Cosa ha spinto le due madri a rapire la bambina a Sorrento

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L’amore, sapete, è una strana pianta. A volte, pur nascendo e crescendo in un ambiente protetto che sembra l’ideale per coltivarlo, appassisce e muore lasciando il rimpianto e il rimorso di aver sbagliato qualcosa, di aver dimenticato un nutrimento necessario. Altre volte cresce forte e inconsapevole in contesti che proprio non lo prevedono, malgrado il volere degli uomini e perfino malgrado le loro leggi Difficile il rapporto tra le leggi degli uomini e le leggi dell’amore. E difficile è dimenticare il sorriso che segue a una carezza, se e quello di una bambina. Ci sono sentimenti forti e immortali che corrono tra San Marcellino, le campagne casertane e Meta di Sorrento. Sentimenti che non conoscono ragioni o carte bollate, che non accettano di piegarsi alla volontà motivata di magistrati e alle sentenze dei tribunali. Perché tra una madre e una figlia non si possono alzare barriere. Difficile formarsi un giudizio sereno, limitandosi a leggere nomi di fantasia sulle pagine di un giornale; e cercando di districarsi m una sequenza di eventi che lascia poco spazio alla comprensione, perché i sentimenti percorrono vie che non sono investigabili dalla logica.

La piccola Claudia, questo è certo, è come sempre accade m questi casi la vittima degli errori di chi l’ha partorita, di chi l’ha generata e di chi credeva di averla generata, ma anche della durezza delle pareti di provvedimenti rigidi che si uniformano a leggi troppo vecchie e ormai inadeguate alla società civile così come si è sviluppata: lo sanno bene le migliaia di coppie che si fermano sconsolate di fronte alle barriere di una legislazione in materia di adozioni che, nel nobile intento di privilegiare l’interesse dei minori, lascia che essi crescano in strutture che non hanno certo la meravigliosa, calda imperfezione di una famiglia. E d’altra parte a leggere la triste vicenda della piccola Claudia, bellissima e minuscola in braccio a un carabiniere che le sorride paterno nella foto che ce la mostra, non vediamo che vittime. Vittima la madre naturale: lanina, una rumena che immaginiamo fragile e alla ricerca di un’ esistenza serena in un Paese che non è il suo a raccogliere pomodori, la schiena piegata sotto il sole, già mamma due volte, con due uomini nella sua vita, che non sa di chi è figlia la sua bambina e allora l’attribuisce a quello dei due che le potrebbe dare un migliore destino. Vittima lei, che l’ha partorita e allattata e tenuta in braccio per quei primi dolci mesi, che l’ha portata nella sua patria lontana perché quei piccoli inconsapevoli occhi conoscessero una famiglia da non ricordare. Vittima il padre putativo, Francesco, che ha avuto il coraggio di portare la bambina in casa sua. Dove i figli erano già tre, ma grandi e avviati verso una loro vita. Dove sapeva di perdere la stima e forse un po’ d’amore della sua famiglia, ferita dal a sua ammissione di avere la debolezza di una relazione con una straniera, per dare un tetto e un po’ d’amore alla minuscola innocenza di Claudia. Vittima la moglie di Francesco, colpita al cuore dalla nascita di questa bambina, già sofferente per la malattia terminale del fratello. E tuttavia madre, e madre vera, per due anni; e tuttavia innamorata pazza di quella nuova vita, dolcissima e sorridente; e tuttavia determinata ad allevare quella bambina come fosse sua e da tenerla vicina come una figlia, più di una figlia. Vittima il vero padre di Claudia, al quale è stata negata la paternità, al quale è stata sottratta la scelta di riconoscere sua figlia e di poterne conoscere il sorriso. Quel sorriso che, insieme alle due madri, ha deciso di andare a conoscere e baciare. E vittima prima di tutti e di tutto lei, Claudia, che ha due madri e due padri ma che non ne ha nessuno, che trattano come se fosse stata abbandonata ma che nessuno ha voluto abbandonare, che ha due famiglie ma che non ne ha nessuna. Vorremmo che ci raccontassero quanto amore c’era, nel viaggio che ha portato da San Marcellino a Meta di Sorrento tre persone unite dalla determinazione di rivedere il sorriso di Claudia e da nient’altro. Doveva essercene davvero tanto, per provarci lo stesso ad andare fin là sapendo che avrebbero trovato la porta chiusa secondo le determinazioni del magistrato. Ma tanto era l’amore che doveva esserci per non pensare alle conseguenze del folle gesto di martedì scorso, quando in mezzo a un gruppo di bambini meravigliosi e sfortunati accompagnati da un assistente sociale hanno riconosciuto, siamo certi prima col cuore e poi con gli occhi, la loro bellissima piccola Claudia. E allora prendila e scappa via. Scappa via, solo per poter stare ancora un po’ con lei. Via, per godere di quegli occhi gentili, di quel sorriso, di quei lunghi morbidi capelli. Nella consapevolezza che durerà poco; che arriveranno i carabinieri, e ci saranno punizioni, e vi separeranno ancora. Ma avrete fatto in tempo, voi tre strani, sfortunati genitori, a dirle che l’amate teneramente, e che il vostro cuore e la vostra anima sono con lei, sempre con lei, dovunque la metteranno: perché non potranno mai portarla troppo lontano da non poterla amare più. Perché l’amore, sapete, è una strana pianta. A volte è molto più forte di qualsiasi legge degli uomini. A volte spinge a gesti assurdi e ingiustificabili. Ma perfettamente comprensibili, e profondamente condivisibili.

L’amore, sapete, è una strana pianta. A volte, pur nascendo e crescendo in un ambiente protetto che sembra l'ideale per coltivarlo, appassisce e muore lasciando il rimpianto e il rimorso di aver sbagliato qualcosa, di aver dimenticato un nutrimento necessario. Altre volte cresce forte e inconsapevole in contesti che proprio non lo prevedono, malgrado il volere degli uomini e perfino malgrado le loro leggi Difficile il rapporto tra le leggi degli uomini e le leggi dell'amore. E difficile è dimenticare il sorriso che segue a una carezza, se e quello di una bambina. Ci sono sentimenti forti e immortali che corrono tra San Marcellino, le campagne casertane e Meta di Sorrento. Sentimenti che non conoscono ragioni o carte bollate, che non accettano di piegarsi alla volontà motivata di magistrati e alle sentenze dei tribunali. Perché tra una madre e una figlia non si possono alzare barriere. Difficile formarsi un giudizio sereno, limitandosi a leggere nomi di fantasia sulle pagine di un giornale; e cercando di districarsi m una sequenza di eventi che lascia poco spazio alla comprensione, perché i sentimenti percorrono vie che non sono investigabili dalla logica.

La piccola Claudia, questo è certo, è come sempre accade m questi casi la vittima degli errori di chi l'ha partorita, di chi l'ha generata e di chi credeva di averla generata, ma anche della durezza delle pareti di provvedimenti rigidi che si uniformano a leggi troppo vecchie e ormai inadeguate alla società civile così come si è sviluppata: lo sanno bene le migliaia di coppie che si fermano sconsolate di fronte alle barriere di una legislazione in materia di adozioni che, nel nobile intento di privilegiare l'interesse dei minori, lascia che essi crescano in strutture che non hanno certo la meravigliosa, calda imperfezione di una famiglia. E d'altra parte a leggere la triste vicenda della piccola Claudia, bellissima e minuscola in braccio a un carabiniere che le sorride paterno nella foto che ce la mostra, non vediamo che vittime. Vittima la madre naturale: lanina, una rumena che immaginiamo fragile e alla ricerca di un' esistenza serena in un Paese che non è il suo a raccogliere pomodori, la schiena piegata sotto il sole, già mamma due volte, con due uomini nella sua vita, che non sa di chi è figlia la sua bambina e allora l'attribuisce a quello dei due che le potrebbe dare un migliore destino. Vittima lei, che l'ha partorita e allattata e tenuta in braccio per quei primi dolci mesi, che l'ha portata nella sua patria lontana perché quei piccoli inconsapevoli occhi conoscessero una famiglia da non ricordare. Vittima il padre putativo, Francesco, che ha avuto il coraggio di portare la bambina in casa sua. Dove i figli erano già tre, ma grandi e avviati verso una loro vita. Dove sapeva di perdere la stima e forse un po' d'amore della sua famiglia, ferita dal a sua ammissione di avere la debolezza di una relazione con una straniera, per dare un tetto e un po' d'amore alla minuscola innocenza di Claudia. Vittima la moglie di Francesco, colpita al cuore dalla nascita di questa bambina, già sofferente per la malattia terminale del fratello. E tuttavia madre, e madre vera, per due anni; e tuttavia innamorata pazza di quella nuova vita, dolcissima e sorridente; e tuttavia determinata ad allevare quella bambina come fosse sua e da tenerla vicina come una figlia, più di una figlia. Vittima il vero padre di Claudia, al quale è stata negata la paternità, al quale è stata sottratta la scelta di riconoscere sua figlia e di poterne conoscere il sorriso. Quel sorriso che, insieme alle due madri, ha deciso di andare a conoscere e baciare. E vittima prima di tutti e di tutto lei, Claudia, che ha due madri e due padri ma che non ne ha nessuno, che trattano come se fosse stata abbandonata ma che nessuno ha voluto abbandonare, che ha due famiglie ma che non ne ha nessuna. Vorremmo che ci raccontassero quanto amore c'era, nel viaggio che ha portato da San Marcellino a Meta di Sorrento tre persone unite dalla determinazione di rivedere il sorriso di Claudia e da nient'altro. Doveva essercene davvero tanto, per provarci lo stesso ad andare fin là sapendo che avrebbero trovato la porta chiusa secondo le determinazioni del magistrato. Ma tanto era l'amore che doveva esserci per non pensare alle conseguenze del folle gesto di martedì scorso, quando in mezzo a un gruppo di bambini meravigliosi e sfortunati accompagnati da un assistente sociale hanno riconosciuto, siamo certi prima col cuore e poi con gli occhi, la loro bellissima piccola Claudia. E allora prendila e scappa via. Scappa via, solo per poter stare ancora un po' con lei. Via, per godere di quegli occhi gentili, di quel sorriso, di quei lunghi morbidi capelli. Nella consapevolezza che durerà poco; che arriveranno i carabinieri, e ci saranno punizioni, e vi separeranno ancora. Ma avrete fatto in tempo, voi tre strani, sfortunati genitori, a dirle che l'amate teneramente, e che il vostro cuore e la vostra anima sono con lei, sempre con lei, dovunque la metteranno: perché non potranno mai portarla troppo lontano da non poterla amare più. Perché l'amore, sapete, è una strana pianta. A volte è molto più forte di qualsiasi legge degli uomini. A volte spinge a gesti assurdi e ingiustificabili. Ma perfettamente comprensibili, e profondamente condivisibili.