Morto l’ex presidente del Pli, Renato Altissimo, più volte ministro. Fu travolto da mani pulite

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Renato Altissimo, ex segretario del Partito liberale e più volte ministro negli anni della prima Repubblica, è morto ieri sera al Policlinico Gemelli dopo una lunga malattia. Nato nel 1940 a Portogruaro e laureatosi in scienze politiche a Torino, lavora inizialmente nell’azienda di famiglia che produceva fanaleria per auto nell’ambito dell’indotto Fiat. Accantonata la carriera di imprenditore, Altissimo inizia nel 1972 quella politica nel Pli, partito nel quale occuperà posizioni di sempre maggior rilievo fino a diventarne segretario nel 1986, carica da cui si dimetterà nel 1993, quando in piena tempesta di Tangentopoli riceverà, come diversi altri leader politici suoi contemporanei, un avviso di garanzia per finanziamento illecito dei partiti. Ma ancora prima di prendere la guida del Pli, nel ’79 diventa ministro della Sanità nel governo presieduto da Francesco Cossiga, stabilendo con lui un sodalizio che durerà a lungo anche negli anni della seconda Repubblica, quando l’ex picconatore prese l’abitudine di interminabili soggiorni nella villa di famiglia di Altissimo a Cap Ferrat. Confermato alla Sanità nei governi Spadolini I e II e nel Fanfani V, diventa ministro dell’Industria nell’esecutivo Craxi dell’83. Personaggio delle cronache tra mondanità e politica per la sua costante presenza serale al Tartarughino, locale del centro di Roma, frequentato anche da Gianni De Michelis e da altri politici a cui piaceva fare le ore piccole in compagnia di qualche signora del bel mondo e di un bicchiere di whisky, Altissimo, che rivendicherà sempre quegli anni e quelle atmosfere come l’epoca d’oro di un’Italia che ancora non aveva vissuto le «forzature e le tragedie di Tangentopoli», sperimenterà nel ’93 le “attenzioni” del pool milanese di Mani Pulite. Una pioggia di avvisi di garanzia lo vede condividere la sorte di altri responsabili dei partiti a cui seguì una condanna a una pena relativamente mite: otto mesi, che però Altissimo non riuscì mai ad assuefarsi. Si trattava di un finanziamento, ufficialmente di 200 milioni per il Pli, ma sui quali – affermò lo stesso segretario liberale in un libro pubblicato qualche lustro dopo – qualcuno «aveva fatto la cresta persino sui soldi destinati al finanziamento della politica». Condanna a cui Altissimo non si rassegnò perché, diceva, «sono sempre stato una persona onesta: per pagare le tredicesime agli impiegati del partito andavo a prelevare i soldi dal conto corrente di mia madre». Di qui il libro del 2012 “L’inganno di Tangentopoli”, con prefazione di Giuliano Ferrara, scritto «perché voglio che i miei nipoti sappiano che il nonno è stato una persona per bene. E sappiano che la prima Repubblica è stata ammazzata con un vero e proprio golpe». Quindi, l’avvento di Berlusconi, a cui fu grato per l’aiuto ricevuto dalle reti Mediaset nei suoi tentativi di rifare il Pli fino ad anni recenti, anche se il progetto politico del Cavaliere non lo convinse mai del tutto. Alle elezioni del 2006 ritenta l’avventura politica nelle liste del Nuovo partito liberale, allora gemellato con Forza Italia, ma non viene eletto. La sua idea di fondo fu sempre quella di ricostituire un partito che si rifacesse alla tradizione liberale, anche a prescindere dal vecchio nome del partito che era stato di Giovanni Malagodi. Oltre all’adesione nel 2004 al Nuovo partito liberale, nel 2011 entra nel Consiglio Nazionale del Pli ricostituito nel ’97 dal suo vecchio sodale Stefano De Luca. E’ stata quella l’ultima scelta politica di Renato Altissimo in coerenza, da un lato, con l’ideale di sempre e,dall’altro, con il rammarico che lo accompagnò negli ultimi anni della sua vita per «un’Italia senza più la passione e le idee politiche della prima Repubblica», in cui era possibile vedere «un giovane ricco che con la politica si era impoverito» e che in sovrapprezzo aveva ricevuto una mai digerita condanna da «una magistratura che aveva prevaricato tutte le regole di una società liberale». (Mario Stanganelli – Il Mattino) 

Renato Altissimo, ex segretario del Partito liberale e più volte ministro negli anni della prima Repubblica, è morto ieri sera al Policlinico Gemelli dopo una lunga malattia. Nato nel 1940 a Portogruaro e laureatosi in scienze politiche a Torino, lavora inizialmente nell'azienda di famiglia che produceva fanaleria per auto nell'ambito dell'indotto Fiat. Accantonata la carriera di imprenditore, Altissimo inizia nel 1972 quella politica nel Pli, partito nel quale occuperà posizioni di sempre maggior rilievo fino a diventarne segretario nel 1986, carica da cui si dimetterà nel 1993, quando in piena tempesta di Tangentopoli riceverà, come diversi altri leader politici suoi contemporanei, un avviso di garanzia per finanziamento illecito dei partiti. Ma ancora prima di prendere la guida del Pli, nel '79 diventa ministro della Sanità nel governo presieduto da Francesco Cossiga, stabilendo con lui un sodalizio che durerà a lungo anche negli anni della seconda Repubblica, quando l'ex picconatore prese l'abitudine di interminabili soggiorni nella villa di famiglia di Altissimo a Cap Ferrat. Confermato alla Sanità nei governi Spadolini I e II e nel Fanfani V, diventa ministro dell'Industria nell'esecutivo Craxi dell'83. Personaggio delle cronache tra mondanità e politica per la sua costante presenza serale al Tartarughino, locale del centro di Roma, frequentato anche da Gianni De Michelis e da altri politici a cui piaceva fare le ore piccole in compagnia di qualche signora del bel mondo e di un bicchiere di whisky, Altissimo, che rivendicherà sempre quegli anni e quelle atmosfere come l'epoca d'oro di un'Italia che ancora non aveva vissuto le «forzature e le tragedie di Tangentopoli», sperimenterà nel '93 le “attenzioni” del pool milanese di Mani Pulite. Una pioggia di avvisi di garanzia lo vede condividere la sorte di altri responsabili dei partiti a cui seguì una condanna a una pena relativamente mite: otto mesi, che però Altissimo non riuscì mai ad assuefarsi. Si trattava di un finanziamento, ufficialmente di 200 milioni per il Pli, ma sui quali – affermò lo stesso segretario liberale in un libro pubblicato qualche lustro dopo – qualcuno «aveva fatto la cresta persino sui soldi destinati al finanziamento della politica». Condanna a cui Altissimo non si rassegnò perché, diceva, «sono sempre stato una persona onesta: per pagare le tredicesime agli impiegati del partito andavo a prelevare i soldi dal conto corrente di mia madre». Di qui il libro del 2012 “L'inganno di Tangentopoli”, con prefazione di Giuliano Ferrara, scritto «perché voglio che i miei nipoti sappiano che il nonno è stato una persona per bene. E sappiano che la prima Repubblica è stata ammazzata con un vero e proprio golpe». Quindi, l'avvento di Berlusconi, a cui fu grato per l'aiuto ricevuto dalle reti Mediaset nei suoi tentativi di rifare il Pli fino ad anni recenti, anche se il progetto politico del Cavaliere non lo convinse mai del tutto. Alle elezioni del 2006 ritenta l'avventura politica nelle liste del Nuovo partito liberale, allora gemellato con Forza Italia, ma non viene eletto. La sua idea di fondo fu sempre quella di ricostituire un partito che si rifacesse alla tradizione liberale, anche a prescindere dal vecchio nome del partito che era stato di Giovanni Malagodi. Oltre all'adesione nel 2004 al Nuovo partito liberale, nel 2011 entra nel Consiglio Nazionale del Pli ricostituito nel '97 dal suo vecchio sodale Stefano De Luca. E' stata quella l'ultima scelta politica di Renato Altissimo in coerenza, da un lato, con l'ideale di sempre e,dall'altro, con il rammarico che lo accompagnò negli ultimi anni della sua vita per «un'Italia senza più la passione e le idee politiche della prima Repubblica», in cui era possibile vedere «un giovane ricco che con la politica si era impoverito» e che in sovrapprezzo aveva ricevuto una mai digerita condanna da «una magistratura che aveva prevaricato tutte le regole di una società liberale». (Mario Stanganelli – Il Mattino)