Napoli. Avvocati in fila, pronti ricorsi a valanga. Nel mirino le udienze celebrate dai giudici in assenza dei difensori

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Napoli. L’avvocatura si spacca sull’atteggiamento da adottare dopo le nuove misure di sicurezza disposte dalla Procura generale e la posizione assunta dal Consiglio dell’Ordine sui disagi segnalati. Una parte della classe forense non si accontenta delle modifiche dei controlli ai varchi (da lunedì niente più scansione dei documenti e ispezione delle borse a campione per gli avvocati) né della proclamazione dello stato di agitazione deliberata dal Consiglio in una seduta straordinaria convocata ieri pomeriggio. Critica l’opportunità dei controlli a campione, propone la revoca di tutte le nuove misure introdotte la scorsa settimana chiedendo un trattamento al pari della magistratura e annuncia di voler impugnare i provvedimenti adottati nei giorni scorsi, i giorni delle lunghissime code all’ingresso della cittadella giudiziaria, da alcuni giudici che, soprattutto nel settore del lavoro e in generale del civile, hanno firmato provvedimenti di decadenza o improcedibilità senza la presenza in aula dell’avvocato interessato alla causa, assente perché costretto a fare la fila per entrare in tribunale. «Assurdo che la magistratura non abbia tenuto conto del problema che era di fatto noto, perché si sapeva delle lunghe attese per entrare in tribunale – afferma l’avvocato Giuliana Quattromini, esperta di diritto del lavoro – Ci aspettavamo che il Consiglio dell’Ordine facesse da garante per chiedere la revoca di quei provvedimenti, invece c’è stato un silenzio che non comprendiamo. Se necessario ci costituiremo in un comitato per chiedere spiegazioni al procuratore generale e valutare le iniziative da adottare». «Io stessa sono stata protagonista di un episodio: l’altro giorno avevo un appello e il giudice del lavoro ha dichiarato la improcedibilità senza che fossi presente in udienza perché non ero arrivata per tempo, ovviamente a causa delle file per i controlli», racconta con amarezza. «Ci aspettiamo dal Consiglio una presa di posizione, non si può rimanere inerti di fronte a simili provvedimenti abnormi». «In queste situazioni a farne le spese sul piano professionale ed economico sono gli avvocati – spiega l’avvocato Angelo Peluso, penalista e membro del Consiglio nazionale forense – Ciò non giustifica le risse ma rende la protesta necessaria. Sono stato a Milano nei giorni scorsi e non accadeva quello che si è verificato a Napoli». Nella seduta straordinaria convocata ieri pomeriggio, il Consiglio forense presieduto dall’avvocato Flavio Zanchini ha deliberato, oltre allo stato di agitazione, un monitoraggio delle misure di controllo adottate dalla Procura generale per gli avvocati e la proponibilità ad impugnare dinanzi alla giustizia amministrativa il decreto 17, ovvero quello firmato il 13 aprile scorso dal pg Luigi Mastrominico per dare attuazione alle disposizioni in materia di sicurezza volute dal ministero dopo i tragici fatti di Milano. Quel decreto è stato in parte già rivisto, la rigidità ammorbidita, i divieti ridotti. Magli avvocati continuano a segnalare una disparità di trattamento tra i magistrati e loro, costretti anche ieri a passare per i metal detector dopo aver esibito il tesserino e a sottoporsi all’ispezione delle borse. Da lunedì le cose cambieranno ancora: niente scansione dei documenti e controlli a campione. (Viviana Lanza – Il Mattino)

Napoli. L’avvocatura si spacca sull’atteggiamento da adottare dopo le nuove misure di sicurezza disposte dalla Procura generale e la posizione assunta dal Consiglio dell’Ordine sui disagi segnalati. Una parte della classe forense non si accontenta delle modifiche dei controlli ai varchi (da lunedì niente più scansione dei documenti e ispezione delle borse a campione per gli avvocati) né della proclamazione dello stato di agitazione deliberata dal Consiglio in una seduta straordinaria convocata ieri pomeriggio. Critica l’opportunità dei controlli a campione, propone la revoca di tutte le nuove misure introdotte la scorsa settimana chiedendo un trattamento al pari della magistratura e annuncia di voler impugnare i provvedimenti adottati nei giorni scorsi, i giorni delle lunghissime code all’ingresso della cittadella giudiziaria, da alcuni giudici che, soprattutto nel settore del lavoro e in generale del civile, hanno firmato provvedimenti di decadenza o improcedibilità senza la presenza in aula dell’avvocato interessato alla causa, assente perché costretto a fare la fila per entrare in tribunale. «Assurdo che la magistratura non abbia tenuto conto del problema che era di fatto noto, perché si sapeva delle lunghe attese per entrare in tribunale – afferma l’avvocato Giuliana Quattromini, esperta di diritto del lavoro – Ci aspettavamo che il Consiglio dell’Ordine facesse da garante per chiedere la revoca di quei provvedimenti, invece c’è stato un silenzio che non comprendiamo. Se necessario ci costituiremo in un comitato per chiedere spiegazioni al procuratore generale e valutare le iniziative da adottare». «Io stessa sono stata protagonista di un episodio: l’altro giorno avevo un appello e il giudice del lavoro ha dichiarato la improcedibilità senza che fossi presente in udienza perché non ero arrivata per tempo, ovviamente a causa delle file per i controlli», racconta con amarezza. «Ci aspettiamo dal Consiglio una presa di posizione, non si può rimanere inerti di fronte a simili provvedimenti abnormi». «In queste situazioni a farne le spese sul piano professionale ed economico sono gli avvocati – spiega l’avvocato Angelo Peluso, penalista e membro del Consiglio nazionale forense – Ciò non giustifica le risse ma rende la protesta necessaria. Sono stato a Milano nei giorni scorsi e non accadeva quello che si è verificato a Napoli». Nella seduta straordinaria convocata ieri pomeriggio, il Consiglio forense presieduto dall’avvocato Flavio Zanchini ha deliberato, oltre allo stato di agitazione, un monitoraggio delle misure di controllo adottate dalla Procura generale per gli avvocati e la proponibilità ad impugnare dinanzi alla giustizia amministrativa il decreto 17, ovvero quello firmato il 13 aprile scorso dal pg Luigi Mastrominico per dare attuazione alle disposizioni in materia di sicurezza volute dal ministero dopo i tragici fatti di Milano. Quel decreto è stato in parte già rivisto, la rigidità ammorbidita, i divieti ridotti. Magli avvocati continuano a segnalare una disparità di trattamento tra i magistrati e loro, costretti anche ieri a passare per i metal detector dopo aver esibito il tesserino e a sottoporsi all’ispezione delle borse. Da lunedì le cose cambieranno ancora: niente scansione dei documenti e controlli a campione. (Viviana Lanza – Il Mattino)