Agropoli. Consiglieri di maggioranza pronti a dimettersi se da Napoli e Roma arriverà lo stop al primo cittadino

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Agropoli. Le dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali in modo da far cadere l’amministrazione comunale e potersi candidare liberamente alle regionali. È questa l’ultima trovata che il sindaco di Agropoli, Franco Alfieri, avrebbe studiato per uscire dal vicolo cieco in che si è infilato dopo la furbata dei mesi scorsi che ha fatto scuola per altri sindaci campani. Come si ricorderà, Alfieri si fece multare in divieto di sosta per creare un contenzioso con il Comune da lui amministrato in modo da farsi dichiarare decaduto dal Consiglio comunale. L’opzione, studiata a tavolino da Alfieri e dai i suoi fedelissimi, avrebbe voluto evitare il commissariamento dell’Ente (conseguenza a cui si andava incontro se avrebbe dovuto dimettersi per candidarsi così come previsto dalla legge regionale), che a dire del sindaco avrebbe comportato un rallentamento nelle attività di cambiamento in atto in città. «È un escamotage – aveva spiegato Alfieri – per evitare i danni che deriverebbero dal commissariamento del Comune. È una decisione della mia maggioranza, ma soprattutto della gente che vuole che io vada alla Regione per risolvere i tanti problemi che ci sono sul territorio, ai quali da sindaco non potrei porre rimedio». Alfieri però non aveva fatto i conti con il Pd, e in particolare con Simone Valiante che ha sollevato il problema a livello nazionale, che ha chiesto ai candidati di rispettare la legge sulle dimissioni da sindaco. Ma c’è di più: Franco Alfieri è indagato per corruzione per una vecchia vicenda che risale ad anni fa, quando era assessore provinciale ai lavori pubblici. Un’accusa che fa storcere il naso ai democratici che mirano alle liste pulite. Quindi, visto che Alfieri non è intenzionato a fare passi indietro in merito alla sua candidatura alle regionali, si vedrà probabilmente costretto ad abbandonare l’idea di continuare ad avere il dominio sul Comune di Agropoli. Non più il passaggio del testimone al suo vice Coppola, dunque, bensì le dimissioni della maggioranza dei consiglieri (risultato equivalente alle sue dimissioni) che comportano l’azzeramento dell’amministrazione, in modo che lui possa candidarsi liberamente. Questa trovata è balenata nella mente di Alfieri perché è esaurito ormai il tempo per le normali dimissioni, che sono efficaci dopo venti giorni secondo il testo Unico degli Enti locali e quindi seppure il primo cittadino di Agropoli volesse farlo ora le dimissioni sarebbe efficaci a maggio inoltrato e quindi ben oltre il termine di fine aprile fissato per la presentazione delle liste. «Il Pd – aveva detto Alfieri nei giorni scorsi – deve scegliere se vuole o meno candidare i sindaci e quindi decidere se vuole vincere o meno le elezioni». Poi però sembra essere tornato sui suoi passi e la sicurezza e la decisione mostrata nei giorni scorsi ha lasciato il posto alla riflessione. Già domenica scorsa. all’atto di inaugurare il comitato elettorale di Omignano, Alfieri si era detto «demoralizzato» sebbene «la folta presenza di pubblico mi dà la spinta e l’entusiasmo per andare avanti in questa campagna elettorale». Con i suoi fedelissimi avrebbe poi prospettato quest’ultimo colpo di coda teso a favorire il suo inserimento nella lista Pd a sostegno di Vincenzo De Luca e continuare la battaglia, sicuro della vittoria. E tale operazione potrebbe consumarsi, a meno di colpi di scena dell’ultimo momento, prima che il consiglio comunale dichiari Alfieri decaduto per incompatibilità per la questione multa. Ogni sua scelta verrà sicuramente appoggiata dai 16 consiglieri di maggioranza sebbene la situazione cambierà e non poco la scena politica agropolese. La reggenza del vicesindaco Adamo Coppola avrebbe infatti mantenuto gli equilibri per un anno e assicurato una fidelizzazione rispetto alla cittadinanza fino a nuove elezioni. Un anno di commissariamento potrebbe mescolare le carte in tavola. (Andrea Passaro – La Città di Salerno) 

Agropoli. Le dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali in modo da far cadere l’amministrazione comunale e potersi candidare liberamente alle regionali. È questa l’ultima trovata che il sindaco di Agropoli, Franco Alfieri, avrebbe studiato per uscire dal vicolo cieco in che si è infilato dopo la furbata dei mesi scorsi che ha fatto scuola per altri sindaci campani. Come si ricorderà, Alfieri si fece multare in divieto di sosta per creare un contenzioso con il Comune da lui amministrato in modo da farsi dichiarare decaduto dal Consiglio comunale. L’opzione, studiata a tavolino da Alfieri e dai i suoi fedelissimi, avrebbe voluto evitare il commissariamento dell’Ente (conseguenza a cui si andava incontro se avrebbe dovuto dimettersi per candidarsi così come previsto dalla legge regionale), che a dire del sindaco avrebbe comportato un rallentamento nelle attività di cambiamento in atto in città. «È un escamotage – aveva spiegato Alfieri – per evitare i danni che deriverebbero dal commissariamento del Comune. È una decisione della mia maggioranza, ma soprattutto della gente che vuole che io vada alla Regione per risolvere i tanti problemi che ci sono sul territorio, ai quali da sindaco non potrei porre rimedio». Alfieri però non aveva fatto i conti con il Pd, e in particolare con Simone Valiante che ha sollevato il problema a livello nazionale, che ha chiesto ai candidati di rispettare la legge sulle dimissioni da sindaco. Ma c’è di più: Franco Alfieri è indagato per corruzione per una vecchia vicenda che risale ad anni fa, quando era assessore provinciale ai lavori pubblici. Un’accusa che fa storcere il naso ai democratici che mirano alle liste pulite. Quindi, visto che Alfieri non è intenzionato a fare passi indietro in merito alla sua candidatura alle regionali, si vedrà probabilmente costretto ad abbandonare l’idea di continuare ad avere il dominio sul Comune di Agropoli. Non più il passaggio del testimone al suo vice Coppola, dunque, bensì le dimissioni della maggioranza dei consiglieri (risultato equivalente alle sue dimissioni) che comportano l’azzeramento dell’amministrazione, in modo che lui possa candidarsi liberamente. Questa trovata è balenata nella mente di Alfieri perché è esaurito ormai il tempo per le normali dimissioni, che sono efficaci dopo venti giorni secondo il testo Unico degli Enti locali e quindi seppure il primo cittadino di Agropoli volesse farlo ora le dimissioni sarebbe efficaci a maggio inoltrato e quindi ben oltre il termine di fine aprile fissato per la presentazione delle liste. «Il Pd – aveva detto Alfieri nei giorni scorsi – deve scegliere se vuole o meno candidare i sindaci e quindi decidere se vuole vincere o meno le elezioni». Poi però sembra essere tornato sui suoi passi e la sicurezza e la decisione mostrata nei giorni scorsi ha lasciato il posto alla riflessione. Già domenica scorsa. all’atto di inaugurare il comitato elettorale di Omignano, Alfieri si era detto «demoralizzato» sebbene «la folta presenza di pubblico mi dà la spinta e l’entusiasmo per andare avanti in questa campagna elettorale». Con i suoi fedelissimi avrebbe poi prospettato quest’ultimo colpo di coda teso a favorire il suo inserimento nella lista Pd a sostegno di Vincenzo De Luca e continuare la battaglia, sicuro della vittoria. E tale operazione potrebbe consumarsi, a meno di colpi di scena dell’ultimo momento, prima che il consiglio comunale dichiari Alfieri decaduto per incompatibilità per la questione multa. Ogni sua scelta verrà sicuramente appoggiata dai 16 consiglieri di maggioranza sebbene la situazione cambierà e non poco la scena politica agropolese. La reggenza del vicesindaco Adamo Coppola avrebbe infatti mantenuto gli equilibri per un anno e assicurato una fidelizzazione rispetto alla cittadinanza fino a nuove elezioni. Un anno di commissariamento potrebbe mescolare le carte in tavola. (Andrea Passaro – La Città di Salerno)