La prima eclisse non si scorda mai — Lo dice Laura Franco al ritorno dalle Faer Oer

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Era il 29 marzo del 2006. La mattina all’alba ci imbarcammo su una barchetta… beh no era un po’ più grande di una barchetta, era quasi una nave… ora non esageriamo! Insomma questa imbarcazione rudimentale, tutta greca abituata a trasportare i contadini con il loro somaro e le loro cipolle, o angurie al mattino verso Rodi e la sera verso Tilo, ci avrebbe portati fino a Kastellorizo in tempo per assistere all’eclisse totale di sole. E riportarci a Rodi al tramonto.

Poche ore di traversata nel sole più luminoso e nel mare più blu che conosciamo… e sbarchiamo sulla minuscola isoletta.  Dovunque vediamo gruppi di fotografi, astronomi, astrofisici, astrofili, raggruppati sui punti prominenti, nelle piazzette e su spiazzi e piazzole…. Insomma il piccolo paradiso lontano da tutto e di fronte alle coste turche era tappezzato di persone, binocoli, fotocamere e telecamere, telescopi, occhialetti da saldatori e tante aspettative.

Ci stupiamo di essere così poco attrezzati, siamo turisti improvvisatisi astrofili, senza cronometri, neanche una macchina fotografica in tre. Nello zaino sei tiropites, delle olive e qualche mandarino. Saliamo lungo un sentiero per qualche centinaio di metri e ci fermiamo, è già quasi ora… cominciamo a guardare e, subito, in men che non si dica:

Primo contatto! Netto nitido e il sole continua a splendere fortissimo, fa caldo, siamo in maglietta. Guardiamo in basso verso il golfo, le tante insenature brulicanti di persone, le baie punteggiate da barchette e motoscafi, e vicinissimi i promontori disabitati della Turchia. E ecco che è già un quarto… il tempo vola, mangiamo un tiropite, un’ora, un’ora e mezza, la luna avanza veloce fino a coprire la metà del sole.

Comincia a fare più freddo e si formano alcune nuvole, nuvole basse vicine a terra… c’è una spiegazione semplice riassunta dalla parola condensa!  Il cielo in alto continua essere azzurrissimo. La luna avanza, sta quasi per coprire il sole, l’emozione cresce… la luce sta calando, e poi all’improvviso vediamo arrivare una immensa macchia nera. L’ombra della luna avanza a ottocento chilometri all’ora… fa paura, si sente soffiare il vento. Guardiamo immobili il sole, in silenzio, tutta l’isola tace.

Diventa notte… è notte nel porto, si accendono le lucette fotosensibili degli yacht, penso alle notti stellate di van Gogh. Guardiamo lontano verso le Turchia e verso il sole, siamo muti attoniti. A occhio nudo… un’eclisse molto lunga: quattro minuti. Si vede la corona, forse si vedono le irregolarità dei crateri della luna, tutto intorno è blu, la corona è chiara e mio marito dice: un buco nel cielo. Rimango in silenzio… le sue parole hanno dilatato la mia visione. Vedo ciò che percepisco con gli occhi, ma con la mente immagino voragini, abissi infiniti, altri universi in cui penetrare attraverso il buco… la porta verso un’altra dimensione.  È notte, tutto tace, forse mancano ancora una decina di secondi… prudenza le retine, la cecità, nostro figlio, abbiamo visto, abbiamo visto abbastanza, rimettiamo gli occhialetti.

Continuiamo a guardare la corona, ecco: il diamond ring! Un attimo lo hai visto? Sì no quasi sì, certo sì, forse,  ma sì cresce cresce ecco è già un filo… pian piano si fa giorno… decidiamo di cominciare a scendere… e mentre camminiamo sentiamo cantare il gallo!

Ci guardiamo negli occhi tutti e tre e scoppiamo a ridere tutti nello stesso momento… e ancora oggi a distanza di nove anni ogni volta che vedo l’alba a Positano e nell’attimo in cui sento un gallo cantare, mi emoziono per il nuovo giorno che nasce, perché io lo sto vedendo nascere nella bellezza e perché quel chicchiricchì mi ricorda il gallo di Kastellorizo alle due del pomeriggio del 29 marzo del 2006.

Ai miei amici positanesi dedico questo racconto della mia prima eclisse, la seconda la ho vista su una nave con cinquecento persone alle Faer Oer… e ancora non trovo le parole per raccontarla.  

 

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

E a volte scrive su:

https://lauralaurafranco.wordpress.com/

 

 

 

 

 

 

Era il 29 marzo del 2006. La mattina all’alba ci imbarcammo su una barchetta… beh no era un po’ più grande di una barchetta, era quasi una nave… ora non esageriamo! Insomma questa imbarcazione rudimentale, tutta greca abituata a trasportare i contadini con il loro somaro e le loro cipolle, o angurie al mattino verso Rodi e la sera verso Tilo, ci avrebbe portati fino a Kastellorizo in tempo per assistere all’eclisse totale di sole. E riportarci a Rodi al tramonto.

Poche ore di traversata nel sole più luminoso e nel mare più blu che conosciamo… e sbarchiamo sulla minuscola isoletta.  Dovunque vediamo gruppi di fotografi, astronomi, astrofisici, astrofili, raggruppati sui punti prominenti, nelle piazzette e su spiazzi e piazzole…. Insomma il piccolo paradiso lontano da tutto e di fronte alle coste turche era tappezzato di persone, binocoli, fotocamere e telecamere, telescopi, occhialetti da saldatori e tante aspettative.

Ci stupiamo di essere così poco attrezzati, siamo turisti improvvisatisi astrofili, senza cronometri, neanche una macchina fotografica in tre. Nello zaino sei tiropites, delle olive e qualche mandarino. Saliamo lungo un sentiero per qualche centinaio di metri e ci fermiamo, è già quasi ora… cominciamo a guardare e, subito, in men che non si dica:

Primo contatto! Netto nitido e il sole continua a splendere fortissimo, fa caldo, siamo in maglietta. Guardiamo in basso verso il golfo, le tante insenature brulicanti di persone, le baie punteggiate da barchette e motoscafi, e vicinissimi i promontori disabitati della Turchia. E ecco che è già un quarto… il tempo vola, mangiamo un tiropite, un’ora, un’ora e mezza, la luna avanza veloce fino a coprire la metà del sole.

Comincia a fare più freddo e si formano alcune nuvole, nuvole basse vicine a terra… c’è una spiegazione semplice riassunta dalla parola condensa!  Il cielo in alto continua essere azzurrissimo. La luna avanza, sta quasi per coprire il sole, l’emozione cresce… la luce sta calando, e poi all’improvviso vediamo arrivare una immensa macchia nera. L’ombra della luna avanza a ottocento chilometri all’ora… fa paura, si sente soffiare il vento. Guardiamo immobili il sole, in silenzio, tutta l’isola tace.

Diventa notte… è notte nel porto, si accendono le lucette fotosensibili degli yacht, penso alle notti stellate di van Gogh. Guardiamo lontano verso le Turchia e verso il sole, siamo muti attoniti. A occhio nudo… un’eclisse molto lunga: quattro minuti. Si vede la corona, forse si vedono le irregolarità dei crateri della luna, tutto intorno è blu, la corona è chiara e mio marito dice: un buco nel cielo. Rimango in silenzio… le sue parole hanno dilatato la mia visione. Vedo ciò che percepisco con gli occhi, ma con la mente immagino voragini, abissi infiniti, altri universi in cui penetrare attraverso il buco… la porta verso un’altra dimensione.  È notte, tutto tace, forse mancano ancora una decina di secondi… prudenza le retine, la cecità, nostro figlio, abbiamo visto, abbiamo visto abbastanza, rimettiamo gli occhialetti.

Continuiamo a guardare la corona, ecco: il diamond ring! Un attimo lo hai visto? Sì no quasi sì, certo sì, forse,  ma sì cresce cresce ecco è già un filo… pian piano si fa giorno… decidiamo di cominciare a scendere… e mentre camminiamo sentiamo cantare il gallo!

Ci guardiamo negli occhi tutti e tre e scoppiamo a ridere tutti nello stesso momento… e ancora oggi a distanza di nove anni ogni volta che vedo l’alba a Positano e nell’attimo in cui sento un gallo cantare, mi emoziono per il nuovo giorno che nasce, perché io lo sto vedendo nascere nella bellezza e perché quel chicchiricchì mi ricorda il gallo di Kastellorizo alle due del pomeriggio del 29 marzo del 2006.

Ai miei amici positanesi dedico questo racconto della mia prima eclisse, la seconda la ho vista su una nave con cinquecento persone alle Faer Oer… e ancora non trovo le parole per raccontarla.  

 

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

E a volte scrive su:

https://lauralaurafranco.wordpress.com/