Daniele Day. Omaggio al cantautore nel giorno dei suoi 60 anni. Dal flash-mob al concerto per la festa di non compleanno

0

Il rischio della retorica è dietro l’angolo, ma il Pino Daniele day è scandito, inesorabilmente, da titoli e versi delle canzoni del lazzaro felice. «Je sto vicino a te», innanzitutto, scelta dal fratello Nello come inno della giornata, dal flash-mob nel cortile del Maschio Angioino al concertone serale. Alessandro Siani e Clementino raggiungono a pranzo Fabiola Sciabbarrassi, moglie di Pino, che non riesce a trattenere le lacrime quando il piccolo Francesco, 9 anni, ritira dal sindaco de Magistris la medaglia del Comune di Napoli. È davvero un atto di «Amore senza fine», commenta la madre, pensando al brano che il marito ha composto per lei, cercando gli sguardi umidi delle figlie Sara e Sofia. «Sara non piangere», aveva scritto il mascalzone latino, «ma come fai a non piangere in un giorno così», spiega la ragazza. Con titoli e versi di un canzoniere preziosissimo gioca sul palco del Palapartenope Francesco Baccini nell’inedita «Tra i vicoli di Napoli», ma anche la coppia inedita Enzo Avitabile e Nello Daniele, stendendoli su un groove che trascina i tremilacinquecento presenti, protagonisti di una festa-esorcismo. Per i casi del destino, «Terra mia» si chiama il vino, un aglianico beneventano, con cui dopo la cerimonia mattutina nella Sala dei Baroni, la famiglia del Nero a metà cerca di stemperare le emozioni di una giornata difficile. Già perché il 19 marzo 2015, nemmeno due mesi dopo l’improvvisa morte del cantautore, è una festa di non compleanno e di non onomastico, anche se Lewis Carroll usava l’espressione in altro senso: l’uomo in blues avrebbe compiuto 60 anni, Sara, Sofia e Cristina, ma anche Cristina e Alessandro che non ci sono, gli avrebbero fatto gli auguri anche per la Festa del papà. La voglia di cantare parole e melodie che sono Dna collettivo scioglie a sera l’emozione e il dolore, ma nemmeno troppo, ogni incipit porta con sé memorie speciali. Dopo la selezione nostalgica di Dj Funaro, Nello Daniele è il più emozionato, inevitabilmente, è difficile tornare in scena proprio sul palco su cui Pino ha detto addio a Napoli. Era il 16 e 17 dicembre scorso, lo spettacolo deve continuare, ma non è solo spettacolo. «Je sto vicino a te», sussurra Nello, chiamando poi a dargli man forte i musicisti che lo accompagnano: Gianni Guarracino alla chitarra, Toni Cercola alle percussioni, Mariano Barba alla batteria, Lino Pariota alle tastiere, Vittorio Remino al basso, Paolo Bianconcini alle percussioni. Peppe Lanzetta non è tantolo scrittore e attore che conosciamo, quanto il vecchio amico del Diaz, il compagno di scuola. Baccini con «Quando» evoca Troisi. Eugenio Bennato intona quella «Lazzari felici» che divise con Pino proprio su questo palco poi chiama Pietra Montecorvino ed i suoi musici per presentare in anteprima un progetto sul canzoniere danieliano, riletto da Erasmo Petringa con sapori etnici, mediterranei, da camera folk: «Anna verrà» e «Bella ’mbriana» non cercano paragoni con le versioni originali, ma il sapore di ferro e tufo, di carne e ruggine che l’ugola dell’interprete porta con sé. Maurizio de Giovanni arriva trafelato, subito dopo aver scritto il commento alla partita del Napoli al San Paolo. In platea saluta il presidente de Laurentiis, prima di parlare a braccio, come in una session. Nello Daniele accende il motore della band e chiede ritmo per «Yes I know my way» e «Je so pazzo», senza tralasciare quello che rimane forse il pezzo più bello e feroce del repertorio del fratello, «Donna Cunce’», canzone della disillusione, della fine dei sogni e di «’o tiempo d’’e cerase». Voce, volto e pudore ricordano, inevitabilmente, sin troppo quelli di Pino, e il flashback riporta inevitabilmente alle notti di «Tutta n’ata storia» e di «Nero a metà». In una di quelle notti c’era anche Teresa De Sio, l’unica donna ad aver svettato negli anni maschilisti del neapolitan power, pronta a dividere le malie malinconiche di «Chi tene ’o mare» e «Quanno chiove» con la chitarra di Guarracino. Ancora un colpo al cuore con «È ancora tiempo» perché, purtroppo, non è più tiempo: Enzo Avitabile l’aveva duettata con l’amico ritrovato, ora guarda negli occhi Nello con la consapevolezza degli orfani che sanno di dover cantare anche con la voce di chi non c’è più. Così, come nei suoi ultimi concerti, fa sua anche «Terra mia»: «È dolce, è unguento per i dolori, cantare la nostra terra, bella e maledetta, con la poesia di strada del più grande dei suoi figli che io abbia conosciuto», spiega. Il finale è inevitabile, di nuovo «Je sto vicino a te», questa volta in versione elettrica e con la band al completo, poi l’inevitabile coro di «Napule è». Sarà anche retorica, ma il popolo del Palapartenope ha una lacrima sul viso. (Federico Vacalebre – Il Mattino)

Il rischio della retorica è dietro l’angolo, ma il Pino Daniele day è scandito, inesorabilmente, da titoli e versi delle canzoni del lazzaro felice. «Je sto vicino a te», innanzitutto, scelta dal fratello Nello come inno della giornata, dal flash-mob nel cortile del Maschio Angioino al concertone serale. Alessandro Siani e Clementino raggiungono a pranzo Fabiola Sciabbarrassi, moglie di Pino, che non riesce a trattenere le lacrime quando il piccolo Francesco, 9 anni, ritira dal sindaco de Magistris la medaglia del Comune di Napoli. È davvero un atto di «Amore senza fine», commenta la madre, pensando al brano che il marito ha composto per lei, cercando gli sguardi umidi delle figlie Sara e Sofia. «Sara non piangere», aveva scritto il mascalzone latino, «ma come fai a non piangere in un giorno così», spiega la ragazza. Con titoli e versi di un canzoniere preziosissimo gioca sul palco del Palapartenope Francesco Baccini nell’inedita «Tra i vicoli di Napoli», ma anche la coppia inedita Enzo Avitabile e Nello Daniele, stendendoli su un groove che trascina i tremilacinquecento presenti, protagonisti di una festa-esorcismo. Per i casi del destino, «Terra mia» si chiama il vino, un aglianico beneventano, con cui dopo la cerimonia mattutina nella Sala dei Baroni, la famiglia del Nero a metà cerca di stemperare le emozioni di una giornata difficile. Già perché il 19 marzo 2015, nemmeno due mesi dopo l’improvvisa morte del cantautore, è una festa di non compleanno e di non onomastico, anche se Lewis Carroll usava l’espressione in altro senso: l’uomo in blues avrebbe compiuto 60 anni, Sara, Sofia e Cristina, ma anche Cristina e Alessandro che non ci sono, gli avrebbero fatto gli auguri anche per la Festa del papà. La voglia di cantare parole e melodie che sono Dna collettivo scioglie a sera l’emozione e il dolore, ma nemmeno troppo, ogni incipit porta con sé memorie speciali. Dopo la selezione nostalgica di Dj Funaro, Nello Daniele è il più emozionato, inevitabilmente, è difficile tornare in scena proprio sul palco su cui Pino ha detto addio a Napoli. Era il 16 e 17 dicembre scorso, lo spettacolo deve continuare, ma non è solo spettacolo. «Je sto vicino a te», sussurra Nello, chiamando poi a dargli man forte i musicisti che lo accompagnano: Gianni Guarracino alla chitarra, Toni Cercola alle percussioni, Mariano Barba alla batteria, Lino Pariota alle tastiere, Vittorio Remino al basso, Paolo Bianconcini alle percussioni. Peppe Lanzetta non è tantolo scrittore e attore che conosciamo, quanto il vecchio amico del Diaz, il compagno di scuola. Baccini con «Quando» evoca Troisi. Eugenio Bennato intona quella «Lazzari felici» che divise con Pino proprio su questo palco poi chiama Pietra Montecorvino ed i suoi musici per presentare in anteprima un progetto sul canzoniere danieliano, riletto da Erasmo Petringa con sapori etnici, mediterranei, da camera folk: «Anna verrà» e «Bella ’mbriana» non cercano paragoni con le versioni originali, ma il sapore di ferro e tufo, di carne e ruggine che l’ugola dell’interprete porta con sé. Maurizio de Giovanni arriva trafelato, subito dopo aver scritto il commento alla partita del Napoli al San Paolo. In platea saluta il presidente de Laurentiis, prima di parlare a braccio, come in una session. Nello Daniele accende il motore della band e chiede ritmo per «Yes I know my way» e «Je so pazzo», senza tralasciare quello che rimane forse il pezzo più bello e feroce del repertorio del fratello, «Donna Cunce’», canzone della disillusione, della fine dei sogni e di «’o tiempo d’’e cerase». Voce, volto e pudore ricordano, inevitabilmente, sin troppo quelli di Pino, e il flashback riporta inevitabilmente alle notti di «Tutta n’ata storia» e di «Nero a metà». In una di quelle notti c’era anche Teresa De Sio, l’unica donna ad aver svettato negli anni maschilisti del neapolitan power, pronta a dividere le malie malinconiche di «Chi tene ’o mare» e «Quanno chiove» con la chitarra di Guarracino. Ancora un colpo al cuore con «È ancora tiempo» perché, purtroppo, non è più tiempo: Enzo Avitabile l’aveva duettata con l’amico ritrovato, ora guarda negli occhi Nello con la consapevolezza degli orfani che sanno di dover cantare anche con la voce di chi non c’è più. Così, come nei suoi ultimi concerti, fa sua anche «Terra mia»: «È dolce, è unguento per i dolori, cantare la nostra terra, bella e maledetta, con la poesia di strada del più grande dei suoi figli che io abbia conosciuto», spiega. Il finale è inevitabile, di nuovo «Je sto vicino a te», questa volta in versione elettrica e con la band al completo, poi l’inevitabile coro di «Napule è». Sarà anche retorica, ma il popolo del Palapartenope ha una lacrima sul viso. (Federico Vacalebre – Il Mattino)

Lascia una risposta