Parigi. In migliaia con il cardinale Vingt-Trois nella Via Crucis a Montmartre per difendere la dignità umana

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A tratti sotto una leggera pioggia, un corteo di diverse migliaia di fedeli ha preso ieri la scia della grande croce portata sulle spalle dal cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, in lenta e silenziosa ascesa verso l’apice del “monte dei martiri”, la collina di Montmartre che resta lo scrigno del sacrificio di tanti santi. Come ogni anno, la principale Via Crucis della capitale francese ha attirato pure tanti giunti dalla banlieue e qualche turista. Nonostante le misure di sicurezza rinforzate imposte dal clima d’insicurezza percepita dopo gli attentati di gennaio, nulla ha apparentemente turbato il raccoglimento dei fedeli. Rispetto agli anni passati, vi è stato solo un leggero cambiamento d’itinerario che ha imposto all’arcivescovo e a tutti i partecipanti di affrontare direttamente l’ultima impegnativa scalinata che conduce al Santuario del Sacro Cuore. «Che numerosi giovani possano rispondere all’appello di non preferire nulla all’amore di Cristo», ha invocato il cardinale alla sesta stazione (la Veronica asciuga il volto di Gesù), anche come presidente emerito della Conferenza episcopale transalpina, confrontata alle difficoltà nel rinnovamento dei ranghi del clero. Padre Jean Laverton, rettore del Santuario dalle bianche cupole, ha meditato così sul cuore della celebrazione: «Non contempleremo mai abbastanza l’abbassamento del Figlio dell’Uomo, la sua obbedienza libera, suprema, che lo conduce al Calvario». Alla stazione seguente, a metà dell’ascensione, l’arcivescovo ha evocato il dramma della Chiesa che soffre: «Per tutti quelli che sono perseguitati a causa della loro fede, in particolare i cristiani del Medio Oriente, d’Africa, d’Asia. Che la tenerezza di Cristo li sostenga e che la comunione intatta dei loro fratelli cristiani li incoraggi ». Una solidarietà che si esprimerà anche attraverso un grande concerto già previsto il 14 giugno in una capiente sala parigina, l’Olympia. Anche se uno spiacevole imprevisto in salsa laicista ha già interferito con i preparativi. La società concessionaria della metropolitana parigina ha censurato la scritta “Per i cristiani d’Oriente” nei manifesti del concerto, con immediata indignazione espressa anche da deputati dell’attuale maggioranza socialista. Non è mai semplice esprimere finalità apertamente cristiane in una Francia dove l’ideologia antireligiosa pare sempre pronta a riaffiorare. E a margine della Via Crucis di ieri, diversi fedeli evocavano questo punto. Un’invocazione per papa Francesco è giunta alla decima stazione (Gesù spogliato delle vesti), con il pensiero di tanti fedeli certamente rivolto pure a quell’aspirazione di evangelizzazione planetaria che sant’Ignazio di Loyola formulò per la prima volta proprio sulla sacra collina di Montmartre. L’undicesima stazione, quella della Crocifissione, è stata poi dedicata al cammino dei catecumeni. Mentre la quattordicesima (la deposizione nel sepolcro) ha recato un’invocazione per i malati, a cominciare da quelli in fase terminale. «Preghiamo perché la potenza d’amore manifestata nella Risurrezione di Cristo li ristabilisca nella loro dignità umana». (Daniele Zappalà – Avvenire) 

A tratti sotto una leggera pioggia, un corteo di diverse migliaia di fedeli ha preso ieri la scia della grande croce portata sulle spalle dal cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, in lenta e silenziosa ascesa verso l’apice del “monte dei martiri”, la collina di Montmartre che resta lo scrigno del sacrificio di tanti santi. Come ogni anno, la principale Via Crucis della capitale francese ha attirato pure tanti giunti dalla banlieue e qualche turista. Nonostante le misure di sicurezza rinforzate imposte dal clima d’insicurezza percepita dopo gli attentati di gennaio, nulla ha apparentemente turbato il raccoglimento dei fedeli. Rispetto agli anni passati, vi è stato solo un leggero cambiamento d’itinerario che ha imposto all’arcivescovo e a tutti i partecipanti di affrontare direttamente l’ultima impegnativa scalinata che conduce al Santuario del Sacro Cuore. «Che numerosi giovani possano rispondere all’appello di non preferire nulla all’amore di Cristo», ha invocato il cardinale alla sesta stazione (la Veronica asciuga il volto di Gesù), anche come presidente emerito della Conferenza episcopale transalpina, confrontata alle difficoltà nel rinnovamento dei ranghi del clero. Padre Jean Laverton, rettore del Santuario dalle bianche cupole, ha meditato così sul cuore della celebrazione: «Non contempleremo mai abbastanza l’abbassamento del Figlio dell’Uomo, la sua obbedienza libera, suprema, che lo conduce al Calvario». Alla stazione seguente, a metà dell’ascensione, l’arcivescovo ha evocato il dramma della Chiesa che soffre: «Per tutti quelli che sono perseguitati a causa della loro fede, in particolare i cristiani del Medio Oriente, d’Africa, d’Asia. Che la tenerezza di Cristo li sostenga e che la comunione intatta dei loro fratelli cristiani li incoraggi ». Una solidarietà che si esprimerà anche attraverso un grande concerto già previsto il 14 giugno in una capiente sala parigina, l’Olympia. Anche se uno spiacevole imprevisto in salsa laicista ha già interferito con i preparativi. La società concessionaria della metropolitana parigina ha censurato la scritta “Per i cristiani d’Oriente” nei manifesti del concerto, con immediata indignazione espressa anche da deputati dell’attuale maggioranza socialista. Non è mai semplice esprimere finalità apertamente cristiane in una Francia dove l’ideologia antireligiosa pare sempre pronta a riaffiorare. E a margine della Via Crucis di ieri, diversi fedeli evocavano questo punto. Un’invocazione per papa Francesco è giunta alla decima stazione (Gesù spogliato delle vesti), con il pensiero di tanti fedeli certamente rivolto pure a quell’aspirazione di evangelizzazione planetaria che sant’Ignazio di Loyola formulò per la prima volta proprio sulla sacra collina di Montmartre. L’undicesima stazione, quella della Crocifissione, è stata poi dedicata al cammino dei catecumeni. Mentre la quattordicesima (la deposizione nel sepolcro) ha recato un’invocazione per i malati, a cominciare da quelli in fase terminale. «Preghiamo perché la potenza d’amore manifestata nella Risurrezione di Cristo li ristabilisca nella loro dignità umana». (Daniele Zappalà – Avvenire)