San Giorgio a Cremano. Parrocchia senza soldi, sacrestano licenziato dopo 18 anni. Le sue mansioni affidate ai volontari

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San Giorgio a Cremano. Dopo diciotto anni il parroco gli dà il benservito e lui scrive prima al cardinale di Napoli e poi al Papa. Si è concluso tra le urla e con un carteggio epistolare che ha raggiunto prima la curia di via Largo Donna Regina e poi addirittura la Santa Sede, il rapporto lavorativo tra il sacrestano Giuseppe S. e il sacerdote della chiesa di San Giorgio Martire, Gaetano Esposito. Nella lettera di licenziamento, sottoscritta nel maggio scorso e diventata esecutiva lo scorso mese di gennaio, la causa addotta per la conclusione del rapporto lavorativo è la mancanza di disponibilità economica per continuare a coprire il costo mensile del dipendente. In sintesi, la parrocchia non ha più soldi per potersi permettere il sacrestano, peraltro unico dipendente della chiesa di San Giorgio Martire, ed è stata costretta a licenziarlo. Dopo sei mesi dalla ricezione della lettera di fine rapporto, inviata con i canonici due mesi di preavviso, il sacrestano si è quindi ritrovato senza lavoro. Dal 27 gennaio scorso, per sostenersi economicamente, può contare solo sulla magra liquidazione che gli è stata riconosciuta e sul contributo di disoccupazione che entro qualche mese si concluderà. Per questo motivo sta cercando di far valere le sue ragioni rivolgendosi ai “piani alti” della curia. «Sono un uomo solo, non ho alcun familiare in vita che possa aiutarmi e non so come potrò sostenermi in futuro – si sfoga l’uomo – Sono stato assunto circa diciotto anni fa e non ho mai svolto altri lavori all’infuori di quello. La lettera di licenziamento è stata una doccia fredda, un vero fulmine a ciel sereno» spiega. «La missiva mi è stata recapitata quando meno me lo aspettavo e in un momento particolarmente difficile della mia vita – ricorda Giuseppe – Ho chiesto spiegazioni, ma il parroco mi ha risposto che la parrocchia non aveva più la possibilità economica per potermi tenere. Questo – ha aggiunto Giuseppe – mi sembra alquanto singolare in quanto si tratta di un santuario diocesano». Ci sarebbero però anche altre cause dietro il benservito, ma il condizionale è d’obbligo perché né il sacrestano licenziato, tantomeno il sacerdote, ne parlano. Intanto qualche parrocchiano ha fatto riferimento ad alcuni litigi che avrebbero incrinato negli ultimi tempi i rapporti tra il sacerdote e il sacrestano, battibecchi ai quali ha assistito più di una persona, ma che ufficialmente nessuno conferma. Qualcuno ha riferito che in qualche occasione il “perpetuo” avrebbe mancato di rispetto al prete, altri invece hanno imputato i dissapori al carattere spigoloso del prelato. Motivazioni che di certo non giustificherebbero il licenziamento, ma che conferirebbero un retroscena diverso a quelle “cause economiche” che si leggono nella lettera pervenuta al sacrestano con la quale gli viene comunicata la fine del rapporto lavorativo. «Per far valere le mie ragioni, e non per fare polemica o sollevare scandali, ho scritto al cardinale di Napoli, ma non ho ancora ricevuto alcuna risposta», dichiara Giuseppe. «Confido che il vescovo mi dedicherà la sua attenzione tra i suoi tanti impegni, ma ho anche inviato altre due missive, questa volta a Papa Francesco, e mi auguro che il Santo Padre si occupi della mia situazione. Ho solo 46 anni, un diploma da ragioniere, ma a quanto pare nel nostro Paese sono già troppo vecchio per trovare un lavoro». Intanto le mansioni che prima svolgeva Giuseppe, ora alla San Giorgio Martire sono affidate ai tanti volontari che la frequentano. Prestazioni caritatevoli e a costo zero, nel rispetto della nuova linea, quella della “spending review”, abbracciata dalla parrocchia di piazza Municipio. (Mary Liguori – Il Mattino) 

San Giorgio a Cremano. Dopo diciotto anni il parroco gli dà il benservito e lui scrive prima al cardinale di Napoli e poi al Papa. Si è concluso tra le urla e con un carteggio epistolare che ha raggiunto prima la curia di via Largo Donna Regina e poi addirittura la Santa Sede, il rapporto lavorativo tra il sacrestano Giuseppe S. e il sacerdote della chiesa di San Giorgio Martire, Gaetano Esposito. Nella lettera di licenziamento, sottoscritta nel maggio scorso e diventata esecutiva lo scorso mese di gennaio, la causa addotta per la conclusione del rapporto lavorativo è la mancanza di disponibilità economica per continuare a coprire il costo mensile del dipendente. In sintesi, la parrocchia non ha più soldi per potersi permettere il sacrestano, peraltro unico dipendente della chiesa di San Giorgio Martire, ed è stata costretta a licenziarlo. Dopo sei mesi dalla ricezione della lettera di fine rapporto, inviata con i canonici due mesi di preavviso, il sacrestano si è quindi ritrovato senza lavoro. Dal 27 gennaio scorso, per sostenersi economicamente, può contare solo sulla magra liquidazione che gli è stata riconosciuta e sul contributo di disoccupazione che entro qualche mese si concluderà. Per questo motivo sta cercando di far valere le sue ragioni rivolgendosi ai “piani alti” della curia. «Sono un uomo solo, non ho alcun familiare in vita che possa aiutarmi e non so come potrò sostenermi in futuro – si sfoga l’uomo – Sono stato assunto circa diciotto anni fa e non ho mai svolto altri lavori all’infuori di quello. La lettera di licenziamento è stata una doccia fredda, un vero fulmine a ciel sereno» spiega. «La missiva mi è stata recapitata quando meno me lo aspettavo e in un momento particolarmente difficile della mia vita – ricorda Giuseppe – Ho chiesto spiegazioni, ma il parroco mi ha risposto che la parrocchia non aveva più la possibilità economica per potermi tenere. Questo – ha aggiunto Giuseppe – mi sembra alquanto singolare in quanto si tratta di un santuario diocesano». Ci sarebbero però anche altre cause dietro il benservito, ma il condizionale è d’obbligo perché né il sacrestano licenziato, tantomeno il sacerdote, ne parlano. Intanto qualche parrocchiano ha fatto riferimento ad alcuni litigi che avrebbero incrinato negli ultimi tempi i rapporti tra il sacerdote e il sacrestano, battibecchi ai quali ha assistito più di una persona, ma che ufficialmente nessuno conferma. Qualcuno ha riferito che in qualche occasione il “perpetuo” avrebbe mancato di rispetto al prete, altri invece hanno imputato i dissapori al carattere spigoloso del prelato. Motivazioni che di certo non giustificherebbero il licenziamento, ma che conferirebbero un retroscena diverso a quelle “cause economiche” che si leggono nella lettera pervenuta al sacrestano con la quale gli viene comunicata la fine del rapporto lavorativo. «Per far valere le mie ragioni, e non per fare polemica o sollevare scandali, ho scritto al cardinale di Napoli, ma non ho ancora ricevuto alcuna risposta», dichiara Giuseppe. «Confido che il vescovo mi dedicherà la sua attenzione tra i suoi tanti impegni, ma ho anche inviato altre due missive, questa volta a Papa Francesco, e mi auguro che il Santo Padre si occupi della mia situazione. Ho solo 46 anni, un diploma da ragioniere, ma a quanto pare nel nostro Paese sono già troppo vecchio per trovare un lavoro». Intanto le mansioni che prima svolgeva Giuseppe, ora alla San Giorgio Martire sono affidate ai tanti volontari che la frequentano. Prestazioni caritatevoli e a costo zero, nel rispetto della nuova linea, quella della “spending review”, abbracciata dalla parrocchia di piazza Municipio. (Mary Liguori – Il Mattino)