di sutura alla pancia mi procuravano dolore e muovermi per me era impossibile. Poi io e mia mamma siamo uscite dalla stanza, per permettere all’altra paziente ricoverata di essere aiutata anche lei a pulirsi». Madre e figlia si sono fermate per un attimo nel corridoio e poi si sono dirette in bagno.

«Sul corridoio – ha ripreso Erika B. – avevo notato due donne, vestite bene, aspettare, ma nessuna delle due è mai entrata in una stanza per visitare qualcuno. Qualche minuto dopo sono rientrata con mia mamma nella mia camera e mia madre si è accorta di essere stata derubata del portafogli. All’interno aveva 70 euro, documenti e le carte di credito. L’altra paziente mi ha raccontato che mentre ero in bagno è entrata una donna e ha chiesto di me. Poi ha appoggiato il cappotto sopra la borsa di mia madre e un attimo dopo lo ha ripreso».
Erika B. e la mamma, sempre nella giornata di sabato, si sono recate al posto di polizia del pronto soccorso dove hanno presentato denuncia di furto e hanno bloccato le carte di credito.

«Sono sicura – ha sottolineato Erika B. – che a derubare mia madre è stata una delle due donne che sostavano nel corridoio. Ci hanno studiato, pedinato e quando hanno capito che eravamo in bagno sono entrate in azione». Ed effettivamente le due ladre, forse nomadi, usano una tecnica molto sofistica per derubare i pazienti e i loro famigliari. Analizzano il reparto in cui sono e poi una si mette da “palo” a controllare all’esterno della stanza e la complice entra e arraffa quello che può in pochi istanti.

«È una vergogna – ha terminato Erika B. – che uno non possa essere sicuro in un letto d’ospedale. Non ci sono telecamere e nessuno che sorveglia. Gli armadietti sono sfondati o senza chiavi. Allora invito tutti i pazienti e i loro parenti a stare attenti».
IL GAZZETTINO.ITPADOVA – (M.A.) Subire un furto mentre si è in un letto d’ospedale rende il paziente ancora più insicuro e angosciato. E quanto accaduto, nella giornata di sabato, a Erika B. ricoverata nel reparto di clinica Ginecologica ha dell’incredibile. Perchè se è vero che medici e infermieri si prodigano al massimo per la salute dei loro pazienti, è altrettanto vero che l’ospedale non è sorvegliato.

«Sono stata operata venerdì – ha raccontato Erika B. – e sabato mia madre è venuta a trovarmi per lavarmi. I punti di sutura alla pancia mi procuravano dolore e muovermi per me era impossibile. Poi io e mia mamma siamo uscite dalla stanza, per permettere all’altra paziente ricoverata di essere aiutata anche lei a pulirsi». Madre e figlia si sono fermate per un attimo nel corridoio e poi si sono dirette in bagno.

«Sul corridoio – ha ripreso Erika B. – avevo notato due donne, vestite bene, aspettare, ma nessuna delle due è mai entrata in una stanza per visitare qualcuno. Qualche minuto dopo sono rientrata con mia mamma nella mia camera e mia madre si è accorta di essere stata derubata del portafogli. All’interno aveva 70 euro, documenti e le carte di credito. L’altra paziente mi ha raccontato che mentre ero in bagno è entrata una donna e ha chiesto di me. Poi ha appoggiato il cappotto sopra la borsa di mia madre e un attimo dopo lo ha ripreso».
Erika B. e la mamma, sempre nella giornata di sabato, si sono recate al posto di polizia del pronto soccorso dove hanno presentato denuncia di furto e hanno bloccato le carte di credito.

«Sono sicura – ha sottolineato Erika B. – che a derubare mia madre è stata una delle due donne che sostavano nel corridoio. Ci hanno studiato, pedinato e quando hanno capito che eravamo in bagno sono entrate in azione». Ed effettivamente le due ladre, forse nomadi, usano una tecnica molto sofistica per derubare i pazienti e i loro famigliari. Analizzano il reparto in cui sono e poi una si mette da “palo” a controllare all’esterno della stanza e la complice entra e arraffa quello che può in pochi istanti.

«È una vergogna – ha terminato Erika B. – che uno non possa essere sicuro in un letto d’ospedale. Non ci sono telecamere e nessuno che sorveglia. Gli armadietti sono sfondati o senza chiavi. Allora invito tutti i pazienti e i loro parenti a stare attenti».
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