Addio a Elio Toaff, il rabbino dell’abbraccio con Giovanni Paolo II

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Nessuno si sarebbe sorpreso di vederlo raggiungere, imperturbabile e lieve, la biblica età di Mosè. E invece Elio Toaff si è spento ieri, nella sua casa romana, alla soglia dei cento anni (li avrebbe compiuti il 30 aprile), tra il cordoglio dei tanti che lo hanno amato: è stato il «papa degli ebrei», una delle massime autorità spirituali e morali ebraiche dell’Italia del secondo Dopoguerra, circondato da un alone di venerazione e rispetto. Toaff era nato a Livorno il 30 aprile del 1915 e fu avviato agli studi rabbinici dal padre Alfredo, rabbino della città. Si è laureato in Giurisprudenza nel 1938 all’università di Pisa e nel 1939 in Teologia. Nello stesso anno ottenne il titolo di Rabbino Maggiore a Livorno e nel 1941 fu chiamato a reggere la Comunità di Ancona. Scampato più volte alla morte per mano nazista (la prima grazie a un parroco che lo avvisò in tempo di un agguato che si stava preparando per ucciderlo nella sua casa), entrò nella Resistenza nel 1943, combattendo sui monti della Versilia. Dopo la guerra fu rabbino di Venezia, dal 1946 al 1951, anno in cui divenne rabbino capo di Roma, fino all’ottobre del 2001, quando all’età di 86 anni annunciò le sue dimissioni per far largo ai giovani. Toaff è stato il protagonista del reinserimento della comunità ebraica, dopo la tragedia della Shoah, nella società e nella cultura italiana, salvaguardando da un lato la memoria dello sterminio nazista e dall’altro aprendo nuove strade per il dialogo interreligioso, in particolare quello tra ebrei e cattolici. «Solo dialogando e superando le incomprensioni si potrà trovare una via comune tra le due religioni – era solito ripetere – la porta del dialogo deve restare sempre aperta». Storica la visita di Giovanni Paolo II nella Sinagoga di Roma, il 13 aprile 1986, la prima volta in assoluto per un pontefice, un gesto che Toaff nella sua autobiografia (Perfidi giudei, fratelli maggiori, Mondadori, 1987), definì «sconvolgente» e che inaugurò un nuovo cammino, al punto che lo stesso ex rabbino capo sarà una delle tre persone citate nel testamento spirituale di papa Wojtyla. «Piangiamo in queste ore la scomparsa di un uomo straordinario», ha commentato Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Gli fa eco Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, per il quale Toaff è stato «l’uomo della ricostruzione, un gigante del Paese, che ha combattuto anche nella Resistenza, il rabbino che ha costruito il risorgimento ebraico romano dopo la Shoah». Via twitter il cordoglio del premier Renzi: «Un pensiero carico di gratitudine e affetto per il rabbino Elio Toaff, grandissimo italiano e uomo simbolo della comunità ebraica». I funerali sono previsti oggi a Livorno. (Fabrizio Coscia – Il Mattino) 

Nessuno si sarebbe sorpreso di vederlo raggiungere, imperturbabile e lieve, la biblica età di Mosè. E invece Elio Toaff si è spento ieri, nella sua casa romana, alla soglia dei cento anni (li avrebbe compiuti il 30 aprile), tra il cordoglio dei tanti che lo hanno amato: è stato il «papa degli ebrei», una delle massime autorità spirituali e morali ebraiche dell’Italia del secondo Dopoguerra, circondato da un alone di venerazione e rispetto. Toaff era nato a Livorno il 30 aprile del 1915 e fu avviato agli studi rabbinici dal padre Alfredo, rabbino della città. Si è laureato in Giurisprudenza nel 1938 all’università di Pisa e nel 1939 in Teologia. Nello stesso anno ottenne il titolo di Rabbino Maggiore a Livorno e nel 1941 fu chiamato a reggere la Comunità di Ancona. Scampato più volte alla morte per mano nazista (la prima grazie a un parroco che lo avvisò in tempo di un agguato che si stava preparando per ucciderlo nella sua casa), entrò nella Resistenza nel 1943, combattendo sui monti della Versilia. Dopo la guerra fu rabbino di Venezia, dal 1946 al 1951, anno in cui divenne rabbino capo di Roma, fino all’ottobre del 2001, quando all’età di 86 anni annunciò le sue dimissioni per far largo ai giovani. Toaff è stato il protagonista del reinserimento della comunità ebraica, dopo la tragedia della Shoah, nella società e nella cultura italiana, salvaguardando da un lato la memoria dello sterminio nazista e dall’altro aprendo nuove strade per il dialogo interreligioso, in particolare quello tra ebrei e cattolici. «Solo dialogando e superando le incomprensioni si potrà trovare una via comune tra le due religioni – era solito ripetere – la porta del dialogo deve restare sempre aperta». Storica la visita di Giovanni Paolo II nella Sinagoga di Roma, il 13 aprile 1986, la prima volta in assoluto per un pontefice, un gesto che Toaff nella sua autobiografia (Perfidi giudei, fratelli maggiori, Mondadori, 1987), definì «sconvolgente» e che inaugurò un nuovo cammino, al punto che lo stesso ex rabbino capo sarà una delle tre persone citate nel testamento spirituale di papa Wojtyla. «Piangiamo in queste ore la scomparsa di un uomo straordinario», ha commentato Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Gli fa eco Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, per il quale Toaff è stato «l’uomo della ricostruzione, un gigante del Paese, che ha combattuto anche nella Resistenza, il rabbino che ha costruito il risorgimento ebraico romano dopo la Shoah». Via twitter il cordoglio del premier Renzi: «Un pensiero carico di gratitudine e affetto per il rabbino Elio Toaff, grandissimo italiano e uomo simbolo della comunità ebraica». I funerali sono previsti oggi a Livorno. (Fabrizio Coscia – Il Mattino)