La visita lampo della Merkel, tra archeologia e buona tavola. Prima di Ischia tappa negli scavi di Stabia e Ercolano

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Cielo plumbeo, scuro e rabbioso. Con una sfumatura di grigio quasi più germanica che mediterranea. Pioggia fredda che schiaffeggia le fiancate del traghetto «Maria Buono» della Medmar. Lei – imperturbabile, ostinata, o forse semplicemente abitudinaria – non rinuncia all’annuale vacanzella ischitana. «Bello, bello, molto bello», ha imparato a dire e a ripetere, stringendo in due fessure gli occhietti celesti. Sguardo che appare a tratti un po’ bonario, da zia premurosa, e a tratti un po’ arcigno, da preside severa. La donna più potente d’Europa (in realtà la donna – al momento – più potente del mondo) sbarca a Casamicciola col suo macchinone blindato, dopo la breve e movimentata traversata del golfo (mare mosso, anche se non proprio burrascoso) cominciata dal molo di Pozzuoli, circondata e protetta da guardie del corpo, poliziotti italiani e tedeschi, agenti della sicurezza in borghese. Preceduta e accompagnata dal gelo proveniente da Scandinavia e Balcani, Angela Merkel non trova, questa volta, ad accoglierla a Ischia, il solito notabilato tirato a lustro. Il protocollo, stavolta, non ha previsto incontri con le autorità locali, forse per evitare l’imbarazzo di affidare a qualcuno il compito di rappresentare Giosi Ferrandino, sindaco isolano schiaffato in galera. In ogni caso, le vacanze sono vacanze. Così è nella residenza del piccolo hotel Miramare, sullo scoglio di Sant’Angelo, che Angela Dorothea Kasner (poi divenuta Merkel, cognome fatto proprio dal primo matrimonio) aprirà oggi il suo uovo di Pasqua. Tranquilla e rilassata. A casa tutto a posto: a Berlino,con il compito di ringhiare contro Tsipras, Varoufakis, i greci, gli insolventi e gli «sviluppisti» di tutta Europa, ha lasciato il fido Schauble, il dobermann a guardia delle austere finanze tedesche. Vacanze campane super-vigilate. Molto più degli altri anni, visti i tempi che corrono. Cecchini qui e là appostati, come al solito, mentre lei – sorridente (ma solo quel tanto che basta), maglioncino nocciola e shirt arancione, seguita dal discretissimo Joachim Sauer, secondo ed attuale marito – se ne andava in giro tra archeologia stabiese, scavi di Ercolano e piatti di paccheri e alici fritte alla «Taverna del porto» di Castellammare. Percorso blindato. E stavolta perfino artificieri della polizia al lavoro. Allarme, isolamento dell’area, controlli: c’è stato anche questo, poco prima dell’imbarco da Pozzuoli. Ma – s’è poi scoperto – non erano i brutti ceffi dell’Isis a voler mettere a segno il grande botto, il colpaccio anti-europeo, anti-occidentale e anti-imperialista: il fatto è che un tizio, magari neanche tanto interessato alla visita di frau Angela, ha avuto ieri pomeriggio la mala idea di lasciare la sua Matiz Daewoo, con sette bombole del gas a bordo, parcheggiata proprio a qualche metro dall’imbarco della superpotente cancelliera sul traghetto della Medmar. Dovrebbe essersela cavata con una strigliata e una multa. «Possiamo fare una foto insieme?». Assunta Russo, figlia del proprietario della «Taverna del porto» di Castellammare, dopo aver servito a tavola i già citati paccheri, con alici e baccalà, ai quattro avventori speciali (Angela con Joachim, l’interprete e la guida) è probabile che si aspettasse un «sì, perché no, facciamoci pure questa foto». E invece no, la tedesca ha cortesemente rifiutato: «Magari un’altra volta». Carattere? Freddezza teutonica? Non è detto. Era stata la stessa, algida e luterana frau Merkel, a stampare – appena qualche ora prima – un bel bacio sulla faccia di uno dei custodi degli scavi dell’antica Stabia. Lui s’era dimostrato davvero entusiasta nel riconoscerla: «Cancelliera Merkel, quale onore». E senza starci tanto a pensare se l’era abbracciata. Lei non aveva resistito. O s’era lasciata andare. «Ohhh». E finalmente un inequivocabile sorriso. Il tutto durante una tipica visita «mordi e fuggi», da turista di massa: giusto per poter dire «ci siamo stati». Che dire? E’ l’Italia che non puoi fare a meno di vedere: vestigia romane, Trecento, Rinascimento… Epoca che vai, fascino che trovi. Poi, vabbè, l’Italia ha avuto pure l’era del Bunga-Bunga: è allora che l’ex cavaliere, intercettato mentre parlava con il faccendiere procacciatore Tarantini, definì la Merkel «una culona inchiavabile» (i giornali tedeschi provarono a tradurre: «Unfickbares Fetten Arsch…»). Puro stile berlusconiano. Correva l’anno 2011. Sembra preistoria. Ma ieri i signori Merkel-Sauer si sono visti al volo la Villa di Arianna, Villa San Marco e mosaici. Poi ristorantino, poi in auto a Pozzuoli, poi in mare verso Casamicciola, poi di nuovo sul Suv blindato con destinazione Sant’Angelo. Sono le otto e dieci di sera quando il corteo armato italo-tedesco arriva a Sant’Angelo. Lei scende giù con balzo veloce: pantaloni ghiaccio, giacca a vento blu, scarpe sportive. E via a piedi, con passo deciso, supervigilata e superprotetta dai superpoliziotti, e si infila nell’alberghetto Miramare. (Francesco Romanetti – Il Mattino)

Cielo plumbeo, scuro e rabbioso. Con una sfumatura di grigio quasi più germanica che mediterranea. Pioggia fredda che schiaffeggia le fiancate del traghetto «Maria Buono» della Medmar. Lei – imperturbabile, ostinata, o forse semplicemente abitudinaria – non rinuncia all’annuale vacanzella ischitana. «Bello, bello, molto bello», ha imparato a dire e a ripetere, stringendo in due fessure gli occhietti celesti. Sguardo che appare a tratti un po’ bonario, da zia premurosa, e a tratti un po’ arcigno, da preside severa. La donna più potente d’Europa (in realtà la donna – al momento – più potente del mondo) sbarca a Casamicciola col suo macchinone blindato, dopo la breve e movimentata traversata del golfo (mare mosso, anche se non proprio burrascoso) cominciata dal molo di Pozzuoli, circondata e protetta da guardie del corpo, poliziotti italiani e tedeschi, agenti della sicurezza in borghese. Preceduta e accompagnata dal gelo proveniente da Scandinavia e Balcani, Angela Merkel non trova, questa volta, ad accoglierla a Ischia, il solito notabilato tirato a lustro. Il protocollo, stavolta, non ha previsto incontri con le autorità locali, forse per evitare l’imbarazzo di affidare a qualcuno il compito di rappresentare Giosi Ferrandino, sindaco isolano schiaffato in galera. In ogni caso, le vacanze sono vacanze. Così è nella residenza del piccolo hotel Miramare, sullo scoglio di Sant’Angelo, che Angela Dorothea Kasner (poi divenuta Merkel, cognome fatto proprio dal primo matrimonio) aprirà oggi il suo uovo di Pasqua. Tranquilla e rilassata. A casa tutto a posto: a Berlino,con il compito di ringhiare contro Tsipras, Varoufakis, i greci, gli insolventi e gli «sviluppisti» di tutta Europa, ha lasciato il fido Schauble, il dobermann a guardia delle austere finanze tedesche. Vacanze campane super-vigilate. Molto più degli altri anni, visti i tempi che corrono. Cecchini qui e là appostati, come al solito, mentre lei – sorridente (ma solo quel tanto che basta), maglioncino nocciola e shirt arancione, seguita dal discretissimo Joachim Sauer, secondo ed attuale marito – se ne andava in giro tra archeologia stabiese, scavi di Ercolano e piatti di paccheri e alici fritte alla «Taverna del porto» di Castellammare. Percorso blindato. E stavolta perfino artificieri della polizia al lavoro. Allarme, isolamento dell’area, controlli: c’è stato anche questo, poco prima dell’imbarco da Pozzuoli. Ma – s’è poi scoperto – non erano i brutti ceffi dell’Isis a voler mettere a segno il grande botto, il colpaccio anti-europeo, anti-occidentale e anti-imperialista: il fatto è che un tizio, magari neanche tanto interessato alla visita di frau Angela, ha avuto ieri pomeriggio la mala idea di lasciare la sua Matiz Daewoo, con sette bombole del gas a bordo, parcheggiata proprio a qualche metro dall’imbarco della superpotente cancelliera sul traghetto della Medmar. Dovrebbe essersela cavata con una strigliata e una multa. «Possiamo fare una foto insieme?». Assunta Russo, figlia del proprietario della «Taverna del porto» di Castellammare, dopo aver servito a tavola i già citati paccheri, con alici e baccalà, ai quattro avventori speciali (Angela con Joachim, l’interprete e la guida) è probabile che si aspettasse un «sì, perché no, facciamoci pure questa foto». E invece no, la tedesca ha cortesemente rifiutato: «Magari un’altra volta». Carattere? Freddezza teutonica? Non è detto. Era stata la stessa, algida e luterana frau Merkel, a stampare – appena qualche ora prima – un bel bacio sulla faccia di uno dei custodi degli scavi dell’antica Stabia. Lui s’era dimostrato davvero entusiasta nel riconoscerla: «Cancelliera Merkel, quale onore». E senza starci tanto a pensare se l’era abbracciata. Lei non aveva resistito. O s’era lasciata andare. «Ohhh». E finalmente un inequivocabile sorriso. Il tutto durante una tipica visita «mordi e fuggi», da turista di massa: giusto per poter dire «ci siamo stati». Che dire? E’ l’Italia che non puoi fare a meno di vedere: vestigia romane, Trecento, Rinascimento… Epoca che vai, fascino che trovi. Poi, vabbè, l’Italia ha avuto pure l’era del Bunga-Bunga: è allora che l’ex cavaliere, intercettato mentre parlava con il faccendiere procacciatore Tarantini, definì la Merkel «una culona inchiavabile» (i giornali tedeschi provarono a tradurre: «Unfickbares Fetten Arsch…»). Puro stile berlusconiano. Correva l’anno 2011. Sembra preistoria. Ma ieri i signori Merkel-Sauer si sono visti al volo la Villa di Arianna, Villa San Marco e mosaici. Poi ristorantino, poi in auto a Pozzuoli, poi in mare verso Casamicciola, poi di nuovo sul Suv blindato con destinazione Sant’Angelo. Sono le otto e dieci di sera quando il corteo armato italo-tedesco arriva a Sant’Angelo. Lei scende giù con balzo veloce: pantaloni ghiaccio, giacca a vento blu, scarpe sportive. E via a piedi, con passo deciso, supervigilata e superprotetta dai superpoliziotti, e si infila nell’alberghetto Miramare. (Francesco Romanetti – Il Mattino)