Napoli. Appalti truccati, Ospedali dei Colli nella bufera. Sequestro di beni e 12 indagati, tra cui il direttore sanitar

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Napoli. Appalti pagati per lavori mai iniziati. È questo lo scenario che fa da sfondo all’inchiesta che guarda agli appalti dell’azienda ospedaliera dei Colli. Dodici gli indagati, tra cui l’attuale direttore generale del Cotugno, e il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni per un valore di oltre due milioni di euro: 2.251.409,04 euro per l’esattezza, ovvero l’equivalente della somma che si ritiene legata alle irregolarità ipotizzate. È questo il bilancio dell’attuale svolta dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli e dal sostituto Francesco Raffaele della sezione Criminalità economica. I provvedimenti di sequestro preventivo sono stati notificati dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria a sei degli indagati, tra imprenditori e pubblici dipendenti accusati a diverso titolo di associazione per delinquere, truffa ai danni dell’azienda ospedaliera dei Colli «Monaldi-Cotugno-Cto», falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e favoreggiamento. Sotto sequestro sono finiti nove immobili e saldi di conti correnti per un valore complessivo di 1.834.009,44 euro. L’indagine ha puntato la lente su presunte irregolarità in sei gare d’appalto indette dall’azienda ospedaliera Cotugno e, «illecitamente» per gli inquirenti, vinte da due società già finite sotto i riflettori della Procura nel novembre 2013 come presunte società cartiere. Si tratterebbe di appalti per lavori di ristrutturazione in alcuni reparti, sale di degenza, bagni e interventi elettrici, per i quali le somme sarebbero state pagate con bonifico bancario dall’ente pubblico senza che i lavori fossero stati mai realizzati. Nel registro degli indagati è finito così anche l’attuale direttore generale dell’azienda ospedaliera dei Colli Monaldi-Cotugno-Cto, Antonio Giordano, indagato per il reato di falso in relazione ad alcuni atti su cui si è soffermata l’attenzione investigativa. Indagati e destinatari della misura del sequestro preventivo l’ex direttore dell’ufficio tecnico (unità operativa complessa tecnico manutentiva) Vito Parisi, il nipote Giuseppe Grimaldi, imprenditore già coinvolto nel primo filone d’inchiesta del novembre 2013, come pure Giuseppe Davide, nonché Antonio Rusciano, Anna Luise e Tallarico Orefice che compaiono a vario titolo, come imprenditori o presunti prestanome delle società finite all’attenzione degli investigatori. Due anni fa la prima svolta, con la scoperta di una presunta organizzazione creata, secondo la ricostruzione investigativa, da professionisti per consentire a imprenditori di frodare il fisco attraverso un giro di fatture per operazioni ritenute inesistenti per 60 milioni. Un grosso giro, messo in piedi utilizzando ditte fantasma senza capitali o dipendenti, create ad hoc per evadere imposte e Iva. Tutto partì da alcuni accertamenti su tre professionisti per dichiarazione fraudolenta in relazione a presunte false fatture per 10 milioni di euro. Si arrivò a scoprire una serie di comportamenti fraudolenti che consentì, l’11 novembre 2013, di sequestrare in via preventiva beni per 5milioni e eseguire cinque misure cautelari per reati che andavano dall’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale all’occultamento e distruzione di scritture contabili. Spulciando le fatture di quelle società cartiere, gli inquirenti hanno trovato il legame con l’azienda ospedaliera dei Colli perché a due di queste società risultavano assegnati appalti per lavori che non sarebbero mai stati eseguiti. Intercettando i colloqui, esaminando i documenti e ascoltando i testimoni, gli inquirenti hanno definito scenario e accuse. Gli indagati avranno modo di replicare alle contestazioni e fornire, se lo riterranno, chiarimenti nelle sedi opportune. (Viviana Lanza – Il Mattino) 

Napoli. Appalti pagati per lavori mai iniziati. È questo lo scenario che fa da sfondo all’inchiesta che guarda agli appalti dell’azienda ospedaliera dei Colli. Dodici gli indagati, tra cui l’attuale direttore generale del Cotugno, e il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni per un valore di oltre due milioni di euro: 2.251.409,04 euro per l’esattezza, ovvero l’equivalente della somma che si ritiene legata alle irregolarità ipotizzate. È questo il bilancio dell’attuale svolta dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli e dal sostituto Francesco Raffaele della sezione Criminalità economica. I provvedimenti di sequestro preventivo sono stati notificati dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria a sei degli indagati, tra imprenditori e pubblici dipendenti accusati a diverso titolo di associazione per delinquere, truffa ai danni dell’azienda ospedaliera dei Colli «Monaldi-Cotugno-Cto», falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e favoreggiamento. Sotto sequestro sono finiti nove immobili e saldi di conti correnti per un valore complessivo di 1.834.009,44 euro. L’indagine ha puntato la lente su presunte irregolarità in sei gare d’appalto indette dall’azienda ospedaliera Cotugno e, «illecitamente» per gli inquirenti, vinte da due società già finite sotto i riflettori della Procura nel novembre 2013 come presunte società cartiere. Si tratterebbe di appalti per lavori di ristrutturazione in alcuni reparti, sale di degenza, bagni e interventi elettrici, per i quali le somme sarebbero state pagate con bonifico bancario dall’ente pubblico senza che i lavori fossero stati mai realizzati. Nel registro degli indagati è finito così anche l’attuale direttore generale dell’azienda ospedaliera dei Colli Monaldi-Cotugno-Cto, Antonio Giordano, indagato per il reato di falso in relazione ad alcuni atti su cui si è soffermata l’attenzione investigativa. Indagati e destinatari della misura del sequestro preventivo l’ex direttore dell’ufficio tecnico (unità operativa complessa tecnico manutentiva) Vito Parisi, il nipote Giuseppe Grimaldi, imprenditore già coinvolto nel primo filone d’inchiesta del novembre 2013, come pure Giuseppe Davide, nonché Antonio Rusciano, Anna Luise e Tallarico Orefice che compaiono a vario titolo, come imprenditori o presunti prestanome delle società finite all’attenzione degli investigatori. Due anni fa la prima svolta, con la scoperta di una presunta organizzazione creata, secondo la ricostruzione investigativa, da professionisti per consentire a imprenditori di frodare il fisco attraverso un giro di fatture per operazioni ritenute inesistenti per 60 milioni. Un grosso giro, messo in piedi utilizzando ditte fantasma senza capitali o dipendenti, create ad hoc per evadere imposte e Iva. Tutto partì da alcuni accertamenti su tre professionisti per dichiarazione fraudolenta in relazione a presunte false fatture per 10 milioni di euro. Si arrivò a scoprire una serie di comportamenti fraudolenti che consentì, l’11 novembre 2013, di sequestrare in via preventiva beni per 5milioni e eseguire cinque misure cautelari per reati che andavano dall’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale all’occultamento e distruzione di scritture contabili. Spulciando le fatture di quelle società cartiere, gli inquirenti hanno trovato il legame con l’azienda ospedaliera dei Colli perché a due di queste società risultavano assegnati appalti per lavori che non sarebbero mai stati eseguiti. Intercettando i colloqui, esaminando i documenti e ascoltando i testimoni, gli inquirenti hanno definito scenario e accuse. Gli indagati avranno modo di replicare alle contestazioni e fornire, se lo riterranno, chiarimenti nelle sedi opportune. (Viviana Lanza – Il Mattino) 

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