Laboccetta la Gori e gli appalti Cpl Concordia

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Le mire della cricca degli appalti Cpl Concordia si erano concentrate anche sull’acqua pubblica campana e in particolare sulla Gori. La ricostruzione dei dialoghi intercettati dai magistrati della Procura di Napoli fa venire i brividi ai cittadini campani. emerge il ruolo di Amedeo Laboccetta (non indagato) protagonista di conversazioni serratissime finite nelle carte dell’inchiesta. Conversazioni che, se ancora ce ne fosse bisogno considerate le miriadi di volte in cui Laboccetta si è trovato sulla graticola, dovrebbero convincere il governatore Stefano Caldoro a far dimettere immediatamente il suo amico Amedeo dal vertice della Gori. Anche il nome dell’ex premier Silvio Berlusconi, ricostruisce l’Ansa spunta tra le migliaia di intercettazioni dell’inchiesta sulle tangenti a Ischia. Sono le 11.31 dell’11 maggio dello scorso anno. E’ Silvio Berlusconi, tramite la sua segreteria – annotano i carabinieri del Noe – a chiamare Amedeo Laboccetta, ex parlamentare del Pdl. E’ lui ad essere intercettato, perchè gli inquirenti intendono chiarire soprattutto la natura dei suoi contatti con Francesco Simone, il responsabile delle relazioni istituzionali della cooperativa CPL, arrestato nei giorni scorsi. Con Laboccetta il Cavaliere “parla, tra l’altro, della situazione di crisi sociale. Berlusconi dice inoltre – scrivono ancora i carabinieri – che i giudici, anche su ordine del Capo dello Stato, aspettano soltanto un suo passo falso per avere la scusa ed arrestarlo”. Nell’atto giudiziario in questione, che è una richiesta di proroga delle intercettazioni nei confronti di Labocetta datato 5 giugno 2014, non c’e’ la trascrizione testuale della telefonata ma solo il sunto della conversazione. Stessa cosa in molti altri atti in cui lo stesso il passaggio viene riportato, sempre in forma sintetica. Gli investigatori si occupano di Laboccetta in quanto ritenuto una delle persone della “rete relazione” di ‘tom-tom’ Simone, il consulente della CPL che “arrivava dovunque”. In particolare, al di là del lavoro svolto per conto della cooperativa ‘rossa’, Simone aveva stretto rapporti con Alessandro Clementi, della Wave Investment partners di Roma, una società che si occupa di gestione e recupero del credito al quale segnalava aziende che vantavano dei crediti, anche con la pubblica amministrazione, disposte a cederli alla Wave. E Laboccetta era stato da poco nominato presidente della società campana Gori che vantava qualcosa come 170 milioni di crediti nei confronti sia dei privati che della Pa. “Laboccetta – scrivono i carabinieri, dando conto dell’esito di una intercettazione – dice che sarebbe opportuno fare una manifestazione d’interesse perchè una gara avrebbe tempi più lunghi, ma Simone si raccomanda di non spargere la voce sulla questione che stanno trattando, trovando d’accordo il suo interlocutore”. In un successivo colloquio intercettato tra Simone e Clementi “si parla del nuovo Decreto che è stato emanato e che stabilisce che solo le banche possono acquistare e scegliere i crediti relativi alla pubblica amministrazione”. In questo contesto Clementi “fa presente che ‘quella roba lì’ vista con Laboccetta non può farla con il decreto legge in questione. In conclusione Simone dice però a Clementi di andare avanti con ‘Laboccetta e company’ rassicurandolo che probabilmente il decreto decadrà”. E’ in questo scenario che i carabinieri del Noe annotano i “contatti frequenti” di Laboccetta “sia con l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che con l’ex deputato Marco Milanese”, in passato consigliere dell’ex ministro Giulio Tremonti e coinvolto in diverse inchieste. Viene citata in particolare la telefonata dell’11 maggio, nella quale Berlusconi e e Laboccetta “commentano la situazione di crisi che c’e’ in giro…disoccupazione giovanile e problema immigrati e l’Europa che non prende posizioni”. Segue la considerazione di Berlusconi sui giudici che “aspettano solo un suo passo falso” per arrestarlo. La conversazione chiude con la proposta di Labocetta di far incontrare al Cavaliere, di lì a poco, “l’amico Marco”, riferendosi a Milanese. Berlusconi acconsente, ma poi di fatto l’incontro salta. Alcuni giorni prima, emerge sempre dagli atti dell’inchiesta, Laboccetta era stato a cena con Milanese e la compagna di questi, la quale aveva incontrato Berlusconi a Palazzo Grazioli quello stesso pomeriggio. “E’ stata una cena molto, molto interessante”, riferisce alle 23.58 Laboccetta a Berlusconi, aggiungendo che martedì avrà “..un promemoria analitico, preciso e puntuale che è veramente interessantissimo”.

Le mire della cricca degli appalti Cpl Concordia si erano concentrate anche sull’acqua pubblica campana e in particolare sulla Gori. La ricostruzione dei dialoghi intercettati dai magistrati della Procura di Napoli fa venire i brividi ai cittadini campani. emerge il ruolo di Amedeo Laboccetta (non indagato) protagonista di conversazioni serratissime finite nelle carte dell’inchiesta. Conversazioni che, se ancora ce ne fosse bisogno considerate le miriadi di volte in cui Laboccetta si è trovato sulla graticola, dovrebbero convincere il governatore Stefano Caldoro a far dimettere immediatamente il suo amico Amedeo dal vertice della Gori. Anche il nome dell'ex premier Silvio Berlusconi, ricostruisce l’Ansa spunta tra le migliaia di intercettazioni dell'inchiesta sulle tangenti a Ischia. Sono le 11.31 dell'11 maggio dello scorso anno. E' Silvio Berlusconi, tramite la sua segreteria – annotano i carabinieri del Noe – a chiamare Amedeo Laboccetta, ex parlamentare del Pdl. E' lui ad essere intercettato, perchè gli inquirenti intendono chiarire soprattutto la natura dei suoi contatti con Francesco Simone, il responsabile delle relazioni istituzionali della cooperativa CPL, arrestato nei giorni scorsi. Con Laboccetta il Cavaliere "parla, tra l'altro, della situazione di crisi sociale. Berlusconi dice inoltre – scrivono ancora i carabinieri – che i giudici, anche su ordine del Capo dello Stato, aspettano soltanto un suo passo falso per avere la scusa ed arrestarlo". Nell'atto giudiziario in questione, che è una richiesta di proroga delle intercettazioni nei confronti di Labocetta datato 5 giugno 2014, non c'e' la trascrizione testuale della telefonata ma solo il sunto della conversazione. Stessa cosa in molti altri atti in cui lo stesso il passaggio viene riportato, sempre in forma sintetica. Gli investigatori si occupano di Laboccetta in quanto ritenuto una delle persone della "rete relazione" di 'tom-tom' Simone, il consulente della CPL che "arrivava dovunque". In particolare, al di là del lavoro svolto per conto della cooperativa 'rossa', Simone aveva stretto rapporti con Alessandro Clementi, della Wave Investment partners di Roma, una società che si occupa di gestione e recupero del credito al quale segnalava aziende che vantavano dei crediti, anche con la pubblica amministrazione, disposte a cederli alla Wave. E Laboccetta era stato da poco nominato presidente della società campana Gori che vantava qualcosa come 170 milioni di crediti nei confronti sia dei privati che della Pa. "Laboccetta – scrivono i carabinieri, dando conto dell'esito di una intercettazione – dice che sarebbe opportuno fare una manifestazione d'interesse perchè una gara avrebbe tempi più lunghi, ma Simone si raccomanda di non spargere la voce sulla questione che stanno trattando, trovando d'accordo il suo interlocutore". In un successivo colloquio intercettato tra Simone e Clementi "si parla del nuovo Decreto che è stato emanato e che stabilisce che solo le banche possono acquistare e scegliere i crediti relativi alla pubblica amministrazione". In questo contesto Clementi "fa presente che 'quella roba lì' vista con Laboccetta non può farla con il decreto legge in questione. In conclusione Simone dice però a Clementi di andare avanti con 'Laboccetta e company' rassicurandolo che probabilmente il decreto decadrà". E' in questo scenario che i carabinieri del Noe annotano i "contatti frequenti" di Laboccetta "sia con l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che con l'ex deputato Marco Milanese", in passato consigliere dell'ex ministro Giulio Tremonti e coinvolto in diverse inchieste. Viene citata in particolare la telefonata dell'11 maggio, nella quale Berlusconi e e Laboccetta "commentano la situazione di crisi che c'e' in giro…disoccupazione giovanile e problema immigrati e l'Europa che non prende posizioni". Segue la considerazione di Berlusconi sui giudici che "aspettano solo un suo passo falso" per arrestarlo. La conversazione chiude con la proposta di Labocetta di far incontrare al Cavaliere, di lì a poco, "l'amico Marco", riferendosi a Milanese. Berlusconi acconsente, ma poi di fatto l'incontro salta. Alcuni giorni prima, emerge sempre dagli atti dell'inchiesta, Laboccetta era stato a cena con Milanese e la compagna di questi, la quale aveva incontrato Berlusconi a Palazzo Grazioli quello stesso pomeriggio. "E' stata una cena molto, molto interessante", riferisce alle 23.58 Laboccetta a Berlusconi, aggiungendo che martedì avrà "..un promemoria analitico, preciso e puntuale che è veramente interessantissimo".

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