Delrio si schiera con De Luca. A Salerno l’incontro tra il candidato e il sottosegretario alla Presidenza

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Lo chiama sindaco e, come tutti gli esponenti del Pd accorsi ieri all’Università di Salerno, blinda Vincenzo De Luca nel posto che si è conquistato con le primarie. Graziano Delrio è restio ai commenti, ma gli bastano poche parole per allinearsi al pensiero del premier Matteo Renzi. «De Luca può parlare con me quando vuole – afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri – non ha bisogno di venire qui». Come dire: ha vinto le primarie, quindi il candidato alla carica di governatore della Campania è lui. Punto. Lui, De Luca, è già seduto in prima fila quando il suo ex collega arriva nell’aula magna per parlare di Mezzogiorno e fondi europei. Gli va incontro. I due si salutano sotto le luci dei flash che ne immortalano l’avanzata, ridono, parlottano commentando qualcosa. La parola «legge» si sente e si legge sulle labbra dell’ex sindaco. Probabilmente l’argomento è la tanto bistrattata Severino, tornata al centro del dibattito proprio nelle ultime ore. Il parere della Procura Generale della Cassazione non sembra impensierire l’aspirante governatore. «Mi vedete preoccupato?», domanda retorico. «Per me non cambia nulla. Vorrà dire che al posto del Tar faremo ricorso al tribunale ordinario», assicura. D’altro canto, il pensiero suo e del suo entourage lo aveva già espresso, qualche ora prima, Fulvio Bonavitacola, il fedelissimo deputato promotore di un emendamento per una modifica ad hoc alla legge voluta dal governo Monti. Perciò, testa bassa e avanti tutta. E via a sorbirsi – seduto, a tratti quasi sdraiato nella sua poltrona – tutti gli interventi dei diciotto rettori intervenuti e a seguire con interesse, condito da qualche applauso, le considerazioni del sottosegretario. Che, dal leggio, un paio di volte ha fatto riferimento al «collega sindaco Vincenzo». Salvo poi correggersi, suscitando il riso del diretto interessato. I due, Delrio e De Luca, al termine del seminario hanno pranzato insieme chiacchierando, alla presenza degli altri relatori, per una decina di minuti. Intanto, nell’aula magna una passerella di politici. Dal sindaco di Pontecagnano ed ex consigliere regionale, Ernesto Sica – forse in attesa di Nunzia De Girolamo, che ha dato buca all’ultimo momento – ai vertici del Pd Campano. Stefano Graziano e Assunta Tartaglione parlano a lungo con De Luca. E quest’ultima, come Delrio, lo blinda: «Abbiamo un candidato scelto con le primarie e lavoriamo con lui per conquistare palazzo Santa Lucia. La presenza di Delrio evidenzia come il governo vuole che la Campania torni a essere al centro dell’agenda politica nazionale», esclama sgombrando il campo dalle voci di un nuovo candidato unitario. «Non ci risulta alcuna azione in tal senso – assicura – Abbiamo già dato col tira e molla delle primarie, riacquistando poi la fiducia degli elettori con una prova di maturità. Non possiamo perderci dietro a una nuova querelle». Sulla Severino, poi, taglia corto: «È una questione da affrontare nel momento in cui il nostro candidato vince la competizione elettorale. C’è ancora tempo». E sulla composizione delle liste chiarisce: «Indicheremo delle linee guida lasciando grande autonomia alle federazioni provinciali. Il livello regionale svolgerà un’opera di coordinamento». Il segretario parla di «liste pulite», annunciando che «in accordo con il candidato presidente chiederemo al prefetto una sorta di controllo per evitare delle situazioni che potrebbero crearci imbarazzo, sia per la lista Pd che per quelle collegate». Per imbarazzo intende «questioni inerenti la malavita organizzata», mentre per imputati e indagati «si deciderà in base al codice etico». Nessuna parola, invece, sulla condanna in primo grado per abuso d’ufficio che pende proprio sul capo di De Luca. Più spazio ai dubbi, invece, trapela dalle parole di Andrea Cozzolino, alla luce proprio del parere della Procura Generale: «Finora c’era una prassi che impegnava soprattutto i Tar, adesso c’è un giudizio importante: bisogna avere grandissimo rispetto quando si pronunciano organismi di questa natura, si richiede grande senso di responsabilità, senso delle istituzioni e un lavoro approfondito. Dobbiamo mettere in sicurezza il risultato anche dal punto di vista giuridico – aggiunge – Le ultime vicende ci portano a interrogativi di fondo sui cui occorrerà riflettere anche con il gruppo dirigente nazionale del Pd». Ma, precisa: «Sempre nello spirito delle primarie e del loro risultato». (Giovanna Di Giorgio – Il Mattino) 

Lo chiama sindaco e, come tutti gli esponenti del Pd accorsi ieri all’Università di Salerno, blinda Vincenzo De Luca nel posto che si è conquistato con le primarie. Graziano Delrio è restio ai commenti, ma gli bastano poche parole per allinearsi al pensiero del premier Matteo Renzi. «De Luca può parlare con me quando vuole – afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri – non ha bisogno di venire qui». Come dire: ha vinto le primarie, quindi il candidato alla carica di governatore della Campania è lui. Punto. Lui, De Luca, è già seduto in prima fila quando il suo ex collega arriva nell’aula magna per parlare di Mezzogiorno e fondi europei. Gli va incontro. I due si salutano sotto le luci dei flash che ne immortalano l’avanzata, ridono, parlottano commentando qualcosa. La parola «legge» si sente e si legge sulle labbra dell’ex sindaco. Probabilmente l’argomento è la tanto bistrattata Severino, tornata al centro del dibattito proprio nelle ultime ore. Il parere della Procura Generale della Cassazione non sembra impensierire l’aspirante governatore. «Mi vedete preoccupato?», domanda retorico. «Per me non cambia nulla. Vorrà dire che al posto del Tar faremo ricorso al tribunale ordinario», assicura. D’altro canto, il pensiero suo e del suo entourage lo aveva già espresso, qualche ora prima, Fulvio Bonavitacola, il fedelissimo deputato promotore di un emendamento per una modifica ad hoc alla legge voluta dal governo Monti. Perciò, testa bassa e avanti tutta. E via a sorbirsi – seduto, a tratti quasi sdraiato nella sua poltrona – tutti gli interventi dei diciotto rettori intervenuti e a seguire con interesse, condito da qualche applauso, le considerazioni del sottosegretario. Che, dal leggio, un paio di volte ha fatto riferimento al «collega sindaco Vincenzo». Salvo poi correggersi, suscitando il riso del diretto interessato. I due, Delrio e De Luca, al termine del seminario hanno pranzato insieme chiacchierando, alla presenza degli altri relatori, per una decina di minuti. Intanto, nell’aula magna una passerella di politici. Dal sindaco di Pontecagnano ed ex consigliere regionale, Ernesto Sica – forse in attesa di Nunzia De Girolamo, che ha dato buca all’ultimo momento – ai vertici del Pd Campano. Stefano Graziano e Assunta Tartaglione parlano a lungo con De Luca. E quest’ultima, come Delrio, lo blinda: «Abbiamo un candidato scelto con le primarie e lavoriamo con lui per conquistare palazzo Santa Lucia. La presenza di Delrio evidenzia come il governo vuole che la Campania torni a essere al centro dell’agenda politica nazionale», esclama sgombrando il campo dalle voci di un nuovo candidato unitario. «Non ci risulta alcuna azione in tal senso – assicura – Abbiamo già dato col tira e molla delle primarie, riacquistando poi la fiducia degli elettori con una prova di maturità. Non possiamo perderci dietro a una nuova querelle». Sulla Severino, poi, taglia corto: «È una questione da affrontare nel momento in cui il nostro candidato vince la competizione elettorale. C’è ancora tempo». E sulla composizione delle liste chiarisce: «Indicheremo delle linee guida lasciando grande autonomia alle federazioni provinciali. Il livello regionale svolgerà un’opera di coordinamento». Il segretario parla di «liste pulite», annunciando che «in accordo con il candidato presidente chiederemo al prefetto una sorta di controllo per evitare delle situazioni che potrebbero crearci imbarazzo, sia per la lista Pd che per quelle collegate». Per imbarazzo intende «questioni inerenti la malavita organizzata», mentre per imputati e indagati «si deciderà in base al codice etico». Nessuna parola, invece, sulla condanna in primo grado per abuso d’ufficio che pende proprio sul capo di De Luca. Più spazio ai dubbi, invece, trapela dalle parole di Andrea Cozzolino, alla luce proprio del parere della Procura Generale: «Finora c’era una prassi che impegnava soprattutto i Tar, adesso c’è un giudizio importante: bisogna avere grandissimo rispetto quando si pronunciano organismi di questa natura, si richiede grande senso di responsabilità, senso delle istituzioni e un lavoro approfondito. Dobbiamo mettere in sicurezza il risultato anche dal punto di vista giuridico – aggiunge – Le ultime vicende ci portano a interrogativi di fondo sui cui occorrerà riflettere anche con il gruppo dirigente nazionale del Pd». Ma, precisa: «Sempre nello spirito delle primarie e del loro risultato». (Giovanna Di Giorgio – Il Mattino) 

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