L´Iran accende il suo primo reattore nucleare. Storia (tormentata) di un progetto nato 40 anni fa

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La centrale nucleare iraniana di Bushehr, che da oggi inizia ad accogliere barre di uranio russo (guarda il video), è figlia di un progetto nato quasi mezzo secolo fa. Dai primi disegni – più politici che tecnici, di una nazione ricca di petrolio alla ricerca non di energia elettrica, ma della bomba atomica – alla progettazione. Poi 35 anni di lavori iniziati, interrotti e infine ultimati, con il decisivo aiuto di Mosca

Nel porto meridionale di Bushehr, il luogo dove sorge l’impianto, sono già pronte 82 tonnellate di combustibile nucleare, consegnate all’Iran proprio dalla Russia. I funzionari dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) le hanno analizzate e stivate in un contenitore esterno in prossimità del reattore. In queste ore i tecnici iraniani stanno facendo saltare i primi sigilli. Il carburante verrà gradualmente versato nel reattore sotto la supervisione dell’Aiea e, secondo le previsioni, occorreranno due mesi prima che il reattore raggiunga il 50% della sua capacità. Serviranno invece almeno 7 mesi affinché la centrale e il suo reattore da 1.000 megawatts siano collegati alla rete nazionale elettrica iraniana. L’obiettivo annunciato da Teheran è quello di produrre elettricità sufficiente per rispondere alla crescente domanda nazionale di energia. Con l’ambizione di costruire impianti sufficiente a generare 20.000 megawatt entro 20 anni.

La centrale inaugurata oggi ha una storia complessa. L’impianto fu iniziato nel 1970 dalla tedesca Siemens e fermato a causa della rivoluzione islamica del 1979 e delle sanzioni introdotte l’anno dopo dagli Stati Uniti. Lo sviluppo fu ripreso in pieno nel 1995 dal governo russo, ma rallentato a più riprese dagli ostacoli americani. E oggi più che mai la Russia è nel mirino degli Usa, che accusa Mosca di alimentare le speranze iraniane per la realizzazione della bomba atomica. Accuse respinte al mittente richiamando l’attenzione sui termini dell’accordo: la collaborazione prevede che la Russia ritirerà dall’Iran il combustibile nucleare esaurito – per poi riutilizzarlo al fine di produrre plutonio per uso militare. Questo, assicura Mosca, garantisce che la collaborazione atomica tra Russia e Iran non favorirà alcun tentativo iraniano di costruire la bomba atomica.

L’argomentazione convince a metà. Soprattutto dopo l’ennesimo rifiuto di Teheran di fronte alla richiesta di sospendere i piani di arricchimento dell’uranio. L’Iran ripete anche in questi giorni di non essere alla ricerca della bomba nucleare, ma nello stesso tempo rivendica il diritto sovrano di sviluppare la tecnologia nucleare e piani per l’arricchimento dell’uranio. L’obiettivo ufficiale è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, anche per permettere di esportare petrolio e gas contenuti nei ricchi giacimenti iraniani. E in questo scenario l’arricchimento di uranio per produrre combustibile destinato alla centrale di Bushehr e ad altri impianti continuerà,in quanto strategico. Sul lungo periodo l’Iran non vuole dipendere da alcuno: Russia compresa.

Il governo di Teheran ha proposto che anche Turchia e Brasile partecipino alle forniture di combustibile per il proprio programma nucleare. Il 17 maggio Turchia, Brasile e Iran hanno avviato trattative per scambiare, in territorio turco, 1.200 chilogrammi di uranio iraniano debolmente arricchito al 3,5% con 120 chilogrammi di combustibile nucleare arricchito al 20%. In risposta, il 9 giugno il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione in cui ha chiesto per la quinta volta la sospensione dell’arricchimento ed ha imposto nuove sanzioni a Teheran. Ma questa volta Turchia e Brasile hanno votato contro.

Dopo aver riconosciuto alla Russia un ruolo strategico nella costruzione della centrale, l’Iran ha voluto far sapere al mondo che ci sono altri 12 partner, tra cui paesi dell’Unione europea e della regione Asia-Pacifico, che hanno contribuito con forniture di tecnologie e materie prime. Teheran sta cercando sponde internazionali ai suoi progetti nucleari? Sicuramente. Ed è probabile che le avrà, ancora una volta grazie al petrolio. Gli esperti della World Nuclear Association di Londra hanno calcolato che con l’accensione del reattore di Bushehr l’Iran, che è il secondo fornitore di petrolio del Medio Oriente, risparmierà 11 milioni di barili di greggio e 1,8 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Inoltre, se davvero raggiungerà l’obiettivo di 20mila megawatt di capacità nucleare, potrà guadagnare dalle esportazioni di gas e petrolio, ipotizzando un prezzo di 75 dollari a barile, circa 16,5 miliardi di dollari ogni anno. E tessere così una rete di amicizie internazionali figlie di riservati accordi commerciali.

LINK

International Atomic Energy Agency (IAEA)

Atomic Energy organization of Iran

Council on foreign relations: “Iran’s nuclear program

sole24ore                miki de lucia