AMALFI VERSO LE ELEZIONI. CHI HA PAURA DELLE PRIMARIE?

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Nel mio ultimo articolo  del 23  u.s. avevo promesso che sarei ritornato sul tema Primarie, che  in due giorni ha registrato oltre mille e cinquanta  lettori, a dimostrazione dell’interesse o, quanto meno, della curiosità, che l’argomento elezioni suscita ad Amalfi e non solo. Mantengo l’impegno e ritorno sul tema: Elezioni/candidature, trattandolo da due diverse angolazioni.
I^ LE PRIMARIE. A tal proposito mi viene spontaneo chiedere fin da subito: CHI HA PAURA DELLE PRIMARIE? Non dovrebbero averla né i militanti, né gli elettori , né, tantomeno, i dirigenti locali e provinciali del PD per diversi ordini di motivi: 1) è stato il Pd a inventarle, a proporle, a  sperimentarle e dovrebbe essere entusiasta in tutta l’articolazione della sua organizzazione centrale e periferica; 2) Le primarie sono una grande manifestazione di democrazia, anzi sono la festa della democrazia e sono lo strumento più efficace per  rimotivare  la gente, il popolo, gli elettori e i militanti all’impegno per la politica. Sono sicuro che se fossero vivi i tanti che con me nei lontani anni sessanta e settanta fecero generose ed appassionate battaglie amministrative, alcuni dei quali si sedettero al mio  fianco nei banchi del Consiglio Comunale ed il mio pensiero corre ad onesti lavoratori (Masto  Antonio e Masto Tore, tra gli altri, ma anche uno che è ancora vivo e vegeto, Pietro Spada, ma anche Rino Mangieri, che è di una generazione più giovane, ma onora nella militanza il padre, l’indimenticabile compagno/artista Mao) e ai tanti che ci seguivano con grande passionalità tra il pubblico, che allora affollava il Salone Morelli, se fossero vivi, dicevo, spingerebbero con motivata determinazione per realizzarle, le  primarie. 3) forse non li vuole e le osteggia qualcuno che intende riproporre la propria  candidatura e teme che venga bocciata. Ed in questo trova, forse, complicità sospetta e man forte nel direttivo e nei militanti del Circolo del Pd locale. Mi permetto di osservare che  è un errore, un madornale errore, perché sarebbe, anzi è  la strada più efficace per consolidare la disaffezione dei cittadini dalla politica, che, detto per inciso, è il modo migliore per spegnere e colpire a morte l’impegno e la passione politica. Avessi voce in capitolo mi permetterei di sottolineare e suggerire che il Pd dovrebbe stimolare la partecipazione di più candidati,  regolamentando  le primarie con l’impegno che chi le vince viene  candidato, accettato  e sostenuto  da tutti, come impone la sacrosanta  legge della democrazia, e chi le perde viene ripescato in un posto in lista per dare il suo contributo di impegno e di esperienza.
Questo discorso vale  per i raggruppamenti di centro-sinistra, come per quelli di centro-destra, assicurando il corretto espletamento della manifestazione nella logica feconda della possibilità dell’alternanza. Tutti quelli che godono del diritto di voto attivo possono esercitarne legittimamente anche quello passivo. Saranno gli elettori nelle primarie, prima, e nelle elezioni vere, dopo, a decidere chi e come deve governarli.
Si tratta di un principio così elementare dell’esercizio della democrazia che chi lo osteggia ed ostacola  dichiara e professa il proprio  atteggiamento di  NEMICO DELLA DEMOCRAZIA e, come tale, non va preso neppure in considerazione. La città nel suo insieme ed ognuno di noi, singolarmente preso ha il diritto di sapere ed il Circolo PD ha il dovere di dire una parola chiara  e definitiva sul tema, pena la perdita di ruolo  di forza politica  leader nella città.

II^ UNA LISTA DI EMERGENZA,  e quasi di salute pubblica. Se, malauguratamente,  nessuna forza politica dovesse accettare le primarie, che sarebbero il percorso più chiaro e lineare della pratica democratica, allora mi permetto sommessamente di proporre la formazione di UNA LISTA DI EMERGENZA DI SALUTE PUBBLICA e di ETICA DELLA RESPONABILITA’ che inglobi  i rappresentanti della vasta società civile (imprenditori, categorie professionali, intellettuali, ecc.).
La cosa da evitare nel modo più assoluto è che una città come Amalfi, che è stata simbolo anche di laboratorio di cultura politica (rileggiamo  LA TABULA e LE CONSUETUDINES) si copra di ridicolo di fronte al mondo intero per la incapacità di formulare due liste contrapposte  da  sottoporre al giudizio degli elettori per essere amministrata. Peggio sarebbe la situazione opposta, la parcellizzazione e la frammentazione  dell’elettorato in 6 o 7 liste, se non di più allo stato attuale (non  è fantapolitica, ma  rischio reale) per obiettive velleità dei pretendenti che si  neutralizzano a vicenda tra  ripicche, rivalse e veti incrociati. Mi sia consentita una espressione forte: non è uno spettacolo edificante e, soprattutto, non è degno della tradizione della città.
E, allora, per concludere, ricorro ad una immagine del linguaggio marinaresco in linea con Amalfi, Repubblica Marinara, che, in questo momento  mi appare come una nave incagliata nella secca. Ha bisogno di utilizzare argani possenti  ed  esperienza, forza e maestria, per disincagliarla e farle riprendere il mare e  navigare spedita e con il vento in poppa verso i propri destini. Che tutti e ciascuno facciano la propria parte come singoli e come collettività e/o gruppi sociali. Io ho fatto la mia. Con questo appello accorato d’amore e di responsabilità civile. Prometto che su questo tema mi prendo una lunga e forse definitiva pausa di riflessione. Insistere mi farebbe apparire o, addirittura, essere, patetico. Continuerò a scrivere di Amalfi, ma trattando altri temi. Buon lavoro. Buona Fortuna a tutti e a ciascuno di voi, ma soprattutto alla città nel suo Insieme, alla quale, all’occorrenza, non farò mancare il mio contributo d’amore e d’esperienza.
Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it

Nel mio ultimo articolo  del 23  u.s. avevo promesso che sarei ritornato sul tema Primarie, che  in due giorni ha registrato oltre mille e cinquanta  lettori, a dimostrazione dell’interesse o, quanto meno, della curiosità, che l’argomento elezioni suscita ad Amalfi e non solo. Mantengo l’impegno e ritorno sul tema: Elezioni/candidature, trattandolo da due diverse angolazioni.
I^ LE PRIMARIE. A tal proposito mi viene spontaneo chiedere fin da subito: CHI HA PAURA DELLE PRIMARIE? Non dovrebbero averla né i militanti, né gli elettori , né, tantomeno, i dirigenti locali e provinciali del PD per diversi ordini di motivi: 1) è stato il Pd a inventarle, a proporle, a  sperimentarle e dovrebbe essere entusiasta in tutta l’articolazione della sua organizzazione centrale e periferica; 2) Le primarie sono una grande manifestazione di democrazia, anzi sono la festa della democrazia e sono lo strumento più efficace per  rimotivare  la gente, il popolo, gli elettori e i militanti all’impegno per la politica. Sono sicuro che se fossero vivi i tanti che con me nei lontani anni sessanta e settanta fecero generose ed appassionate battaglie amministrative, alcuni dei quali si sedettero al mio  fianco nei banchi del Consiglio Comunale ed il mio pensiero corre ad onesti lavoratori (Masto  Antonio e Masto Tore, tra gli altri, ma anche uno che è ancora vivo e vegeto, Pietro Spada, ma anche Rino Mangieri, che è di una generazione più giovane, ma onora nella militanza il padre, l’indimenticabile compagno/artista Mao) e ai tanti che ci seguivano con grande passionalità tra il pubblico, che allora affollava il Salone Morelli, se fossero vivi, dicevo, spingerebbero con motivata determinazione per realizzarle, le  primarie. 3) forse non li vuole e le osteggia qualcuno che intende riproporre la propria  candidatura e teme che venga bocciata. Ed in questo trova, forse, complicità sospetta e man forte nel direttivo e nei militanti del Circolo del Pd locale. Mi permetto di osservare che  è un errore, un madornale errore, perché sarebbe, anzi è  la strada più efficace per consolidare la disaffezione dei cittadini dalla politica, che, detto per inciso, è il modo migliore per spegnere e colpire a morte l’impegno e la passione politica. Avessi voce in capitolo mi permetterei di sottolineare e suggerire che il Pd dovrebbe stimolare la partecipazione di più candidati,  regolamentando  le primarie con l’impegno che chi le vince viene  candidato, accettato  e sostenuto  da tutti, come impone la sacrosanta  legge della democrazia, e chi le perde viene ripescato in un posto in lista per dare il suo contributo di impegno e di esperienza.
Questo discorso vale  per i raggruppamenti di centro-sinistra, come per quelli di centro-destra, assicurando il corretto espletamento della manifestazione nella logica feconda della possibilità dell’alternanza. Tutti quelli che godono del diritto di voto attivo possono esercitarne legittimamente anche quello passivo. Saranno gli elettori nelle primarie, prima, e nelle elezioni vere, dopo, a decidere chi e come deve governarli.
Si tratta di un principio così elementare dell’esercizio della democrazia che chi lo osteggia ed ostacola  dichiara e professa il proprio  atteggiamento di  NEMICO DELLA DEMOCRAZIA e, come tale, non va preso neppure in considerazione. La città nel suo insieme ed ognuno di noi, singolarmente preso ha il diritto di sapere ed il Circolo PD ha il dovere di dire una parola chiara  e definitiva sul tema, pena la perdita di ruolo  di forza politica  leader nella città.

II^ UNA LISTA DI EMERGENZA,  e quasi di salute pubblica. Se, malauguratamente,  nessuna forza politica dovesse accettare le primarie, che sarebbero il percorso più chiaro e lineare della pratica democratica, allora mi permetto sommessamente di proporre la formazione di UNA LISTA DI EMERGENZA DI SALUTE PUBBLICA e di ETICA DELLA RESPONABILITA’ che inglobi  i rappresentanti della vasta società civile (imprenditori, categorie professionali, intellettuali, ecc.).
La cosa da evitare nel modo più assoluto è che una città come Amalfi, che è stata simbolo anche di laboratorio di cultura politica (rileggiamo  LA TABULA e LE CONSUETUDINES) si copra di ridicolo di fronte al mondo intero per la incapacità di formulare due liste contrapposte  da  sottoporre al giudizio degli elettori per essere amministrata. Peggio sarebbe la situazione opposta, la parcellizzazione e la frammentazione  dell’elettorato in 6 o 7 liste, se non di più allo stato attuale (non  è fantapolitica, ma  rischio reale) per obiettive velleità dei pretendenti che si  neutralizzano a vicenda tra  ripicche, rivalse e veti incrociati. Mi sia consentita una espressione forte: non è uno spettacolo edificante e, soprattutto, non è degno della tradizione della città.
E, allora, per concludere, ricorro ad una immagine del linguaggio marinaresco in linea con Amalfi, Repubblica Marinara, che, in questo momento  mi appare come una nave incagliata nella secca. Ha bisogno di utilizzare argani possenti  ed  esperienza, forza e maestria, per disincagliarla e farle riprendere il mare e  navigare spedita e con il vento in poppa verso i propri destini. Che tutti e ciascuno facciano la propria parte come singoli e come collettività e/o gruppi sociali. Io ho fatto la mia. Con questo appello accorato d’amore e di responsabilità civile. Prometto che su questo tema mi prendo una lunga e forse definitiva pausa di riflessione. Insistere mi farebbe apparire o, addirittura, essere, patetico. Continuerò a scrivere di Amalfi, ma trattando altri temi. Buon lavoro. Buona Fortuna a tutti e a ciascuno di voi, ma soprattutto alla città nel suo Insieme, alla quale, all’occorrenza, non farò mancare il mio contributo d’amore e d’esperienza.
Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it