Ravello il remake di Ben Hur da Bonaventura ad Antonio Fraulo, padre e figlio sui set mezzo secolo dopo

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Ravello il remake di Ben Hur da Bonaventura ad Antonio Fraulo, padre e figlio sui set mezzo secolo dopo , è la storia sullo scenario della Costiera amalfitana raccontata da Gabriele Bojano sul Corriere del Mezzogiorno.Quando un figlio sceglie di fare lo stesso lavoro del padre deve mettere in conto orgogli e pregiudizi. E deve aspettarsi di tutto, anche dallo stesso genitore, pronto a sfidarlo, a pungerlo sul vivo pur di spronarlo a fare sempre meglio. È il caso di Antonio Fraulo, figlio di Bonaventura, che è un’istituzione a Ravello: già consigliere e assessore comunale ma soprattutto uomo di cinema, di quelli che silenziosamente lavorano dietro la macchina da presa. Una carriera lunga quasi mezzo secolo, iniziata come assistente capo attrezzista e finita da direttore di produzione, che l’ha portato sui set di grandi pellicole, come il mitico «Ben Hur» con Charlton Heston e «Il tè nel deserto» di Bernardo Bertolucci, e, in tempi più recenti, di spot pubblicitari, come quello per la Pepsi con Cindy Crawford, girato in Costiera amalfitana e in cui Fraulo ha fatto avere una particina anche alla suocera. Ebbene Boni, così lo chiamano gli amici, quando è andato in pensione ha passato il testimone al figlio Antonio, destinato a bissare la sua luminosa carriera. I tempi però sono diversi e ne deve mangiare di pane il ragazzo per poter almeno eguagliare il cursus honorum del genitore! «Per una vita intera – sorride divertito Fraulo junior – mio padre mi ha detto in termini di sfida “quando farai un film come Ben Hur potrai dire di aver fatto il cinema”. Il caso ha voluto che, cinquant’anni dopo di lui, posso finalmente dire di averlo fatto anch’io, una cosa che per me è motivo di grande orgoglio!» Certo che c’è molta differenza tra le due produzioni: «noi – interviene Boni, andando a frugare nel baule dei ricordi – impiegammo quasi sedici mesi per la lavorazione del film, loro, invece, ci metteranno metà tempo; noi eravamo una troupe tecnica composta da quattrocento persone, loro, invece, sono almeno un terzo in meno. E noi, infine, vestivamo cinquemila comparse, loro, invece, poche centinaia e poi le moltiplicano al computer con gli effetti speciali. Noi al massimo avevamo i manichini di gommapiuma, un’assoluta novità venuta dall’America». Però il risultato è lo stesso: kolossal è l’uno, kolossal sarà l’altro. Antonio Fraulo non può dire molto del lavoro che sta facendo perché quando è stato contrattualizzato ha firmato un patto di riservatezza che gli impedisce, fino a che le riprese non sono finite, di dare informazioni. Quello che è certo è che il suo ruolo è lo stesso che aveva il papà nel «Ben Hur» del 1959, di property master , in italiano trovarobe, e che segue personalmente tra le altre cose la realizzazione delle bighe che avranno un look estremamente moderno rispetto a quelle originali. Dopo aver girato quattro settimane a Matera, che nella finzione cinematografica sarà Gerusalemme, la troupe si è trasferita a Cinecittà dove sarà ricostruito il Circo Massimo per la celeberrima corsa delle bighe. Il kolossal americano, che negli Usa uscirà il 26 febbraio 2016, è prodotto da Paramount Pictures e MGM Pictures per la regia di Timur Bekmambetov, ed è interpretato da attori sconosciuti in Italia, con l’eccezione di Morgan Freeman. Oltre mezzo secolo fa il protagonista era Charlton Heston: «eravamo molto amici – riprende Boni – e con lui ho lavorato anche per altri film come «Il tormento e l’estasi» in cui interpretava Michelangelo Buonarroti». Il segreto per fare bene questo mestiere, allora? «Avere una buona salute, perché nel cinema è proibito ammalarsi e conoscere l’inglese perché quando gli americani vengono a girare in Italia vogliono essere aiutati nelle traduzioni». Parola di Fraulo padre e figlio.

Ravello il remake di Ben Hur da Bonaventura ad Antonio Fraulo, padre e figlio sui set mezzo secolo dopo , è la storia sullo scenario della Costiera amalfitana raccontata da Gabriele Bojano sul Corriere del Mezzogiorno.Quando un figlio sceglie di fare lo stesso lavoro del padre deve mettere in conto orgogli e pregiudizi. E deve aspettarsi di tutto, anche dallo stesso genitore, pronto a sfidarlo, a pungerlo sul vivo pur di spronarlo a fare sempre meglio. È il caso di Antonio Fraulo, figlio di Bonaventura, che è un'istituzione a Ravello: già consigliere e assessore comunale ma soprattutto uomo di cinema, di quelli che silenziosamente lavorano dietro la macchina da presa. Una carriera lunga quasi mezzo secolo, iniziata come assistente capo attrezzista e finita da direttore di produzione, che l'ha portato sui set di grandi pellicole, come il mitico «Ben Hur» con Charlton Heston e «Il tè nel deserto» di Bernardo Bertolucci, e, in tempi più recenti, di spot pubblicitari, come quello per la Pepsi con Cindy Crawford, girato in Costiera amalfitana e in cui Fraulo ha fatto avere una particina anche alla suocera. Ebbene Boni, così lo chiamano gli amici, quando è andato in pensione ha passato il testimone al figlio Antonio, destinato a bissare la sua luminosa carriera. I tempi però sono diversi e ne deve mangiare di pane il ragazzo per poter almeno eguagliare il cursus honorum del genitore! «Per una vita intera – sorride divertito Fraulo junior – mio padre mi ha detto in termini di sfida "quando farai un film come Ben Hur potrai dire di aver fatto il cinema". Il caso ha voluto che, cinquant'anni dopo di lui, posso finalmente dire di averlo fatto anch'io, una cosa che per me è motivo di grande orgoglio!» Certo che c'è molta differenza tra le due produzioni: «noi – interviene Boni, andando a frugare nel baule dei ricordi – impiegammo quasi sedici mesi per la lavorazione del film, loro, invece, ci metteranno metà tempo; noi eravamo una troupe tecnica composta da quattrocento persone, loro, invece, sono almeno un terzo in meno. E noi, infine, vestivamo cinquemila comparse, loro, invece, poche centinaia e poi le moltiplicano al computer con gli effetti speciali. Noi al massimo avevamo i manichini di gommapiuma, un'assoluta novità venuta dall'America». Però il risultato è lo stesso: kolossal è l'uno, kolossal sarà l'altro. Antonio Fraulo non può dire molto del lavoro che sta facendo perché quando è stato contrattualizzato ha firmato un patto di riservatezza che gli impedisce, fino a che le riprese non sono finite, di dare informazioni. Quello che è certo è che il suo ruolo è lo stesso che aveva il papà nel «Ben Hur» del 1959, di property master , in italiano trovarobe, e che segue personalmente tra le altre cose la realizzazione delle bighe che avranno un look estremamente moderno rispetto a quelle originali. Dopo aver girato quattro settimane a Matera, che nella finzione cinematografica sarà Gerusalemme, la troupe si è trasferita a Cinecittà dove sarà ricostruito il Circo Massimo per la celeberrima corsa delle bighe. Il kolossal americano, che negli Usa uscirà il 26 febbraio 2016, è prodotto da Paramount Pictures e MGM Pictures per la regia di Timur Bekmambetov, ed è interpretato da attori sconosciuti in Italia, con l'eccezione di Morgan Freeman. Oltre mezzo secolo fa il protagonista era Charlton Heston: «eravamo molto amici – riprende Boni – e con lui ho lavorato anche per altri film come «Il tormento e l'estasi» in cui interpretava Michelangelo Buonarroti». Il segreto per fare bene questo mestiere, allora? «Avere una buona salute, perché nel cinema è proibito ammalarsi e conoscere l'inglese perché quando gli americani vengono a girare in Italia vogliono essere aiutati nelle traduzioni». Parola di Fraulo padre e figlio.