Compagni di viaggio alle Faer Oer — Ritratti di Laura Franco 2/3 Un bel ragazzo dalla California

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Kevin è un americano di venticinque anni che è partito dalla California con una immensa valigia piena di abiti che sarebbero serviti per le serate di gala di una crociera sulle navi della Carnival, ma la Smyril Line è un traghetto nordico, essenziale e senza fronzoli. Si cena con ottimi pesci e ottime carni imbanditi da vichinghi tatuati che affettano maiali, buoi e salmoni, ma nulla richiede di vestirsi in maniera diversa dalla colazione. Insomma Kevin non ha trovato nulla di ciò che si aspettava. Non la vita lussuosa delle navi a cinque stelle. Non l’eclisse. Era venuto anche per vedere l’eclisse e proprio nel momento in cui avrebbe potuto togliersi gli occhialetti e guardare verso il sole e vedere solo la corona, proprio in quel momento, una nuvola dispettosa è passata tra lui e la luna e zac… niente visione della totalità dell’eclisse, nessuna possibilità di vedere la macchia nera nel cielo, niente foto della vita da mostrare a amici che forse neanche sapevano che ci sono due eclissi all’anno. Insomma il viaggio di Kevin è stato una delusione? Ma per nulla. Ecco le sue parole.

Ho visto posti che non immaginavo. E poi ho conosciuto i miei compagni di cabina. Sapevo che avrei diviso la cabina con altri tre uomini. Non immaginavo che avrei trovato un intero universo, come in una Fraternity al college, ma meglio.  Che dire? Con uno mi sono sentito libero di parlare come non ho mai parlato con mio padre. Lui vive a Toronto, ha due figli della mia età e anche lui non ha mai parlato con i suoi figli come con me. Mi ha detto tante cose belle: è stato bello ascoltare le sue esperienze. 

L’altro è un danese, ha trenta giorni di vacanza all’anno, io ho dieci giorni e dopo questo viaggio lavorerò per altri 355 giorni circa dieci ore al giorno.  ‘Sì negli US e in Canada è normale quando si comincia a lavorare si hanno solo dieci giorni di vacanza, noi in America lavoriamo molto’, ha detto il comune compagno canadese, ma poi mentre stavo per sentirmi sopraffare dal senso di prigionia per non avere altre vacanze mi sono detto: i cinesi lavorano anche più di me…  non mi lamento.  Però certo un pensierino sulla vita che vivo e che viviamo lo faccio.

Sono timido, non avevo mai parlato con una ragazza, neanche al college, e qua, senza neanche accorgermene, ho conosciuto una ragazza bellissima, e con lei ho parlato, abbiamo parlato, lei ha lavorato a New York ci siamo scambiati gli indirizzi. 

Eravamo tutti sul ponte perché l’altoparlante aveva annunciato: Northern lights from deck eight.

Non si può descrivere la danza della luce delle Northern lights, le aurore boreali, almeno delle sole che ho visto, ma so che a un certo punto tra verdi bianchi e viola in una danza che non si riusciva a fare entrare nel campo visivo, una cosa che avvolgeva e si muoveva in tutto il cielo, esattamente dove stavo guardando sono apparse due stelline luminosissime e azzurre ho provato un tuffo al cuore e ho emesso un suono e mi sono accorto che accanto a me un’altra persona ha emesso lo stesso suono per lo stesso stupore e così, senza conoscerci senza sapere chi fosse l’altro o altra insomma ci siamo abbracciati quell’abbraccio è stato un abbraccio primordiale, una esigenza di sentire un altro essere vivente per rimanere ancorati alla terra, l’abbraccio è stato forte sentito, ci siamo stretti fino a sentire lo spessore dei nostri corpi, ci siamo emozionati e abbiamo condiviso l’emozione. Un attimo di eternità sul ponte della nave. Quell’attimo da solo valeva il viaggio.

È stato il viaggio più bello della mia vita.

 

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

E a volte scrive su

https://lauralaurafranco.wordpress.com/

Kevin è un americano di venticinque anni che è partito dalla California con una immensa valigia piena di abiti che sarebbero serviti per le serate di gala di una crociera sulle navi della Carnival, ma la Smyril Line è un traghetto nordico, essenziale e senza fronzoli. Si cena con ottimi pesci e ottime carni imbanditi da vichinghi tatuati che affettano maiali, buoi e salmoni, ma nulla richiede di vestirsi in maniera diversa dalla colazione. Insomma Kevin non ha trovato nulla di ciò che si aspettava. Non la vita lussuosa delle navi a cinque stelle. Non l’eclisse. Era venuto anche per vedere l’eclisse e proprio nel momento in cui avrebbe potuto togliersi gli occhialetti e guardare verso il sole e vedere solo la corona, proprio in quel momento, una nuvola dispettosa è passata tra lui e la luna e zac… niente visione della totalità dell’eclisse, nessuna possibilità di vedere la macchia nera nel cielo, niente foto della vita da mostrare a amici che forse neanche sapevano che ci sono due eclissi all’anno. Insomma il viaggio di Kevin è stato una delusione? Ma per nulla. Ecco le sue parole.

Ho visto posti che non immaginavo. E poi ho conosciuto i miei compagni di cabina. Sapevo che avrei diviso la cabina con altri tre uomini. Non immaginavo che avrei trovato un intero universo, come in una Fraternity al college, ma meglio.  Che dire? Con uno mi sono sentito libero di parlare come non ho mai parlato con mio padre. Lui vive a Toronto, ha due figli della mia età e anche lui non ha mai parlato con i suoi figli come con me. Mi ha detto tante cose belle: è stato bello ascoltare le sue esperienze. 

L’altro è un danese, ha trenta giorni di vacanza all’anno, io ho dieci giorni e dopo questo viaggio lavorerò per altri 355 giorni circa dieci ore al giorno.  ‘Sì negli US e in Canada è normale quando si comincia a lavorare si hanno solo dieci giorni di vacanza, noi in America lavoriamo molto’, ha detto il comune compagno canadese, ma poi mentre stavo per sentirmi sopraffare dal senso di prigionia per non avere altre vacanze mi sono detto: i cinesi lavorano anche più di me…  non mi lamento.  Però certo un pensierino sulla vita che vivo e che viviamo lo faccio.

Sono timido, non avevo mai parlato con una ragazza, neanche al college, e qua, senza neanche accorgermene, ho conosciuto una ragazza bellissima, e con lei ho parlato, abbiamo parlato, lei ha lavorato a New York ci siamo scambiati gli indirizzi. 

Eravamo tutti sul ponte perché l’altoparlante aveva annunciato: Northern lights from deck eight.

Non si può descrivere la danza della luce delle Northern lights, le aurore boreali, almeno delle sole che ho visto, ma so che a un certo punto tra verdi bianchi e viola in una danza che non si riusciva a fare entrare nel campo visivo, una cosa che avvolgeva e si muoveva in tutto il cielo, esattamente dove stavo guardando sono apparse due stelline luminosissime e azzurre ho provato un tuffo al cuore e ho emesso un suono e mi sono accorto che accanto a me un’altra persona ha emesso lo stesso suono per lo stesso stupore e così, senza conoscerci senza sapere chi fosse l’altro o altra insomma ci siamo abbracciati quell’abbraccio è stato un abbraccio primordiale, una esigenza di sentire un altro essere vivente per rimanere ancorati alla terra, l’abbraccio è stato forte sentito, ci siamo stretti fino a sentire lo spessore dei nostri corpi, ci siamo emozionati e abbiamo condiviso l’emozione. Un attimo di eternità sul ponte della nave. Quell’attimo da solo valeva il viaggio.

È stato il viaggio più bello della mia vita.

 

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

E a volte scrive su

https://lauralaurafranco.wordpress.com/