De Laurentiis a Benitez: secondo posto, crediamoci. Confronto con l’allenatore domenica sera: parole chiare dopo il ko

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Agitato ancora dagli spettri di Luca Toni e Hallfredsson, il sonno di Rafa Benitez nella notte tra domenica e lunedì non è stato affatto tranquillo. Il lungo faccia a faccia sul volo di ritorno da Verona con il presidente De Laurentiis lo ha aiutato a comprendere che questo non è il momento di alzare la tensione sulla squadra. E così anche il patron ha cancellato ogni ipotesi di recarsi a Castelvolturno per catechizzare, capire, forse strigliare Higuain e soci. No, non è il momento. L’avrebbe fatto per primo Benitez, come dopo il ko di Torino, se ne avesse avvertito l’esigenza. Ma al Bentegodi si è trovato di fronte uno spogliatoio più affranto di lui e dello stesso presidente: giocatori tra lo stanco e lo stralunato, l’aspetto del pugile dopo aver visto il tappeto. Allora anche De Laurentiis (e Benitez ha condiviso la sua decisione) ha capito che non era il caso di infierire. Nessun gesto a sorpresa come dopo la sconfitta di San Siro con il Milan. Anzi: ieri il Napoli si è riposato e nessuno ha pensato che non fosse il caso. «Cerchiamo di capire cosa accade e proviamo a ripartire», la sintesi del discorso di Benitez a De Laurentiis. L’allenatore del Napoli ha giustificato le sue scelte. E le sue preoccupazioni. Higuain non ha giocato a Verona per il timore di uno strappo o di guai muscolari assai peggiori dovuto al tour de force. E così per Callejon. D’altronde, i numeri degli infortunati parlano chiaro: il Napoli è tra i club italiani che ha meno problemi muscolari proprio per le capacità di Rafa di dosare le forze e le energie. Ma la domanda è un’altra: perché il Pipita non ha riposato in Europa League piuttosto che nell’arena del Bentegodi? Il presidente del Napoli è stato fin troppo chiaro con Rafa: l’obiettivo è il secondo posto. Tutto il resto è qualcosa in più, compreso il bis in Coppa Italia. Troppo rischioso, è il pensiero del patron azzurro, puntare tutto sull’Europa League: certo, sarebbe l’Everest della gestione De Laurentiis ma il traguardo è troppo lontano per potersi già concentrare su quello. E allora? Sono giorni decisivi. Le prossime 4 gare sono altrettanti set-point. De Laurentiis questo lo sa. E pure Rafa. A Mosca in palio ci sono i quarti di finale dell’Europa League: il presidente, però, non andrà in Russia. Ma non è che ha cambiato idea dopo il capitombolo di Verona: è a Roma e lì resterà fino a giovedì quando sarà a Napoli per lo spettacolo in memoria di Pino Daniele. Poi il campionato: chiaro che prima del big match del sabato di Pasqua con la Roma bisogna battere l’Atalanta. Ma quel giorno all’Olimpico sarà chiaro se il Napoli potrà puntare al secondo posto oppure no. Quattro giorni dopo c’è in palio il pass per la finale di Coppa Italia. In 20 giorni, dunque, c’è molto del futuro del Napoli in ballo. La crisetta del Napoli (4 punti in cinque partite, tre sconfitte nelle ultime tre trasferte) è tecnica e tattica, più che atletica. D’altronde la preparazione atletica, proprio in vista di una stagione estenuante, è stata programmata affinché Napoli esprima il meglio di sé da questo periodo in poi. Ma non era prevedibile che anche le motivazioni del gruppo, dopo un paio di mesi ad altissimo livello, calassero all’alba del momento decisivo della stagione. Hamsik sul suo sito ha ammesso: «Abbiamo fatto molta fatica in attacco e non abbiamo giocato bene». Benitez attende con ansia la sosta per tirare le somme: è persino contento che gran parte della rosa raggiunga le proprie nazionali, anche perché potranno cambiare aria e tirare un po’ di fiato emotivo. Potesse decidere lui, farebbe in modo che solo Higuain resti a casa a riposare piuttosto che raggiungere l’Argentina negli Usa. Rafa ne approfitterà per volare a Liverpool: partirà a metà della prossima settimana e resterà in Inghilterra per almeno tre giorni. L’ultimo break prima del lungo rush finale. (Pino Taormina – Il Mattino) 

Agitato ancora dagli spettri di Luca Toni e Hallfredsson, il sonno di Rafa Benitez nella notte tra domenica e lunedì non è stato affatto tranquillo. Il lungo faccia a faccia sul volo di ritorno da Verona con il presidente De Laurentiis lo ha aiutato a comprendere che questo non è il momento di alzare la tensione sulla squadra. E così anche il patron ha cancellato ogni ipotesi di recarsi a Castelvolturno per catechizzare, capire, forse strigliare Higuain e soci. No, non è il momento. L’avrebbe fatto per primo Benitez, come dopo il ko di Torino, se ne avesse avvertito l’esigenza. Ma al Bentegodi si è trovato di fronte uno spogliatoio più affranto di lui e dello stesso presidente: giocatori tra lo stanco e lo stralunato, l’aspetto del pugile dopo aver visto il tappeto. Allora anche De Laurentiis (e Benitez ha condiviso la sua decisione) ha capito che non era il caso di infierire. Nessun gesto a sorpresa come dopo la sconfitta di San Siro con il Milan. Anzi: ieri il Napoli si è riposato e nessuno ha pensato che non fosse il caso. «Cerchiamo di capire cosa accade e proviamo a ripartire», la sintesi del discorso di Benitez a De Laurentiis. L’allenatore del Napoli ha giustificato le sue scelte. E le sue preoccupazioni. Higuain non ha giocato a Verona per il timore di uno strappo o di guai muscolari assai peggiori dovuto al tour de force. E così per Callejon. D’altronde, i numeri degli infortunati parlano chiaro: il Napoli è tra i club italiani che ha meno problemi muscolari proprio per le capacità di Rafa di dosare le forze e le energie. Ma la domanda è un’altra: perché il Pipita non ha riposato in Europa League piuttosto che nell’arena del Bentegodi? Il presidente del Napoli è stato fin troppo chiaro con Rafa: l’obiettivo è il secondo posto. Tutto il resto è qualcosa in più, compreso il bis in Coppa Italia. Troppo rischioso, è il pensiero del patron azzurro, puntare tutto sull’Europa League: certo, sarebbe l’Everest della gestione De Laurentiis ma il traguardo è troppo lontano per potersi già concentrare su quello. E allora? Sono giorni decisivi. Le prossime 4 gare sono altrettanti set-point. De Laurentiis questo lo sa. E pure Rafa. A Mosca in palio ci sono i quarti di finale dell’Europa League: il presidente, però, non andrà in Russia. Ma non è che ha cambiato idea dopo il capitombolo di Verona: è a Roma e lì resterà fino a giovedì quando sarà a Napoli per lo spettacolo in memoria di Pino Daniele. Poi il campionato: chiaro che prima del big match del sabato di Pasqua con la Roma bisogna battere l’Atalanta. Ma quel giorno all’Olimpico sarà chiaro se il Napoli potrà puntare al secondo posto oppure no. Quattro giorni dopo c’è in palio il pass per la finale di Coppa Italia. In 20 giorni, dunque, c’è molto del futuro del Napoli in ballo. La crisetta del Napoli (4 punti in cinque partite, tre sconfitte nelle ultime tre trasferte) è tecnica e tattica, più che atletica. D’altronde la preparazione atletica, proprio in vista di una stagione estenuante, è stata programmata affinché Napoli esprima il meglio di sé da questo periodo in poi. Ma non era prevedibile che anche le motivazioni del gruppo, dopo un paio di mesi ad altissimo livello, calassero all’alba del momento decisivo della stagione. Hamsik sul suo sito ha ammesso: «Abbiamo fatto molta fatica in attacco e non abbiamo giocato bene». Benitez attende con ansia la sosta per tirare le somme: è persino contento che gran parte della rosa raggiunga le proprie nazionali, anche perché potranno cambiare aria e tirare un po’ di fiato emotivo. Potesse decidere lui, farebbe in modo che solo Higuain resti a casa a riposare piuttosto che raggiungere l’Argentina negli Usa. Rafa ne approfitterà per volare a Liverpool: partirà a metà della prossima settimana e resterà in Inghilterra per almeno tre giorni. L’ultimo break prima del lungo rush finale. (Pino Taormina – Il Mattino)