Caserta. Operaio uccide imprenditore per un credito di 1.800 euro. L’assassino arrestato a Casoria

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Un operaio uccide un piccolo imprenditore. Un solo colpo di pistola, al termine di un litigio, in due fasi. Per un credito di appena 1800 euro di cui l’assassino aveva un disperato bisogno per sopravvivere e la vittima non aveva la momentanea disponibilità. È accaduto ieri alle porte di Caserta, a San Nicola La Strada, nel cantiere stradale in cui Agostino Fiorito, 65 anni di S. Nicola, stava eseguendo uno scavo per il posizionamento di alcuni cavi. Con lui il figlio Andrea di 42 anni e altri operai di una ditta a conduzione familiare. L’omicida, Mauro Biancardo, 66 anni di Casoria, è stato braccato per un intero pomeriggio dai carabinieri della compagnia di Marcianise, coordinati dal comandante provinciale Giancarlo Scafuri, e arrestato in serata a Casoria. Tutto aveva avuto inizio ieri mattina. Agostino Fiorito aveva un cantiere stradale in via Giulio Cesare a S. Nicola La Strada, una traversa parallela al vialone Carlo III che conduce alla Reggia di Caserta. Era sul posto con il figlio Andrea e alcuni operai. La strada chiusa momentaneamente al traffico, un camion e un piccolo scavatore in azione. Biancardo avvicina l’imprenditore per il quale aveva eseguito in passato dei lavori di movimento terra. Gli chiede il pagamento di un credito di 1800 euro, l’altro gli risponde che al momento non può saldare il debito. Ne nasce una discussione, poi un violento litigio, in cui intervengono anche gli altri operai e sembra il figlio della vittima. Biancardo viene allontanato e pare che il violento contrasto debba finire lì. I lavori riprendono, la discussione viene archiviata anche dai numerosi residenti che avevano sentito le voci concitate e assistito al parapiglia. Nel pomeriggio però, poco prima delle 16, Biancardo è di nuovo in via Giulio Cesare, parcheggia la sua Panda grigia nella stradina e torna alla carica. Questa volta armato di una pistola che deteneva regolarmente. Si dirige verso Fiorito e lo minaccia: «Adesso o mi dai i soldi o ti uccido». La situazione degenera. Cosa accade di preciso in questo momento è oggetto degli accertamenti disposti dal magistrato di turno della Procura di S. Maria Capua Vetere. E dell’interrogatorio cui è stato sottoposto durante la notte Biancardo dal capitano Nunzio Carbone, comandante della compagnia di Marcianise. Si cerca di capire se l’operaio abbia sparato intenzionalmente o se, nel corso di una colluttazione, sia partito un colpo. In ogni caso il proiettile, esploso da distanza ravvicinata, raggiunge Agostino Fiorito all’addome e fuoriesce dalla schiena centrando e infrangendo, poi, il lunotto posteriore della stessa Panda dell’aggressore. Un unico micidiale colpo, quindi. Fiorito resta a terra, poi viene soccorso dal figlio e dagli operai e trasportato all’ospedale di Caserta. Qui purtroppo giunge in condizioni disperate. I sanitari non riescono a stabilizzarne i parametri vitali, ha perso molto sangue, purtroppo il suo cuore cessa di battere circa un’ora dopo il ricovero. L’aggressore fugge dal luogo della sparatoria. Lo fa tanto precipitosamente da lasciare la sua auto e dileguarsi a piedi per le stradine del centro. Sul posto giungono i carabinieri e iniziano la caccia all’uomo. Sanno chi cercare. I testimoni riferiscono dell’identità di colui che ha premuto il grilletto e, come se non bastasse, c’è la Panda grigia a condurre direttamente al suo proprietario. Le ricerche naturalmente si estendono nell’hinterland napoletano, a Casoria, dove Mauro Biancardo vive. I carabinieri vanno a casa sua, non c’è, ma evidentemente la sua coscienza e qualcuno gli consiglia che non ha speranze di farla franca. Non può fuggire in eterno. Si aggira infatti non distante dalla caserma dei carabinieri di Casoria quando viene bloccato ed arrestato. Consegna anche la pistola con cui ha sparato ed ammette le proprie responsabilità. Un omicidio assurdo, un contrasto per motivi economici e alimentato dalla crisi che spingeva Biancardo a chiedere con insistenza, e poi con violenza, la somma che gli spettava. Il suo debitore a rimandare continuamente il pagamento per l’indisponibilità di liquidi. Ieri mattina nel cantiere, in strada, la discussione, il litigio, la sparatoria che ha trasformato due lavoratori in vittima e carnefice. (Claudio Coluzzi – Il Mattino)

Un operaio uccide un piccolo imprenditore. Un solo colpo di pistola, al termine di un litigio, in due fasi. Per un credito di appena 1800 euro di cui l’assassino aveva un disperato bisogno per sopravvivere e la vittima non aveva la momentanea disponibilità. È accaduto ieri alle porte di Caserta, a San Nicola La Strada, nel cantiere stradale in cui Agostino Fiorito, 65 anni di S. Nicola, stava eseguendo uno scavo per il posizionamento di alcuni cavi. Con lui il figlio Andrea di 42 anni e altri operai di una ditta a conduzione familiare. L’omicida, Mauro Biancardo, 66 anni di Casoria, è stato braccato per un intero pomeriggio dai carabinieri della compagnia di Marcianise, coordinati dal comandante provinciale Giancarlo Scafuri, e arrestato in serata a Casoria. Tutto aveva avuto inizio ieri mattina. Agostino Fiorito aveva un cantiere stradale in via Giulio Cesare a S. Nicola La Strada, una traversa parallela al vialone Carlo III che conduce alla Reggia di Caserta. Era sul posto con il figlio Andrea e alcuni operai. La strada chiusa momentaneamente al traffico, un camion e un piccolo scavatore in azione. Biancardo avvicina l’imprenditore per il quale aveva eseguito in passato dei lavori di movimento terra. Gli chiede il pagamento di un credito di 1800 euro, l’altro gli risponde che al momento non può saldare il debito. Ne nasce una discussione, poi un violento litigio, in cui intervengono anche gli altri operai e sembra il figlio della vittima. Biancardo viene allontanato e pare che il violento contrasto debba finire lì. I lavori riprendono, la discussione viene archiviata anche dai numerosi residenti che avevano sentito le voci concitate e assistito al parapiglia. Nel pomeriggio però, poco prima delle 16, Biancardo è di nuovo in via Giulio Cesare, parcheggia la sua Panda grigia nella stradina e torna alla carica. Questa volta armato di una pistola che deteneva regolarmente. Si dirige verso Fiorito e lo minaccia: «Adesso o mi dai i soldi o ti uccido». La situazione degenera. Cosa accade di preciso in questo momento è oggetto degli accertamenti disposti dal magistrato di turno della Procura di S. Maria Capua Vetere. E dell’interrogatorio cui è stato sottoposto durante la notte Biancardo dal capitano Nunzio Carbone, comandante della compagnia di Marcianise. Si cerca di capire se l’operaio abbia sparato intenzionalmente o se, nel corso di una colluttazione, sia partito un colpo. In ogni caso il proiettile, esploso da distanza ravvicinata, raggiunge Agostino Fiorito all’addome e fuoriesce dalla schiena centrando e infrangendo, poi, il lunotto posteriore della stessa Panda dell’aggressore. Un unico micidiale colpo, quindi. Fiorito resta a terra, poi viene soccorso dal figlio e dagli operai e trasportato all’ospedale di Caserta. Qui purtroppo giunge in condizioni disperate. I sanitari non riescono a stabilizzarne i parametri vitali, ha perso molto sangue, purtroppo il suo cuore cessa di battere circa un’ora dopo il ricovero. L’aggressore fugge dal luogo della sparatoria. Lo fa tanto precipitosamente da lasciare la sua auto e dileguarsi a piedi per le stradine del centro. Sul posto giungono i carabinieri e iniziano la caccia all’uomo. Sanno chi cercare. I testimoni riferiscono dell’identità di colui che ha premuto il grilletto e, come se non bastasse, c’è la Panda grigia a condurre direttamente al suo proprietario. Le ricerche naturalmente si estendono nell’hinterland napoletano, a Casoria, dove Mauro Biancardo vive. I carabinieri vanno a casa sua, non c’è, ma evidentemente la sua coscienza e qualcuno gli consiglia che non ha speranze di farla franca. Non può fuggire in eterno. Si aggira infatti non distante dalla caserma dei carabinieri di Casoria quando viene bloccato ed arrestato. Consegna anche la pistola con cui ha sparato ed ammette le proprie responsabilità. Un omicidio assurdo, un contrasto per motivi economici e alimentato dalla crisi che spingeva Biancardo a chiedere con insistenza, e poi con violenza, la somma che gli spettava. Il suo debitore a rimandare continuamente il pagamento per l’indisponibilità di liquidi. Ieri mattina nel cantiere, in strada, la discussione, il litigio, la sparatoria che ha trasformato due lavoratori in vittima e carnefice. (Claudio Coluzzi – Il Mattino)