SE AD AMALFI RITORNASSE IL MECENATISMO DI DOGI E MERCANTI……

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Un ulteriore contributo elettorale con la tentazione di CANDIDARMI
 
Finalmente abbiamo una certezza: la data ufficiale per le prossime elezioni amministrative è fissata per il 31 maggio!!! E’ una notizia accolta, credo, con sollievo dagli Amalfitani che assistono stupiti, preoccupati ed impotenti di fronte allo spettacolo della loro città, che, penalizzata, da una crisi latente da tempo ed esplosa
irreparabilmente ai principi dello scorso dicembre ha provocato il commissariamento dell’Amministrazione comunale, che, in verità, non aveva dato grande prova di efficienza, lacerata da insanabili contrasti interni. Ora la città resta più che mai lacerata, con il tessuto sociale sfilacciato,con le forze politiche, o quel che ne resta, incattivite anche nei rapporti interpersonali. E si sono ossificati, allo stato attuale, tre raggruppamenti: due della vecchia maggioranza frantumata, ed uno della minoranza, che fa fatica ad aggregare tutte le sue anime disperse. Senso di responsabilità ed amore per la città e difesa ed esaltazione del suo glorioso passato consiglierebbero una LISTA DI RESPONABILITA’ CIVICA che aggreghi il meglio delle risorse umane di cui la città, pure, dispone. Io mi sono sforzato di indicare questa strada e con me altri. Ma per veti contrapposti, per sciocche rivalse, per protagonismi improduttivi da narcisi non se ne viene a capo. E così passano le settimane tra riunioni interminabili e colloqui defaticanti. Ora è arrivato il momento delle decisioni. E, dopo un rapido consulto, con i tanti amici, che mi consigliano e sollecitano da tempo di rompere gli indugi e procedere alla formazione di una lista, di forze nuove, non compromesse con esperienze amministrative del più recente passato, sto seriamente pensando, anche se mi bloccano notevolmente ragioni di età e non solo, di scendere in campo per tentare di dare una svolta di cambiamento radicale alla città. Ho contribuito ad amministrarla nei lontani anni ’60 e ’70. Credo di aver lasciato un buon ricordo. Mi è rimasto, nonostante gli anni, lo stesso entusiasmo, la stessa generosità, la stessa determinazione di allora. Sarei felice di metterli a disposizione della mia città di adozione. Ma ho bisogno di sentire il calore del consenso della gente, che, invece, non avverto. E questo mi blocca. Quanti hanno come me lo stesso amore e la stessa responsabilità civile mi contattino, se hanno intenzione di correre insieme a me questa entusiasmante avventura. Consigli, suggerimenti, idee, disponibilità di impegno sono bene accetti. Ma non c’è tempo da perdere. Entro 10/15 giorni al massimo tutti abbiamo necessità di chiudere il cerchio e comunicare alla cittadinanza la decisione. Nel frattempo continuo a fare il mestiere di sempre: usare l’arma delle parole e degli scritti per stimolare alla riflessione, alla discussione e alla decisione. E in questa direzione vanno anche le riflessioni/proposte qui di seguito, sul mecenatismo, che ho già fatto altre volte

 
Gaio Clinio Mecenate fu uomo di grande potere e di profonda cultura. Ed è passato alla storia come autorevole ed influente consigliere di Ottaviano Augusto, ma anche e, forse, sopratutto come munifico protettore di artisti e poeti, Virgilio, Orazio e Properzio, tra gli altri. Ed è diventato, così, capostipite e simbolo della faccia colta del potere che da lui ha preso il nome di mecenatismo, appunto.
L’Italia dei Comuni e delle Signorie ne fu uno splendido esempio con i Medici a Firenze, i Gonzaga a Ferrara, i Montefeltro ad Urbino, tanto per citare i più autorevoli e rappresentativi. Ed oggi quelle città vantano ed espongono monumenti che testimoniano lo splendore del passato e ne fanno le fortune turistiche, e non solo, del presente.
L’Italia Meridionale non ha vissuto quella straordinaria stagione e questa è una delle cause dell’assenza di una borghesia del lavoro, dotata di spirito di intraprendenza e con la voglia del rischio di competere sui mercati. Qui da noi il periodo coevo fu caratterizzato dal feudalesimo e dal baronaggio, con rari esempi di governo illuminato e tanti di strapotere all’insegna dell’arroganza e dello sfruttamento rapace con una schiera di cortigiani incolti, quasi sempre, famelici e truffaldini, spesso.
Eppure intorno al Mille ci fu una eccezione, tanto rara quanto straordinaria: La Repubblica Marinara di Amalfi. Dal suo minuscolo porto partirono alla conquista dell’una e l’altra sponda del Mediterraneo schiere di mercanti coraggiosi ed intraprendenti ed animarono traffici e commerci, crearono fondaci ed istituzioni di solidarietà, si proposero come ponte di raccordo tra l’Occidente e l’Oriente, creando un ricco e fecondo meticciato di cultura, all’insegna della reciproca tolleranza. E la città crebbe nello splendore di monumenti, chiese e palazzi gentilizi e fu meta di viaggiatori incantati dal fasto e dalla bellezza come l’arabo Ibn Havqal che già nel 972 la definì “la più prospera città della Longobardia”.
Poi vennero i dogi e i duchi, Augustaricchio, i Mansone, i Piccolomini, i cardinali e i diplomatici, i monaci ed i conventi, le famiglie gentilizie e i palazzi storici, i mercanti danarosi ed il tarì, le crociate ed il dominio sui mari, la resa sul mare e gli investimenti su terra: cartiere, ferriere e tutta la ricca e varia attività della protoindustria. E poi i viaggiatori del Grand Tour e la grande pittura, il fascino della storia e del paesaggio e la grande letteratura. E la città gonfiò di desiderio l’immaginario collettivo nazionale ed internazionale ed esplose il turismo dell’eleganza e del buongusto, della cultura, dell’arte e dei paesaggi di un lembo di paradiso dove c’è una straordinaria reciproca metamorfosi tra acqua e terra, tra mare che carezza gli scogli e qualche volta ingravida le grotte e lambisce le case e le case che sagomano colline e le colline che cercano il cielo con le cupole delle chiese ed il filo di croce dei campanili. Tutto frutto della intraprendenza dei padri, che si lasciarono guidare dal mecenatismo e lavorarono di sicuro per accrescere ricchezza e prestigio personale ma con un occhio attento all’interesse pubblico, esaltando l’etica della responsabilità, nella consapevolezza che una città cresce e conquista spazi di grande visibilità e di conseguente attrazione se si ha cura del bene pubblico prima ancora che del privato.
Ed ancora oggi chiese, conventi, palazzi gentilizi e piazze, slarghi silenziosi e vicoli umbratili, ferite ardite nel costrutto compatto delle case in fuga a cercare sole nei giardini ariosi dei limoneti, trasudano storia e testimoniano la memoria antica della città e ne fanno ancora le fortune turistiche. Nonostante tutto. Nonostante l’improvvisazione ed il pressapochismo, la vocazione malcelata del guadagno a tutti i costi a scapito, spesso, dell’offerta di qualità, il che offende l’arte, la bellezza e la storia e sfregia la millenaria tradizione dell’accoglienza all’insegna del garbo, della signorilità e della bellezza.
Molti ignorano storia e passato ed arraffano tutto quello che possono incuranti delle ferite vistose che infliggono al buon nome della loro città, che è stata ed in parte resta una città/mondo, una delle cartoline più prestigiose dell’Italia turistica. Ce n’è abbastanza per invertire la tendenza con uno scatto di orgoglio e riappropriandosi del mecenatismo dei padri, e facendone uno stile di vita. E’ un dovere ineludibile e non più rinviabile degli amministratori pubblici ma anche degli imprenditori privati.
Agli amministratori pubblici l’obbligo di tutelare storia, arte, monumenti e tradizioni dei padri conservando gelosamente l’esistente ed esaltandolo con iniziative opportune, senza inseguire l’effimero di manifestazioni/fiere di vanità, ma esponendo con decorosa semplicità il meglio della propria città, che da sola fa spettacolo e che spettacolo!!! Io mi auguro, fortemente che Amalfi elegga un sindaco che abbia autorevolezza, più che autorità, che gli derivi dalla cultura, dall’orgoglio di conoscere quale grande città amministra e ne conosca le ricchezze e relative potenzialità di arte, di tradizioni nobili e di paesaggi unici ed irripetibili altrove, da far valere con forza nella contrattazione con gli Enti sovra comunali, provincia, regione, governo nazionale ed UE per gli investimenti che rendano moderni ed efficienti i servizi a livello di comprensorio, prima e più che di città e che, quindi, abbia una visione territoriale dei problemi e l’autorevolezza per imporli agli amministratori delle altre comunità della Costa. Non è impresa da poco, me ne rendo conto. Ma mi convinco ogni giorno di più che non esistono alternative.
In un Paese ed in una Regione, dove, come rivelano le cronache più recenti, imperversa il complotto e la suburra, si avverte l’esigenza della Politica (la P è volutamente maiuscola) che esalti valori ed ideali, che rinasca e si rifondi dal basso. La Costa d’Amalfi ha in sè tutti i presupposti per essere un modello di efficienza ed un’oasi serena di lavoro e di conseguente prosperità. Manca una leadership forte, autorevole, prestigiosa e credibile, in grado di dare una frustrata salutare ad un territorio assopito e piegato su se stesso, che vive alla giornata e non progetta il futuro. Questo ruolo spetta ad Amalfi, per storia, tradizione e posizione geografica strategica. E per questo l’elezione del sindaco della città è problema che investe un intero territorio. Io mi auguro fortemente che gli Amalfitani tutti ne siano consapevoli ed agiscano di conseguenza.
Agli imprenditori privati il consiglio di emulare il mecenatismo dei padri, di cui sono eredi, con grande spirito di munificenza verso l’interesse pubblico nella radicata consapevolezza che o insieme si cresce o insieme si perisce. Ritornerò sul tema. Per intanto buon lavoro e buona fortuna alla città nel suo insieme e ad ogni singolo abitante di questo straordinario lembo di paradiso.
Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it

Un ulteriore contributo elettorale con la tentazione di CANDIDARMI
 
Finalmente abbiamo una certezza: la data ufficiale per le prossime elezioni amministrative è fissata per il 31 maggio!!! E’ una notizia accolta, credo, con sollievo dagli Amalfitani che assistono stupiti, preoccupati ed impotenti di fronte allo spettacolo della loro città, che, penalizzata, da una crisi latente da tempo ed esplosa
irreparabilmente ai principi dello scorso dicembre ha provocato il commissariamento dell’Amministrazione comunale, che, in verità, non aveva dato grande prova di efficienza, lacerata da insanabili contrasti interni. Ora la città resta più che mai lacerata, con il tessuto sociale sfilacciato,con le forze politiche, o quel che ne resta, incattivite anche nei rapporti interpersonali. E si sono ossificati, allo stato attuale, tre raggruppamenti: due della vecchia maggioranza frantumata, ed uno della minoranza, che fa fatica ad aggregare tutte le sue anime disperse. Senso di responsabilità ed amore per la città e difesa ed esaltazione del suo glorioso passato consiglierebbero una LISTA DI RESPONABILITA’ CIVICA che aggreghi il meglio delle risorse umane di cui la città, pure, dispone. Io mi sono sforzato di indicare questa strada e con me altri. Ma per veti contrapposti, per sciocche rivalse, per protagonismi improduttivi da narcisi non se ne viene a capo. E così passano le settimane tra riunioni interminabili e colloqui defaticanti. Ora è arrivato il momento delle decisioni. E, dopo un rapido consulto, con i tanti amici, che mi consigliano e sollecitano da tempo di rompere gli indugi e procedere alla formazione di una lista, di forze nuove, non compromesse con esperienze amministrative del più recente passato, sto seriamente pensando, anche se mi bloccano notevolmente ragioni di età e non solo, di scendere in campo per tentare di dare una svolta di cambiamento radicale alla città. Ho contribuito ad amministrarla nei lontani anni ’60 e ’70. Credo di aver lasciato un buon ricordo. Mi è rimasto, nonostante gli anni, lo stesso entusiasmo, la stessa generosità, la stessa determinazione di allora. Sarei felice di metterli a disposizione della mia città di adozione. Ma ho bisogno di sentire il calore del consenso della gente, che, invece, non avverto. E questo mi blocca. Quanti hanno come me lo stesso amore e la stessa responsabilità civile mi contattino, se hanno intenzione di correre insieme a me questa entusiasmante avventura. Consigli, suggerimenti, idee, disponibilità di impegno sono bene accetti. Ma non c’è tempo da perdere. Entro 10/15 giorni al massimo tutti abbiamo necessità di chiudere il cerchio e comunicare alla cittadinanza la decisione. Nel frattempo continuo a fare il mestiere di sempre: usare l’arma delle parole e degli scritti per stimolare alla riflessione, alla discussione e alla decisione. E in questa direzione vanno anche le riflessioni/proposte qui di seguito, sul mecenatismo, che ho già fatto altre volte

 
Gaio Clinio Mecenate fu uomo di grande potere e di profonda cultura. Ed è passato alla storia come autorevole ed influente consigliere di Ottaviano Augusto, ma anche e, forse, sopratutto come munifico protettore di artisti e poeti, Virgilio, Orazio e Properzio, tra gli altri. Ed è diventato, così, capostipite e simbolo della faccia colta del potere che da lui ha preso il nome di mecenatismo, appunto.
L'Italia dei Comuni e delle Signorie ne fu uno splendido esempio con i Medici a Firenze, i Gonzaga a Ferrara, i Montefeltro ad Urbino, tanto per citare i più autorevoli e rappresentativi. Ed oggi quelle città vantano ed espongono monumenti che testimoniano lo splendore del passato e ne fanno le fortune turistiche, e non solo, del presente.
L'Italia Meridionale non ha vissuto quella straordinaria stagione e questa è una delle cause dell'assenza di una borghesia del lavoro, dotata di spirito di intraprendenza e con la voglia del rischio di competere sui mercati. Qui da noi il periodo coevo fu caratterizzato dal feudalesimo e dal baronaggio, con rari esempi di governo illuminato e tanti di strapotere all'insegna dell'arroganza e dello sfruttamento rapace con una schiera di cortigiani incolti, quasi sempre, famelici e truffaldini, spesso.
Eppure intorno al Mille ci fu una eccezione, tanto rara quanto straordinaria: La Repubblica Marinara di Amalfi. Dal suo minuscolo porto partirono alla conquista dell'una e l'altra sponda del Mediterraneo schiere di mercanti coraggiosi ed intraprendenti ed animarono traffici e commerci, crearono fondaci ed istituzioni di solidarietà, si proposero come ponte di raccordo tra l'Occidente e l'Oriente, creando un ricco e fecondo meticciato di cultura, all'insegna della reciproca tolleranza. E la città crebbe nello splendore di monumenti, chiese e palazzi gentilizi e fu meta di viaggiatori incantati dal fasto e dalla bellezza come l'arabo Ibn Havqal che già nel 972 la definì "la più prospera città della Longobardia".
Poi vennero i dogi e i duchi, Augustaricchio, i Mansone, i Piccolomini, i cardinali e i diplomatici, i monaci ed i conventi, le famiglie gentilizie e i palazzi storici, i mercanti danarosi ed il tarì, le crociate ed il dominio sui mari, la resa sul mare e gli investimenti su terra: cartiere, ferriere e tutta la ricca e varia attività della protoindustria. E poi i viaggiatori del Grand Tour e la grande pittura, il fascino della storia e del paesaggio e la grande letteratura. E la città gonfiò di desiderio l'immaginario collettivo nazionale ed internazionale ed esplose il turismo dell'eleganza e del buongusto, della cultura, dell'arte e dei paesaggi di un lembo di paradiso dove c'è una straordinaria reciproca metamorfosi tra acqua e terra, tra mare che carezza gli scogli e qualche volta ingravida le grotte e lambisce le case e le case che sagomano colline e le colline che cercano il cielo con le cupole delle chiese ed il filo di croce dei campanili. Tutto frutto della intraprendenza dei padri, che si lasciarono guidare dal mecenatismo e lavorarono di sicuro per accrescere ricchezza e prestigio personale ma con un occhio attento all'interesse pubblico, esaltando l'etica della responsabilità, nella consapevolezza che una città cresce e conquista spazi di grande visibilità e di conseguente attrazione se si ha cura del bene pubblico prima ancora che del privato.
Ed ancora oggi chiese, conventi, palazzi gentilizi e piazze, slarghi silenziosi e vicoli umbratili, ferite ardite nel costrutto compatto delle case in fuga a cercare sole nei giardini ariosi dei limoneti, trasudano storia e testimoniano la memoria antica della città e ne fanno ancora le fortune turistiche. Nonostante tutto. Nonostante l'improvvisazione ed il pressapochismo, la vocazione malcelata del guadagno a tutti i costi a scapito, spesso, dell'offerta di qualità, il che offende l'arte, la bellezza e la storia e sfregia la millenaria tradizione dell'accoglienza all'insegna del garbo, della signorilità e della bellezza.
Molti ignorano storia e passato ed arraffano tutto quello che possono incuranti delle ferite vistose che infliggono al buon nome della loro città, che è stata ed in parte resta una città/mondo, una delle cartoline più prestigiose dell'Italia turistica. Ce n'è abbastanza per invertire la tendenza con uno scatto di orgoglio e riappropriandosi del mecenatismo dei padri, e facendone uno stile di vita. E' un dovere ineludibile e non più rinviabile degli amministratori pubblici ma anche degli imprenditori privati.
Agli amministratori pubblici l'obbligo di tutelare storia, arte, monumenti e tradizioni dei padri conservando gelosamente l'esistente ed esaltandolo con iniziative opportune, senza inseguire l'effimero di manifestazioni/fiere di vanità, ma esponendo con decorosa semplicità il meglio della propria città, che da sola fa spettacolo e che spettacolo!!! Io mi auguro, fortemente che Amalfi elegga un sindaco che abbia autorevolezza, più che autorità, che gli derivi dalla cultura, dall'orgoglio di conoscere quale grande città amministra e ne conosca le ricchezze e relative potenzialità di arte, di tradizioni nobili e di paesaggi unici ed irripetibili altrove, da far valere con forza nella contrattazione con gli Enti sovra comunali, provincia, regione, governo nazionale ed UE per gli investimenti che rendano moderni ed efficienti i servizi a livello di comprensorio, prima e più che di città e che, quindi, abbia una visione territoriale dei problemi e l'autorevolezza per imporli agli amministratori delle altre comunità della Costa. Non è impresa da poco, me ne rendo conto. Ma mi convinco ogni giorno di più che non esistono alternative.
In un Paese ed in una Regione, dove, come rivelano le cronache più recenti, imperversa il complotto e la suburra, si avverte l'esigenza della Politica (la P è volutamente maiuscola) che esalti valori ed ideali, che rinasca e si rifondi dal basso. La Costa d'Amalfi ha in sè tutti i presupposti per essere un modello di efficienza ed un'oasi serena di lavoro e di conseguente prosperità. Manca una leadership forte, autorevole, prestigiosa e credibile, in grado di dare una frustrata salutare ad un territorio assopito e piegato su se stesso, che vive alla giornata e non progetta il futuro. Questo ruolo spetta ad Amalfi, per storia, tradizione e posizione geografica strategica. E per questo l'elezione del sindaco della città è problema che investe un intero territorio. Io mi auguro fortemente che gli Amalfitani tutti ne siano consapevoli ed agiscano di conseguenza.
Agli imprenditori privati il consiglio di emulare il mecenatismo dei padri, di cui sono eredi, con grande spirito di munificenza verso l'interesse pubblico nella radicata consapevolezza che o insieme si cresce o insieme si perisce. Ritornerò sul tema. Per intanto buon lavoro e buona fortuna alla città nel suo insieme e ad ogni singolo abitante di questo straordinario lembo di paradiso.
Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it

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