Paura nel Maryland, attacco alla Nsa. La base presa di mira da due drogati travestiti da donna. L’Fbi: Non è terrorismo

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New York. Aveva tutte le caratteristiche di un attentato suicida terrorista: due uomini camuffati da donna, a bordo di un Suv nero, cercano di forzare il cancello di Fort Meade, una delle più grandi basi militari Usa, dove ha sede anche la Nsa, la più discussa e potente agenzia di spionaggio americana. Le guardie reagiscono sparando. Arrivano rinforzi. Gli allarmi suonano ovunque. Attimi di caos. E alla fine si contano un morto e un ferito grave. La notizia arriva sui media con tutta l’urgenza e l’allarme che un attentato terrorista a soli 30 km da Washington non può che generare. Ma nel corso della mattina la sparatoria del Maryland cambia connotati. «Non si tratta di terrorismo, ma di criminalità locale» precisa l’Fbi, chiamata a indagare poiché l’attacco è avvenuto contro una istituzione federale. Poco dopo, altre briciole di notizie: l’auto era stata rubata il giorno prima. E poi: i due avevano a bordo cocaina e armi. Nessuno lo dice a chiare lettere, ma comincia a prender consistenza la teoria che si sia trattato di un gesto folle di due travestiti drogati. E che forse la reazione delle guardie sia stata eccessiva. L’esatta dinamica dell’incidente non è chiara e siccome è avvenuto sul territorio del Fort Meade, cioè territorio militare, le immagini che vengono rese pubbliche sono passate al vaglio delle autorità del Pentagono. Fort Meade è la terza base per grandezza negli Stati Uniti. Si trova nel Maryland, a metà strada fra la città di Baltimora e la capitale. È di per sé grande come una città: contiene infatti sia varie migliaia di militari, sia il quartier generale della National Security Agency, che impiega circa 40 mila persone. L’incidente di ieri non è unico, né raro. All’inizio del mese, un uomo di 35 anni aveva sparato vari colpi di fucile contro la sede dell’Agenzia. E un mese fa un piccolo aereo da turismo si è schiantato nelle vicinanze. Nel primo caso l’uomo è risultato essere uno squilibrato, nel secondo caso si è scoperto che l’aereo aveva solo avuto un guasto meccanico. L’incidente di ieri è avvenuto alle 9.30 del mattino. «Un veicolo contenente due individui ha tentato di superare uno dei cancelli della Nsa – ha spiegato Jonathan Freed, direttore dell’ufficio comunicazioni dell’Agenzia – Il veicolo non era autorizzato a superare il cancello». Davanti all’intimazione di far marcia indietro e allontanarsi, il Suv ha invece accelerato. A quel punto è arrivata una gragnuola di colpi. L’automobilista al volante è rimasto ucciso. L’altro occupante del Suv, a quanto pare un ragazzo sui 20 anni, è stato trasportato in ospedale in condizioni gravi. Pare che anche una delle guardie sia rimasta lievemente ferita. Il presidente Obama è stato informato e tenuto al corrente dei fatti. Ma nessuno ha chiaro perché i due abbiano tentato di forzare i cancelli. Si sa però che in questi giorni i dirigenti del Pentagono stanno discutendo della possibilità di togliere il bando per i trangender, per cui qualcuno ipotizza che i due volessero esprimere una qualche protesta. (Anna Guaita – Il Mattino)

New York. Aveva tutte le caratteristiche di un attentato suicida terrorista: due uomini camuffati da donna, a bordo di un Suv nero, cercano di forzare il cancello di Fort Meade, una delle più grandi basi militari Usa, dove ha sede anche la Nsa, la più discussa e potente agenzia di spionaggio americana. Le guardie reagiscono sparando. Arrivano rinforzi. Gli allarmi suonano ovunque. Attimi di caos. E alla fine si contano un morto e un ferito grave. La notizia arriva sui media con tutta l'urgenza e l'allarme che un attentato terrorista a soli 30 km da Washington non può che generare. Ma nel corso della mattina la sparatoria del Maryland cambia connotati. «Non si tratta di terrorismo, ma di criminalità locale» precisa l'Fbi, chiamata a indagare poiché l'attacco è avvenuto contro una istituzione federale. Poco dopo, altre briciole di notizie: l'auto era stata rubata il giorno prima. E poi: i due avevano a bordo cocaina e armi. Nessuno lo dice a chiare lettere, ma comincia a prender consistenza la teoria che si sia trattato di un gesto folle di due travestiti drogati. E che forse la reazione delle guardie sia stata eccessiva. L'esatta dinamica dell'incidente non è chiara e siccome è avvenuto sul territorio del Fort Meade, cioè territorio militare, le immagini che vengono rese pubbliche sono passate al vaglio delle autorità del Pentagono. Fort Meade è la terza base per grandezza negli Stati Uniti. Si trova nel Maryland, a metà strada fra la città di Baltimora e la capitale. È di per sé grande come una città: contiene infatti sia varie migliaia di militari, sia il quartier generale della National Security Agency, che impiega circa 40 mila persone. L'incidente di ieri non è unico, né raro. All'inizio del mese, un uomo di 35 anni aveva sparato vari colpi di fucile contro la sede dell'Agenzia. E un mese fa un piccolo aereo da turismo si è schiantato nelle vicinanze. Nel primo caso l'uomo è risultato essere uno squilibrato, nel secondo caso si è scoperto che l'aereo aveva solo avuto un guasto meccanico. L'incidente di ieri è avvenuto alle 9.30 del mattino. «Un veicolo contenente due individui ha tentato di superare uno dei cancelli della Nsa – ha spiegato Jonathan Freed, direttore dell'ufficio comunicazioni dell'Agenzia – Il veicolo non era autorizzato a superare il cancello». Davanti all'intimazione di far marcia indietro e allontanarsi, il Suv ha invece accelerato. A quel punto è arrivata una gragnuola di colpi. L'automobilista al volante è rimasto ucciso. L'altro occupante del Suv, a quanto pare un ragazzo sui 20 anni, è stato trasportato in ospedale in condizioni gravi. Pare che anche una delle guardie sia rimasta lievemente ferita. Il presidente Obama è stato informato e tenuto al corrente dei fatti. Ma nessuno ha chiaro perché i due abbiano tentato di forzare i cancelli. Si sa però che in questi giorni i dirigenti del Pentagono stanno discutendo della possibilità di togliere il bando per i trangender, per cui qualcuno ipotizza che i due volessero esprimere una qualche protesta. (Anna Guaita – Il Mattino)

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