INCHIESTA DI VOCEDISTRADA.IT SULL’ORRORE DEI BUFALI NELLA PIANA DEL SELE

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Uccisi barbaramente, spesso legati e lasciati a morire, scaricati nei fiumi e nei corsi d’acqua in genere. E’ il destino dei capi bufalini la cui colpa è quella di essere nati maschi, non produttori di latte, e quindi non utili ai fini commerciali. L’ultima mattanza, avvenuta in località Cannito a Capaccio, dove sono stati rinvenuti 12 capi bufalini, di cui solo uno femmina, ripropone la problematica in tutta la sua drammaticità in un territorio, quale la Piana del Sele, dove si registra la maggiore presenza di aziende zootecniche. L’uccisione dei bufalotti da parte di allevatori senza scrupoli ha finalità economiche. L’allevatore non riesce ad ottenere nessun reddito e alimentarlo fino all’età adulta, ha un costo molto elevato. Il mancato guadagno spinge alcuni allevatori a disfarsi dei vitellini maschi spesso in modo cruento. La maniera più facile è scaraventarli nei corsi d’acqua. Per essere sicuri che gli sventurati animali muoiono legano le zampe impedendo loro ogni possibile movimento. Una pratica purtroppo confermata dai tanti rinvenimenti effettuati nei fiumi della Piana del Sele dove tanti animali sono stati ritrovati con un cappio al collo, utilizzato per trascinarli sulla sponda del fiume per poi lanciarli in acqua ancora vivi. Come probabilmente erano ancora vivi i vitellini lasciati a Cannito legati tra di loro da una zampa e poi attaccati ad un albero. Lasciati morire di stenti e poi, forse il responsabile avrà pensato che a far scomparire le carcasse ci avrebbero pensato gli animali selvatici. Ma l’inchiesta è in corso e non è escluso che nei prossimi giorni l’allevatore sia individuato.I controlli del servizio veterinario in questi ultimi anni, al fine di contrastare il fenomeno dell’abbandono e uccisione di capi bufalini maschi, sono molto ferrei e soprattutto nella Piana del Sele si sono ulteriormente intensificati. In questo ultimo anno infatti il rinvenimento dei bufalini a Cannito è il solo accertato, o quantomeno quello con un numero di capi più cospicuo. E sono diminuiti i casi di scarico abusivo degli animali nei fiumi, nei canali e corsi d’acqua in genere. E questo perché i veterinari addetti ai controlli procedono con i prelievi del sangue degli animali morti per il recupero del dna. Un elemento importantissimo che consente di risalire alla bufala, (e anche al toro che ha montato la bufala) che ha partorito quel vitellino e “incastrare” l’allevatore che si è disfatto dell’animale. Solitamente gli animali vengono abbandonati non molto lontano dalle aziende. Nel caso di carcasse rinvenute in acqua vengono controllate tutte le stalle che insistono lungo il fiume. Gli allevatori rischiano di essere denunciati penalmente. La nuova normativa per il maltrattamento animali prevede il carcere. In un allevamento, mediamente, una bufala partorisce una volta all’anno, il 70% dei capi sono dei maschi, raramente la percentuale è del 50%. Pertanto, in un allevamento di 200 bufale nascono 140 maschi non produttivi.Appena nati vengono immatricolati e se l’allevatore segue la procedura legale, il vitellino viene portato al macello non prima però che siano trascorsi 10 giorni durante i quali, come prevede la normativa per il benessere animale, va alimentato. Prima non possono essere allontanati dalla stalla, bisogna attendere l’essiccazione del cordone ombelicale.Un vitellino consuma circa 4 litri di latte al giorno per un costo di circa 5 euro. L’alimentazione prima del macello ha, quindi, un costo di circa 50 euro più 5 euro per immatricolazione e registrazione nella banca dati. Moltiplicato questo costo per 140 capi nati in un anno, si arriva ad una spesa di 7.700 euro annui in un allevamento di 200 bufale.I capi bufalini che vengono macellati non vengono utilizzati per l’alimentazione umana ma sono destinati alla realizzazione di mangime per cani e gatti. La carne non è “matura” per il consumo umano. Il disciplinare prevede che il capo prima della macellazione debba raggiungere l’età adulta che comporta per gli allevatori dei costi. Quasi tutti decidono per la macellazione anche perché, per fare un esempio, affinché un bovino raggiunga il peso di 5 quintali occorre un anno e mezzo, due anni nel caso del capo bufalino. Se dal bovino si ricavano su cinque, tre quintali di carne, da un capo bufalino poco più di due quintali. “E’ una cosa tristissima – afferma il presidente di Legambiente, Campania Michele Buonomo – da ambientalista esprimo dolore per la sorte di questi bufalotti maschi condannati perché non produttivi. E’ una problematica per la quale non si riesce a trovare una soluzione, non c’è mercato per la carne di bufalo. Bisognerebbe rinunciare alla produzione di latte e, quindi, alla mozzarella”.I modi di soppressione dei capi sono in molti casi davvero atroci. I maschi appena nati vengono lasciati morire di fame dopo essere stati allontanati dalla madre, buttati nei corsi d’acqua e a volte giungono sulla spiaggia, soffocati con la paglia in gola, sotterrati vivi, buttati nella fossa del letame. Sulla problematica una dura condanna è giunta dall’associazione “Gabbie vuote di Firenze”, presieduta da Mariangela Corrieri, che chiede ai ministeri della Salute e delle Politiche Agricole “di attivarsi per far cessare lo scempio legale e morale delle uccisioni dei vitellini maschi, che le Asl locali effettuino i controlli periodici e i responsabili siano puniti severamente”.Gli allevatori effettuano una ferrea selezione genetica dei tori per la rimonta delle bufale.E ogni anno vengono scelti due capi maschi dalle bufale che risultano essere le più produttive dell’intero allevamento.”L’obiettivo della selezione – spiega un allevatore – è quello di migliorare la genetica. Solitamente ogni anno si scelgono due tori per sopperire nel caso di sterilità o altre problematiche di capi già selezionati e utilizzati. Un toro viene utilizzato per l’attività di monta per circa otto anni”. Su centinaia bufalotti solo il 10% viene utilizzato per la rimonta delle bufale. INCHIESTA DEL SITO WWW.VOCEDISTRADA.ITUccisi barbaramente, spesso legati e lasciati a morire, scaricati nei fiumi e nei corsi d’acqua in genere. E’ il destino dei capi bufalini la cui colpa è quella di essere nati maschi, non produttori di latte, e quindi non utili ai fini commerciali. L’ultima mattanza, avvenuta in località Cannito a Capaccio, dove sono stati rinvenuti 12 capi bufalini, di cui solo uno femmina, ripropone la problematica in tutta la sua drammaticità in un territorio, quale la Piana del Sele, dove si registra la maggiore presenza di aziende zootecniche. L’uccisione dei bufalotti da parte di allevatori senza scrupoli ha finalità economiche. L’allevatore non riesce ad ottenere nessun reddito e alimentarlo fino all’età adulta, ha un costo molto elevato. Il mancato guadagno spinge alcuni allevatori a disfarsi dei vitellini maschi spesso in modo cruento. La maniera più facile è scaraventarli nei corsi d’acqua. Per essere sicuri che gli sventurati animali muoiono legano le zampe impedendo loro ogni possibile movimento. Una pratica purtroppo confermata dai tanti rinvenimenti effettuati nei fiumi della Piana del Sele dove tanti animali sono stati ritrovati con un cappio al collo, utilizzato per trascinarli sulla sponda del fiume per poi lanciarli in acqua ancora vivi. Come probabilmente erano ancora vivi i vitellini lasciati a Cannito legati tra di loro da una zampa e poi attaccati ad un albero. Lasciati morire di stenti e poi, forse il responsabile avrà pensato che a far scomparire le carcasse ci avrebbero pensato gli animali selvatici. Ma l’inchiesta è in corso e non è escluso che nei prossimi giorni l’allevatore sia individuato.I controlli del servizio veterinario in questi ultimi anni, al fine di contrastare il fenomeno dell’abbandono e uccisione di capi bufalini maschi, sono molto ferrei e soprattutto nella Piana del Sele si sono ulteriormente intensificati. In questo ultimo anno infatti il rinvenimento dei bufalini a Cannito è il solo accertato, o quantomeno quello con un numero di capi più cospicuo. E sono diminuiti i casi di scarico abusivo degli animali nei fiumi, nei canali e corsi d’acqua in genere. E questo perché i veterinari addetti ai controlli procedono con i prelievi del sangue degli animali morti per il recupero del dna. Un elemento importantissimo che consente di risalire alla bufala, (e anche al toro che ha montato la bufala) che ha partorito quel vitellino e “incastrare” l’allevatore che si è disfatto dell’animale. Solitamente gli animali vengono abbandonati non molto lontano dalle aziende. Nel caso di carcasse rinvenute in acqua vengono controllate tutte le stalle che insistono lungo il fiume. Gli allevatori rischiano di essere denunciati penalmente. La nuova normativa per il maltrattamento animali prevede il carcere. In un allevamento, mediamente, una bufala partorisce una volta all’anno, il 70% dei capi sono dei maschi, raramente la percentuale è del 50%. Pertanto, in un allevamento di 200 bufale nascono 140 maschi non produttivi.Appena nati vengono immatricolati e se l’allevatore segue la procedura legale, il vitellino viene portato al macello non prima però che siano trascorsi 10 giorni durante i quali, come prevede la normativa per il benessere animale, va alimentato. Prima non possono essere allontanati dalla stalla, bisogna attendere l’essiccazione del cordone ombelicale.Un vitellino consuma circa 4 litri di latte al giorno per un costo di circa 5 euro. L’alimentazione prima del macello ha, quindi, un costo di circa 50 euro più 5 euro per immatricolazione e registrazione nella banca dati. Moltiplicato questo costo per 140 capi nati in un anno, si arriva ad una spesa di 7.700 euro annui in un allevamento di 200 bufale.I capi bufalini che vengono macellati non vengono utilizzati per l’alimentazione umana ma sono destinati alla realizzazione di mangime per cani e gatti. La carne non è “matura” per il consumo umano. Il disciplinare prevede che il capo prima della macellazione debba raggiungere l’età adulta che comporta per gli allevatori dei costi. Quasi tutti decidono per la macellazione anche perché, per fare un esempio, affinché un bovino raggiunga il peso di 5 quintali occorre un anno e mezzo, due anni nel caso del capo bufalino. Se dal bovino si ricavano su cinque, tre quintali di carne, da un capo bufalino poco più di due quintali. “E’ una cosa tristissima – afferma il presidente di Legambiente, Campania Michele Buonomo – da ambientalista esprimo dolore per la sorte di questi bufalotti maschi condannati perché non produttivi. E’ una problematica per la quale non si riesce a trovare una soluzione, non c’è mercato per la carne di bufalo. Bisognerebbe rinunciare alla produzione di latte e, quindi, alla mozzarella”.I modi di soppressione dei capi sono in molti casi davvero atroci. I maschi appena nati vengono lasciati morire di fame dopo essere stati allontanati dalla madre, buttati nei corsi d’acqua e a volte giungono sulla spiaggia, soffocati con la paglia in gola, sotterrati vivi, buttati nella fossa del letame. Sulla problematica una dura condanna è giunta dall’associazione “Gabbie vuote di Firenze”, presieduta da Mariangela Corrieri, che chiede ai ministeri della Salute e delle Politiche Agricole “di attivarsi per far cessare lo scempio legale e morale delle uccisioni dei vitellini maschi, che le Asl locali effettuino i controlli periodici e i responsabili siano puniti severamente”.Gli allevatori effettuano una ferrea selezione genetica dei tori per la rimonta delle bufale.E ogni anno vengono scelti due capi maschi dalle bufale che risultano essere le più produttive dell’intero allevamento.”L’obiettivo della selezione – spiega un allevatore – è quello di migliorare la genetica. Solitamente ogni anno si scelgono due tori per sopperire nel caso di sterilità o altre problematiche di capi già selezionati e utilizzati. Un toro viene utilizzato per l’attività di monta per circa otto anni”. Su centinaia bufalotti solo il 10% viene utilizzato per la rimonta delle bufale. INCHIESTA DEL SITO WWW.VOCEDISTRADA.IT