L’ira di De Laurentiis negli spogliatoi: «Non accetto squallide prestazioni, tutti in ritiro fino a fine campionato»

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«Basta, il calice amaro della delusione adesso è colmo: ora il Napoli va in ritiro. E vi resta fino a quando le cose non cambiano, fino a quando non rivedo la condivisione dei valori della maglia azzurra. Perché la squadra deve ritrovare l’orgoglio perduto e una concentrazione che non c’è più». Aurelio De Laurentiis piomba in sala stampa quando mancano dieci minuti a mezzanotte. È una furia. Ha atteso che Benitez terminasse la sua conferenza prima di prendere la parola. «È la mia decisione, i giocatori restano in ritiro perché devono ritrovare l’amore per certi valori». Ha perso la pazienza il presidente del Napoli. Ha mandato giù troppi bocconi amari. E adesso è esploso: rosso in volto, voce rauca dopo la sfuriata nello spogliatoio. «Troppe distrazioni ci sono a Napoli, anche io ho avuto 25 anni e mi sono divertito tanto. Ma non ho mai mancato l’appuntamento con un pagamento, in questi 10 anni ho speso 386 milioni in giocatori e non posso più accettare questo andazzo. Si gira pagina, oppure si resta in ritiro fino alla fine della stagione. E so bene quanto il ritiro sia scomodo per loro». È chiaro che, a questo punto, il riferimento è a qualche tentazione di troppo in cui sarebbe caduto qualche giocatore azzurro. Un provvedimento a tempo indeterminato, a cui Benitez ha tentato, inutilmente, di opporsi. «Non è da grande club come è il mio Napoli andare in ritiro, ma è questa la scelta giusta per ricompattare il gruppo. Adesso basta: non accetto più prestazioni squallide come quelle delle ultime settimane. Magari con la Lazio e con la Roma non abbiamo giocato male, ma la squadra ora paga tutto quello che io e i tifosi abbiamo dovuto mandare giù amaramente negli ultimi tempi». Già, è troppo. È andata anche questa. Dopo il secondo posto, sipario pure sulla Coppa Italia. È la notte della malinconia, dopo i sogni di gloria. È la notte della sfuriata di De Laurentiis. «Voglio dare una sferzata alla squadra, voglio vedere superallenamenti, voglio una compattezza di lavoro e grande rispetto per Benitez e per loro stessi. Non posso più accettare certi comportamenti: o si volta pagina e rivedo presto il mio Napoli o restano tutti in ritiro fino alla fine del campionato». È la notte dell’amarezza. Ma anche della prima ribellione del popolo azzurro, del suo cuore ferito. Notte di paroloni e parolacce, della contestazione durissima del pubblico all’uscita del garage del San Paolo contro i giocatori, certo, ma anche contro il presidente e Benitez. «La prestazione è stata positiva, ancora una volta siamo stati sfortunati come è già capitato tante volte nelle ultime settimane: abbiamo fatto sette tiri in porta, cosa posso chiedere di più alla squadra? Al 78′ la qualificazione era in pugno», sbotta Benitez. La strada adesso è sempre più stretta per Benitez, anzi ormai è diventata un vicoletto. Per evitare che la stagione finisca in tregenda, visto l’uscita di scena dalla Tim Cup e il sesto posto in campionato, al Napoli non resta che vincere l’Europa League. Hai detto niente. Basta un’occhiata al Wolfsburg (una sola sconfitta nel 2015) per rendersi conto della strada in salita. «Nessuno deve dimenticare da dove siamo partiti, abbiamo fatto molto in questa stagione. Anche la Supercoppa qui non veniva vinta da 26 anni, io intanto farò di tutto per arrivare in fondo nell’Europa League ma senza dimenticare quali erano i nostri obiettivi a inizio stagione». Tradotto? Nessuno ha mai pensato di poter conquistare il trofeo. Che ferita, che incubo questa eliminazione per il Napoli e per Rafa. «Questa squadra è abituata a fare tante reti e negli ultimi tempi non vi riusciamo. Loro sono stati cinici e noi no». (Pino Taormina – Il Mattino)   

«Basta, il calice amaro della delusione adesso è colmo: ora il Napoli va in ritiro. E vi resta fino a quando le cose non cambiano, fino a quando non rivedo la condivisione dei valori della maglia azzurra. Perché la squadra deve ritrovare l'orgoglio perduto e una concentrazione che non c'è più». Aurelio De Laurentiis piomba in sala stampa quando mancano dieci minuti a mezzanotte. È una furia. Ha atteso che Benitez terminasse la sua conferenza prima di prendere la parola. «È la mia decisione, i giocatori restano in ritiro perché devono ritrovare l'amore per certi valori». Ha perso la pazienza il presidente del Napoli. Ha mandato giù troppi bocconi amari. E adesso è esploso: rosso in volto, voce rauca dopo la sfuriata nello spogliatoio. «Troppe distrazioni ci sono a Napoli, anche io ho avuto 25 anni e mi sono divertito tanto. Ma non ho mai mancato l'appuntamento con un pagamento, in questi 10 anni ho speso 386 milioni in giocatori e non posso più accettare questo andazzo. Si gira pagina, oppure si resta in ritiro fino alla fine della stagione. E so bene quanto il ritiro sia scomodo per loro». È chiaro che, a questo punto, il riferimento è a qualche tentazione di troppo in cui sarebbe caduto qualche giocatore azzurro. Un provvedimento a tempo indeterminato, a cui Benitez ha tentato, inutilmente, di opporsi. «Non è da grande club come è il mio Napoli andare in ritiro, ma è questa la scelta giusta per ricompattare il gruppo. Adesso basta: non accetto più prestazioni squallide come quelle delle ultime settimane. Magari con la Lazio e con la Roma non abbiamo giocato male, ma la squadra ora paga tutto quello che io e i tifosi abbiamo dovuto mandare giù amaramente negli ultimi tempi». Già, è troppo. È andata anche questa. Dopo il secondo posto, sipario pure sulla Coppa Italia. È la notte della malinconia, dopo i sogni di gloria. È la notte della sfuriata di De Laurentiis. «Voglio dare una sferzata alla squadra, voglio vedere superallenamenti, voglio una compattezza di lavoro e grande rispetto per Benitez e per loro stessi. Non posso più accettare certi comportamenti: o si volta pagina e rivedo presto il mio Napoli o restano tutti in ritiro fino alla fine del campionato». È la notte dell'amarezza. Ma anche della prima ribellione del popolo azzurro, del suo cuore ferito. Notte di paroloni e parolacce, della contestazione durissima del pubblico all'uscita del garage del San Paolo contro i giocatori, certo, ma anche contro il presidente e Benitez. «La prestazione è stata positiva, ancora una volta siamo stati sfortunati come è già capitato tante volte nelle ultime settimane: abbiamo fatto sette tiri in porta, cosa posso chiedere di più alla squadra? Al 78' la qualificazione era in pugno», sbotta Benitez. La strada adesso è sempre più stretta per Benitez, anzi ormai è diventata un vicoletto. Per evitare che la stagione finisca in tregenda, visto l'uscita di scena dalla Tim Cup e il sesto posto in campionato, al Napoli non resta che vincere l'Europa League. Hai detto niente. Basta un'occhiata al Wolfsburg (una sola sconfitta nel 2015) per rendersi conto della strada in salita. «Nessuno deve dimenticare da dove siamo partiti, abbiamo fatto molto in questa stagione. Anche la Supercoppa qui non veniva vinta da 26 anni, io intanto farò di tutto per arrivare in fondo nell'Europa League ma senza dimenticare quali erano i nostri obiettivi a inizio stagione». Tradotto? Nessuno ha mai pensato di poter conquistare il trofeo. Che ferita, che incubo questa eliminazione per il Napoli e per Rafa. «Questa squadra è abituata a fare tante reti e negli ultimi tempi non vi riusciamo. Loro sono stati cinici e noi no». (Pino Taormina – Il Mattino)