Benitez su tutte le furie: «Non riusciamo ad avere continuità». Sotto accusa l’approccio sbagliato alla gara

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«Non abbiamo la maturità per giocare più di tre partite allo stesso livello. Purtroppo non siamo capaci di tenere la stessa intensità». La caduta al Bentegodi non sarebbe neppure una novità per Rafa Benitez. Ma la sensazione adesso, amara più che mai, è che questo Napoli singhiozzante, un giorno in linea di galleggiamento, il giorno dopo in apnea, sia quasi diventato un’abitudine per lo spagnolo. «Abbiamo sbagliato ogni tipo di approccio, sia nel primo tempo che nella ripresa. Abbiamo giocato male, sono arrabbiato. Come a Torino. Né più né meno». Rafa Benitez è costretto a prendere atto che la caduta di Palermo e contro i granata non erano semplici blackout, ma l’inizio di un altro viaggio nella notte. Al freddo, al gelo, e quasi senza la bussola. Il Napoli sprofonda ancora, in questa disgraziata coda di inverno che improvvisamente in campionato si sta trasformando in una dannazione, o forse è solo il logico risultato di tante scelte sbagliate. «Io non ho fatto errori, ripeterei tutte le scelte che ho fatto», ripete come un mantra Rafone tirandosi fuori dal banco degli imputati. Lui, i processi li inscena e li conduce. «Non eravamo stanchi, è andato in campo chi doveva giocare». Non è questione di energie, giura Rafa giustamente giù di corda. Anche stavolta la caduta fa rumore, anche per la maniera: è stato il Napoli più monotono di sempre, inchiodato sulle gambe, ingobbito, incapace di cambiare anche per un solo istante il ritmo della sua nenia. «Il mio peggior Napoli? Non lo so. Può essere. Ora dobbiamo pensare a rialzarci, come facciamo ogni volta. Dopo la partita di Coppa Italia con la Lazio eravamo certi di avere una squadra capace di giocare bene anche contro un avversario forte. È la continuità quella ci manca». Benitez ha vissuto una giornata insolitamente assai nervosa: prima con Banti e poi con il quarto uomo Faverani. Ha avuto da ridire sul primo gol di Toni (ma neppure una lamentela nel dopo-gara), sui tanti ritardi nella ripresa del gioco, sul clima da battaglia con cui l’Hellas ha accolto gli azzurri (i veronesi non hanno perdonato i 14 gol incassati negli scontri-diretti e in particolare il 6-2 dell’andata). Benitez, per la prima volta da quando è in Italia, è stato beccato dal pubblico di casa che per tutto il tempo gli ha urlato «ciccione, ciccione». Rafa neppure li ha ascoltati. I suoi pensieri, ieri al Bentegodi, erano rivolti a ben altro. «Abbiamo commesso degli errori e siamo stati puniti. Sono arrabbiato perché non mi piace perdere». Dovrebbe aggiungere: così. Ma non lo dice: magari lo dirà stamane alla ripresa degli allenamenti a Castelvolturno. «Ho provato con Callejon e Higuain a cambiare le cose, ma tutto è andato storto. È stata una giornata negativa, purtroppo non riusciamo a dare continuità alle nostre prestazioni». Forse la più umiliante sconfitta stagionale rimediata da un avversario che ha impostato la gara quasi su ritmi da guerriglia. «L’avevo spiegato bene che clima avremmo trovato». Nelle ultime tre trasferte il Napoli non ha raccolto neppure un punticino. L’ultima vittoria lontano dal San Paolo è distante 45 giorni. Proprio qui al Bentegodi. Solo che quella volta c’era il Chievo e non questo Hellas indiavolato. Insiste volontariamente su un punto. Perché l’idea di passare per uno che non si aspettava di trovare un simile clima non gli va giù. «Ho spiegato bene alla squadra come affrontare questo Verona. L’approccio iniziale è stato evidentemente sbagliato. Anche nella ripresa non siamo scesi in campo con la giusta determinazione». È un continuo ritornare al punto di partenza, il racconto di Benitez di Hellas-Napoli. Senza neppure un accesso alla caccia all’uomo finale inscenata da quelli dell’Hellas neppure fosse una corrida. Più che altro per la gioia dei tifosi sugli spalti che il Napoli lo hanno davvero trattato come se fosse il toro da matare. Volevano una rivincita per il travolgente ko dell’andata e l’hanno ottenuta. «Ora pensiamo alla gara con la Dinamo, che è appuntamento importante della nostra stagione. La qualificazione è ancora da conquistare, a Mosca non sarà facile. Anzi, sarà molto complicato». Non aggiunge che con il Napoli di Verona è praticamente cosa impossibile il passaggio del turno. (Pino Taormina – Il Mattino) 

«Non abbiamo la maturità per giocare più di tre partite allo stesso livello. Purtroppo non siamo capaci di tenere la stessa intensità». La caduta al Bentegodi non sarebbe neppure una novità per Rafa Benitez. Ma la sensazione adesso, amara più che mai, è che questo Napoli singhiozzante, un giorno in linea di galleggiamento, il giorno dopo in apnea, sia quasi diventato un’abitudine per lo spagnolo. «Abbiamo sbagliato ogni tipo di approccio, sia nel primo tempo che nella ripresa. Abbiamo giocato male, sono arrabbiato. Come a Torino. Né più né meno». Rafa Benitez è costretto a prendere atto che la caduta di Palermo e contro i granata non erano semplici blackout, ma l’inizio di un altro viaggio nella notte. Al freddo, al gelo, e quasi senza la bussola. Il Napoli sprofonda ancora, in questa disgraziata coda di inverno che improvvisamente in campionato si sta trasformando in una dannazione, o forse è solo il logico risultato di tante scelte sbagliate. «Io non ho fatto errori, ripeterei tutte le scelte che ho fatto», ripete come un mantra Rafone tirandosi fuori dal banco degli imputati. Lui, i processi li inscena e li conduce. «Non eravamo stanchi, è andato in campo chi doveva giocare». Non è questione di energie, giura Rafa giustamente giù di corda. Anche stavolta la caduta fa rumore, anche per la maniera: è stato il Napoli più monotono di sempre, inchiodato sulle gambe, ingobbito, incapace di cambiare anche per un solo istante il ritmo della sua nenia. «Il mio peggior Napoli? Non lo so. Può essere. Ora dobbiamo pensare a rialzarci, come facciamo ogni volta. Dopo la partita di Coppa Italia con la Lazio eravamo certi di avere una squadra capace di giocare bene anche contro un avversario forte. È la continuità quella ci manca». Benitez ha vissuto una giornata insolitamente assai nervosa: prima con Banti e poi con il quarto uomo Faverani. Ha avuto da ridire sul primo gol di Toni (ma neppure una lamentela nel dopo-gara), sui tanti ritardi nella ripresa del gioco, sul clima da battaglia con cui l’Hellas ha accolto gli azzurri (i veronesi non hanno perdonato i 14 gol incassati negli scontri-diretti e in particolare il 6-2 dell’andata). Benitez, per la prima volta da quando è in Italia, è stato beccato dal pubblico di casa che per tutto il tempo gli ha urlato «ciccione, ciccione». Rafa neppure li ha ascoltati. I suoi pensieri, ieri al Bentegodi, erano rivolti a ben altro. «Abbiamo commesso degli errori e siamo stati puniti. Sono arrabbiato perché non mi piace perdere». Dovrebbe aggiungere: così. Ma non lo dice: magari lo dirà stamane alla ripresa degli allenamenti a Castelvolturno. «Ho provato con Callejon e Higuain a cambiare le cose, ma tutto è andato storto. È stata una giornata negativa, purtroppo non riusciamo a dare continuità alle nostre prestazioni». Forse la più umiliante sconfitta stagionale rimediata da un avversario che ha impostato la gara quasi su ritmi da guerriglia. «L’avevo spiegato bene che clima avremmo trovato». Nelle ultime tre trasferte il Napoli non ha raccolto neppure un punticino. L’ultima vittoria lontano dal San Paolo è distante 45 giorni. Proprio qui al Bentegodi. Solo che quella volta c’era il Chievo e non questo Hellas indiavolato. Insiste volontariamente su un punto. Perché l’idea di passare per uno che non si aspettava di trovare un simile clima non gli va giù. «Ho spiegato bene alla squadra come affrontare questo Verona. L’approccio iniziale è stato evidentemente sbagliato. Anche nella ripresa non siamo scesi in campo con la giusta determinazione». È un continuo ritornare al punto di partenza, il racconto di Benitez di Hellas-Napoli. Senza neppure un accesso alla caccia all’uomo finale inscenata da quelli dell’Hellas neppure fosse una corrida. Più che altro per la gioia dei tifosi sugli spalti che il Napoli lo hanno davvero trattato come se fosse il toro da matare. Volevano una rivincita per il travolgente ko dell’andata e l’hanno ottenuta. «Ora pensiamo alla gara con la Dinamo, che è appuntamento importante della nostra stagione. La qualificazione è ancora da conquistare, a Mosca non sarà facile. Anzi, sarà molto complicato». Non aggiunge che con il Napoli di Verona è praticamente cosa impossibile il passaggio del turno. (Pino Taormina – Il Mattino)