Finta vendita posti in Finanza. Millantato credito su concorsi: 5 arrestati, anche maresciallo e consigliere di Pozzuoli

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Pozzuoli. Informazioni riservate, favori, regali e soprattutto soldi (con tanto di listino prezzi) in cambio di posti di lavoro nelle imprese private. Ancora, presunte raccomandazioni e trucchi per entrare nella Guardia di Finanza, concorso per allievi marescialli 2014. In quest’ultimo caso autentico millantato credito, con presunte «conoscenze importanti» che avrebbero dovuto coinvolgere componenti delle commissioni d’esame. Ma di fatto i favori non ci sono stati. Anzi, è stato proprio un mancato superamento dei test a far scoppiare il caso con la denuncia di un truffato. Pesanti sono scattate le ipotesi accusatorie che ieri mattina hanno portato all’esecuzione proprio da parte della Guardia di Finanza di 5 arresti, due in cella e tre ai domiciliari. In carcere Bruno Corosu, 46enne maresciallo capo della Guardia di Finanza in servizio al Gico di Napoli e l’imprenditore 45enne Salvatore D’Emilio che gestisce la società di vigilanza privata «LaVigilante srl», mentre il gip del Tribunale di Napoli ha disposto i domiciliari per Andrea D’Emilio, fratello di Salvatore e suo presunto socio in affari, oltre al consigliere comunale del Pd puteolano (sospeso dal partito a maggio scorso) e l’ex finanziere Ciro Del Giudice, 52 anni, e al 61enne Nicola Guarino, dipendente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione di Caserta. Secondo le ipotesi dei pm del pool reati di criminalità economica, coordinati dall’aggiunto Fausto Zuccarelli, il sottufficiale avrebbe ottenuto insieme al consigliere di Pozzuoli soldi da giovani che ambivano a vincere il concorso per accedere alla carriera nelle Fiamme Gialle. Sono tre le vicende richiamate nell’ordinanza eseguita ieri all’alba dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza all’indirizzo del loro collega e degli altri 4 indagati, tutti da considerarsi innocenti fino al terzo grado di giudizio. C’è, innanzitutto, la storia del concorso per allievi marescialli: per la pubblica accusa Corosu e Del Giudice avrebbero prima ottenuto la promessa e poi la consegna di 40mila euro (somma scontata rispetto all’iniziale richiesta di 55mila euro) dal padre di un candidato, Fabio Fidaleo, al fine di favorire quest’ultimo nel superamento delle prove di selezione che gli avrebbero spalancato le porte del posto fisso nelle Fiamme gialle. Il sottufficiale e il politico avrebbero millantato di poter facilmente intervenire per convincere i commissari d’esame ad assegnare uno dei 237 posti messi a concorso a quel giovane che avrebbe pagato 40mila euro, ottenendo anche un cospicuo sconto grazie alla circostanza di essere figlio di un ex finanziere. «Storia che nella sua genesi – nota Zuccarelli – è stata raccontata in un servizio tv nella trasmissione Mediaset “Le Iene” di maggio scorso», anche se il legale di Del Giudice, l’avvocato Antonio Tufano, evidenzia che «dagli atti in possesso non si evincerebbe che quella storia oggetto del servizio televisivo sia la stessa contestata dai pm partenopei nell’ordinanza». Ma nelle pagine firmate dal gip vengono tratteggiati anche altri presunti casi di corruzione che vedrebbero coinvolti Corosu e i due imprenditori Salvatore e Andrea D’Emilio: i pm ipotizzano un presunto «patto scellerato stabile e permanente» in base al quale il sottufficiale avrebbe compiuto una serie di atti legati ai suoi doveri istituzionali a favore dei due fratelli D’Emilio in cambio di favori personali e utilità di cui avrebbero beneficiato anche i suoi fratelli, dipendenti della società di vigilanza dei D’Emilio. E una presunta corruzione, insieme alla rivelazione del segreto d’ufficio, sarebbe stata messa in atto anche da un altro pubblico funzionario: Nicola Guarino avrebbe – secondo le accuse – per anni asservito la propria funzione pubblica agli interessi privati delle società dei fratelli D’Emilio, rivelando notizie riservate per favorirli nella loro attività e ottenendo in cambio l’assunzione, con tanto di benefit, del figlio in una società a loro riconducibile secondo la procura di Napoli. Tutti gli indagati respingono le accuse e attraverso i loro legali si dicono pronti a raccontare la loro versione. A cominciare da domani mattina, quando ci saranno gli interrogatori di garanzia. (Nello Mazzone – Il Mattino) 

Pozzuoli. Informazioni riservate, favori, regali e soprattutto soldi (con tanto di listino prezzi) in cambio di posti di lavoro nelle imprese private. Ancora, presunte raccomandazioni e trucchi per entrare nella Guardia di Finanza, concorso per allievi marescialli 2014. In quest’ultimo caso autentico millantato credito, con presunte «conoscenze importanti» che avrebbero dovuto coinvolgere componenti delle commissioni d’esame. Ma di fatto i favori non ci sono stati. Anzi, è stato proprio un mancato superamento dei test a far scoppiare il caso con la denuncia di un truffato. Pesanti sono scattate le ipotesi accusatorie che ieri mattina hanno portato all’esecuzione proprio da parte della Guardia di Finanza di 5 arresti, due in cella e tre ai domiciliari. In carcere Bruno Corosu, 46enne maresciallo capo della Guardia di Finanza in servizio al Gico di Napoli e l’imprenditore 45enne Salvatore D’Emilio che gestisce la società di vigilanza privata «LaVigilante srl», mentre il gip del Tribunale di Napoli ha disposto i domiciliari per Andrea D’Emilio, fratello di Salvatore e suo presunto socio in affari, oltre al consigliere comunale del Pd puteolano (sospeso dal partito a maggio scorso) e l’ex finanziere Ciro Del Giudice, 52 anni, e al 61enne Nicola Guarino, dipendente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione di Caserta. Secondo le ipotesi dei pm del pool reati di criminalità economica, coordinati dall’aggiunto Fausto Zuccarelli, il sottufficiale avrebbe ottenuto insieme al consigliere di Pozzuoli soldi da giovani che ambivano a vincere il concorso per accedere alla carriera nelle Fiamme Gialle. Sono tre le vicende richiamate nell’ordinanza eseguita ieri all’alba dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza all’indirizzo del loro collega e degli altri 4 indagati, tutti da considerarsi innocenti fino al terzo grado di giudizio. C’è, innanzitutto, la storia del concorso per allievi marescialli: per la pubblica accusa Corosu e Del Giudice avrebbero prima ottenuto la promessa e poi la consegna di 40mila euro (somma scontata rispetto all’iniziale richiesta di 55mila euro) dal padre di un candidato, Fabio Fidaleo, al fine di favorire quest’ultimo nel superamento delle prove di selezione che gli avrebbero spalancato le porte del posto fisso nelle Fiamme gialle. Il sottufficiale e il politico avrebbero millantato di poter facilmente intervenire per convincere i commissari d’esame ad assegnare uno dei 237 posti messi a concorso a quel giovane che avrebbe pagato 40mila euro, ottenendo anche un cospicuo sconto grazie alla circostanza di essere figlio di un ex finanziere. «Storia che nella sua genesi – nota Zuccarelli – è stata raccontata in un servizio tv nella trasmissione Mediaset “Le Iene” di maggio scorso», anche se il legale di Del Giudice, l’avvocato Antonio Tufano, evidenzia che «dagli atti in possesso non si evincerebbe che quella storia oggetto del servizio televisivo sia la stessa contestata dai pm partenopei nell’ordinanza». Ma nelle pagine firmate dal gip vengono tratteggiati anche altri presunti casi di corruzione che vedrebbero coinvolti Corosu e i due imprenditori Salvatore e Andrea D’Emilio: i pm ipotizzano un presunto «patto scellerato stabile e permanente» in base al quale il sottufficiale avrebbe compiuto una serie di atti legati ai suoi doveri istituzionali a favore dei due fratelli D’Emilio in cambio di favori personali e utilità di cui avrebbero beneficiato anche i suoi fratelli, dipendenti della società di vigilanza dei D’Emilio. E una presunta corruzione, insieme alla rivelazione del segreto d’ufficio, sarebbe stata messa in atto anche da un altro pubblico funzionario: Nicola Guarino avrebbe – secondo le accuse – per anni asservito la propria funzione pubblica agli interessi privati delle società dei fratelli D’Emilio, rivelando notizie riservate per favorirli nella loro attività e ottenendo in cambio l’assunzione, con tanto di benefit, del figlio in una società a loro riconducibile secondo la procura di Napoli. Tutti gli indagati respingono le accuse e attraverso i loro legali si dicono pronti a raccontare la loro versione. A cominciare da domani mattina, quando ci saranno gli interrogatori di garanzia. (Nello Mazzone – Il Mattino)