ORTO BOTANICO – NAPOLI RISCHIO PARCHEGGIO #LOSPECCHIO GIGIONE MARESCA

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NAPOLI – E l’Orto botanico di Napoli diventa un Orto-parcheggio o un Parcheggio-botanico, scegliete voi. Grande amarezza scoprire a Napoli luoghi abbandonati a se stessi. Lo scalone di piperno che interrompe l’imponente bellezza dell’arte e la consecutività del muro perimetrale su via Foria, è la tristezza nel cuore vedere una fila di auto senza soluzione di continuità. Un paradosso per uno dei pochi polmoni verdi della città. Napoli ferita tramortita.Un abuso veramente singolare se si pensa che il giardino storico è chiuso al grande pubblico ed è visitabile solo per appuntamento. Basta una telefonata, si lascia nome e numero delle persone che intendono passeggiare tra palmizi e piante rare e si aprono i cancelli. La telefonata è un filtro per evitare che il parco diventi meta di chi non è interessato alle piante e quindi, presumibilmente, poco rispettoso del verde. Giustissimo.
Del resto l’Orto botanico o meglio il Real orto botanico, è una struttura dell’Università Federico II, precisamente nella giurisdizione della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Eppure qualcuno ha fatto male i calcoli, perché la scena che si presenta al passante, e peggio al turista che si inerpichi in quella che Anna Maria Ortese definiva Grande via, è ben poco naturalistica. Un mare di auto sotto – e va bene, quello è il traffico di via Foria – ma anche una teoria di vetture a prendere il fresco sotto la verzura blasonata. E che verzura: dodici ettari che ospitano circa novemila specie vegetali e quasi venticinquemila esemplari. Di chi saranno quelle macchine? E se l’ingresso è centellinato per i cittadini a piedi, perché qualcuno deve arrogarsi il diritto non solo di accedere con l’auto, ma sfruttare spazi senza autorizzazione?NAPOLI – E l’Orto botanico di Napoli diventa un Orto-parcheggio o un Parcheggio-botanico, scegliete voi. Grande amarezza scoprire a Napoli luoghi abbandonati a se stessi. Lo scalone di piperno che interrompe l’imponente bellezza dell’arte e la consecutività del muro perimetrale su via Foria, è la tristezza nel cuore vedere una fila di auto senza soluzione di continuità. Un paradosso per uno dei pochi polmoni verdi della città. Napoli ferita tramortita.Un abuso veramente singolare se si pensa che il giardino storico è chiuso al grande pubblico ed è visitabile solo per appuntamento. Basta una telefonata, si lascia nome e numero delle persone che intendono passeggiare tra palmizi e piante rare e si aprono i cancelli. La telefonata è un filtro per evitare che il parco diventi meta di chi non è interessato alle piante e quindi, presumibilmente, poco rispettoso del verde. Giustissimo.
Del resto l’Orto botanico o meglio il Real orto botanico, è una struttura dell’Università Federico II, precisamente nella giurisdizione della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Eppure qualcuno ha fatto male i calcoli, perché la scena che si presenta al passante, e peggio al turista che si inerpichi in quella che Anna Maria Ortese definiva Grande via, è ben poco naturalistica. Un mare di auto sotto – e va bene, quello è il traffico di via Foria – ma anche una teoria di vetture a prendere il fresco sotto la verzura blasonata. E che verzura: dodici ettari che ospitano circa novemila specie vegetali e quasi venticinquemila esemplari. Di chi saranno quelle macchine? E se l’ingresso è centellinato per i cittadini a piedi, perché qualcuno deve arrogarsi il diritto non solo di accedere con l’auto, ma sfruttare spazi senza autorizzazione?

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