Napoli. Spariti i cubetti in porfido risalenti al 1800, valgono in totale 10 milioni. Ipotesi di un business online

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Napoli. C’era un tesoro a coprire le dissestate strade cittadine dal valore pari a 10 milioni, si tratta dei cubetti di porfido, dannazione degli automobilisti e dei centauri oltre che delle caviglie dei napoletani. Dove sono andati a finire i cubetti? Se lo chiede il consigliere comunale arancione Gaetano Troncone che adombra addirittura traffici clandestini del prezioso cubetto che si consumerebbero su una borsa nera attiva su internet. Per Troncone, in buona sostanza, le ditte che mettono il nero, comodo e rassicurante asfalto (almeno per automobilisti, centauri e caviglie) nel compiere questa operazione preleverebbero i cubetti e se li rivenderebbero a peso d’oro sul discreto canale virtuale delle aste on line. Vero? Falso? Certo Troncone ha scritto al sovrintendente appena insediatosi Luciano Garella, per conoscenza al sindaco Luigi de Magistris, ma soprattutto «Gentile assessore prof. ing. Mario Calabrese» che ha la delega ai lavori pubblici per chiedere lumi. Una pletora di aggettivi quasi messi come sfottò quelli dedicati a Calabrese. L’assessore non è che l’abbia presa benissimo e non ha nemmeno tutti i torti. Di certo Calabrese smentisce il sacco dei cubetti. «Sono semplicemente stati ricoperti per conservarli e preservarli in attesa di decidere la loro definitiva collocazione». Procediamo con ordine e dunque da Troncone che nel suo dettagliato dossier sostiene questa tesi: «Le scrivo in merito al rifacimento di manti stradali del corso Umberto I, corso Arnaldo Lucci e di via Gennaro Serra. Si tratta di importanti strade ottocentesche che fino a qualche anno fa erano lastricate con cubetti di porfido. Una pietra assai pregiata che, secondo i prezzari della Regione Campania, vale 75,58 euro al mq». Troncone poi entra nel merito della denuncia: «Purtroppo ho constatato che, a seguito dei lavori di rifacimento dei manti stradali, queste pietre sono scomparse e non si sa dove siano finite. La sostituzione di queste pietre con l’asfalto compromette il decoro e la bellezza di alcune importanti arterie della nostra città e fa sospettare che dietro questi lavori potrebbe nascondersi una speculazione ai danni del Comune». Parola ancora a Calabrese nella disfida dei cubetti: «Tutti i lavori di cui parla il consigliere sono stati fatti per consentire ai camion che servono i cantieri della metropolitana un transito più agevole e soprattutto perché non si sfondassero le strade e gli stessi cubetti. Voglio dire che il porfido è stato coperto dall’asfalto per tutelarlo, terminati i cantieri, vale a dire quando si dovrà immaginare la sistemazione delle strade che scorrono lungo le fermate del metrò, come il Corso Umberto, via Serra e il Corso Lucci, si deciderà cosa fare». Per l’assessore il tema è più generale. «Il punto chiave della questione è che i cubetti di porfido costano moltissimo anche in termini di manutenzione, andavano bene quando i flussi di traffico che attraversavano Napoli non erano quelli attuali. Trovo più giusto che i cubetti vengano collocati in corrispondenza delle ztl che cadono proprio in corrispondenza del centro antico della città. E ad ogni modo – conclude Calabrese – tutti i lavori effettuati sono stati svolti con il permesso della Sovrintendenza». Torniamo a Troncone che rintuzza sulla questione della copertura con il bitume dei cubetti: «È inquietante quello che è accaduto a corso Arnaldo Lucci dove sono spariti 1 milione e 63mila euro di porfido. Il dubbio che mi è sorto, a seguito di un mio sopralluogo, è che il porfido, in questo caso, potrebbe essere stato sommerso dal tappetino di asfalto che in alcuni punti si sta già distaccando, sebbene messo di recente, facendo affiorare le pietre in superficie. In questo caso, oltre al danno di avere perso il materiale, ormai definitivamente compromesso, ci sarebbe anche la beffa di lavori eseguiti non a regola d’arte per cui molto presto occorrerà nuovamente intervenire». Troncone conclude la sua disamina invocando l’intervento del sovrintendente Garella: «A questo punto mi chiedo come sia possibile che la Soprintendenza e il Comune abbiano autorizzato simili interventi». (Luigi Roano – Il Mattino) 

Napoli. C’era un tesoro a coprire le dissestate strade cittadine dal valore pari a 10 milioni, si tratta dei cubetti di porfido, dannazione degli automobilisti e dei centauri oltre che delle caviglie dei napoletani. Dove sono andati a finire i cubetti? Se lo chiede il consigliere comunale arancione Gaetano Troncone che adombra addirittura traffici clandestini del prezioso cubetto che si consumerebbero su una borsa nera attiva su internet. Per Troncone, in buona sostanza, le ditte che mettono il nero, comodo e rassicurante asfalto (almeno per automobilisti, centauri e caviglie) nel compiere questa operazione preleverebbero i cubetti e se li rivenderebbero a peso d’oro sul discreto canale virtuale delle aste on line. Vero? Falso? Certo Troncone ha scritto al sovrintendente appena insediatosi Luciano Garella, per conoscenza al sindaco Luigi de Magistris, ma soprattutto «Gentile assessore prof. ing. Mario Calabrese» che ha la delega ai lavori pubblici per chiedere lumi. Una pletora di aggettivi quasi messi come sfottò quelli dedicati a Calabrese. L’assessore non è che l’abbia presa benissimo e non ha nemmeno tutti i torti. Di certo Calabrese smentisce il sacco dei cubetti. «Sono semplicemente stati ricoperti per conservarli e preservarli in attesa di decidere la loro definitiva collocazione». Procediamo con ordine e dunque da Troncone che nel suo dettagliato dossier sostiene questa tesi: «Le scrivo in merito al rifacimento di manti stradali del corso Umberto I, corso Arnaldo Lucci e di via Gennaro Serra. Si tratta di importanti strade ottocentesche che fino a qualche anno fa erano lastricate con cubetti di porfido. Una pietra assai pregiata che, secondo i prezzari della Regione Campania, vale 75,58 euro al mq». Troncone poi entra nel merito della denuncia: «Purtroppo ho constatato che, a seguito dei lavori di rifacimento dei manti stradali, queste pietre sono scomparse e non si sa dove siano finite. La sostituzione di queste pietre con l’asfalto compromette il decoro e la bellezza di alcune importanti arterie della nostra città e fa sospettare che dietro questi lavori potrebbe nascondersi una speculazione ai danni del Comune». Parola ancora a Calabrese nella disfida dei cubetti: «Tutti i lavori di cui parla il consigliere sono stati fatti per consentire ai camion che servono i cantieri della metropolitana un transito più agevole e soprattutto perché non si sfondassero le strade e gli stessi cubetti. Voglio dire che il porfido è stato coperto dall’asfalto per tutelarlo, terminati i cantieri, vale a dire quando si dovrà immaginare la sistemazione delle strade che scorrono lungo le fermate del metrò, come il Corso Umberto, via Serra e il Corso Lucci, si deciderà cosa fare». Per l’assessore il tema è più generale. «Il punto chiave della questione è che i cubetti di porfido costano moltissimo anche in termini di manutenzione, andavano bene quando i flussi di traffico che attraversavano Napoli non erano quelli attuali. Trovo più giusto che i cubetti vengano collocati in corrispondenza delle ztl che cadono proprio in corrispondenza del centro antico della città. E ad ogni modo – conclude Calabrese – tutti i lavori effettuati sono stati svolti con il permesso della Sovrintendenza». Torniamo a Troncone che rintuzza sulla questione della copertura con il bitume dei cubetti: «È inquietante quello che è accaduto a corso Arnaldo Lucci dove sono spariti 1 milione e 63mila euro di porfido. Il dubbio che mi è sorto, a seguito di un mio sopralluogo, è che il porfido, in questo caso, potrebbe essere stato sommerso dal tappetino di asfalto che in alcuni punti si sta già distaccando, sebbene messo di recente, facendo affiorare le pietre in superficie. In questo caso, oltre al danno di avere perso il materiale, ormai definitivamente compromesso, ci sarebbe anche la beffa di lavori eseguiti non a regola d’arte per cui molto presto occorrerà nuovamente intervenire». Troncone conclude la sua disamina invocando l’intervento del sovrintendente Garella: «A questo punto mi chiedo come sia possibile che la Soprintendenza e il Comune abbiano autorizzato simili interventi». (Luigi Roano – Il Mattino) 

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