Il segno ribelle di Mario Schifano

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E’ stata presentata alla Galleria Il Catalogo la mostra che sarà inaugurata sabato 28 marzo alle ore 11,30, evento che apre la primavera espositiva di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta

 

Di Davide Naimoli

Alla Galleria di Salerno “Il Catalogo”, di Lelio Schiavone e Antonio Diletta  è stata presentata la mostra di Mario Schifano, dal titolo Opere Scelte, e che sarà inaugurata sabato 28 marzo e ore 11,30, nella quale verranno esposte 14 tele visibili al pubblico fino al 30 aprile. Un week-end questo che vede Il Catalogo impegnato su due fronti, poiché la grande mostra dedicata a Chagall del Marte di Cava de’ Tirreni, che inaugura in contemporanea sabato sera porta il sigillo dello storico spazio espositivo salernitano, che ha intercesso presso la galleria Pananti di Livorno per la concessione delle 75 incisioni dell’artista. Una città è viva culturalmente se è permeata dall’attività degli artisti, degli operatori del settore e naturalmente dalle Istituzioni e solo questo può realizzare un’offerta adeguata alle aspettative di una città che vuole essere dinamica, aperta e con un contributo culturale adeguato in ogni ambito e settore e attualmente ne è l’emblema proprio la Galleria “Il Catalogo” che è uno spazio che rappresenta non solo un pezzo di storia della città, ma come dimostra quest’iniziativa, un’attualità nell’offerta culturale di Salerno. Invitato alla presentazione, oltre Lelio Schiavone e Antonio Diletta, l’Assessore alle Politiche culturali Ermanno Guerra che ha oltremodo sottolineato l’importanza di quest’iniziativa che andrà avanti fino al 30 aprile, rappresentando un’occasione unica per  Salerno “ Oggi è sicuramente un’importantissima opportunità avere 14 opere di Mario Schifano che raccontano un pezzo della sua esperienza artistica e che sicuramente possono rappresentare un’attrazione nella primavera culturale salernitana e  – continua Ermanno Guerra –  sapere che un artista come Schifano è stato in questa galleria e che questa mostra è la continuazione di un rapporto diretto con l’artista, sottolinea ulteriormente che questo spazio è stato un riferimento per tutte le espressioni figurative e per tutta la cultura del nostro Paese”. Successivamente è toccato a Lelio Schiavone, dopo aver ricevuto i complimenti dell’Assessore e dei presenti, tra cui Alfonso Andria per l’EPT e il Presidente dei Giornalisti Salernitani Enzo Todaro, aggiungere dei grandi sforzi per cercare di mantenere sempre alto il livello culturale e l’eccellenza da proporre alla città di Salerno “ E’ una galleria privata che non riceve nessun contributo ed è un rischio che ci prendiamo, ma nel quale crediamo.” Schiavone ha anche sottolineato la critica mossa da qualcuno sulla scelta di esporre una mostra di Schifano in una galleria che ha trattato sempre il ‘900 italiano, ribadendo però che anche Schifano fa parte del secondo ‘900, ricordando che l’artista era già stato ospite della galleria quaranta anni addietro.  “ E’ stato uno sforzo immane mettere insieme queste 14 opere di Schifano, tutte nel periodo più turgido della carriera dell’artista, negli anni ’70, e che fanno parte del periodo cruciale dell’attività dell’artista con opere che vanno dal 1973 al 1974 e che facevano parte di un unico corpus di una collezione privata e come tale sono state messe in mostra e si vede il nesso logico; sono opere scelte  dal collezionista che aveva il gusto e il piacere di ricercare qualcosa di grande qualità, nella speranza che la città possa rispondere e capire la mostra nel modo migliore”. Le opere scelte da Lelio e Antonio sono simbolo di quel lasso di tempo cui l’assunto è praticare l’impossibile, cercare inderogabilmente nuove strade, musica, danza, teatro, letteratura, allontanandosi da ogni stereotipo rassicurante. Sulle pareti vedremo qualche paesaggio anemico, paesaggi naturali, ma costruiti mediante un linguaggio adeguato ai modi espressivi del proprio tempo, con un cromatismo molto particolare dai colori squillanti e artefatti. Una pittura quella di Schifano che diviene il punto d’incontro di linguaggi incrociati, realizzati sia mediante la riproduzione meccanica dell’immagine sia mediante il successivo intervento della mano dell’artista. Schifano è figlio del proprio tempo. Dipinge anche en plein air, strappa gli alberi di Duchamp, quelli dei giardini pubblici, e li innesta, sezionandoli, nelle sue tele. L’artista che più gli entra nel sangue? Matisse, al quale ruba la tavolozza. I blu di Schifano sono fra i più belli e intensi della pittura italiana, si impossessa dei colori, delle sagome, accomuna segni e paesaggi. Individuato un momento, un particolare, lo ripropone anche decine e decine di volte, persino in maniera estenuante. Quando si ripete, in realtà l’artista cerca di misurarsi con la memoria: sprazzi, barlumi e i particolari si incendiano, ma egli preferisce non approfondire. Dipinge con la stessa frenesia con la quale vive. Disordine incosciente come punto di partenza; disordine cosciente come punto di arrivo. Nel suo studio erano accesi dai 10 ai 15 televisori, eventi su eventi si susseguivano per l’intera giornata, ma la lezione che proviene da Mario Schifano è che la sua Musa Ausilaria, la televisione è solo un mezzo, un mezzo per cogliere e realizzare l’istante  infinito che è quello dell’arte. L’esposizione della galleria Il Catalogo, si articola su un nucleo di opere che nel loro complesso rivelano il carattere fondamentale di questo artista: l’essere comunque e profondamente pittore, una propensione quasi innata che ha spinto Schifano incessantemente, a far scontrare la sua pittura con i mezzi di comunicazione di massa. 

 

E’ stata presentata alla Galleria Il Catalogo la mostra che sarà inaugurata sabato 28 marzo alle ore 11,30, evento che apre la primavera espositiva di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta

 

Di Davide Naimoli

Alla Galleria di Salerno “Il Catalogo”, di Lelio Schiavone e Antonio Diletta  è stata presentata la mostra di Mario Schifano, dal titolo Opere Scelte, e che sarà inaugurata sabato 28 marzo e ore 11,30, nella quale verranno esposte 14 tele visibili al pubblico fino al 30 aprile. Un week-end questo che vede Il Catalogo impegnato su due fronti, poiché la grande mostra dedicata a Chagall del Marte di Cava de’ Tirreni, che inaugura in contemporanea sabato sera porta il sigillo dello storico spazio espositivo salernitano, che ha intercesso presso la galleria Pananti di Livorno per la concessione delle 75 incisioni dell’artista. Una città è viva culturalmente se è permeata dall’attività degli artisti, degli operatori del settore e naturalmente dalle Istituzioni e solo questo può realizzare un’offerta adeguata alle aspettative di una città che vuole essere dinamica, aperta e con un contributo culturale adeguato in ogni ambito e settore e attualmente ne è l’emblema proprio la Galleria “Il Catalogo” che è uno spazio che rappresenta non solo un pezzo di storia della città, ma come dimostra quest’iniziativa, un’attualità nell’offerta culturale di Salerno. Invitato alla presentazione, oltre Lelio Schiavone e Antonio Diletta, l’Assessore alle Politiche culturali Ermanno Guerra che ha oltremodo sottolineato l’importanza di quest’iniziativa che andrà avanti fino al 30 aprile, rappresentando un’occasione unica per  Salerno “ Oggi è sicuramente un’importantissima opportunità avere 14 opere di Mario Schifano che raccontano un pezzo della sua esperienza artistica e che sicuramente possono rappresentare un’attrazione nella primavera culturale salernitana e  – continua Ermanno Guerra –  sapere che un artista come Schifano è stato in questa galleria e che questa mostra è la continuazione di un rapporto diretto con l’artista, sottolinea ulteriormente che questo spazio è stato un riferimento per tutte le espressioni figurative e per tutta la cultura del nostro Paese”. Successivamente è toccato a Lelio Schiavone, dopo aver ricevuto i complimenti dell’Assessore e dei presenti, tra cui Alfonso Andria per l’EPT e il Presidente dei Giornalisti Salernitani Enzo Todaro, aggiungere dei grandi sforzi per cercare di mantenere sempre alto il livello culturale e l’eccellenza da proporre alla città di Salerno “ E’ una galleria privata che non riceve nessun contributo ed è un rischio che ci prendiamo, ma nel quale crediamo.” Schiavone ha anche sottolineato la critica mossa da qualcuno sulla scelta di esporre una mostra di Schifano in una galleria che ha trattato sempre il ‘900 italiano, ribadendo però che anche Schifano fa parte del secondo ‘900, ricordando che l’artista era già stato ospite della galleria quaranta anni addietro.  “ E’ stato uno sforzo immane mettere insieme queste 14 opere di Schifano, tutte nel periodo più turgido della carriera dell’artista, negli anni ’70, e che fanno parte del periodo cruciale dell’attività dell’artista con opere che vanno dal 1973 al 1974 e che facevano parte di un unico corpus di una collezione privata e come tale sono state messe in mostra e si vede il nesso logico; sono opere scelte  dal collezionista che aveva il gusto e il piacere di ricercare qualcosa di grande qualità, nella speranza che la città possa rispondere e capire la mostra nel modo migliore”. Le opere scelte da Lelio e Antonio sono simbolo di quel lasso di tempo cui l’assunto è praticare l’impossibile, cercare inderogabilmente nuove strade, musica, danza, teatro, letteratura, allontanandosi da ogni stereotipo rassicurante. Sulle pareti vedremo qualche paesaggio anemico, paesaggi naturali, ma costruiti mediante un linguaggio adeguato ai modi espressivi del proprio tempo, con un cromatismo molto particolare dai colori squillanti e artefatti. Una pittura quella di Schifano che diviene il punto d’incontro di linguaggi incrociati, realizzati sia mediante la riproduzione meccanica dell’immagine sia mediante il successivo intervento della mano dell’artista. Schifano è figlio del proprio tempo. Dipinge anche en plein air, strappa gli alberi di Duchamp, quelli dei giardini pubblici, e li innesta, sezionandoli, nelle sue tele. L’artista che più gli entra nel sangue? Matisse, al quale ruba la tavolozza. I blu di Schifano sono fra i più belli e intensi della pittura italiana, si impossessa dei colori, delle sagome, accomuna segni e paesaggi. Individuato un momento, un particolare, lo ripropone anche decine e decine di volte, persino in maniera estenuante. Quando si ripete, in realtà l’artista cerca di misurarsi con la memoria: sprazzi, barlumi e i particolari si incendiano, ma egli preferisce non approfondire. Dipinge con la stessa frenesia con la quale vive. Disordine incosciente come punto di partenza; disordine cosciente come punto di arrivo. Nel suo studio erano accesi dai 10 ai 15 televisori, eventi su eventi si susseguivano per l’intera giornata, ma la lezione che proviene da Mario Schifano è che la sua Musa Ausilaria, la televisione è solo un mezzo, un mezzo per cogliere e realizzare l’istante  infinito che è quello dell’arte. L’esposizione della galleria Il Catalogo, si articola su un nucleo di opere che nel loro complesso rivelano il carattere fondamentale di questo artista: l’essere comunque e profondamente pittore, una propensione quasi innata che ha spinto Schifano incessantemente, a far scontrare la sua pittura con i mezzi di comunicazione di massa.