Hamsik: avanti per fare la storia. Gabbiadini: una gara perfetta. Il capitano: «Avevamo voglia di riscattare Verona»

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Ai quarti, ai quarti. Dopo 26 anni. Jorginho, Zapata, Insigne, Koulibaly, Gabbiadini e quasi mezzo Napoli di adesso allora, in quel marzo del 1989, non erano neppure nati: Higuain aveva poco più di un anno quando Maradona e soci affrontavano la Juventus nel più emozionante dei derby d’Italia in Europa e Hamsik e Mertens poco meno di due anni. In quei giorni in diciassette milioni di italiani assistono in lacrime in tv all’omicidio del commissario Cattani, assassinato dalla mafia nella Piovra, e le hit del momento sono la Lambada e «C’è da spostare la macchina» di Salvi. Il presidente del Consiglio è De Mita e al Quirinale c’è Francesco Cossiga. «Siamo contenti di aver fatto la storia ma questo è solo un passo: perché noi vogliamo andare fino in fondo in tutte le competizioni. Possiamo riuscirci, a patto che non sbagliamo l’approccio alle gare: ieri a Mosca siamo stati perfetti, a Verona no». Avanti con uno 0-0, che nell’era Benitez è quasi una rarità: è la quarta volta che finisce con questo risultato (l’ultima volta a Praga, il 27 novembre scorso). Avanti adagio, al trotto leggero, tra mille prudenze. «Non è mai facile giocare in Europa fuori casa, noi ci siamo resi la vita semplice con la nostra bravura perché la Dinamo era avversario complicato e ostico. La nostra squadra è forte, chi va in campo gioca sempre al massimo. Siamo felici». D’altronde lo slovacco è quello che può più di tutti far festa: lui, come Gargano e Maggio, erano in campo il 20 luglio del 2008, in Grecia contro il Panionos, nella prima gara europea dell’era De Laurentiis. Era il terzo turno dell’Intertoto. Immaginarsi dunque, l’emozione con cui oggi il presidente azzurro alle 13 attenderà il nome dell’avversario dall’urna di Nyon. Un buon Napoli nonostante lo 0-0 sia a lungo una specie di passeggiata sul ciglio del burrone. «Vogliamo restare in gioco su tutti i fronti. Abbiamo gestito bene la gara, con abilità. Non abbiamo mai dato la sensazione di poter perdere questa qualificazione», spiega soddisfatto Manolo Gabbiadini. Il soldato perfetto: mai una polemica, mai una smorfia. «A me va bene giocare in qualsiasi posizione, è assolutamente indifferente. Ho dei compagni super, mi basta stare al loro fianco. I paragoni con la Sampdoria sono improponibili, perché lì giocavo in un 4-3-3 che è assai diverso da come gioco qui. Quello che conta adesso è cercare di alzare la testa anche in campionato, contro l’Atalanta». Alla fine il Napoli arriva dove doveva arrivare e questo è più o meno un trionfo se si ripensa alla delusione dello scorso anno con il Porto o di due anni fa con il Plzen e con il Chelsea tre stagioni fa: lì sotto erano rimasti i sogni, sepolti e congelati. David Lopez, l’uomo forte a centrocampo del Napoli di Rafa è soddisfatto. «Mi sento bene in questo ruolo e sono contento della fiducia che mi sta dando l’allenatore quest’anno. Per noi l’Europa League è un sempre stato un obiettivo importante, una vetrina prestigiosa». Torna alla gara con il Verona: «Noi ogni volta che andiamo in campo proviamo a dare il massimo, ma qualche volta non riusciamo a dare il 100%. È una cosa umana. Ma a Mosca abbiamo mostrato carattere». Chiaro che adesso anche i pensieri di Lopez sono rivolti all’Atalanta. «Troppe le partite che abbiamo regalato, troppi i punti persi nella gare che pensavamo fossero più semplici. Forse è un problema di intensità, di determinazione: bisogna sempre avere la voglia di vincere». Il Napoli vola ai quarti: d’altronde l’unico abituato a vincere una coppa europea tra gli azzurri è solo Rafa Benitez. Lo stesso Higuain (come Albiol) non è mai arrivato oltre la semifinale di Champions League con il Real Madrid. Solo i portieri, Andujar e Rafael hanno alzato al cielo un trofeo. Ma in Sudamerica. Era la Libertadores. Jorginho, tra i migliori nel freddo di Mosca, si affida a Twitter per manifestare la sua gioia: «Tutta la squadra ha fatto bene, siamo entrati in campo concentrati per conquistare la qualificazione. Siamo in corsa su 3 fronti, da qui alla fine ci aspettano partite sempre più intense e tutta la rosa sarà fondamentale». (Pino Taormina – Il Mattino)

 

Ai quarti, ai quarti. Dopo 26 anni. Jorginho, Zapata, Insigne, Koulibaly, Gabbiadini e quasi mezzo Napoli di adesso allora, in quel marzo del 1989, non erano neppure nati: Higuain aveva poco più di un anno quando Maradona e soci affrontavano la Juventus nel più emozionante dei derby d’Italia in Europa e Hamsik e Mertens poco meno di due anni. In quei giorni in diciassette milioni di italiani assistono in lacrime in tv all’omicidio del commissario Cattani, assassinato dalla mafia nella Piovra, e le hit del momento sono la Lambada e «C’è da spostare la macchina» di Salvi. Il presidente del Consiglio è De Mita e al Quirinale c’è Francesco Cossiga. «Siamo contenti di aver fatto la storia ma questo è solo un passo: perché noi vogliamo andare fino in fondo in tutte le competizioni. Possiamo riuscirci, a patto che non sbagliamo l’approccio alle gare: ieri a Mosca siamo stati perfetti, a Verona no». Avanti con uno 0-0, che nell’era Benitez è quasi una rarità: è la quarta volta che finisce con questo risultato (l’ultima volta a Praga, il 27 novembre scorso). Avanti adagio, al trotto leggero, tra mille prudenze. «Non è mai facile giocare in Europa fuori casa, noi ci siamo resi la vita semplice con la nostra bravura perché la Dinamo era avversario complicato e ostico. La nostra squadra è forte, chi va in campo gioca sempre al massimo. Siamo felici». D’altronde lo slovacco è quello che può più di tutti far festa: lui, come Gargano e Maggio, erano in campo il 20 luglio del 2008, in Grecia contro il Panionos, nella prima gara europea dell’era De Laurentiis. Era il terzo turno dell’Intertoto. Immaginarsi dunque, l’emozione con cui oggi il presidente azzurro alle 13 attenderà il nome dell’avversario dall’urna di Nyon. Un buon Napoli nonostante lo 0-0 sia a lungo una specie di passeggiata sul ciglio del burrone. «Vogliamo restare in gioco su tutti i fronti. Abbiamo gestito bene la gara, con abilità. Non abbiamo mai dato la sensazione di poter perdere questa qualificazione», spiega soddisfatto Manolo Gabbiadini. Il soldato perfetto: mai una polemica, mai una smorfia. «A me va bene giocare in qualsiasi posizione, è assolutamente indifferente. Ho dei compagni super, mi basta stare al loro fianco. I paragoni con la Sampdoria sono improponibili, perché lì giocavo in un 4-3-3 che è assai diverso da come gioco qui. Quello che conta adesso è cercare di alzare la testa anche in campionato, contro l’Atalanta». Alla fine il Napoli arriva dove doveva arrivare e questo è più o meno un trionfo se si ripensa alla delusione dello scorso anno con il Porto o di due anni fa con il Plzen e con il Chelsea tre stagioni fa: lì sotto erano rimasti i sogni, sepolti e congelati. David Lopez, l’uomo forte a centrocampo del Napoli di Rafa è soddisfatto. «Mi sento bene in questo ruolo e sono contento della fiducia che mi sta dando l’allenatore quest’anno. Per noi l’Europa League è un sempre stato un obiettivo importante, una vetrina prestigiosa». Torna alla gara con il Verona: «Noi ogni volta che andiamo in campo proviamo a dare il massimo, ma qualche volta non riusciamo a dare il 100%. È una cosa umana. Ma a Mosca abbiamo mostrato carattere». Chiaro che adesso anche i pensieri di Lopez sono rivolti all’Atalanta. «Troppe le partite che abbiamo regalato, troppi i punti persi nella gare che pensavamo fossero più semplici. Forse è un problema di intensità, di determinazione: bisogna sempre avere la voglia di vincere». Il Napoli vola ai quarti: d’altronde l’unico abituato a vincere una coppa europea tra gli azzurri è solo Rafa Benitez. Lo stesso Higuain (come Albiol) non è mai arrivato oltre la semifinale di Champions League con il Real Madrid. Solo i portieri, Andujar e Rafael hanno alzato al cielo un trofeo. Ma in Sudamerica. Era la Libertadores. Jorginho, tra i migliori nel freddo di Mosca, si affida a Twitter per manifestare la sua gioia: «Tutta la squadra ha fatto bene, siamo entrati in campo concentrati per conquistare la qualificazione. Siamo in corsa su 3 fronti, da qui alla fine ci aspettano partite sempre più intense e tutta la rosa sarà fondamentale». (Pino Taormina – Il Mattino)

 

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