Lettere da Piano di Sorrento. Il Vallone dei Mulini a Sorrento

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Per quello che sta succedendo nel nostro Paese, se si celebrasse un processo per “crimini ambientali” gli scranni, destinati agli imputati, sarebbero occupati in gran parte da noi italiani. Siamo completamente impazziti nel voler distruggere il nostro patrimonio storico, paesaggistico e, quindi, culturale, all’insegna del cemento. Infatti gran parte del nostro territorio è cementificato. Quando si parla di “riqualificazione” di un sito, io tremo, sento puzza di cemento, e raramente mi sbaglio. A chi si affaccia dalla ringhiera parapetto di via Fuorimura a Sorrento, per guardare nel sottostante vallone, appare un suggestivo angolo della Penisola Sorrentina. Un mondo incantato, favorito dal silenzio, un mondo di favola; per chi ha fantasia sembra, da un momento all’altro, che appaiano elfi, gnomi, figure di altri tempi usciti dalle pagine di un libro di favole, quelle vecchie favole che, una volta, si leggevano ai bambini prima che si addormentassero. È il Vallone dei Mulini! Uno dei cinque valloni che circondano la penisola, il meglio conservato, fino a questo momento; gli altri, quelli scampati al cemento, in gran parte sono sversatoi di rifiuti. Il Vallone, avvolto nelle brume del passato, è anche abbracciato da un alone di mistero. Può apparire come una scoperta di Indiana Jones nei suoi viaggi. Ma, al di là di queste fantasie, a parte la suggestiva panoramicità, il Vallone è anche ricco di vegetazione: un vero e proprio orto botanico, dominato dalle felci, spontaneamente cresciute in un habitat congeniale: tasso di umidità, scarsità di luce. Attualmente s’intravedono i resti di un mulino, ingoiato dalla vegetazione. Accanto al mulino forse una segheria e un lavatoio, dove le popolane andavano a lavare i panni; le grotte venivano utilizzate per conservare i generi alimentari. Niente è certo, e, quel poco che si sa, lo si attinge dalle stampe antiche. Una cosa è sicura: il luogo ha interessato artisti, specialmente pittori ed incisori di tutto il Mondo, e ve n’è traccia nelle richiamate stampe. Questo, come gli altri valloni, è appartenuto a due famose famiglie sorrentine: la famiglia Tasso e la famiglia Correale e fa parte inequivocabilmente della nostra storia. Anni fa (1990-91), patrocinato dal Lions Club Penisola Sorrentina , è stato pubblicato un opuscolo, intitolato “Il Vallone dei Mulini a Sorrento”, scritto, con eleganza, dalla Prof.ssa Elena Miniero, corredato dalle fotografie, a dir poco affascinanti, di Antonino Ercolano e Nino Carta. La pubblicazione avvenne nell’ottica del Service Nazionale “Ama di più la tua città”. L’avv. Antonino Cuomo, padre dell’attuale Sindaco, ne curò la presentazione, esaltandone i valori e suggerendo di inserire un piccolo ascensore, per consentire ai turisti, ai visitatori, agli amanti dell’arte e del bello, di poterlo meglio visitare. Oggi il Vallone è stato venduto. Il Comune di Sorrento non poteva esercitare il diritto di prelazione? Quale potrà essere la sua destinazione? Sarebbe auspicabile che restasse così com’è, con qualche piccolo intervento manuntivo; niente di invasivo, però. Giorni orsono, dopo il taglio di secolari ceppaie, si è verificata una frana: semplice coincidenza o un avvertimento? I beni costituenti patrimonio dell’Umanità (secondo il mio punto di vista anche il Vallone è da inserire fra questi) dovrebbero essere conservati perché fanno parte del passato, della nostra storia. Evidentemente, come afferma la Prof.ssa Miniero nel suo opuscolo, “una volontà conservatrice non esiste nei sorrentini che contano”. (avv. Augusto Maresca)

Per quello che sta succedendo nel nostro Paese, se si celebrasse un processo per “crimini ambientali” gli scranni, destinati agli imputati, sarebbero occupati in gran parte da noi italiani. Siamo completamente impazziti nel voler distruggere il nostro patrimonio storico, paesaggistico e, quindi, culturale, all’insegna del cemento. Infatti gran parte del nostro territorio è cementificato. Quando si parla di “riqualificazione” di un sito, io tremo, sento puzza di cemento, e raramente mi sbaglio. A chi si affaccia dalla ringhiera parapetto di via Fuorimura a Sorrento, per guardare nel sottostante vallone, appare un suggestivo angolo della Penisola Sorrentina. Un mondo incantato, favorito dal silenzio, un mondo di favola; per chi ha fantasia sembra, da un momento all’altro, che appaiano elfi, gnomi, figure di altri tempi usciti dalle pagine di un libro di favole, quelle vecchie favole che, una volta, si leggevano ai bambini prima che si addormentassero. È il Vallone dei Mulini! Uno dei cinque valloni che circondano la penisola, il meglio conservato, fino a questo momento; gli altri, quelli scampati al cemento, in gran parte sono sversatoi di rifiuti. Il Vallone, avvolto nelle brume del passato, è anche abbracciato da un alone di mistero. Può apparire come una scoperta di Indiana Jones nei suoi viaggi. Ma, al di là di queste fantasie, a parte la suggestiva panoramicità, il Vallone è anche ricco di vegetazione: un vero e proprio orto botanico, dominato dalle felci, spontaneamente cresciute in un habitat congeniale: tasso di umidità, scarsità di luce. Attualmente s’intravedono i resti di un mulino, ingoiato dalla vegetazione. Accanto al mulino forse una segheria e un lavatoio, dove le popolane andavano a lavare i panni; le grotte venivano utilizzate per conservare i generi alimentari. Niente è certo, e, quel poco che si sa, lo si attinge dalle stampe antiche. Una cosa è sicura: il luogo ha interessato artisti, specialmente pittori ed incisori di tutto il Mondo, e ve n’è traccia nelle richiamate stampe. Questo, come gli altri valloni, è appartenuto a due famose famiglie sorrentine: la famiglia Tasso e la famiglia Correale e fa parte inequivocabilmente della nostra storia. Anni fa (1990-91), patrocinato dal Lions Club Penisola Sorrentina , è stato pubblicato un opuscolo, intitolato “Il Vallone dei Mulini a Sorrento”, scritto, con eleganza, dalla Prof.ssa Elena Miniero, corredato dalle fotografie, a dir poco affascinanti, di Antonino Ercolano e Nino Carta. La pubblicazione avvenne nell’ottica del Service Nazionale “Ama di più la tua città”. L’avv. Antonino Cuomo, padre dell’attuale Sindaco, ne curò la presentazione, esaltandone i valori e suggerendo di inserire un piccolo ascensore, per consentire ai turisti, ai visitatori, agli amanti dell’arte e del bello, di poterlo meglio visitare. Oggi il Vallone è stato venduto. Il Comune di Sorrento non poteva esercitare il diritto di prelazione? Quale potrà essere la sua destinazione? Sarebbe auspicabile che restasse così com’è, con qualche piccolo intervento manuntivo; niente di invasivo, però. Giorni orsono, dopo il taglio di secolari ceppaie, si è verificata una frana: semplice coincidenza o un avvertimento? I beni costituenti patrimonio dell’Umanità (secondo il mio punto di vista anche il Vallone è da inserire fra questi) dovrebbero essere conservati perché fanno parte del passato, della nostra storia. Evidentemente, come afferma la Prof.ssa Miniero nel suo opuscolo, “una volontà conservatrice non esiste nei sorrentini che contano”. (avv. Augusto Maresca)