Giallo a Giugliano. Un tassista e la moglie uccisi a colpi di pistola alla testa e gettati in una cava

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Giugliano. Come ogni giorno, anche la domenica. In «servizio» lungo il budello sterrato che attraversa campagne e sovrasta ex cave. Anche ex discariche. La giovane donna adesca clienti sulla via principale, tutto il resto avviene in questa stradina senza luci e senza sbocco. Vicino a ciò che resta di cave chiuse, rifiuti sversati qualche decennio fa in Cava Riconte, e tra il verde di terre coltivate e già in fiore. Tra Qualiano e Giugliano, alle porte di Napoli. La donna è arrivata nella zona per fare il suo lavoro. Lei, il suo cliente e nessun altro; di solito è così. Ieri mattina, invece, la prostituta è rimasta sorpresa da un taxi di colore bianco parcheggiato proprio lì, senza nessuno a bordo. Si è avvicinata all’auto: chiusure abbassate e finestrini schizzati di sangue. È stata lei ad allertare i soccorsi. Pochi minuti dopo, un corpo è stato avvistato dall’alto della cava Monticelli, chiusa da tempo. A circa trenta metri sotto il livello della strada. La polizia del commissariato di Giugliano, diretta dal vicequestore Pasquale Trocino, ha impiegato poco per accorgersi che i cadaveri erano due. Attraverso il numero Cp 2485, identificativo della vettura associata alla cooperativa Radio Taxi Service di Napoli, è stato rapidamente individuato il nome di uno dei due morti. Luigi Simeone, 50 anni tra due mesi. Incensurato, senza armi ufficialmente dichiarate, tassista di esperienza. Giù nella fossa profonda 60 metri anche il cadavere di sua moglie Immacolata Assisi, 49 anni, casalinga. Anche lei senza alcun precedente penale. Nessun figlio. Entrambi sparati alla testa. Proprio come fosse un’esecuzione. La coppia napoletana si era trasferita a Melito, comune a sé ma tanto legato a Napoli da sembrarne una zona di periferia. Avevano comprato un appartamento in una palazzina a tre piani. Un’abitazione anonima, ma sicuramente più accessibile di quanto non lo sia un appartamento nel capoluogo. Luigi Simeone era rimasto in servizio a Napoli con la sua Multipla-taxi. Sua moglie a casa. Conoscenti e parenti li descrivono come una coppia normale, tranquilla. «Garbato. Ecco, Luigi era una persona garbata – dice Salvatore Augusto, presidente della cooperativa Radio taxi di Napoli – Un lavoratore rispettoso delle norme; una persona perbene. Noi tassisti una volta all’anno veniamo controllati radicalmente. Alcoltest, narcotest, casellario giudiziario, esami medici di routine». Luigi Simeone era a posto. Come il suo taxi. Dunque, non avrebbe avuto alcun problema con il suo lavoro. Un’attività con uno stipendio medio, dignitoso: «Guadagniamo quanto un operaio – aggiunge il presidente di 500 operatori del Radio Taxi – Con delle variabili di non poco conto rispetto a chi ha il posto fisso: tutte le spese legate alla vettura, ai contributi previdenziali, sono infatti a nostro carico. Se per una settimana sei malato e non lavori, non guadagni. Ultimamente poi, tra crisi economica e avvio delle nuove linee metropolitane, abbiamo avuto un calo del 23% e già da anni diciamo che su 2mila e 400 tassisti, l’esubero sarebbe di 700 addetti. Ma Simeone lavorava tranquillo». Il suo turno era finito sabato intorno alle 2. Ieri era di riposo. Quale mistero ne abbia causato la morte è ora oggetto di indagini che si svolgono tra Giugliano, Napoli e Melito. I corpi di moglie e marito sono stati recuperati dai Vigili del Fuoco dopo circa quattro ore di lavoro nel terreno franoso dell’ex cava. All’alba di ieri un proiettile ha colpito la donna al sopracciglio sinistro; due colpi sono stati invece sparati alla fronte dell’uomo. I bossoli erano sul selciato, vicino alla Multipla. Per i coniugi è stata usata una pistola semiautomatica di piccolo calibro. Nella tarda serata di ieri la Scientifica era ancora al lavoro per chiarire la dinamica di un giallo in piena regola. Di chi sono gli schizzi di sangue sui finestrini e come i due siano finiti nell’enorme burrone. Resta in piedi anche l’ipotesi dell’omicidio-suicidio; e nessuno esclude quella passionale. Ma gli investigatori stanno valutando altre possibilità ritenute più credibili, valutando anche moventi legati a questioni economiche. E una chiave di lettura potrebbe essere proprio quel taxi chiuso a chiave. Forse chi ha ucciso non aveva fretta di scappare. (Rosa Palomba – Il Mattino)

Giugliano. Come ogni giorno, anche la domenica. In «servizio» lungo il budello sterrato che attraversa campagne e sovrasta ex cave. Anche ex discariche. La giovane donna adesca clienti sulla via principale, tutto il resto avviene in questa stradina senza luci e senza sbocco. Vicino a ciò che resta di cave chiuse, rifiuti sversati qualche decennio fa in Cava Riconte, e tra il verde di terre coltivate e già in fiore. Tra Qualiano e Giugliano, alle porte di Napoli. La donna è arrivata nella zona per fare il suo lavoro. Lei, il suo cliente e nessun altro; di solito è così. Ieri mattina, invece, la prostituta è rimasta sorpresa da un taxi di colore bianco parcheggiato proprio lì, senza nessuno a bordo. Si è avvicinata all’auto: chiusure abbassate e finestrini schizzati di sangue. È stata lei ad allertare i soccorsi. Pochi minuti dopo, un corpo è stato avvistato dall’alto della cava Monticelli, chiusa da tempo. A circa trenta metri sotto il livello della strada. La polizia del commissariato di Giugliano, diretta dal vicequestore Pasquale Trocino, ha impiegato poco per accorgersi che i cadaveri erano due. Attraverso il numero Cp 2485, identificativo della vettura associata alla cooperativa Radio Taxi Service di Napoli, è stato rapidamente individuato il nome di uno dei due morti. Luigi Simeone, 50 anni tra due mesi. Incensurato, senza armi ufficialmente dichiarate, tassista di esperienza. Giù nella fossa profonda 60 metri anche il cadavere di sua moglie Immacolata Assisi, 49 anni, casalinga. Anche lei senza alcun precedente penale. Nessun figlio. Entrambi sparati alla testa. Proprio come fosse un’esecuzione. La coppia napoletana si era trasferita a Melito, comune a sé ma tanto legato a Napoli da sembrarne una zona di periferia. Avevano comprato un appartamento in una palazzina a tre piani. Un’abitazione anonima, ma sicuramente più accessibile di quanto non lo sia un appartamento nel capoluogo. Luigi Simeone era rimasto in servizio a Napoli con la sua Multipla-taxi. Sua moglie a casa. Conoscenti e parenti li descrivono come una coppia normale, tranquilla. «Garbato. Ecco, Luigi era una persona garbata – dice Salvatore Augusto, presidente della cooperativa Radio taxi di Napoli – Un lavoratore rispettoso delle norme; una persona perbene. Noi tassisti una volta all’anno veniamo controllati radicalmente. Alcoltest, narcotest, casellario giudiziario, esami medici di routine». Luigi Simeone era a posto. Come il suo taxi. Dunque, non avrebbe avuto alcun problema con il suo lavoro. Un’attività con uno stipendio medio, dignitoso: «Guadagniamo quanto un operaio – aggiunge il presidente di 500 operatori del Radio Taxi – Con delle variabili di non poco conto rispetto a chi ha il posto fisso: tutte le spese legate alla vettura, ai contributi previdenziali, sono infatti a nostro carico. Se per una settimana sei malato e non lavori, non guadagni. Ultimamente poi, tra crisi economica e avvio delle nuove linee metropolitane, abbiamo avuto un calo del 23% e già da anni diciamo che su 2mila e 400 tassisti, l’esubero sarebbe di 700 addetti. Ma Simeone lavorava tranquillo». Il suo turno era finito sabato intorno alle 2. Ieri era di riposo. Quale mistero ne abbia causato la morte è ora oggetto di indagini che si svolgono tra Giugliano, Napoli e Melito. I corpi di moglie e marito sono stati recuperati dai Vigili del Fuoco dopo circa quattro ore di lavoro nel terreno franoso dell’ex cava. All’alba di ieri un proiettile ha colpito la donna al sopracciglio sinistro; due colpi sono stati invece sparati alla fronte dell’uomo. I bossoli erano sul selciato, vicino alla Multipla. Per i coniugi è stata usata una pistola semiautomatica di piccolo calibro. Nella tarda serata di ieri la Scientifica era ancora al lavoro per chiarire la dinamica di un giallo in piena regola. Di chi sono gli schizzi di sangue sui finestrini e come i due siano finiti nell’enorme burrone. Resta in piedi anche l’ipotesi dell’omicidio-suicidio; e nessuno esclude quella passionale. Ma gli investigatori stanno valutando altre possibilità ritenute più credibili, valutando anche moventi legati a questioni economiche. E una chiave di lettura potrebbe essere proprio quel taxi chiuso a chiave. Forse chi ha ucciso non aveva fretta di scappare. (Rosa Palomba – Il Mattino)