Ercolano. Chatta su Facebook mentre si trova ai domiciliari. Studente arrestato. Il 18enne spacciava cocaina

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Ercolano. La dipendenza da social network lo ha spedito in prigione: perché, al pari del telefono, Facebook è un mezzo di comunicazione con l’esterno. Alessandro Esposito, studente di 18 anni, forse questo non lo ha considerato, o semplicemente ha preferito far finta di niente e, mentre si trovava ai domiciliari per una faccenda di droga, continuava a connettersi dal suo profilo e a tenere aperta quella finestra sul mondo che nel suo caso – benché virtuale – era l’unica possibile. E così ieri i carabinieri della tenenza di Ercolano lo hanno arrestato: ora è Poggioreale, con l’accusa di avere appunto violato le prescrizioni del regime della detenzione in casa. I militari (guidati dal tenente Gianluca Candura) lo tenevano sotto controllo da quando, due settimane fa, il ragazzo era stato sorpreso in strada con 250 grammi di cocaina purissima nascosta sotto il sellino delle scooter. Il giovane – incensurato, insospettabile, che frequenta un istituto superiore a Portici – fu bloccato mentre percorreva le strade di Ercolano a gran velocità. I carabinieri di pattuglia lo notarono e lo bloccarono e, nel vano del sedile del motociclo, trovarono la droga che secondo l’accusa custodiva per conto di altri. Un carico considerevole: tagliata e rivenduta al dettaglio la cocaina avrebbe fruttato 15mila euro. Dopo l’arresto in flagranza, per lo studente erano stati disposti i domiciliari anziché la detenzione in cella. Un «privilegio» che evidentemente il ragazzo ha preso sotto gamba e che lo ha fatto sentire più libero di quanto si potesse permettere. Durante queste settimane, il giovane ha continuato ad utilizzare il social network. La chat, in primis, con la quale comunicava con gli amici, e poi i post personali, pubblici in bacheca: «Tornerò presto libero», «Mi mancate», e giù commenti a fiume dei suoi compagni di classe: «Sii forte», «Ti voglio bene», «Non mollare». Quotidiani scambi di messaggi, dunque, come se fosse stato un ragazzo libero e non un detenuto ai domiciliari. Eppure le prescrizioni del regime alternativo al carcere sono chiarissime. Nessuna comunicazione con persone che non siano i familiari conviventi. Un divieto tassativo che spesso, nella designazione del domicilio presso il quale scontare la detenzione, comporta anche l’interruzione della linea telefonica. Di tutto questo il diciottenne di Ercolano non ha tenuto conto, né ha pensato che forse i militari lo stavano tenendo d’occhio dal giorno dell’arresto. E invece ai carabinieri la sua passione per il web non è sfuggita e, documentate le quotidiane interazioni del diciottenne, hanno aperto un fascicolo in procura trasformatosi in una richiesta di trasferimento a Poggioreale. Ieri, su ordine del gip di Napoli, il diciottenne è stato arrestato in conseguenza a quello che viene considerato un aggravamento della misura. La legge in realtà non inserisce il «canale tecnologico» tra i mezzi di comunicazione proibiti: il codice di procedura penale (articolo 284) è stato aggiornato per l’ultima volta nel 2000, quando Facebook ancora non esisteva. Ma è chiaro che se il divieto include qualsiasi contatto con l’esterno, anche i social network rientrano nella categoria. È arrivata poi di recente una sentenza della Cassazione relativa all’unico precedente che si sia verificato in Italia: la Corte ha riempito la lacuna e ad essa si è rifatto il giudice che ieri ha firmato l’arresto di Esposito, secondo web dipendente in Italia che finisce in prigione per aver chattato mentre era agli arresti in casa. (Mary Liguori – Il Mattino) 

Ercolano. La dipendenza da social network lo ha spedito in prigione: perché, al pari del telefono, Facebook è un mezzo di comunicazione con l’esterno. Alessandro Esposito, studente di 18 anni, forse questo non lo ha considerato, o semplicemente ha preferito far finta di niente e, mentre si trovava ai domiciliari per una faccenda di droga, continuava a connettersi dal suo profilo e a tenere aperta quella finestra sul mondo che nel suo caso – benché virtuale – era l’unica possibile. E così ieri i carabinieri della tenenza di Ercolano lo hanno arrestato: ora è Poggioreale, con l’accusa di avere appunto violato le prescrizioni del regime della detenzione in casa. I militari (guidati dal tenente Gianluca Candura) lo tenevano sotto controllo da quando, due settimane fa, il ragazzo era stato sorpreso in strada con 250 grammi di cocaina purissima nascosta sotto il sellino delle scooter. Il giovane – incensurato, insospettabile, che frequenta un istituto superiore a Portici – fu bloccato mentre percorreva le strade di Ercolano a gran velocità. I carabinieri di pattuglia lo notarono e lo bloccarono e, nel vano del sedile del motociclo, trovarono la droga che secondo l’accusa custodiva per conto di altri. Un carico considerevole: tagliata e rivenduta al dettaglio la cocaina avrebbe fruttato 15mila euro. Dopo l’arresto in flagranza, per lo studente erano stati disposti i domiciliari anziché la detenzione in cella. Un «privilegio» che evidentemente il ragazzo ha preso sotto gamba e che lo ha fatto sentire più libero di quanto si potesse permettere. Durante queste settimane, il giovane ha continuato ad utilizzare il social network. La chat, in primis, con la quale comunicava con gli amici, e poi i post personali, pubblici in bacheca: «Tornerò presto libero», «Mi mancate», e giù commenti a fiume dei suoi compagni di classe: «Sii forte», «Ti voglio bene», «Non mollare». Quotidiani scambi di messaggi, dunque, come se fosse stato un ragazzo libero e non un detenuto ai domiciliari. Eppure le prescrizioni del regime alternativo al carcere sono chiarissime. Nessuna comunicazione con persone che non siano i familiari conviventi. Un divieto tassativo che spesso, nella designazione del domicilio presso il quale scontare la detenzione, comporta anche l’interruzione della linea telefonica. Di tutto questo il diciottenne di Ercolano non ha tenuto conto, né ha pensato che forse i militari lo stavano tenendo d’occhio dal giorno dell’arresto. E invece ai carabinieri la sua passione per il web non è sfuggita e, documentate le quotidiane interazioni del diciottenne, hanno aperto un fascicolo in procura trasformatosi in una richiesta di trasferimento a Poggioreale. Ieri, su ordine del gip di Napoli, il diciottenne è stato arrestato in conseguenza a quello che viene considerato un aggravamento della misura. La legge in realtà non inserisce il «canale tecnologico» tra i mezzi di comunicazione proibiti: il codice di procedura penale (articolo 284) è stato aggiornato per l’ultima volta nel 2000, quando Facebook ancora non esisteva. Ma è chiaro che se il divieto include qualsiasi contatto con l’esterno, anche i social network rientrano nella categoria. È arrivata poi di recente una sentenza della Cassazione relativa all’unico precedente che si sia verificato in Italia: la Corte ha riempito la lacuna e ad essa si è rifatto il giudice che ieri ha firmato l’arresto di Esposito, secondo web dipendente in Italia che finisce in prigione per aver chattato mentre era agli arresti in casa. (Mary Liguori – Il Mattino)