Scala , Padre Enzo Fortunato scampato all’attenato di Ebril

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Per sole 12 ore la delegazione Francescana guidata da Padre Enzo Fortunato è scampata a un terribile attentato a Erbil, il capoluogo del Kurdistan iracheno, che venerdì scorso ha provocato la morte di cinque persone nei pressi del consolato statunitense. Proprio il luogo in cui Padre Enzo, reduce da Cina e Sri Lanka, alloggiava con lo staff della redazione della Rivista San Francesco nella sede del Vescovado di Erbil, nel distretto di Ankawa, un quartiere a maggioranza cristiana dove risiedono molti stranieri a pochi passi dal consolato americano dove è accaduto l’attentato. La Provvidenza a voluto che la delegazione francescana si imbarcasse per il rientro in Italia 12 ore prima dell’attentato.

«Ringrazio il Signore che per intercessione di San Francesco ci ha risparmiati – ha dichiarato al Vescovado Padre Enzo – Questo ci sprona, anche col supporto delle preghiere di tanti, a continuare ad essere strumenti di pace nei luoghi di guerra».

La missione di pace in Medio Oriente dei francescani del Sacro Convento di Assisi per molti versi, ricorda una iniziativa di pace quasi analoga compiuta da San Francesco 800 anni fa in Egitto. Erbil (o Abril), capitale del Kurdistan iracheno, e i campi profughi dell’area, le tappe toccate dalla delegazione francescana. Un viaggio di “condivisione e fratellanza” per le popolazioni di quelle terre colpite da guerre e persecuzioni. Ma non solo: i frati conventuali di Assisi getteranno le basi per costruire un ospedale con pronto soccorso per feriti di guerra e un centro pediatrico presso Abril.

La visita è “un gesto di pace, di fratellanza e di aiuti alle popolazioni sofferenti del Kurdistan, tra le quali sono ormai migliaia i cristiani perseguitati dal terrorismo che trovano rifugio nella zona”, spiega il capo delegazione, padre Enzo Fortunato, direttore della rivista San Francesco Patrono d’Italia e portavoce della basilica francescana dove ogni anno milioni di pellegrini pregano davanti alla tomba di San Francesco. Un gesto di vicinanza ai drammi di quelle popolazioni – scrive padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento, in un messaggio al vescovo di Ebril, monsignor Bashar Warda – e che, pur con modalità differenti, nello spirito si rifà alla storica visita che San Francesco fece nel 1219, durante la quinta Crociata, al sultano d’Egitto Malik al-Kamil per parlare di pace e di fratellanza. Ottocento anni dopo, i francescani di Assisi rifanno lo stesso gesto andando, non in Egitto, ma nel Kurdistan iracheno per visitare campi profughi, centri di accoglienza e comunità religiose musulmane e cristiane che ormai vivono costantemente sotto le minacce degli estremisti islamici dell’Isis. “Alle violenze e ai venti di guerra, i francescani, seguendo l’insegnamento del loro Fondatore, rispondono con’ una iniziativa di pace che – specifica padre Fortunato – raccoglie in pieno l’invito di papa Francesco a smuovere, con opere di carità e misericordia, l’indifferenza con cui il distratto Occidente guarda ormai da troppo ad una tragedia epocale che ha nei cristiani d’Oriente i primi martiri”.

La visita. Padre Fortunato, affiancato anche da due volontari laici, i fotoreporter Andrea Cova e Luisa Benevieri, ha visitato i campi profughi ed è stato ricevuto dal vescovo Bashar Warda. Il presule – in una intervista che sarà pubblicata sulla rivista San Francesco Patrono d’Italia e nel sito sanfrancesco. org – ha, tra l’altro, lanciato un appello affinché “credenti e uomini di buona volontà non dimentichino, con aiuti, opere di carità e preghiere le popolazioni del Kurdistan. In particolare, monsignor Warda ha spiegato che “qui la gente non ha bisogno di cibo, non muoiono di fame, ma hanno bisogno di aiuti concreti, come i medicinali, e soprattutto non vanno dimenticati”. Invitando, a questo proposito i mass media occidentali ha tenere sempre desta l’attenzione per “queste nostre martoriate popolazioni”. Accompagnati da don Janan, sacerdote di Ebril, i francescani hanno visitato un ambulatorio ricavato in un container dall’Ordine dei Cavalieri di Malta dove vengono distribuite medicine e curati gratis feriti e bisognosi, senza distinzione di religione e tanto meno di appartenenze socio-politiche.

Nei campi profughi. Uno dei momenti più forti e toccanti del viaggio in Kurdistan – raccontano padre Fortunato e i suoi compagni di viaggio – è stata la visita al primo campo profughi, dove i francescani hanno conosciuto, tra l’altro, due anziane signore cristiane sopravvissute per 10 giorni nelle mani dei terroristi dell’Is. Una delle due, di nome Victoria, ha raccontato con voce tremante e tra le lacrime il dolore e le minacce subite, confidando che non riuscirà mai a dimenticare le atrocità a cui è stata sottoposta. “Hanno anche tentato di farmi convertire con la violenza all’Islam, ma io non ho ceduto”, ha assicurato la signora, che però sostiene con fermezza che “la nostra fede cristiana non va mai abbandonata, a qualsiasi prezzo”. Tanti i cristiani che, come la signora Victoria, sono stati cacciati dalle loro terre ora in mano agli estremisti dell’Isis, a causa dei quali tutte le popolazioni della zona, sia cristiane che musulmane, vivono nella sofferenza. Ma, pur essendo state costrette a lasciare le loro terre e pur vivendo nel timore di altre violenze, i cristiani “non vogliono arrendersi” – raccontano i francescani – anche quelli che hanno subito violenze gravissime come il rapimento di familiari, figli e bambine. Una mamma ha chiesto ai francescani di essere aiutata a trovare la sua bambina di cui non ha più notizie da giorni. E padre Fortunato ha assicurato che i frati di Assisi se ne faranno carico. L’ospedale. Il custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti, nel messaggio inviato al vescovo di Ebril, monsignor Warda, ha annunciato che l’ospedale sarà realizzato grazie ad una raccolta fondi che il Sacro Convento di Assisi indirà il prossimo 13 giugno nel corso della trasmissione “Con il cuore” su Raiuno. “E’ nostra ferma intenzione – scrive ra l’altro padre Gambetti – tradurre questo sentimenti di amicizia e di preghiera in un segno concreto di carità” che porterà alla costruzione nei prossimi mesi di un nosocomio aperto a tutti, al di là di appartenenze religiose e politiche.Per sole 12 ore la delegazione Francescana guidata da Padre Enzo Fortunato è scampata a un terribile attentato a Erbil, il capoluogo del Kurdistan iracheno, che venerdì scorso ha provocato la morte di cinque persone nei pressi del consolato statunitense. Proprio il luogo in cui Padre Enzo, reduce da Cina e Sri Lanka, alloggiava con lo staff della redazione della Rivista San Francesco nella sede del Vescovado di Erbil, nel distretto di Ankawa, un quartiere a maggioranza cristiana dove risiedono molti stranieri a pochi passi dal consolato americano dove è accaduto l’attentato. La Provvidenza a voluto che la delegazione francescana si imbarcasse per il rientro in Italia 12 ore prima dell’attentato.

«Ringrazio il Signore che per intercessione di San Francesco ci ha risparmiati – ha dichiarato al Vescovado Padre Enzo – Questo ci sprona, anche col supporto delle preghiere di tanti, a continuare ad essere strumenti di pace nei luoghi di guerra».

La missione di pace in Medio Oriente dei francescani del Sacro Convento di Assisi per molti versi, ricorda una iniziativa di pace quasi analoga compiuta da San Francesco 800 anni fa in Egitto. Erbil (o Abril), capitale del Kurdistan iracheno, e i campi profughi dell’area, le tappe toccate dalla delegazione francescana. Un viaggio di “condivisione e fratellanza” per le popolazioni di quelle terre colpite da guerre e persecuzioni. Ma non solo: i frati conventuali di Assisi getteranno le basi per costruire un ospedale con pronto soccorso per feriti di guerra e un centro pediatrico presso Abril.

La visita è “un gesto di pace, di fratellanza e di aiuti alle popolazioni sofferenti del Kurdistan, tra le quali sono ormai migliaia i cristiani perseguitati dal terrorismo che trovano rifugio nella zona”, spiega il capo delegazione, padre Enzo Fortunato, direttore della rivista San Francesco Patrono d’Italia e portavoce della basilica francescana dove ogni anno milioni di pellegrini pregano davanti alla tomba di San Francesco. Un gesto di vicinanza ai drammi di quelle popolazioni – scrive padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento, in un messaggio al vescovo di Ebril, monsignor Bashar Warda – e che, pur con modalità differenti, nello spirito si rifà alla storica visita che San Francesco fece nel 1219, durante la quinta Crociata, al sultano d’Egitto Malik al-Kamil per parlare di pace e di fratellanza. Ottocento anni dopo, i francescani di Assisi rifanno lo stesso gesto andando, non in Egitto, ma nel Kurdistan iracheno per visitare campi profughi, centri di accoglienza e comunità religiose musulmane e cristiane che ormai vivono costantemente sotto le minacce degli estremisti islamici dell’Isis. “Alle violenze e ai venti di guerra, i francescani, seguendo l’insegnamento del loro Fondatore, rispondono con’ una iniziativa di pace che – specifica padre Fortunato – raccoglie in pieno l’invito di papa Francesco a smuovere, con opere di carità e misericordia, l’indifferenza con cui il distratto Occidente guarda ormai da troppo ad una tragedia epocale che ha nei cristiani d’Oriente i primi martiri”.

La visita. Padre Fortunato, affiancato anche da due volontari laici, i fotoreporter Andrea Cova e Luisa Benevieri, ha visitato i campi profughi ed è stato ricevuto dal vescovo Bashar Warda. Il presule – in una intervista che sarà pubblicata sulla rivista San Francesco Patrono d’Italia e nel sito sanfrancesco. org – ha, tra l’altro, lanciato un appello affinché “credenti e uomini di buona volontà non dimentichino, con aiuti, opere di carità e preghiere le popolazioni del Kurdistan. In particolare, monsignor Warda ha spiegato che “qui la gente non ha bisogno di cibo, non muoiono di fame, ma hanno bisogno di aiuti concreti, come i medicinali, e soprattutto non vanno dimenticati”. Invitando, a questo proposito i mass media occidentali ha tenere sempre desta l’attenzione per “queste nostre martoriate popolazioni”. Accompagnati da don Janan, sacerdote di Ebril, i francescani hanno visitato un ambulatorio ricavato in un container dall’Ordine dei Cavalieri di Malta dove vengono distribuite medicine e curati gratis feriti e bisognosi, senza distinzione di religione e tanto meno di appartenenze socio-politiche.

Nei campi profughi. Uno dei momenti più forti e toccanti del viaggio in Kurdistan – raccontano padre Fortunato e i suoi compagni di viaggio – è stata la visita al primo campo profughi, dove i francescani hanno conosciuto, tra l’altro, due anziane signore cristiane sopravvissute per 10 giorni nelle mani dei terroristi dell’Is. Una delle due, di nome Victoria, ha raccontato con voce tremante e tra le lacrime il dolore e le minacce subite, confidando che non riuscirà mai a dimenticare le atrocità a cui è stata sottoposta. “Hanno anche tentato di farmi convertire con la violenza all’Islam, ma io non ho ceduto”, ha assicurato la signora, che però sostiene con fermezza che “la nostra fede cristiana non va mai abbandonata, a qualsiasi prezzo”. Tanti i cristiani che, come la signora Victoria, sono stati cacciati dalle loro terre ora in mano agli estremisti dell’Isis, a causa dei quali tutte le popolazioni della zona, sia cristiane che musulmane, vivono nella sofferenza. Ma, pur essendo state costrette a lasciare le loro terre e pur vivendo nel timore di altre violenze, i cristiani “non vogliono arrendersi” – raccontano i francescani – anche quelli che hanno subito violenze gravissime come il rapimento di familiari, figli e bambine. Una mamma ha chiesto ai francescani di essere aiutata a trovare la sua bambina di cui non ha più notizie da giorni. E padre Fortunato ha assicurato che i frati di Assisi se ne faranno carico. L’ospedale. Il custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti, nel messaggio inviato al vescovo di Ebril, monsignor Warda, ha annunciato che l’ospedale sarà realizzato grazie ad una raccolta fondi che il Sacro Convento di Assisi indirà il prossimo 13 giugno nel corso della trasmissione “Con il cuore” su Raiuno. “E’ nostra ferma intenzione – scrive ra l’altro padre Gambetti – tradurre questo sentimenti di amicizia e di preghiera in un segno concreto di carità” che porterà alla costruzione nei prossimi mesi di un nosocomio aperto a tutti, al di là di appartenenze religiose e politiche.