Ospedale Costa d’ Amalfi, la voce contro. Petrosino “7.000 prestazioni non tutte necessarie”

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ESCLUSIVA Ospedale Costa d’ Amalfi, la voce contro. Petrosino “7.000 prestazioni non tutte necessarie” Giancarlo Petrosino , medico – sindacalista del Ruggi di Salerno è una voce contro corrente contro l’ospedale della Costiera amalfitana a Castiglione di Ravello “Ha fra le più basse ospedalizzazioni della Campania – dice Petrosino -, settemila prestazioni, di cui due mila notturne, non sono tutte necessarie visto che in molti ritornano a casa e in tanti vengono trasferiti altrove ”  Nel rispetto della pluralità dell’informazione che ha caratterizzato Positanonews pubblichiamo il suo intervento 

Riflessioni ( un poco controcorrente) sul Presidio Ospedaliero di Castiglione di Ravello

      di un cittadino, anche anestesista-rianimatore ed anche sindacalista         Giancarlo Petrosino

Premetto che io ho prestato la mia opera professionale in qualità di anestesista-rianimatore, presso l’Ospedale in questione, per circa un anno, nel corso del 2012-2013, quindi ne parlo per esperienza diretta; inoltre, proprio per la mia qualifica professionale sono in grado, più di altri forse, di esporre tutte le mancanze e le inefficienze del predetto Plesso Ospedaliero!

Già la definizione di Plesso Ospedaliero, riferita ad un fabbricato vecchio di decenni, obsoleto in termini di sicurezza antincendio ed antisismica, ad esempio, con locali ed ambienti decisamente poco adatti ad un utilizzo davvero efficiente ed ergonomico per l’assistenza dei pazienti, tanto per iniziare…è una definizione alquanto impropria, e non soltanto per queste “piccole” difformità rispetto alle Leggi in materia…..ma questi sono “problemi secondari” rispetto a tutti gli altri!!

Infatti, in un momento di grave crisi economica e sociale, quale quella che sta attraversando il nostro intero Paese, ed ancor di più la regione Campania, costretta per anni ad un rigido piano di rientro economico proprio in ambito sanitario, con il blocco delle assunzioni in tutte le categorie professionali almeno fino alla fine dello scorso anno 2014 (ed una “piccola” apertura per questo 2015), ed un piano di risparmi (tagli!) finanziari e di razionalizzazione delle risorse umane, che ha richiesto grandi sacrifici ed abnegazione a tutti i dipendenti della sanità nazionale e regionale, diventa un dovere assoluto anche saper spendere ed impiegare al meglio le poche risorse disponibili, investendo  nelle attività e nei Presidi Ospedalieri davvero utili in termini di efficienza ed efficacia assoluta. Se usiamo questi parametri, allora scopriamo immediatamente che il Plesso Ospedaliero, così pomposamente definito dagli stessi operatori, di Castiglione di Ravello, non risponde ad alcuno dei parametri di efficacia ed efficienza……e neanche di sicurezza, per i nostri pazienti; devo segnalare che lo stesso Presidente della Regione, on. Caldoro, non ha definito nel nuovo piano ospedaliero regionale, questo edificio come un “Pronto Soccorso”, ma come un “Punto di Primo Intervento”….il che  ne fa una struttura che andrebbe affidata o affiancata alle varie articolazioni  e funzioni del 118, a carico dell’ASL piuttosto che dell’Azienda Ospedaliera Universitaria,  magari come  sede di  PSAUT, o come un punto di “accoglienza” dei malati in urgenza, per effettuare un rapido triage e quindi, trasferirli in sicurezza presso gli ospedali limitrofi, competenti per patologia e per disponibilità di posti letto.

Rammento che la Conferenza Stato Regioni in data 5 Agosto 2014, ha emanato un regolamento recante “Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”. Questo regolamento prevede gli standard strutturali ( ad esempio, rispetto delle leggi in tema di antincendio ed antisismicità, ecc.)  degli edifici accreditati come strutture ospedaliere, ed anche gli standard  qualitativi e quantitativi delle varie tipologie di  interventi chirurgici, cioè sia in termini di  complessità che come numero minimo eseguito ogni anno, che ogni  Reparto Ospedaliero, ed ogni  Ospedale deve rispettare per essere considerato e classificato come Ospedale e/o come Unità Operativa Complessa ( U.O.C. )

Detto questo in via preliminare, esaminiamo come e quali patologie complesse, o quali  gravi patologie acute, per le quali un vero Pronto Soccorso, farebbe la differenza fra la vita o la morte, era ed è attualmente in grado di trattare con efficienza ed efficacia, il nostro tanto decantato Ospedale di Ravello. Ad esempio, consideriamo alcuni casi:

Emorragia cerebrale: non c’è la neurochirurgia, dunque bisogna trasferire il paziente!
Aneurisma dell’aorta fissurato o in via di fissurazione: non c’è la chirurgia vascolare, dunque bisogna trasferire il paziente!
Infarto acuto del miocardio: non c’è emodinamica o UTIC, dunque bisogna trasferire il paziente!
Politrauma della strada con lesioni multiple interne e/o ossee: non c’è un Trauma Center, non c’è l’ortopedia, non c’è una emoteca degna di questo nome (ci sono in frigo, soltanto DUE Unità di sangue di gruppo Zero Negativo, diciamo il sangue “universale”!) non c’è la rianimazione attiva, dunque bisogna trasferire il paziente!
Parto precipitoso o altro evento del tipo rottura di utero o distacco intempestivo di placenta: non c’è il ginecologo, non c’è una Terapia Intensiva Neonatale, non c’è la Rianimazione, non c’è l’emoteca, non c’è un pediatra o un neonatologo, dunque bisogna trasferire la paziente e/o il neonato!
Grave insufficienza renale, con necessità di Dialisi: non c’è la Nefrologia, né un apparecchio per Dialisi, dunque bisogna trasferire il paziente!
Grave insufficienza respiratoria: non c’è una pneumologia, non c’è la rianimazione, dunque bisogna trasferire il paziente!

Da quanto sopra esposto, necessariamente in modo sintetico ma mi auguro, in modo chiaro a tutti, credo che i cittadini debbano riflettere  sul fatto  che, comunque, l’ Ospedale di Ravello, così com’è organizzato e strutturato attualmente, sia  in grado di trattare efficacemente soltanto i pazienti in codice bianco o verde ( questi sono casi che andrebbero trattati dal medico di famiglia o dalla Continuità Assistenziale -ex guardia medica-), mentre per gli altri casi (fortunatamente pochissimi  in un anno, e che potrebbero essere ugualmente affrontati da un medico dell’emergenza in un PSAUT, o da un rianimatore a bordo di elicottero o ambulanza tipo C.M.R.) spesso deve intervenire  il rianimatore presente nel presidio e comunque trasferire sempre il paziente altrove;

 A corredo di una completa informazione, i cittadini devono sapere, infine che per fornire questo tipo di assistenza, il Presidio Ospedaliero di Ravello, impegna  circa 7  (sette) milioni di Euro ogni anno, fra stipendi e spese di mantenimento e funzionamento, e questo costo rappresenta una cifra davvero importante, a maggior ragione in questo periodo, a carico di tutta la collettività!

Da quanto ho fin qui brevemente esposto, risulta chiaro che avremmo due strade per assicurare davvero la salute dei nostri concittadini residenti in costiera: o creiamo un Ospedale fornito di TUTTE le specialità che possono davvero fare la differenza fra vivere e morire ( Rianimazione, Cardiochirurgia, Neurochirurgia, Chir. Vascolare, ecc.), oppure dobbiamo potenziare i mezzi per i trasferimenti, in modo rapido e sicuro,  dei vari ammalati  che necessitino di vere terapie urgenti e/o intensive

Fra le due ipotesi, appare  lampante che stante la attuale ristrettezza di risorse e l’Accordo (vincolante!) Stato Regioni sugli standard strutturali e qualitativi delle varie Unità Operative Complesse e degli Ospedali tutti, non sia applicabile né auspicabile istituire un “Centro di Eccellenza” o per meglio dire un DEA di II° livello, fornito di tutte le specialità chirurgiche e mediche per fronteggiare tutte le possibili (ma fortunatamente “poco frequenti” per non dire rare) emergenze nel territorio della costiera amalfitana, poiché non ci sono i fondi che una tale struttura assorbirebbe, a fronte di un utilizzo davvero al di sotto di ogni requisito minimo di operatività, quindi con un tasso di inefficienza ed inefficacia (oltre che di insicurezza, per la scarsa abitudine alle emergenze da parte degli operatori tutti) davvero intollerabile ed insostenibile, per tutta la collettività, anche se il nostro Paese fosse ricco e senza alcun debito pubblico da ripianare!!

La seconda ipotesi, a mio giudizio, sarebbe quella da privilegiare, organizzando trasferimenti rapidi e in sicurezza, con vari mezzi a disposizione, possibilmente un elicottero con capacità  di volo per tutte le 24 ore, oltre ad ambulanze di tipo rianimatorio, dotate di tutti i presidi e del personale infermieristico e specialistico adeguato ( in pratica, un rianimatore ed un infermiere in servizio per tutte le 24 ore, più l’equipaggio dell’elicottero). Questa soluzione, sarebbe di gran lunga meno dispendiosa e offrirebbe al contempo, un servizio efficiente ed efficace ai pazienti in situazione di vera emergenza-urgenza nel territorio della costiera.

Tale sistema sarebbe, ovviamente, da potenziare durante la stagione estiva e invece,  potrebbe anche subire una riduzione nei mesi invernali.

Se esaminiamo, più in dettaglio, la dotazione organica e strutturale che c’è attualmente, presso il Plesso di Ravello, dobbiamo notare che abbiamo avuto per anni due  chirurghi generali per 24 ore, i quali non hanno effettuato alcun intervento (ad onor del vero, hanno fatto due o tre interventi di splenectomia, negli ultimi due  anni, i pazienti dopo sono stati trasferiti al Ruggi di Salerno ed uno è deceduto nel postoperatorio); abbiamo due medici di Pronto Soccorso H 24, un rianimatore  H24, almeno un radiologo H24, un medico del laboratorio analisi H24, oltre ai vari tecnici H24 , agli infermieri, almeno 4 per turno H24, e vario personale di supporto H24. Tutto questo ha prodotto circa 7000 “prestazioni” senza una chiara indicazione del codice di gravità (rosso o giallo, sono da Pronto Soccorso, verde e bianco, dovrebbero essere trattati altrove, vedi medico di famiglia o guardia medica!) di cui quasi 2000 in orario notturno. Il tasso di ospedalizzazione è il più basso della regione Campania, e proprio questo dimostra la sua inefficienza, in termini di appropriatezza, poiché le persone visitate presso il Plesso di Ravello, al termine del percorso diagnostico ( magari dopo alcune  visite, dopo esami di laboratorio, ECG, visita cardiologica e/o  anche ecocardiogramma, qualche RX, o ecografie e Tac varie, a spese di tutti i contribuenti!), sono stati rinviati per la maggior parte dei casi, di nuovo al loro domicilio, e dunque NON dovevano neanche giungere al Presidio di Ravello, non essendo pazienti da Pronto Soccorso!!! I numeri sono impietosi e dimostrano  come tale “ospedale” non sia produttivo in termini di sicurezza e di salute, per gli stessi ammalati, e non sia efficiente o efficace, soprattutto in un clima di limitate risorse economiche.

A tal riguardo, per risparmiare sui costi delle prestazioni aggiuntive dei medici, così come richiesto dalla regione Campania anche per questo anno 2015, l’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona”  ha deciso di ridurre l’organico presente a Ravello, togliendo i due chirurghi H24 e decidendo di applicare tariffe  per i pagamenti dei medici in servizio, difformi ed inferiori, a quelle previste dall’art. 14  comma 6 e soprattutto dall’art. 18 comma 2 bis del CCNL 3/11/2005. Inoltre, l’Azienda sta pensando di applicare in modo alquanto anomalo, a mio giudizio, i dettami dello stesso art. 18, richiedendo il rispetto di tale articolo, ma non calcolando nel modo previsto dal Contratto il numero di notti soggette a tale istituto, e neanche in quali circostanze,  a quali U.O.C. ed a quali medici vadano correttamente richieste.

 Pur comprendendo l’attuale perdurante crisi economica e la necessità di ridurre gli sprechi e le spese, a cui sono favorevole, tuttavia come sindacalista non posso che biasimare e stigmatizzare l’atteggiamento dell’Azienda, che invece di continuare sulla strada della lotta agli sprechi, riducendo le attività scarsamente utili o del tutto improduttive, diversificando  e selezionando le attività da erogare, chiedendo giustamente conto ai diversi operatori di quanto fatto in Azienda, utilizzando correttamente tutti gli istituti contrattuali per remunerare nel giusto modo le diverse attività, invece mette in atto addirittura una “modifica” unilaterale delle regole contrattuali nazionali, anche contro il parere dei sindacati i quali non hanno sottoscritto l’accordo aziendale, proprio per questo punto fra gli altri. Le inefficienze o i risparmi di bilancio, non possono essere ancora scaricate soltanto sui lavoratori, che già hanno dato un notevole contributo in termini di qualità e quantità del lavoro finora assicurato, con riduzioni di organico e livelli assistenziali garantiti soltanto per lo spirito di abnegazione degli operatori coinvolti, con carichi di lavoro ormai divenuti insostenibili, mentre i contratti e le retribuzioni di tutti i dipendenti pubblici sono ormai fermi da oltre cinque anni (il contratto dei dirigenti medici è fermo ormai da circa dieci anni!), come tutti sappiamo. L’azienda non può ulteriormente “umiliare” i propri dipendenti ed in particolare i medici, proponendo tariffe al ribasso, e comunque inferiori a quelle previste dal Contratto Nazionale; questo tipo di atteggiamento se protratto, a mio giudizio, potrebbe addirittura arrivare a configurare il reato di “comportamento antisindacale” da parte dell’A.O.U. di Salerno.

I medici che svolgono il proprio lavoro in costiera, fra l’altro, si servono del proprio mezzo per arrivare sul posto, non hanno alcuna assicurazione Kasko, nessun rimborso per il carburante, né viene considerato il tempo necessario per giungere a Ravello (pensiamo ai mesi estivi, ed ai  weekend, ad esempio) ed inoltre, almeno i rianimatori devono anche assicurare (a titolo gratuito!)  una sorta di reperibilità per eventuali trasferimenti di pazienti in  rianimazione (una tale reperibilità , nell’ orario 8-20 nei giorni feriali, NON è prevista dal CCNL, bisogna rimarcarlo!) e dopo ciò vengono anche penalizzati con la proposta di una tariffa contraria al CCNL, ed inferiore al minimo previsto dall’art. 18, comma 2 bis del CCNL 3/11/2005. Bisogna ancora sottolineare che, spesso, i medici in servizio in Costiera effettuano turni di servizio anche di 24 ore consecutive (contrari ai dettami del Decreto Legislativo n. 66 dell’ 8 Aprile 2003), proprio per limitare gli spostamenti e per  garantire sia la possibilità di dare il cambio con regolarità e precisione ai colleghi sia un numero cospicuo di ore lavorative, oltre il normale orario di lavoro, indispensabili  per coprire tutti i turni necessari a Ravello.

Un tale stato di cose, risulta chiaro a tutti, non garantisce né la salute dei medici addetti, né la salute dei pazienti che vengono affidati alle cure dei colleghi in servizio continuato per 24 ore!

I cittadini della Costiera Amalfitana, devono conoscere queste cose per capire meglio, le decisioni dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, la reale utilità e necessità del Plesso di Castiglione di Ravello, i costi e i servizi offerti e garantiti nel Plesso, la doverosa lotta agli sprechi ed alle inefficienze  (che condividiamo in pieno!) la quale  però deve passare attraverso una riorganizzazione della reta ospedaliera e dei vari plessi e delle attività svolte in base a criteri di utilità ed economicità per l’utente-cittadino, invece che penalizzare i dipendenti e i lavoratori ai quali vengono offerte condizioni di lavoro al di fuori delle norme nazionali e con una paga che è inferiore a quanto previsto dal Contratto,  fra l’altro un Contratto vecchio  di circa  DIECI anni!!

Il sindacato F.V.M. da me qui rappresentato, pur consapevole del periodo di grave crisi economica in cui viviamo, e pur consapevole che a fronte delle moltitudine di persone disoccupate o in Cassa Integrazione, un lavoratore dipendente possa essere considerato quasi un “fortunato” rispetto agli altri, ciò nonostante non può comunque accettare soluzioni che penalizzino i lavoratori stessi, o che rendano carta straccia, un Contratto di lavoro nazionale, a pena del disfacimento di tutte le relazioni e convenzioni su cui da sempre, poggia il nostro stato sociale ed il nostro sistema di relazioni umane e civili! La crisi generale o il risparmio economico, non possono e non devono costituire un alibi, per  disapplicare o limitare le regole del Contratto Nazionale di Lavoro ed applicare misure contro gli interessi dei lavoratori ( e paradossalmente anche contro i veri interessi degli utenti-pazienti!)  invece di adottare altre iniziative più strutturali e quindi durature, di certo più incisive sul lato economico ma forse, meno popolari dal punto di vista politico o elettorale!!!

Alla luce di quanto sopra esposto, abbiamo chiesto ai nostri iscritti, in prevalenza anestesisti-rianimatori, di astenersi dalle prestazioni aggiuntive, finora garantite oltre il proprio orario di lavoro, ma di limitarsi a rispettare l’orario di servizio contrattualmente dovuto in tutta la A.O.U. di Salerno, stante il mancato accordo e la volontà dell’Azienda di procedere unilateralmente, onde cercare di ottenere che i vertici aziendali riconsiderino alcune loro decisioni sull’organizzazione dei servizi, del lavoro, delle strutture e plessi ospedalieri che compongono la nostra A.O.U. di Salerno e da ultimo ma non ultimo, anche  sulla corretta applicazione del Contratto Nazionale di Lavoro.

Questo a tutela del diritto alla salute di tutti i cittadini, i quali devono poter contare su una sanità efficiente ed efficace, in  tutto il territorio nazionale e regionale, ma anche a tutela dei diritti dei lavoratori tutti, i quali devono poter contare sul rispetto delle regole del Contratto di Lavoro.

30 Marzo 2015

Giancarlo Petrosino   

Rappresentante Aziendale  F.V.M.

ESCLUSIVA Ospedale Costa d' Amalfi, la voce contro. Petrosino "7.000 prestazioni non tutte necessarie" Giancarlo Petrosino , medico – sindacalista del Ruggi di Salerno è una voce contro corrente contro l'ospedale della Costiera amalfitana a Castiglione di Ravello "Ha fra le più basse ospedalizzazioni della Campania – dice Petrosino -, settemila prestazioni, di cui due mila notturne, non sono tutte necessarie visto che in molti ritornano a casa e in tanti vengono trasferiti altrove "  Nel rispetto della pluralità dell'informazione che ha caratterizzato Positanonews pubblichiamo il suo intervento 

Riflessioni ( un poco controcorrente) sul Presidio Ospedaliero di Castiglione di Ravello

      di un cittadino, anche anestesista-rianimatore ed anche sindacalista         Giancarlo Petrosino

Premetto che io ho prestato la mia opera professionale in qualità di anestesista-rianimatore, presso l’Ospedale in questione, per circa un anno, nel corso del 2012-2013, quindi ne parlo per esperienza diretta; inoltre, proprio per la mia qualifica professionale sono in grado, più di altri forse, di esporre tutte le mancanze e le inefficienze del predetto Plesso Ospedaliero!

Già la definizione di Plesso Ospedaliero, riferita ad un fabbricato vecchio di decenni, obsoleto in termini di sicurezza antincendio ed antisismica, ad esempio, con locali ed ambienti decisamente poco adatti ad un utilizzo davvero efficiente ed ergonomico per l’assistenza dei pazienti, tanto per iniziare…è una definizione alquanto impropria, e non soltanto per queste “piccole” difformità rispetto alle Leggi in materia…..ma questi sono “problemi secondari” rispetto a tutti gli altri!!

Infatti, in un momento di grave crisi economica e sociale, quale quella che sta attraversando il nostro intero Paese, ed ancor di più la regione Campania, costretta per anni ad un rigido piano di rientro economico proprio in ambito sanitario, con il blocco delle assunzioni in tutte le categorie professionali almeno fino alla fine dello scorso anno 2014 (ed una “piccola” apertura per questo 2015), ed un piano di risparmi (tagli!) finanziari e di razionalizzazione delle risorse umane, che ha richiesto grandi sacrifici ed abnegazione a tutti i dipendenti della sanità nazionale e regionale, diventa un dovere assoluto anche saper spendere ed impiegare al meglio le poche risorse disponibili, investendo  nelle attività e nei Presidi Ospedalieri davvero utili in termini di efficienza ed efficacia assoluta. Se usiamo questi parametri, allora scopriamo immediatamente che il Plesso Ospedaliero, così pomposamente definito dagli stessi operatori, di Castiglione di Ravello, non risponde ad alcuno dei parametri di efficacia ed efficienza……e neanche di sicurezza, per i nostri pazienti; devo segnalare che lo stesso Presidente della Regione, on. Caldoro, non ha definito nel nuovo piano ospedaliero regionale, questo edificio come un “Pronto Soccorso”, ma come un “Punto di Primo Intervento”….il che  ne fa una struttura che andrebbe affidata o affiancata alle varie articolazioni  e funzioni del 118, a carico dell’ASL piuttosto che dell’Azienda Ospedaliera Universitaria,  magari come  sede di  PSAUT, o come un punto di “accoglienza” dei malati in urgenza, per effettuare un rapido triage e quindi, trasferirli in sicurezza presso gli ospedali limitrofi, competenti per patologia e per disponibilità di posti letto.

Rammento che la Conferenza Stato Regioni in data 5 Agosto 2014, ha emanato un regolamento recante “Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”. Questo regolamento prevede gli standard strutturali ( ad esempio, rispetto delle leggi in tema di antincendio ed antisismicità, ecc.)  degli edifici accreditati come strutture ospedaliere, ed anche gli standard  qualitativi e quantitativi delle varie tipologie di  interventi chirurgici, cioè sia in termini di  complessità che come numero minimo eseguito ogni anno, che ogni  Reparto Ospedaliero, ed ogni  Ospedale deve rispettare per essere considerato e classificato come Ospedale e/o come Unità Operativa Complessa ( U.O.C. )

Detto questo in via preliminare, esaminiamo come e quali patologie complesse, o quali  gravi patologie acute, per le quali un vero Pronto Soccorso, farebbe la differenza fra la vita o la morte, era ed è attualmente in grado di trattare con efficienza ed efficacia, il nostro tanto decantato Ospedale di Ravello. Ad esempio, consideriamo alcuni casi:

  1. Emorragia cerebrale: non c’è la neurochirurgia, dunque bisogna trasferire il paziente!
  2. Aneurisma dell’aorta fissurato o in via di fissurazione: non c’è la chirurgia vascolare, dunque bisogna trasferire il paziente!
  3. Infarto acuto del miocardio: non c’è emodinamica o UTIC, dunque bisogna trasferire il paziente!
  4. Politrauma della strada con lesioni multiple interne e/o ossee: non c’è un Trauma Center, non c’è l’ortopedia, non c’è una emoteca degna di questo nome (ci sono in frigo, soltanto DUE Unità di sangue di gruppo Zero Negativo, diciamo il sangue “universale”!) non c’è la rianimazione attiva, dunque bisogna trasferire il paziente!
  5. Parto precipitoso o altro evento del tipo rottura di utero o distacco intempestivo di placenta: non c’è il ginecologo, non c’è una Terapia Intensiva Neonatale, non c’è la Rianimazione, non c’è l’emoteca, non c’è un pediatra o un neonatologo, dunque bisogna trasferire la paziente e/o il neonato!
  6. Grave insufficienza renale, con necessità di Dialisi: non c’è la Nefrologia, né un apparecchio per Dialisi, dunque bisogna trasferire il paziente!
  7. Grave insufficienza respiratoria: non c’è una pneumologia, non c’è la rianimazione, dunque bisogna trasferire il paziente!

Da quanto sopra esposto, necessariamente in modo sintetico ma mi auguro, in modo chiaro a tutti, credo che i cittadini debbano riflettere  sul fatto  che, comunque, l’ Ospedale di Ravello, così com’è organizzato e strutturato attualmente, sia  in grado di trattare efficacemente soltanto i pazienti in codice bianco o verde ( questi sono casi che andrebbero trattati dal medico di famiglia o dalla Continuità Assistenziale -ex guardia medica-), mentre per gli altri casi (fortunatamente pochissimi  in un anno, e che potrebbero essere ugualmente affrontati da un medico dell’emergenza in un PSAUT, o da un rianimatore a bordo di elicottero o ambulanza tipo C.M.R.) spesso deve intervenire  il rianimatore presente nel presidio e comunque trasferire sempre il paziente altrove;

 A corredo di una completa informazione, i cittadini devono sapere, infine che per fornire questo tipo di assistenza, il Presidio Ospedaliero di Ravello, impegna  circa 7  (sette) milioni di Euro ogni anno, fra stipendi e spese di mantenimento e funzionamento, e questo costo rappresenta una cifra davvero importante, a maggior ragione in questo periodo, a carico di tutta la collettività!

Da quanto ho fin qui brevemente esposto, risulta chiaro che avremmo due strade per assicurare davvero la salute dei nostri concittadini residenti in costiera: o creiamo un Ospedale fornito di TUTTE le specialità che possono davvero fare la differenza fra vivere e morire ( Rianimazione, Cardiochirurgia, Neurochirurgia, Chir. Vascolare, ecc.), oppure dobbiamo potenziare i mezzi per i trasferimenti, in modo rapido e sicuro,  dei vari ammalati  che necessitino di vere terapie urgenti e/o intensive

Fra le due ipotesi, appare  lampante che stante la attuale ristrettezza di risorse e l’Accordo (vincolante!) Stato Regioni sugli standard strutturali e qualitativi delle varie Unità Operative Complesse e degli Ospedali tutti, non sia applicabile né auspicabile istituire un “Centro di Eccellenza” o per meglio dire un DEA di II° livello, fornito di tutte le specialità chirurgiche e mediche per fronteggiare tutte le possibili (ma fortunatamente “poco frequenti” per non dire rare) emergenze nel territorio della costiera amalfitana, poiché non ci sono i fondi che una tale struttura assorbirebbe, a fronte di un utilizzo davvero al di sotto di ogni requisito minimo di operatività, quindi con un tasso di inefficienza ed inefficacia (oltre che di insicurezza, per la scarsa abitudine alle emergenze da parte degli operatori tutti) davvero intollerabile ed insostenibile, per tutta la collettività, anche se il nostro Paese fosse ricco e senza alcun debito pubblico da ripianare!!

La seconda ipotesi, a mio giudizio, sarebbe quella da privilegiare, organizzando trasferimenti rapidi e in sicurezza, con vari mezzi a disposizione, possibilmente un elicottero con capacità  di volo per tutte le 24 ore, oltre ad ambulanze di tipo rianimatorio, dotate di tutti i presidi e del personale infermieristico e specialistico adeguato ( in pratica, un rianimatore ed un infermiere in servizio per tutte le 24 ore, più l’equipaggio dell’elicottero). Questa soluzione, sarebbe di gran lunga meno dispendiosa e offrirebbe al contempo, un servizio efficiente ed efficace ai pazienti in situazione di vera emergenza-urgenza nel territorio della costiera.

Tale sistema sarebbe, ovviamente, da potenziare durante la stagione estiva e invece,  potrebbe anche subire una riduzione nei mesi invernali.

Se esaminiamo, più in dettaglio, la dotazione organica e strutturale che c’è attualmente, presso il Plesso di Ravello, dobbiamo notare che abbiamo avuto per anni due  chirurghi generali per 24 ore, i quali non hanno effettuato alcun intervento (ad onor del vero, hanno fatto due o tre interventi di splenectomia, negli ultimi due  anni, i pazienti dopo sono stati trasferiti al Ruggi di Salerno ed uno è deceduto nel postoperatorio); abbiamo due medici di Pronto Soccorso H 24, un rianimatore  H24, almeno un radiologo H24, un medico del laboratorio analisi H24, oltre ai vari tecnici H24 , agli infermieri, almeno 4 per turno H24, e vario personale di supporto H24. Tutto questo ha prodotto circa 7000 “prestazioni” senza una chiara indicazione del codice di gravità (rosso o giallo, sono da Pronto Soccorso, verde e bianco, dovrebbero essere trattati altrove, vedi medico di famiglia o guardia medica!) di cui quasi 2000 in orario notturno. Il tasso di ospedalizzazione è il più basso della regione Campania, e proprio questo dimostra la sua inefficienza, in termini di appropriatezza, poiché le persone visitate presso il Plesso di Ravello, al termine del percorso diagnostico ( magari dopo alcune  visite, dopo esami di laboratorio, ECG, visita cardiologica e/o  anche ecocardiogramma, qualche RX, o ecografie e Tac varie, a spese di tutti i contribuenti!), sono stati rinviati per la maggior parte dei casi, di nuovo al loro domicilio, e dunque NON dovevano neanche giungere al Presidio di Ravello, non essendo pazienti da Pronto Soccorso!!! I numeri sono impietosi e dimostrano  come tale “ospedale” non sia produttivo in termini di sicurezza e di salute, per gli stessi ammalati, e non sia efficiente o efficace, soprattutto in un clima di limitate risorse economiche.

A tal riguardo, per risparmiare sui costi delle prestazioni aggiuntive dei medici, così come richiesto dalla regione Campania anche per questo anno 2015, l’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona”  ha deciso di ridurre l’organico presente a Ravello, togliendo i due chirurghi H24 e decidendo di applicare tariffe  per i pagamenti dei medici in servizio, difformi ed inferiori, a quelle previste dall’art. 14  comma 6 e soprattutto dall’art. 18 comma 2 bis del CCNL 3/11/2005. Inoltre, l’Azienda sta pensando di applicare in modo alquanto anomalo, a mio giudizio, i dettami dello stesso art. 18, richiedendo il rispetto di tale articolo, ma non calcolando nel modo previsto dal Contratto il numero di notti soggette a tale istituto, e neanche in quali circostanze,  a quali U.O.C. ed a quali medici vadano correttamente richieste.

 Pur comprendendo l’attuale perdurante crisi economica e la necessità di ridurre gli sprechi e le spese, a cui sono favorevole, tuttavia come sindacalista non posso che biasimare e stigmatizzare l’atteggiamento dell’Azienda, che invece di continuare sulla strada della lotta agli sprechi, riducendo le attività scarsamente utili o del tutto improduttive, diversificando  e selezionando le attività da erogare, chiedendo giustamente conto ai diversi operatori di quanto fatto in Azienda, utilizzando correttamente tutti gli istituti contrattuali per remunerare nel giusto modo le diverse attività, invece mette in atto addirittura una “modifica” unilaterale delle regole contrattuali nazionali, anche contro il parere dei sindacati i quali non hanno sottoscritto l’accordo aziendale, proprio per questo punto fra gli altri. Le inefficienze o i risparmi di bilancio, non possono essere ancora scaricate soltanto sui lavoratori, che già hanno dato un notevole contributo in termini di qualità e quantità del lavoro finora assicurato, con riduzioni di organico e livelli assistenziali garantiti soltanto per lo spirito di abnegazione degli operatori coinvolti, con carichi di lavoro ormai divenuti insostenibili, mentre i contratti e le retribuzioni di tutti i dipendenti pubblici sono ormai fermi da oltre cinque anni (il contratto dei dirigenti medici è fermo ormai da circa dieci anni!), come tutti sappiamo. L’azienda non può ulteriormente “umiliare” i propri dipendenti ed in particolare i medici, proponendo tariffe al ribasso, e comunque inferiori a quelle previste dal Contratto Nazionale; questo tipo di atteggiamento se protratto, a mio giudizio, potrebbe addirittura arrivare a configurare il reato di “comportamento antisindacale” da parte dell’A.O.U. di Salerno.

I medici che svolgono il proprio lavoro in costiera, fra l’altro, si servono del proprio mezzo per arrivare sul posto, non hanno alcuna assicurazione Kasko, nessun rimborso per il carburante, né viene considerato il tempo necessario per giungere a Ravello (pensiamo ai mesi estivi, ed ai  weekend, ad esempio) ed inoltre, almeno i rianimatori devono anche assicurare (a titolo gratuito!)  una sorta di reperibilità per eventuali trasferimenti di pazienti in  rianimazione (una tale reperibilità , nell’ orario 8-20 nei giorni feriali, NON è prevista dal CCNL, bisogna rimarcarlo!) e dopo ciò vengono anche penalizzati con la proposta di una tariffa contraria al CCNL, ed inferiore al minimo previsto dall’art. 18, comma 2 bis del CCNL 3/11/2005. Bisogna ancora sottolineare che, spesso, i medici in servizio in Costiera effettuano turni di servizio anche di 24 ore consecutive (contrari ai dettami del Decreto Legislativo n. 66 dell’ 8 Aprile 2003), proprio per limitare gli spostamenti e per  garantire sia la possibilità di dare il cambio con regolarità e precisione ai colleghi sia un numero cospicuo di ore lavorative, oltre il normale orario di lavoro, indispensabili  per coprire tutti i turni necessari a Ravello.

Un tale stato di cose, risulta chiaro a tutti, non garantisce né la salute dei medici addetti, né la salute dei pazienti che vengono affidati alle cure dei colleghi in servizio continuato per 24 ore!

I cittadini della Costiera Amalfitana, devono conoscere queste cose per capire meglio, le decisioni dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, la reale utilità e necessità del Plesso di Castiglione di Ravello, i costi e i servizi offerti e garantiti nel Plesso, la doverosa lotta agli sprechi ed alle inefficienze  (che condividiamo in pieno!) la quale  però deve passare attraverso una riorganizzazione della reta ospedaliera e dei vari plessi e delle attività svolte in base a criteri di utilità ed economicità per l’utente-cittadino, invece che penalizzare i dipendenti e i lavoratori ai quali vengono offerte condizioni di lavoro al di fuori delle norme nazionali e con una paga che è inferiore a quanto previsto dal Contratto,  fra l’altro un Contratto vecchio  di circa  DIECI anni!!

Il sindacato F.V.M. da me qui rappresentato, pur consapevole del periodo di grave crisi economica in cui viviamo, e pur consapevole che a fronte delle moltitudine di persone disoccupate o in Cassa Integrazione, un lavoratore dipendente possa essere considerato quasi un “fortunato” rispetto agli altri, ciò nonostante non può comunque accettare soluzioni che penalizzino i lavoratori stessi, o che rendano carta straccia, un Contratto di lavoro nazionale, a pena del disfacimento di tutte le relazioni e convenzioni su cui da sempre, poggia il nostro stato sociale ed il nostro sistema di relazioni umane e civili! La crisi generale o il risparmio economico, non possono e non devono costituire un alibi, per  disapplicare o limitare le regole del Contratto Nazionale di Lavoro ed applicare misure contro gli interessi dei lavoratori ( e paradossalmente anche contro i veri interessi degli utenti-pazienti!)  invece di adottare altre iniziative più strutturali e quindi durature, di certo più incisive sul lato economico ma forse, meno popolari dal punto di vista politico o elettorale!!!

Alla luce di quanto sopra esposto, abbiamo chiesto ai nostri iscritti, in prevalenza anestesisti-rianimatori, di astenersi dalle prestazioni aggiuntive, finora garantite oltre il proprio orario di lavoro, ma di limitarsi a rispettare l’orario di servizio contrattualmente dovuto in tutta la A.O.U. di Salerno, stante il mancato accordo e la volontà dell’Azienda di procedere unilateralmente, onde cercare di ottenere che i vertici aziendali riconsiderino alcune loro decisioni sull’organizzazione dei servizi, del lavoro, delle strutture e plessi ospedalieri che compongono la nostra A.O.U. di Salerno e da ultimo ma non ultimo, anche  sulla corretta applicazione del Contratto Nazionale di Lavoro.

Questo a tutela del diritto alla salute di tutti i cittadini, i quali devono poter contare su una sanità efficiente ed efficace, in  tutto il territorio nazionale e regionale, ma anche a tutela dei diritti dei lavoratori tutti, i quali devono poter contare sul rispetto delle regole del Contratto di Lavoro.

30 Marzo 2015

Giancarlo Petrosino   

Rappresentante Aziendale  F.V.M.