De Laurentiis gelato. Prima della partita e all’intervallo ha provato a scuotere i giocatori senza risultati

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Ha sofferto chiuso quasi a riccio nella tribuna del Bentegodi. Mormorando di tanto in tanto qualche parola, ma in generale rimanendo immobile, quasi raggelato per la prova del suo Napoli. Tra insulti contro i napoletani e quella rabbia del pubblico di casa contro Benitez. De Laurentiis ha provato a dare due scosse ai suoi ragazzi: è sceso negli spogliatoio prima della partita quando si è recato per salutarli, incoraggiarli, caricarli. E poi quando è tornato nell’intervallo, scuro in volto, neppure avesse visto un fantasma, un mostro. Ha cercato di far capire alla squadra che nulla era compromesso, che la gara era lì, a portata di mano. Una bugia. Ma il presidente per primo sapeva che questo rischiava di divenire un pomeriggio catastrofico. Perché i primi quarantacinque minuti sono stati i più tristi e penosi della storia recente del Napoli. Un horror. Alla sua maniera De Laurentiis ha provato a rianimare la squadra. A scuoterla, a rianimarla, a trasmetterle ossigeno nei suoi polmoni in apnea. Ma non c’è stato nulla da fare. E allora alla fine è andato via, prima del fischio finale di Banti. Questa volta senza salutare nessuno. Deluso come non mai. Forse neppure infuriato: scoraggiato. Da tempo non veniva in trasferta con il Napoli, aveva scelto da tempo di disertare le gare lontano dal San Paolo: era stato a San Siro, dove aveva assistito a quello che pensava il peggiore spettacolo della stagione. Macché: il Napoli non smette di deluderlo. Ogni volta che pensa che il peggio è passato, ecco il Napoli che ritorna nell’oblio. Tra oggi e domani potrebbe piombare a Castelvoltuno, da ove manca da un bel po’ di tempo forse scegliendo di lasciare tranquilla la squadra in un periodo di tanti impegni, tutti importanti, tutti che hanno causato stress ai suoi uomini. Sa che per molti del Napoli la sua presenza è importante: scuote gli animi e cancella i cattivi pensieri. Dopo il 2-0 con il Milan il suo ordine di cancellare il giorno libero mandò su tutte le furie i big dello spogliatoio ma riuscì nell’intento di cambiare la rotta della stagione. E adesso? De Laurentiis è stato molto chiaro con Benitez: il Napoli non può permettersi per due anni di seguito di non centrare la qualificazione alla Champions League. Il Napoli vive di equilibrio economico e i 50 milioni che la prossima stagione vanno nelle casse di chi accede alla Champions non possono sfuggire al club azzurro. Anche perché da questa estate De Laurentiis destinerà molte delle risorse accumulate in otto anni di gestione esemplare del club nel rifacimento dello stadio San Paolo. Dunque, il terzo posto (ma più che altro il secondo che era lì ad appena 4 punti) non può sfuggire di mano. Benitez, che è aziendalista al cento per cento, lo sa bene. E allora restano le perplessità del presidente per le scelte del tecnico di tenere fuori, simultaneamente, Higuain e Callejon. Ovvero i due top player di questo Napoli che in difesa regala ogni volta amnesie e disastri. E allora De Laurentiis è andato via in silenzio, perché sa che parlare subito dopo una simile sconfitta non è mai bene. Oggi, in un modo o nell’altro farà sentire la sua voce: prima parlando con Benitez e poi, magari, con la squadra. Un modo lo troverà. Perché la stagione è nel momento chiave. E lui si rende conto che il Napoli a due facce rischia di restare a mani vuote. E questo lui proprio non se lo può permettere. (Pino Taormina – Il Mattino) 

Ha sofferto chiuso quasi a riccio nella tribuna del Bentegodi. Mormorando di tanto in tanto qualche parola, ma in generale rimanendo immobile, quasi raggelato per la prova del suo Napoli. Tra insulti contro i napoletani e quella rabbia del pubblico di casa contro Benitez. De Laurentiis ha provato a dare due scosse ai suoi ragazzi: è sceso negli spogliatoio prima della partita quando si è recato per salutarli, incoraggiarli, caricarli. E poi quando è tornato nell'intervallo, scuro in volto, neppure avesse visto un fantasma, un mostro. Ha cercato di far capire alla squadra che nulla era compromesso, che la gara era lì, a portata di mano. Una bugia. Ma il presidente per primo sapeva che questo rischiava di divenire un pomeriggio catastrofico. Perché i primi quarantacinque minuti sono stati i più tristi e penosi della storia recente del Napoli. Un horror. Alla sua maniera De Laurentiis ha provato a rianimare la squadra. A scuoterla, a rianimarla, a trasmetterle ossigeno nei suoi polmoni in apnea. Ma non c'è stato nulla da fare. E allora alla fine è andato via, prima del fischio finale di Banti. Questa volta senza salutare nessuno. Deluso come non mai. Forse neppure infuriato: scoraggiato. Da tempo non veniva in trasferta con il Napoli, aveva scelto da tempo di disertare le gare lontano dal San Paolo: era stato a San Siro, dove aveva assistito a quello che pensava il peggiore spettacolo della stagione. Macché: il Napoli non smette di deluderlo. Ogni volta che pensa che il peggio è passato, ecco il Napoli che ritorna nell'oblio. Tra oggi e domani potrebbe piombare a Castelvoltuno, da ove manca da un bel po' di tempo forse scegliendo di lasciare tranquilla la squadra in un periodo di tanti impegni, tutti importanti, tutti che hanno causato stress ai suoi uomini. Sa che per molti del Napoli la sua presenza è importante: scuote gli animi e cancella i cattivi pensieri. Dopo il 2-0 con il Milan il suo ordine di cancellare il giorno libero mandò su tutte le furie i big dello spogliatoio ma riuscì nell'intento di cambiare la rotta della stagione. E adesso? De Laurentiis è stato molto chiaro con Benitez: il Napoli non può permettersi per due anni di seguito di non centrare la qualificazione alla Champions League. Il Napoli vive di equilibrio economico e i 50 milioni che la prossima stagione vanno nelle casse di chi accede alla Champions non possono sfuggire al club azzurro. Anche perché da questa estate De Laurentiis destinerà molte delle risorse accumulate in otto anni di gestione esemplare del club nel rifacimento dello stadio San Paolo. Dunque, il terzo posto (ma più che altro il secondo che era lì ad appena 4 punti) non può sfuggire di mano. Benitez, che è aziendalista al cento per cento, lo sa bene. E allora restano le perplessità del presidente per le scelte del tecnico di tenere fuori, simultaneamente, Higuain e Callejon. Ovvero i due top player di questo Napoli che in difesa regala ogni volta amnesie e disastri. E allora De Laurentiis è andato via in silenzio, perché sa che parlare subito dopo una simile sconfitta non è mai bene. Oggi, in un modo o nell'altro farà sentire la sua voce: prima parlando con Benitez e poi, magari, con la squadra. Un modo lo troverà. Perché la stagione è nel momento chiave. E lui si rende conto che il Napoli a due facce rischia di restare a mani vuote. E questo lui proprio non se lo può permettere. (Pino Taormina – Il Mattino) 

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