Fioriscono i fiori fioriscono i libri — Tre libri amati da Laura Franco

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Amare leggere è amare viaggiare: la storia di 264 netsuke, i monologhi di cinque personaggi, la formazione di un artista.

La primavera risveglia amori passati e di colpo riscopro che l’amore per i libri è diventato occasione per mille iniziative diverse. Fra tutte penso alle serate d’autore ideate da Maria Rosaria Manzini per l’Associazione Posidonia. Da oggi a Novembre saranno presentati libri e autori che ci faranno viaggiare con la mente. La manifestazione è anche un invito a viaggiare verso quel piccolo angolo di paradiso che è Positano.

Amo i libri come amo viaggiare, e sì è bello aprire un libro e ritrovarsi dentro la storia di 264 netsuke ovvero bottoni di kimono finemente scolpiti in osso, legno avorio… ambra. Figure umane, animali, scenette… tutto il fascino della cultura giapponese racchiuso in una teca che le contiene e via da lì, portati per mano nella storia degli oggetti e degli uomini che li hanno posseduti e spostati e persi e conservati… da Parigi a Vienna a Tokyo…

Sono stata trascinata da Edmund de Waal nella storia della diaspora dei mille rivoli in cui si sono dispersi i netsuke e i loro proprietari dalla fine del novecento fino a oggi, oltre un secolo (Un’eredità di avorio e ambra).

Ecco che in un centinaio di parole ho compresso un vago accenno a ciò che mi è rimasto della lettura di un libro non straordinario, non meraviglioso, non un capolavoro, ma un sicuro compagno che mi ha fatto viaggiare con le sue centomila parole per una decina di ore… seduta in poltrona, sdraiata a letto, appoggiata alla parete di fondo di una metropolitana affollata…

E un libro tira l’altro.

Quello stesso secolo narrato attraverso le parole di cinque personaggi da un altro libro mi ha fatto viaggiare a ritroso da un kibbutz del 1982 alla Grecia del 1848, altra diaspora di ebrei. Questa volta nessun oggetto, solo idee pure, vissuti interni, fantasmi angosciosi e realtà sinistre. Paranoie pensate e aggressioni attuate.

Sono stata trascinata di Avraham Yehoshua a ritroso risalendo la storia di genitori, nonni avi e bisavoli, antenati di un bambino coetaneo dei miei figli (Il signor Mani).

Una scrittura magistrale per personaggi cesellati: madre e figlia, figli con genitori-nonni, vecchi suoceri con giovani nuore, e sullo sfondo la diaspora personale e universale di un popolo migrante. Ambientazioni vivide, trascinanti, coinvolgenti.

Il tutto sempre dentro una decina di ore… seduta in treno, sul divano in salotto, o in sale d’attesa.

E visto che questi due sono autori ebrei ne aggiungo un altro. Fin da quando ho letto Il mio nome è Asher Lev ho confuso lui, Asher Lev con Chaim Potok… uno il personaggio di un romanzo e l’altro l’autore, ma che importa l’uno  o l’altro o entrambi mi hanno fatto rivivere la difficile lotta per conciliare la passione artistica personale con le regole codificate della sua religione. La fatica di un bambino per ottenere l’espressione di proprie istanze interne nobilissime, senza tradire i suoi genitori, senza abbandonare la sua fede. Ma nel libro ci sono anche una madre e un padre con visioni diverse dell’educazione dell’unico figlio e la determinazione di quel figlio che gli ha permesso in nome della sua vocazione di superare ostacoli altissimi fatti di studio, applicazione, esercizio e volontà.

E immancabilmente poiché leggere è viaggiare… anche questo libro mi ha portata grazie a personaggi indimenticabili dalla Unione Sovietica di Stalin degli anni ’50 attraverso Vienna fino a Brooklyn… il tutto senza avere preso né la transiberiana, né  l’Orient Express.

Leggere è viaggiare con la mente.

 

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

E a volte scrive su

https://lauralaurafranco.wordpress.com/

 

De Waal Edmund Un’ eredità di avorio e ambra Traduzione C. Prosperi Bollati Boringhieri

Avraham Yehoshua  Mr Mani Translated by Hillel Halkin

Lev Chaim Potok My Name is Asher Lev

… e per chi ama leggere un consiglio e un altro e tanti altri  e la promessa di nuovi scritti su scritture americane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Amare leggere è amare viaggiare: la storia di 264 netsuke, i monologhi di cinque personaggi, la formazione di un artista.

La primavera risveglia amori passati e di colpo riscopro che l’amore per i libri è diventato occasione per mille iniziative diverse. Fra tutte penso alle serate d’autore ideate da Maria Rosaria Manzini per l’Associazione Posidonia. Da oggi a Novembre saranno presentati libri e autori che ci faranno viaggiare con la mente. La manifestazione è anche un invito a viaggiare verso quel piccolo angolo di paradiso che è Positano.

Amo i libri come amo viaggiare, e sì è bello aprire un libro e ritrovarsi dentro la storia di 264 netsuke ovvero bottoni di kimono finemente scolpiti in osso, legno avorio… ambra. Figure umane, animali, scenette… tutto il fascino della cultura giapponese racchiuso in una teca che le contiene e via da lì, portati per mano nella storia degli oggetti e degli uomini che li hanno posseduti e spostati e persi e conservati… da Parigi a Vienna a Tokyo…

Sono stata trascinata da Edmund de Waal nella storia della diaspora dei mille rivoli in cui si sono dispersi i netsuke e i loro proprietari dalla fine del novecento fino a oggi, oltre un secolo (Un’eredità di avorio e ambra).

Ecco che in un centinaio di parole ho compresso un vago accenno a ciò che mi è rimasto della lettura di un libro non straordinario, non meraviglioso, non un capolavoro, ma un sicuro compagno che mi ha fatto viaggiare con le sue centomila parole per una decina di ore… seduta in poltrona, sdraiata a letto, appoggiata alla parete di fondo di una metropolitana affollata…

E un libro tira l’altro.

Quello stesso secolo narrato attraverso le parole di cinque personaggi da un altro libro mi ha fatto viaggiare a ritroso da un kibbutz del 1982 alla Grecia del 1848, altra diaspora di ebrei. Questa volta nessun oggetto, solo idee pure, vissuti interni, fantasmi angosciosi e realtà sinistre. Paranoie pensate e aggressioni attuate.

Sono stata trascinata di Avraham Yehoshua a ritroso risalendo la storia di genitori, nonni avi e bisavoli, antenati di un bambino coetaneo dei miei figli (Il signor Mani).

Una scrittura magistrale per personaggi cesellati: madre e figlia, figli con genitori-nonni, vecchi suoceri con giovani nuore, e sullo sfondo la diaspora personale e universale di un popolo migrante. Ambientazioni vivide, trascinanti, coinvolgenti.

Il tutto sempre dentro una decina di ore… seduta in treno, sul divano in salotto, o in sale d’attesa.

E visto che questi due sono autori ebrei ne aggiungo un altro. Fin da quando ho letto Il mio nome è Asher Lev ho confuso lui, Asher Lev con Chaim Potok… uno il personaggio di un romanzo e l’altro l’autore, ma che importa l’uno  o l’altro o entrambi mi hanno fatto rivivere la difficile lotta per conciliare la passione artistica personale con le regole codificate della sua religione. La fatica di un bambino per ottenere l’espressione di proprie istanze interne nobilissime, senza tradire i suoi genitori, senza abbandonare la sua fede. Ma nel libro ci sono anche una madre e un padre con visioni diverse dell’educazione dell’unico figlio e la determinazione di quel figlio che gli ha permesso in nome della sua vocazione di superare ostacoli altissimi fatti di studio, applicazione, esercizio e volontà.

E immancabilmente poiché leggere è viaggiare… anche questo libro mi ha portata grazie a personaggi indimenticabili dalla Unione Sovietica di Stalin degli anni ’50 attraverso Vienna fino a Brooklyn… il tutto senza avere preso né la transiberiana, né  l'Orient Express.

Leggere è viaggiare con la mente.

 

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

E a volte scrive su

https://lauralaurafranco.wordpress.com/

 

De Waal Edmund Un' eredità di avorio e ambra Traduzione C. Prosperi Bollati Boringhieri

Avraham Yehoshua  Mr Mani Translated by Hillel Halkin

Lev Chaim Potok My Name is Asher Lev

… e per chi ama leggere un consiglio e un altro e tanti altri  e la promessa di nuovi scritti su scritture americane