Gabbiadini: «Voglio segnare il prossimo gol in Champions»

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Ora lo chiamano “Manolo entra e segna”. Così, una sola parola e tutta d’un fiato. Basta per riassumere la straordinaria vena prolifica di Gabbiadini: nelle ultime due partite, ha segnato due reti e preso una traversa, entrando dalla panchina e trovando il gol dopo pochi minuti. È arrivato a gennaio e in quattro mesi di maglia azzurra ha fatto centro già sette volte. Nel rapporto minuti giocati/gol segnati è il primo degli attaccanti napoletani. Fa secco i portieri avversari ogni 142 minuti, la sua frequenza è migliore di un solo minuto rispetto a Zapata, un altro specialista nell’entrare e decidere le gare. Poi, staccati in questa particolare classifica, seguono Higuain e Hamsik ma i due hanno giocato ben venti partite in più. «Il prossimo obiettivo è segnare un gol in Champions con il Napoli» dice Gabbiadini. Non un sogno, perché prima o poi la cosa dovrebbe accadere. Timido, taciturno, parla quando deve parlare, nonostante il carattere silenzioso si è integrato benissimo con i compagni e con la città. A Napoli vive alla grande, circondato da affetto e da continue attenzioni: il bagno di folla al suo arrivo a Capodichino non poteva che prevedere un prosieguo migliore. Benitez lo dosa con il contagocce. È arrivato ed ha fatto fatica per mettersi al passo della squadra, per adeguarsi alla condizione atletica generale. Aveva nelle gambe un altro tipo di preparazione, quella che non contempla il triplo impegno settimanale. Poco alla volta è aumentato il minutaggio e sono fioccati i gol, quasi tutti partendo dalla panca. Un marchio di fabbrica e di affidabilità, ne sa qualcosa la Sampdoria che senza di lui ha perso posizioni importanti in classifica. Mihajlovic lo rimpiange ancora, lui che lo ha inventato esterno offensivo dopo i primi campionati giocati da prima e da seconda punta. Chissà, forse lo allenerà nuovamente in estate. Discreto in campo e fuori e nel modo di esultare, Gabbiadini ha realizzato una sola rete al San Paolo (contro l’Udinese) ma a Fuorigrotta è stato impiegato meno che in trasferta. Un dettaglio che non sposta il giudizio sul giocatore: l’unico, grande colpo del mercato di gennaio ma non pubblicizzato a dovere. «Pochi in Europa sanno calciare da fermo come lui» ha detto del Gabbia l’allenatore Delio Rossi, che invano chiese ai dirigenti di anticiparne l’acquisto ai tempi della Sampdoria. Benitez lo utilizza sulla fascia, quella destra, per farlo rientrare sul sinistro che è il suo piede preferito. Una staffetta che prima aveva ragione di esistere con Hamsik, a volte con Callejon o con Insigne, uno dei compagni con i quali ha legato maggiormente. Un’amicizia che nasce ai tempi dell’under 21, una sintonia che può portare in alto il Napoli nello sprint finale della stagione. Due armi micidiali a disposizione di Rafa ma non solo. Entrambi a caccia di conferme alla corte del ct Conte, perché appartiene a loro anche il domani in Nazionale. Lorenzinho e Manolo entra e segna, il futuro è tutto azzurro. (Angelo Rossi – Il Mattino)

Ora lo chiamano “Manolo entra e segna”. Così, una sola parola e tutta d’un fiato. Basta per riassumere la straordinaria vena prolifica di Gabbiadini: nelle ultime due partite, ha segnato due reti e preso una traversa, entrando dalla panchina e trovando il gol dopo pochi minuti. È arrivato a gennaio e in quattro mesi di maglia azzurra ha fatto centro già sette volte. Nel rapporto minuti giocati/gol segnati è il primo degli attaccanti napoletani. Fa secco i portieri avversari ogni 142 minuti, la sua frequenza è migliore di un solo minuto rispetto a Zapata, un altro specialista nell’entrare e decidere le gare. Poi, staccati in questa particolare classifica, seguono Higuain e Hamsik ma i due hanno giocato ben venti partite in più. «Il prossimo obiettivo è segnare un gol in Champions con il Napoli» dice Gabbiadini. Non un sogno, perché prima o poi la cosa dovrebbe accadere. Timido, taciturno, parla quando deve parlare, nonostante il carattere silenzioso si è integrato benissimo con i compagni e con la città. A Napoli vive alla grande, circondato da affetto e da continue attenzioni: il bagno di folla al suo arrivo a Capodichino non poteva che prevedere un prosieguo migliore. Benitez lo dosa con il contagocce. È arrivato ed ha fatto fatica per mettersi al passo della squadra, per adeguarsi alla condizione atletica generale. Aveva nelle gambe un altro tipo di preparazione, quella che non contempla il triplo impegno settimanale. Poco alla volta è aumentato il minutaggio e sono fioccati i gol, quasi tutti partendo dalla panca. Un marchio di fabbrica e di affidabilità, ne sa qualcosa la Sampdoria che senza di lui ha perso posizioni importanti in classifica. Mihajlovic lo rimpiange ancora, lui che lo ha inventato esterno offensivo dopo i primi campionati giocati da prima e da seconda punta. Chissà, forse lo allenerà nuovamente in estate. Discreto in campo e fuori e nel modo di esultare, Gabbiadini ha realizzato una sola rete al San Paolo (contro l’Udinese) ma a Fuorigrotta è stato impiegato meno che in trasferta. Un dettaglio che non sposta il giudizio sul giocatore: l’unico, grande colpo del mercato di gennaio ma non pubblicizzato a dovere. «Pochi in Europa sanno calciare da fermo come lui» ha detto del Gabbia l’allenatore Delio Rossi, che invano chiese ai dirigenti di anticiparne l’acquisto ai tempi della Sampdoria. Benitez lo utilizza sulla fascia, quella destra, per farlo rientrare sul sinistro che è il suo piede preferito. Una staffetta che prima aveva ragione di esistere con Hamsik, a volte con Callejon o con Insigne, uno dei compagni con i quali ha legato maggiormente. Un’amicizia che nasce ai tempi dell’under 21, una sintonia che può portare in alto il Napoli nello sprint finale della stagione. Due armi micidiali a disposizione di Rafa ma non solo. Entrambi a caccia di conferme alla corte del ct Conte, perché appartiene a loro anche il domani in Nazionale. Lorenzinho e Manolo entra e segna, il futuro è tutto azzurro. (Angelo Rossi – Il Mattino)