Pianura. Al processo Iacolare si difende: «Il compressore usato per scherzo». I periti: «Vincenzo è vivo per miracolo»

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La lesività del compressore poteva essere letale, con una pressione tra gli 8 e i 12 bar l’impatto nel corpo è stato devastante. Come un’esplosione. «Vincenzo è vivo per miracolo» hanno ribadito in aula i due chirurghi citati come testimoni al processo sull’orrore di Pianura. Hanno raccontato in che condizioni il 14enne arrivò in ospedale, la gravità delle lesioni interne, i rischi per la sua salute e quella vita appesa a un filo nelle ore immediatamente successive ai soccorsi, e poi le conseguenze e i segni permanenti dell’assurda aggressione e la necessità di un ulteriore nuovo intervento chirurgico a cui il ragazzo dovrà sottoporsi. Aula 415, undicesima sezione penale. L’udienza è a porte chiuse vista la delicatezza del caso. Si celebra il processo per le sevizie subite dal ragazzino di 14 anni in un autolavaggio a Pianura. Vincenzo, la vittima, è presente in aula. Il suo sguardo incrocia qualche volta quello dell’altro Vincenzo, Iacolare, il 26enne accusato di violenza sessuale e tentato omicidio. Anche l’imputato è presente e viene ascoltato nel corso dell’udienza: racconta la sua versione rispondendo alle domande del pm Fabio De Cristofaro e del giudice Luigi Buono, presidente del collegio. Con la mente torna a ottobre scorso. Sostiene che Enzo lavorasse in quell’autolavaggio da pochi mesi con piccole mansioni e che per questo fosse nel salottino a riposare. Dice che erano soliti scherzare e prendersi in giro. Iacolare ammette di aver compiuto una «cavolata» ma continua a definirla uno scherzo. Dice di aver usato il compressore per gioco, nega di aver mai avuto intenzione di seviziare o addirittura uccidere il ragazzo. Spiega il senso di quel suo gesto, andato oltre le proprie intenzioni e inserisce nelle sue risposte anche delle scuse rivolte al ragazzo e ai giudici. Racconta di essersi messo le mani nei capelli quando ha capito che il ragazzino stava male e di averlo portato in auto al pronto soccorso. Poi di essere fuggito alla vista del papà del ragazzo. E insiste nel respingere le accuse per le quali è a giudizio: violenza sessuale e tentato omicidio. Nega di aver abbassato i pantaloni e gli slip alla vittima, sostenendo di aver passato il compressore sul pantalone della tuta indossato dall’adolescente. E questo è uno dei nodi. L’accusa parla di sevizie, la difesa nega. Per i medici, consulenti della Procura, l’assenza di segni ed escoriazioni nella parte esterna del fondoschiena fanno ritenere che il tubo del compressore sia stato infilato nel corpo del ragazzo. Per i consulenti dell’imputato la conclusione sarebbe diversa: assenza di segni uguale assenza di penetrazione. Si vedrà. Nella prossima udienza verranno a testimoniare proprio loro, i consulenti nominati dall’avvocato Antonio Sorbilli, difensore dell’imputato, nonché il titolare dell’autolavaggio. (Viviana Lanza – Il Mattino) 

La lesività del compressore poteva essere letale, con una pressione tra gli 8 e i 12 bar l’impatto nel corpo è stato devastante. Come un’esplosione. «Vincenzo è vivo per miracolo» hanno ribadito in aula i due chirurghi citati come testimoni al processo sull’orrore di Pianura. Hanno raccontato in che condizioni il 14enne arrivò in ospedale, la gravità delle lesioni interne, i rischi per la sua salute e quella vita appesa a un filo nelle ore immediatamente successive ai soccorsi, e poi le conseguenze e i segni permanenti dell’assurda aggressione e la necessità di un ulteriore nuovo intervento chirurgico a cui il ragazzo dovrà sottoporsi. Aula 415, undicesima sezione penale. L’udienza è a porte chiuse vista la delicatezza del caso. Si celebra il processo per le sevizie subite dal ragazzino di 14 anni in un autolavaggio a Pianura. Vincenzo, la vittima, è presente in aula. Il suo sguardo incrocia qualche volta quello dell’altro Vincenzo, Iacolare, il 26enne accusato di violenza sessuale e tentato omicidio. Anche l’imputato è presente e viene ascoltato nel corso dell’udienza: racconta la sua versione rispondendo alle domande del pm Fabio De Cristofaro e del giudice Luigi Buono, presidente del collegio. Con la mente torna a ottobre scorso. Sostiene che Enzo lavorasse in quell’autolavaggio da pochi mesi con piccole mansioni e che per questo fosse nel salottino a riposare. Dice che erano soliti scherzare e prendersi in giro. Iacolare ammette di aver compiuto una «cavolata» ma continua a definirla uno scherzo. Dice di aver usato il compressore per gioco, nega di aver mai avuto intenzione di seviziare o addirittura uccidere il ragazzo. Spiega il senso di quel suo gesto, andato oltre le proprie intenzioni e inserisce nelle sue risposte anche delle scuse rivolte al ragazzo e ai giudici. Racconta di essersi messo le mani nei capelli quando ha capito che il ragazzino stava male e di averlo portato in auto al pronto soccorso. Poi di essere fuggito alla vista del papà del ragazzo. E insiste nel respingere le accuse per le quali è a giudizio: violenza sessuale e tentato omicidio. Nega di aver abbassato i pantaloni e gli slip alla vittima, sostenendo di aver passato il compressore sul pantalone della tuta indossato dall’adolescente. E questo è uno dei nodi. L’accusa parla di sevizie, la difesa nega. Per i medici, consulenti della Procura, l’assenza di segni ed escoriazioni nella parte esterna del fondoschiena fanno ritenere che il tubo del compressore sia stato infilato nel corpo del ragazzo. Per i consulenti dell’imputato la conclusione sarebbe diversa: assenza di segni uguale assenza di penetrazione. Si vedrà. Nella prossima udienza verranno a testimoniare proprio loro, i consulenti nominati dall’avvocato Antonio Sorbilli, difensore dell’imputato, nonché il titolare dell’autolavaggio. (Viviana Lanza – Il Mattino) 

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