Torre Annunziata. Penalisti, troppi disagi: una settimana di sciopero

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Torre Annunziata. La Camera penale ha proclamato «l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale degli avvocati penalisti dal 13 al 19 aprile». Una settimana intera di sciopero della categoria, perché al tribunale di Torre Annunziata negli ultimi mesi sono stati più volte lesi «la dignità e il decoro che si debbono nell’esercizio della giurisdizione». Con un durissimo documento a firma del presidente Antonio Cesarano e del segretario Gennaro Ausiello, la Camera penale ha deciso di astenersi dalle udienze, soffermandosi in particolare sulla problematica relativa all’adozione del «nuovo protocollo di intesa sulla gestione delle udienze penali». «Negli ultimi mesi – spiega Vincenzo Propenso, delegato per i rapporti con la stampa – abbiamo avuto numerosi incontri con i vertici della Procura, del Tribunale e dell’Anm, che si sono mostrati molto vicini a noi penalisti. Il problema, però, è che c’è ancora un po’ di reticenza da parte di singoli magistrati nell’adozione di questo protocollo». Di qui, la decisione di scioperare, con una lunga astensione. Ma in cosa consiste il protocollo? In base agli accordi, la Camera Penale di Torre Annunziata aveva ottenuto l’adozione di particolari misure per «velocizzare i processi ed evitare lunghe attese per avvocati, magistrati, imputati e testimoni». Tra le misure previste dal protocollo, ad esempio, c’è l’impossibilità di «chiamare» un processo dopo le 16, così come di gestire l’udienza di smistamento (la prima) in modo da fissare l’inizio del dibattimento e l’escussione dei testi a una data successiva. Su questi due nodi verte la protesta della Camera Penale oplontina, decisa a chiedere il rispetto del protocollo, un po’ compromesso anche dall’accorpamento delle varie sezioni distaccate della giurisdizione che ha portato «notevoli criticità», come scrivono Cesarano e Ausiello nel documento. «Tali problemi – scrivono dalla Camera Penale – sono amplificati dalla carenza di idonee strutture, in particolare di aule adeguate alla celebrazione dei processi. C’è assoluta inidoneità e totale mancanza di sicurezza di almeno tre delle attuali aule destinate alle udienze penali, frequente impossibilità per gli avvocati, specie nei processi con più imputati, addirittura di trovare posto a sedere». Nelle ultime settimane, però, è stata aperta la settima aula penale, al piano terra del settore civile, anche se ciò non avrebbe comunque migliorato la situazione. La soluzione, per i penalisti, è adottare il protocollo che porterà «ricadute virtuose, in termini di efficienza, razionalizzazione e ottimizzazione sul lavoro di udienza». Il problema è anche quello dei «tempi di attesa per la chiamata dei processi, del tutto inaccettabili e inconciliabili con il doveroso svolgimento dei propri impegni ed incombenze professionali, attese che per di più spesso si risolvono in rinvii», a cui si aggiunge anche «l’abolizione del “turno direttissime” che aggrava ancora di più la gestione delle singole udienze, costringendo il magistrato a interruzioni per dare precedenza alla celebrazione delle udienze di convalida». Le rivendicazioni, dunque, porteranno all’astensione di una settimana, con lo slittamento di numerosi processi. (Dario Sautto – Il Mattino) 

Torre Annunziata. La Camera penale ha proclamato «l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale degli avvocati penalisti dal 13 al 19 aprile». Una settimana intera di sciopero della categoria, perché al tribunale di Torre Annunziata negli ultimi mesi sono stati più volte lesi «la dignità e il decoro che si debbono nell’esercizio della giurisdizione». Con un durissimo documento a firma del presidente Antonio Cesarano e del segretario Gennaro Ausiello, la Camera penale ha deciso di astenersi dalle udienze, soffermandosi in particolare sulla problematica relativa all’adozione del «nuovo protocollo di intesa sulla gestione delle udienze penali». «Negli ultimi mesi – spiega Vincenzo Propenso, delegato per i rapporti con la stampa – abbiamo avuto numerosi incontri con i vertici della Procura, del Tribunale e dell’Anm, che si sono mostrati molto vicini a noi penalisti. Il problema, però, è che c’è ancora un po’ di reticenza da parte di singoli magistrati nell’adozione di questo protocollo». Di qui, la decisione di scioperare, con una lunga astensione. Ma in cosa consiste il protocollo? In base agli accordi, la Camera Penale di Torre Annunziata aveva ottenuto l’adozione di particolari misure per «velocizzare i processi ed evitare lunghe attese per avvocati, magistrati, imputati e testimoni». Tra le misure previste dal protocollo, ad esempio, c’è l’impossibilità di «chiamare» un processo dopo le 16, così come di gestire l’udienza di smistamento (la prima) in modo da fissare l’inizio del dibattimento e l’escussione dei testi a una data successiva. Su questi due nodi verte la protesta della Camera Penale oplontina, decisa a chiedere il rispetto del protocollo, un po’ compromesso anche dall’accorpamento delle varie sezioni distaccate della giurisdizione che ha portato «notevoli criticità», come scrivono Cesarano e Ausiello nel documento. «Tali problemi – scrivono dalla Camera Penale – sono amplificati dalla carenza di idonee strutture, in particolare di aule adeguate alla celebrazione dei processi. C’è assoluta inidoneità e totale mancanza di sicurezza di almeno tre delle attuali aule destinate alle udienze penali, frequente impossibilità per gli avvocati, specie nei processi con più imputati, addirittura di trovare posto a sedere». Nelle ultime settimane, però, è stata aperta la settima aula penale, al piano terra del settore civile, anche se ciò non avrebbe comunque migliorato la situazione. La soluzione, per i penalisti, è adottare il protocollo che porterà «ricadute virtuose, in termini di efficienza, razionalizzazione e ottimizzazione sul lavoro di udienza». Il problema è anche quello dei «tempi di attesa per la chiamata dei processi, del tutto inaccettabili e inconciliabili con il doveroso svolgimento dei propri impegni ed incombenze professionali, attese che per di più spesso si risolvono in rinvii», a cui si aggiunge anche «l’abolizione del “turno direttissime” che aggrava ancora di più la gestione delle singole udienze, costringendo il magistrato a interruzioni per dare precedenza alla celebrazione delle udienze di convalida». Le rivendicazioni, dunque, porteranno all’astensione di una settimana, con lo slittamento di numerosi processi. (Dario Sautto – Il Mattino) 

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