AMALFI ALLA DERIVA IMPANTANATA NELLA LIMACCIOSA RAGNATELA DELL’INEFFICIENZA. URGE UNO SCATTO DI ORGOGLIO COLLETTIVO

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Ripropongo qui di seguito, aggiornandolo, un articolo che scrissi il 19 ottobre scorso. Ritengo che sia ancora di scottante attualità e, pertanto, con le opportune modifiche, potrebbe costituire un ulteriore contributo al dibattito elettorale, che sta entrando nell’ultima fase calda e concitata.

 

“Sono stato più volte ad Amalfi nell’agosto scorso. Nella mia vacanza in costiera, che da anni vivo nel relax di Minori respirando la calda stima dei tanti amici, non ho resistito al richiamo d’amore ed ho fatto, più volte, il mio pellegrinaggio ad Amalfi a recupero di memoria storica collettiva e personale. Me ne sono tornato deluso ed amareggiato. Avrei voluto rendere pubblica subito l’ amarezza e la delusione con una analisi spietata, ma senso di responsabilità mi ha trattenuto. Eravamo in pieno agosto e non intendevo essere accusato di ferire l’immagine della mia “città del cuore”, con un colpo mancino sull’attività prevalente: il turismo. Ma nel frattempo la situazione è peggiorata con una  vistosa lacerazione all’interno della maggioranza comunale, che si riflette negativamente sulla vita amministrativa, mettendone in forse anche quel minimo di attività legata alla routine della quotidianità. La misura è colma e senso di responsabilità impone alta e forte la voce di dissenso e condanna. Il silenzio sarebbe complicità.

L’analisi impone di partire da lontano. Appena due anni fa, ad un anno di distanza dalla elezione quasi plebiscitaria di Alfonso  Del Pizzo a sindaco, la città viveva ancora nel clima di entusiasmo, ubriaca del consenso per quello slogan indovinato e beneaugurante: “Amalfi da vivere”. Eppure il consenso mostrava le prime crepe, anche vistose e di “Amalfi da vivere” era rimasto  soltanto il logo, che anche ai sostenitori più convinti ed accaniti  suonava come una beffa. Con il tempo la situazione è precipitata, giorno dopo giorno e mese dopo mese, in modo sempre più evidente e preoccupante. Oggi la città è allo sbando, come una barca alla deriva che rischia un naufragio disastroso. Ad un esame anche superficiale il bilancio è totalmente, o  quasi, deficitario.

Non solo non si è affrontato, con piglio imprenditoriale e determinazione ferma e sicura, nessuno dei grandi problemi, che pure erano stati sbandierati nei comizi: strada di circumvallazione, porto e vie del mare, protagonismo civile, economico e sociale dei villaggi, sempre più emarginati, ma non si è dedicato diligente impegno neppure all’ordinaria amministrazione con vistose disattenzioni finanche verso la manutenzione dei giardini, per accendere schegge di bellezza colorata in aiuole e vasi. Dappertutto si registra il senso della trascuratezza e dell’abbandono.

E quello che preoccupa di più è il diffuso senso di sconforto, di rassegnazione, di fatalismo. Non reagisce la vasta società civile, che nella migliore delle ipotesi borbotta e si rammarica per la scelta fatta e smadonna sui marciapiedi e ai tavoli dei bar, sfiduciati e sempre  più asserragliati nei recinti dorati delle proprie aziende gli operatori, alle prese con la necessità di far quadrare i bilanci e non arretrare nelle posizioni raggiunte con gli anni, incazzati i giovani proiettati verso un futuro sempre più incerto. E spesso sbandati ed annoiati inseguono evasioni nei paradisi artificiali con droghe per fortuna leggere, ma non sempre. Ed è molto preoccupante la cronaca dell’ultima settimana in proposito. E  sindaco, assessori e consiglieri  chiusi nel fortilizio/bunker di Palazzo San Benedetto  sono incapaci del ben che minimo dialogo con l’esterno e scavano un fossato sempre più profondo con la città viva, che si arrovella nella ragnatela dei problemi quotidiani. E, come se non bastasse, esplodono, a fasi alterne, le risse interne che sanno tanto di regolamenti di conto in vista delle elezioni ormai quasi alle porte e che evidenziano ambizioni malcelate per candidature di prestigio; e riemerge la lotta tra giovani e anziani, vecchi e nuovi sempre calda sottotraccia. Ed  ha sapore e tono di risentimento/ricatto il gesto del capogruppo di maggioranza, che   si dimette e vota contro il bilancio, forse risentito per la battaglia, legittima dal suo punto di vista, contro l’introduzione della tassa di soggiorno, ma sonoramente perduta sotto la forte pressione, altrettanto legittima, nella normale dialettica democratica, dell’opinione pubblica, a cui ha dato voce la maggioranza del Consiglio. E caduta, così, in campo di battaglia, in trincea, l’aspirazione a sindaco di uno dei candidati della nuova guardia, a meno di resurrezioni, al momento improbabili.

E, così, Amalfi, nel suo insieme, è sempre più vittima dell’apatia, dell’abulia, dell’afasia, incapace di uno scatto d’orgoglio e di dignità perchè l’apatia si trasformi in tumos/pathos di passione civile, l’abulia sia travolta dalla voglia insopprimibile di volontà di partecipazione e l’afasia in protesta dichiarata con voce alta e ferma-

E la democrazia muore un pò alla volta ogni giorno; -“cotidie morimur”- direbbe Seneca. Colpa chiara e netta della classe dirigente politica e di un suo esame di coscienza rigoroso e senza sconto che non c’è. Ma il Comune non può restare a lungo impantanato nella limacciosa ragnatela dell’inefficienza. Giunta e Consiglio  sono ancora in grado di alzare una difesa/barriera contro la deriva? E come pensa il sindaco Alfonso Del Pizzo di traghettare la sua maggioranza, lacerata da conflitti interni e da voracità di piccole lottizzazioni , come, dicevo, intende guidare il  sindaco l’Amministrazione fino alla scadenza naturale della consiliatura? Due anni o giù  di lì sono ancora  un’eternità e, continuando di questo passo, Amalfi vi arriverebbe fiaccata e terribilmente impoverita, in tutti i sensi. E, alla malora la grande storia e la nobile tradizione di regina del turismo conquistata con impegno e sacrifici di secoli per non parlare del suo ruolo di città leader della costa a cui dà il nome.

E’ stupefacente come in tre anni e passa  abbiano potuto dilapidare un enorme patrimonio di consenso elettorale. Ora siamo davvero arrivati al capolinea. Alfonso Del Pizzo, che stimo come professionista ed avrei voluto tanto apprezzare come amministratore, non manca di sicuro  di  intelligenza e soprattutto di sensibilità. E, certamente, starà vivendo un periodo di intenso tormento interiore, suppongo. Non vorrei essere nei suoi panni. Ma da osservatore esterno mi corre l’obbligo di porgli una domanda: Vuole passare alla storia della città come il sindaco che ne ha affossato definitivamente le legittime ambizioni di sviluppo in controtendenza con la stessa storia di famiglia (il padre lo ricordano tutti ed io stesso come un buon amministratore) o dare, anche se in ritardo, una prova di dignità e di grande scatto di orgoglio consegnando ai suoi eredi e, conseguentemente ad Amalfi una pagina di storia di cui vantarsi? E’ questo il dilemma a cui deve dare sollecita risposta in tormentata solitudine. Ma lo faccia presto. Il tempo sta per scadere. DEFINITIVAMENTE.

Da parte mia, sento il dovere civico di lanciare l’allarme. E forse ho la grave colpa di farlo in ritardo. Lo farò ancora nei prossimi giorni con onestà intellettuale e con lo  spirito costruttivo della proposta e non della protesta. Però sgombriamo subito il campo da dubbi o equivoci. NON HO ALCUNA VELLEITA’ DI CANDIDARMI A SINDACO, per ragioni anagrafiche e non solo. Se mai desidero  dare  una mano ad un gruppo di amici che abbiano voglia di mettere su un “LABORATORIO DI IDEE PER UNA PROGETTUALITA’ CREDIBILE. Ed anche per questo  il tempo stringe ed i mesi dell’autunno/inverno sono la stagione ideale per questo lavoro non più rinviabile. Uno dei primi  temi/problemi da porsi è: DILATARE IL TURISMO NELLO SPAZIO E NEL TEMPO. Mi propongo di trattarlo a breve, quando gli amici amalfitani, rallentano la loro idolatria al culto del dio tarì e sono disposti a prestare attenzione/riflessione anche ad altri temi che investono il futuro della città e dei loro figli. Forse”………….”

Questo scrivevo sei mesi fa, all’incirca. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: quattro giovani leoni (?!) rampanti, con la voglia di accelerare i tempi per l’occupazione democratica della governance della città ai massimi livelli, hanno sfiduciato il sindaco provocando di fatto il commissariamento dell’Amministrazione, ma non hanno mai dato pubbliche e plausibili spiegazioni del loro gesto, che ha gravemente danneggiato la città.  Al loro interno si è verificata una ulteriore lacerazione, resa pubblica e vistosa con appelli alla città per riaffermare la candidatura a sindaco da qualcuno in modo esplicito, da qualche altro in modo sotterraneo e/o sottotraccia, il sindaco uscente e sfiduciato ha riconfermato pubblicamente la sua volontà di ricandidarsi ed ha ottenuto l’assenso/consenso del circolo Pd, l’unica forza politica minimamente organizzata della città; ha promesso, a più riprese, che chiarirà ai cittadini elettori i retroscena della sfiducia e del conseguente commissariamento. A tal proposito è da chiarire subito che Alfonso Del Pizzo avrà di sicuro le sue colpe che sono certamente di indecisione, di equilibrismo, di tatticismo, di eccesso di signorile duttilità, ma è stato ed è irreprensibile sotto il profilo etico/morale nella  gestione della Cosa Pubblica. E sarebbe ingeneroso, ingeneroso e poco leale addossargli tutte le responsabilità dei gravi problemi della città che hanno molti padri e rimontano indietro negli anni. La minoranza/e/opposizione è lacerata, a sua volta, e fa fatica a ricompattarsi e a riproporsi all’elettorato con un progetto/programma unitario e condiviso e, ancor di più con una lista coesa ed affidabile… La conseguenza è che  a quindici giorni, o giù di lì, dalla presentazione delle liste, la città è ancora nella palude dell’incertezza e, all’orizzonte, non si intravede ancora la luce in fondo al tunnel. La città non merita di esporsi al ridicolo di fronte agli altri paesi della costiera, della provincia, della regione, dell’Italia e del mondo. Non lo merita per la sua storia e per il suo prestigioso passato. Urge uno scatto di orgoglio e di dignità da parte di tutta la società civile della città. Io, che non sono amalfitano di nascita, ma lo sono, e come  se lo sono!, di adozione, questo dovere lo sento. Io non vanto  ne possedimenti di beni materiali, né attività economiche mie, nè di parenti nella città. Vanto solo, questo certamente sì, l’orgoglio d’amore, di vederla luminosa di bellezza in linea con il suo passato. E per questo ho avvertito il bisogno/dovere di dare la mia disponibilità a candidarmi a semplice consigliere comunale, nella speranza/ambizione di poter dare il mio contributo alla stesura di un programma, prima, e, nel caso di elezione, nella sua realizzazione, nei settori, che mi sono più congeniali (TURISMO E CULTURA), dopo. Credo che almeno questa mia aspirazione, legittima sul piano delle norme della democrazia, mi sia consentita.

 

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

Ripropongo qui di seguito, aggiornandolo, un articolo che scrissi il 19 ottobre scorso. Ritengo che sia ancora di scottante attualità e, pertanto, con le opportune modifiche, potrebbe costituire un ulteriore contributo al dibattito elettorale, che sta entrando nell’ultima fase calda e concitata.

 

“Sono stato più volte ad Amalfi nell’agosto scorso. Nella mia vacanza in costiera, che da anni vivo nel relax di Minori respirando la calda stima dei tanti amici, non ho resistito al richiamo d’amore ed ho fatto, più volte, il mio pellegrinaggio ad Amalfi a recupero di memoria storica collettiva e personale. Me ne sono tornato deluso ed amareggiato. Avrei voluto rendere pubblica subito l’ amarezza e la delusione con una analisi spietata, ma senso di responsabilità mi ha trattenuto. Eravamo in pieno agosto e non intendevo essere accusato di ferire l’immagine della mia “città del cuore”, con un colpo mancino sull’attività prevalente: il turismo. Ma nel frattempo la situazione è peggiorata con una  vistosa lacerazione all’interno della maggioranza comunale, che si riflette negativamente sulla vita amministrativa, mettendone in forse anche quel minimo di attività legata alla routine della quotidianità. La misura è colma e senso di responsabilità impone alta e forte la voce di dissenso e condanna. Il silenzio sarebbe complicità.

L'analisi impone di partire da lontano. Appena due anni fa, ad un anno di distanza dalla elezione quasi plebiscitaria di Alfonso  Del Pizzo a sindaco, la città viveva ancora nel clima di entusiasmo, ubriaca del consenso per quello slogan indovinato e beneaugurante: "Amalfi da vivere". Eppure il consenso mostrava le prime crepe, anche vistose e di "Amalfi da vivere" era rimasto  soltanto il logo, che anche ai sostenitori più convinti ed accaniti  suonava come una beffa. Con il tempo la situazione è precipitata, giorno dopo giorno e mese dopo mese, in modo sempre più evidente e preoccupante. Oggi la città è allo sbando, come una barca alla deriva che rischia un naufragio disastroso. Ad un esame anche superficiale il bilancio è totalmente, o  quasi, deficitario.

Non solo non si è affrontato, con piglio imprenditoriale e determinazione ferma e sicura, nessuno dei grandi problemi, che pure erano stati sbandierati nei comizi: strada di circumvallazione, porto e vie del mare, protagonismo civile, economico e sociale dei villaggi, sempre più emarginati, ma non si è dedicato diligente impegno neppure all'ordinaria amministrazione con vistose disattenzioni finanche verso la manutenzione dei giardini, per accendere schegge di bellezza colorata in aiuole e vasi. Dappertutto si registra il senso della trascuratezza e dell'abbandono.

E quello che preoccupa di più è il diffuso senso di sconforto, di rassegnazione, di fatalismo. Non reagisce la vasta società civile, che nella migliore delle ipotesi borbotta e si rammarica per la scelta fatta e smadonna sui marciapiedi e ai tavoli dei bar, sfiduciati e sempre  più asserragliati nei recinti dorati delle proprie aziende gli operatori, alle prese con la necessità di far quadrare i bilanci e non arretrare nelle posizioni raggiunte con gli anni, incazzati i giovani proiettati verso un futuro sempre più incerto. E spesso sbandati ed annoiati inseguono evasioni nei paradisi artificiali con droghe per fortuna leggere, ma non sempre. Ed è molto preoccupante la cronaca dell’ultima settimana in proposito. E  sindaco, assessori e consiglieri  chiusi nel fortilizio/bunker di Palazzo San Benedetto  sono incapaci del ben che minimo dialogo con l'esterno e scavano un fossato sempre più profondo con la città viva, che si arrovella nella ragnatela dei problemi quotidiani. E, come se non bastasse, esplodono, a fasi alterne, le risse interne che sanno tanto di regolamenti di conto in vista delle elezioni ormai quasi alle porte e che evidenziano ambizioni malcelate per candidature di prestigio; e riemerge la lotta tra giovani e anziani, vecchi e nuovi sempre calda sottotraccia. Ed  ha sapore e tono di risentimento/ricatto il gesto del capogruppo di maggioranza, che   si dimette e vota contro il bilancio, forse risentito per la battaglia, legittima dal suo punto di vista, contro l’introduzione della tassa di soggiorno, ma sonoramente perduta sotto la forte pressione, altrettanto legittima, nella normale dialettica democratica, dell’opinione pubblica, a cui ha dato voce la maggioranza del Consiglio. E caduta, così, in campo di battaglia, in trincea, l’aspirazione a sindaco di uno dei candidati della nuova guardia, a meno di resurrezioni, al momento improbabili.

E, così, Amalfi, nel suo insieme, è sempre più vittima dell'apatia, dell'abulia, dell'afasia, incapace di uno scatto d'orgoglio e di dignità perchè l'apatia si trasformi in tumos/pathos di passione civile, l'abulia sia travolta dalla voglia insopprimibile di volontà di partecipazione e l'afasia in protesta dichiarata con voce alta e ferma-

E la democrazia muore un pò alla volta ogni giorno; -"cotidie morimur"- direbbe Seneca. Colpa chiara e netta della classe dirigente politica e di un suo esame di coscienza rigoroso e senza sconto che non c'è. Ma il Comune non può restare a lungo impantanato nella limacciosa ragnatela dell'inefficienza. Giunta e Consiglio  sono ancora in grado di alzare una difesa/barriera contro la deriva? E come pensa il sindaco Alfonso Del Pizzo di traghettare la sua maggioranza, lacerata da conflitti interni e da voracità di piccole lottizzazioni , come, dicevo, intende guidare il  sindaco l’Amministrazione fino alla scadenza naturale della consiliatura? Due anni o giù  di lì sono ancora  un'eternità e, continuando di questo passo, Amalfi vi arriverebbe fiaccata e terribilmente impoverita, in tutti i sensi. E, alla malora la grande storia e la nobile tradizione di regina del turismo conquistata con impegno e sacrifici di secoli per non parlare del suo ruolo di città leader della costa a cui dà il nome.

E' stupefacente come in tre anni e passa  abbiano potuto dilapidare un enorme patrimonio di consenso elettorale. Ora siamo davvero arrivati al capolinea. Alfonso Del Pizzo, che stimo come professionista ed avrei voluto tanto apprezzare come amministratore, non manca di sicuro  di  intelligenza e soprattutto di sensibilità. E, certamente, starà vivendo un periodo di intenso tormento interiore, suppongo. Non vorrei essere nei suoi panni. Ma da osservatore esterno mi corre l'obbligo di porgli una domanda: Vuole passare alla storia della città come il sindaco che ne ha affossato definitivamente le legittime ambizioni di sviluppo in controtendenza con la stessa storia di famiglia (il padre lo ricordano tutti ed io stesso come un buon amministratore) o dare, anche se in ritardo, una prova di dignità e di grande scatto di orgoglio consegnando ai suoi eredi e, conseguentemente ad Amalfi una pagina di storia di cui vantarsi? E' questo il dilemma a cui deve dare sollecita risposta in tormentata solitudine. Ma lo faccia presto. Il tempo sta per scadere. DEFINITIVAMENTE.

Da parte mia, sento il dovere civico di lanciare l'allarme. E forse ho la grave colpa di farlo in ritardo. Lo farò ancora nei prossimi giorni con onestà intellettuale e con lo  spirito costruttivo della proposta e non della protesta. Però sgombriamo subito il campo da dubbi o equivoci. NON HO ALCUNA VELLEITA’ DI CANDIDARMI A SINDACO, per ragioni anagrafiche e non solo. Se mai desidero  dare  una mano ad un gruppo di amici che abbiano voglia di mettere su un “LABORATORIO DI IDEE PER UNA PROGETTUALITA’ CREDIBILE. Ed anche per questo  il tempo stringe ed i mesi dell’autunno/inverno sono la stagione ideale per questo lavoro non più rinviabile. Uno dei primi  temi/problemi da porsi è: DILATARE IL TURISMO NELLO SPAZIO E NEL TEMPO. Mi propongo di trattarlo a breve, quando gli amici amalfitani, rallentano la loro idolatria al culto del dio tarì e sono disposti a prestare attenzione/riflessione anche ad altri temi che investono il futuro della città e dei loro figli. Forse”………….”

Questo scrivevo sei mesi fa, all’incirca. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: quattro giovani leoni (?!) rampanti, con la voglia di accelerare i tempi per l’occupazione democratica della governance della città ai massimi livelli, hanno sfiduciato il sindaco provocando di fatto il commissariamento dell’Amministrazione, ma non hanno mai dato pubbliche e plausibili spiegazioni del loro gesto, che ha gravemente danneggiato la città.  Al loro interno si è verificata una ulteriore lacerazione, resa pubblica e vistosa con appelli alla città per riaffermare la candidatura a sindaco da qualcuno in modo esplicito, da qualche altro in modo sotterraneo e/o sottotraccia, il sindaco uscente e sfiduciato ha riconfermato pubblicamente la sua volontà di ricandidarsi ed ha ottenuto l’assenso/consenso del circolo Pd, l’unica forza politica minimamente organizzata della città; ha promesso, a più riprese, che chiarirà ai cittadini elettori i retroscena della sfiducia e del conseguente commissariamento. A tal proposito è da chiarire subito che Alfonso Del Pizzo avrà di sicuro le sue colpe che sono certamente di indecisione, di equilibrismo, di tatticismo, di eccesso di signorile duttilità, ma è stato ed è irreprensibile sotto il profilo etico/morale nella  gestione della Cosa Pubblica. E sarebbe ingeneroso, ingeneroso e poco leale addossargli tutte le responsabilità dei gravi problemi della città che hanno molti padri e rimontano indietro negli anni. La minoranza/e/opposizione è lacerata, a sua volta, e fa fatica a ricompattarsi e a riproporsi all’elettorato con un progetto/programma unitario e condiviso e, ancor di più con una lista coesa ed affidabile… La conseguenza è che  a quindici giorni, o giù di lì, dalla presentazione delle liste, la città è ancora nella palude dell’incertezza e, all’orizzonte, non si intravede ancora la luce in fondo al tunnel. La città non merita di esporsi al ridicolo di fronte agli altri paesi della costiera, della provincia, della regione, dell’Italia e del mondo. Non lo merita per la sua storia e per il suo prestigioso passato. Urge uno scatto di orgoglio e di dignità da parte di tutta la società civile della città. Io, che non sono amalfitano di nascita, ma lo sono, e come  se lo sono!, di adozione, questo dovere lo sento. Io non vanto  ne possedimenti di beni materiali, né attività economiche mie, nè di parenti nella città. Vanto solo, questo certamente sì, l’orgoglio d’amore, di vederla luminosa di bellezza in linea con il suo passato. E per questo ho avvertito il bisogno/dovere di dare la mia disponibilità a candidarmi a semplice consigliere comunale, nella speranza/ambizione di poter dare il mio contributo alla stesura di un programma, prima, e, nel caso di elezione, nella sua realizzazione, nei settori, che mi sono più congeniali (TURISMO E CULTURA), dopo. Credo che almeno questa mia aspirazione, legittima sul piano delle norme della democrazia, mi sia consentita.

 

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it