All´Italia manca cultura-sportiva: l´esempio inglese

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 Apriamo un dibattito sul futuro del nostro calcio: la situazione è di crisi, il mondiale ne è lo specchio. Come uscirne? Ne abbiamo parlato la scorsa settimana, proponendo un premio per chi crea ragazzi da nazionale. Da oggi apriamo una discussione qualificata, coinvolgendo gli allenatori. Il primo a scrivere per noi è Carlo Ancelotti, tecnico che ha vinto tutto in Italia e tantissimo, in un solo anno, in Inghilterra

Il calcio italiano è in crisi, il mondiale ne è lo specchio. Come uscirne? Ne abbiamo parlato la scorsa settimana, proponendo un premio per chi crea ragazzi da nazionale. Da oggi apriamo un dibattito qualificato, coinvolgendo gli allenatori. Il primo a scrivere per noi è Carlo Ancelotti, tecnico che ha vinto tutto in Italia e tantissimo, in un solo anno, in Inghilterra.

Il momento che sta attraversando il calcio italiano, se consideriamo i ri­sultati e il gioco della Nazionale, non è peggiore di quello inglese. Dopo quello che è successo in Sudafrica, però, è ne­cessaria una riflessione profonda e la mia nasce dall’esperienza che ho fatto a Londra, durante la mia prima stagio­ne inglese. In Italia non esiste un problema tecnico, sono d’accordo con Allegri quando sostiene che i giova­ni ci sono, Balotelli, Poli e Ranocchia ne sono una conferma, e che la Nazionale ha comunque un fu­turo. Per me è soprattutto un problema di cultura sportiva e qui siamo indietro rispetto agli altri, a cominciare dagli inglesi. In Italia c’è un’atmosfe­ra sbagliata intorno al calcio: gli stadi non sono quasi mai pieni e la violenza non è stata ancora estirpata. In Inghilterra, il processo di evoluzione ha fatto sì che in una intera stagione di Premier non mi sia mai capitato di vedere tribune semide­serte. La violenza è stata debellata e questo invo­glia la gente a venire allo stadio e i ragazzini ad av­vicinarsi al calcio nella maniera più naturale.

Non so quanto tempo ci vorrà al calcio italiano per maturare questa nuo­va mentalità. Dobbiamo ancora cominciare. Anzi, dobbiamo ancora capire se davvero vogliamo fare questo percorso. Il primo punto potrebbe essere la ristrutturazione degli stadi, rendendoli più ac­coglienti e accessibili al­le famiglie. E poi servi­rebbe un vero program­ma contro la violenza.

Aprire agli oriundi può andare bene, ma in con­creto quanti giocatori in più, intendo giocatori da Nazionale, possiamo ave­re a disposizione? Un pa­io, tre, quattro al massi­mo. Gli oriundi non pos­sono fare la differenza. Sono d’accordo anche con la proposta del vo­stro giornale di assegna­re un premio alle società che mandano un proprio giocatore in Nazionale. Giusto e sensato, come lo sono tutte le idee che por­tano allo sviluppo del set­tore giovanile. Anche l’Ue­fa si è mossa in questa di­rezione.

Per quanto riguarda la Nazionale, siamo in buone mani. Credo che Prandelli sia il tecnico ( e anche la persona) ideale per un la­voro di ricostruzione. Por­terà entusiasmo, ma al tempo stesso dovrà essere supportato da tutto il mo­vimento. Per questo mi sembrano interessanti le ultime scelte della Feder­calcio con Baggio al Setto­re Tecnico, Rivera a quel­lo Scolastico e Sacchi re­sponsabile delle nazionali giovanili. Sono uomini di calcio e potranno miglio­rare il livello del calcio ita­liano.

carlo ancelotti               michele de lucia

 

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Carlo Ancelotti