CAVA DEI TIRRENI: Sanpietrini una storia lunga da secoli

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  CAVA DEI TIRRENI. L’annuncio del sindaco Galdi della decisione di procedere alla vendita dei cubettoni ha lasciato il segno. I toni della querelle sui cubettoni, impropriamente definiti sanpietrini, non si attenuano. E tra i sì e i no si è animato il dibattito politico di queste settimane agostane. Ma per molti è stata una corsa a rileggere la storia della città per coglierne la identità e la qualità del costruito cavese. Ed eccone alcuni squarci tratti dal Sommario Storico illustrativo dell’avvocato Domenico Apicella: nel 1882 dopo la costruzione della prima fognatura lungo il Borgo si provvide ad estendere da piazza Duomo fino al Viale Garibaldi la pavimentazione a basoli.nel 1930 la fognatura fu rifatta e si provvide a sostituire il basolato con una pavimentazione a mattonelle di asfalto.Nel 1913 il basolamento del Corso fu allungato su Via Mazzini fino all’Hotel De Londres. Negli anni 80, all’indomani del terremoto il basolato fu asportato ed oggi, secondo alcuni fa bella mostra nelle piazze e nelle vie di Bologna. L’architetto Emilio Maiorino, attento conoscitore della storia della città e autore negli anni ’80 di un Piano del Colore per Cava dei Tirreni, sostiene le pavimentazioni in pietra. E scrive: «Questo tipo di pavimentazione ( il basolato di pietra vesuviana) era presente fino agli anni cinquanta anche lungo la strada porticata principale». E già negli anni 80 auspicava per il Borgo una nuova pavimentazione con un canonico disegno di basolato stradale. «Restituirà la semplicità della proposizione, la ricchezza della capacità delle lavorazioni dei maestri scapellini di cui Cava ha vantato grandi esempi nella storia».Sui cubettoni di pietra vesuviana presenti in alcune strade che contornano il centro storico, Maiorino sostiene che una messa in opera ad arte,con una sigillatura perfetta i rischi per la viabilità e la sicurezza sarebbero evitati. «Non nascondiamo che il costo è elevato, ma offrirebbero resistenza e affidabilità». Sul tema della vendita dei sanpietrini l’architetto Alberto Barone si chiede a chi venderli. «Se li comprano, significa che esiste un mercato. Allora perché favorire altri e privarci di un patrimonio storico – architettonico appetibile ?. Conserviamolo, è anche una risorsa, unitamente al porticato, unico nel Mezzogiorno, turistica ed ambientale». Ma dopo giorni di silenzio, l’assessore Luigi Napoli, sindaco facente funzione, fa chiarezza e ribadisce la posizione dell’amministrazione. « Non siamo contro la storia, ma contro il degrado e in difesa dei diritti della comunità alla sicurezza e alla viabilità. La decisione della vendita dei cubetti è stata una scelta di necessità, anche se per ora è solo un indirizzo del sindaco». E sottolinea l’enorme contenzioso per il risarcimento danni, la scarsezza delle risorse e la necessità di procedere al risanamento delle strade. «Non basta certamente aver indicato con segnali la pericolosità delle strade, il cittadino ha diritto ad una viabilità sicura. Nè tradiremo la storia. Laddove le strade offrono sicurezza nulla sarà toccato, oltre a conservare a futura memoria alcune piazze o strade con i cubettoni e con il basolato che alla fine costituisce la vera identità del costruito cavese», ha concluso Luigi Napoli. Intanto Luigi Trotta, vice presidente della Confesercenti , non demorde dalla sua richiesta. «Sulla illuminazione lungo il Borgo, dopo le polemiche in città, tra commercianti, cittadini e residenti, il sindaco Galdi avviò un sondaggio telematico.Non vincolante, ma che indicava al sindaco una strada, una volontà E si espressero. E Galdi non tradì quella decisione popolare, perché non ripeterlo anche per la vendita dei sanpietrini?»

Giuseppe Muoio Il Mattino                                inserito da Michele Pappacoda